Karlie Kloss: «La bellezza è potere»
È tra le top model più richieste, ha un taglio di capelli che porta il suo nome ed è diventata musa di L’Oréal Paris. Ora l’ex ragazza del Missouri che si sentiva sempre fuori luogo ha aperto un canale YouTube tutto per sé. «Perché», dice u2028a Grazia, «Sfilare non basta. Devi condividere tutto»
Appena entro nella suite dell’hotel dove abbiamo appuntamento, scatta in piedi e mi porge la mano soprendendomi con un leggero inchino, da signorina beneducata d’altri tempi. «Si accomodi dove vuole», mi invita la modella americana Karlie Kloss, star della moda tra le più famose e pagate. È altissima, sottile, bionda e molto chic. Mi colpiscono le gambe interminabili, messe in risalto da un miniabito bianco, e il viso regolare in cui gli occhi chiari esprimono concentrazione e sicurezza. Unico gioiello, una medaglietta d’oro al collo con incisa la K del suo nome. Ha appena compiuto 23 anni e lavora da quando ne aveva 14, dopo aver lasciato il Missouri, dov’è cresciuta con la sua famiglia, prima di trasferirsi a New York. Arrivata a Manhattan, è stata subito scelta per le sfilate di Calvin Klein.
«E pensare che all’epoca sognavo di diventare una ballerina classica», mi confida Karlie. Ma la moda l’ha “rapita” e oggi la sua carriera è lanciatissima: ce ne eravamo accorti già qualche mese fa al Festival di Cannes dove, come testimonial di L’Oréal Paris, Karlie è stata tra le celeb più ammirate e fotografate sul red carpet. Un altro inequivocabile segnale di successo, per esempio, è stato il suo taglio di capelli, mosso e sfilacciato, ribattezzato “The Karlie Chop”, richiestissimo dalle ragazze. E ancora: Karlie, nuovo volto della campagna Marella per il prossimo autunno-inverno, è da tempo la migliore amica della cantante Taylor Swift, entrando così nel clan delle ragazze più chic (e invidiate) di Hollywood. «Red carpet, feste, interviste: gli ultimi mesi sono stati travolgenti», mi racconta la top model. «Ho dovuto faticare per convincermi che tutto questo stesse capitando proprio a me». E per condividere con il mondo intero la sua vita fuori dal comune fatta di viaggi, incontri, passerelle, la top model ha appena aperto un canale YouTube (si chiama Klossy), in cui mostra il suo lavoro in tempo reale, racconta le sue giornate e rivela ai fan perfino la sua personale ricetta dei cookies, i famosi biscotti americani al cioccolato.
Essere un’icona di bellezza e una celeb costantemente sotto i riflettori, però, non le basta: Kloss ha recentemente lasciato gli angeli di Victoria’s Secret, il marchio di lingerie per cui lavorava dal 2011, per iscriversi all’università di New York. La lettera di presentazione gliel’ha scritta una collega famosissima, Christy Turlington, oggi 46 anni, che la giovane top model da sempre considera il suo modello. «Lei è la mia fonte di ispirazione», mi spiega Karlie con gli occhi che s’illuminano.
Come mai ha deciso di tornare a studiare?
«Adoro il mio lavoro che mi ha permesso di conoscere persone straordinarie e di viaggiare. Ma è venuto il momento di investire su me stessa. Mi sento pronta a fare un salto di qualità».
La bellezza non è una chiave che apre tutte le porte?
«Certo, è importante perché ti permette di accedere alle esperienze più interessanti e privilegiate. Ma una buona cultura è indispensabile per raggiungere qualunque traguardo. Studierò scienze, storia, finanza e informatica senza smettere di lavorare».
In che cosa voi modelle della nuova generazione siete diverse dalle top degli Anni 90 come Christy Turlington, Linda Evangelista, Cindy Crawford e Naomi Campbell?
«Loro sono leggende viventi. Nessuna di noi ha lo stile e il carisma delle colleghe che ci hanno aperto la strada. Oggi, però, viviamo al ritmo dei social network: è una fortuna che le altre non avevano».
Perché sarebbe un vantaggio?
«Perché ci consente di far sentire la nostra voce ovunque e in qualunque momento. Grazie alla tecnologia possiamo condividere con gli altri non solo i momenti glamour della nostra vita, le sfilate e le feste, ma anche l’impegno umanitario e le iniziative benefiche che ci vedono coinvolte».
Per questo, pur essendo già molto attiva su Twitter e Instagram, ha aperto un canale You Tube?
«Sì. Ho avuto un’infanzia normale, sono stata molto coccolata dalla famiglia e dalle mie tre bellissime sorelle. Quando sono entrata nel mondo della moda, però, ho iniziato a lavorare senza sosta. Si rende conto che ho passato più di metà della mia vita sul set davanti a una macchina fotografica? Così ho sentito il bisogno di condividere la mia storia con il mondo intero».
È un traguardo per lei, così giovane, essere diventata testimonial di L’Oréal Paris?
«Sì, ed è innanzitutto un onore dividere il titolo con tanti personaggi femminili straordinari: mi dà la spinta a migliorarmi sempre più. La donna che incarna questo marchio è bella fuori, ma soprattutto dentro, esprime carisma e sicurezza. Insomma, sta bene nella sua pelle e usa i prodotti di bellezza per se stessa, non per adeguarsi alle aspettative degli altri».
Sta parlando di una persona davvero sicura e consapevole del suo valore. Lei si sente così?
«È importante essere indipendenti, costruire il proprio percorso. Bisogna rimanere se stesse e cercare in ogni momento di diventare migliori. Sappiamo bene che la bellezza è un potere, ma richiede intelligenza. Altrimenti non serve a molto».
Si è mai resa conto di essere trattata in maniera diversa a causa della sua bellezza?
«Ha toccato un tasto dolente. Altro che bellezza: da ragazzina mi sentivo goffa e sproporzionata come una giraffa. Ero la più alta della classe ed ero insicura. Poi il lavoro di modella mi ha aiutata ad accettarmi».
Che cosa fa per rimanere in forma?
«Mangio sano e soprattutto dormo tanto. Otto, nove ore per notte: è il mio segreto di bellezza».
Ma un piacere proibito ce l’ha?
«Il cioccolato fondente: non resisto. E le vacanze al mare, di cui non riesco fare a meno. Quando posso, stacco dal lavoro e corro a stendermi su una spiaggia».
Di che cosa va più fiera?
«Del mio passaporto pieno di timbri. Grazie alla moda ho visitato tutto il mondo, ma il posto che mi ha impressionato di più è la Patagonia: così lontana e diversa, ti trasporta in un’altra dimensione».
Che cosa ha rappresentato crescere in provincia, nel Missouri?
«Avere un’infanzia tranquilla e serena. Sa che i miei genitori sono i miei primi fan? Questa base di normalità mi ha permesso, una volta entrata nel mondo della moda, di mantenere la testa sulle spalle e l’equilibrio».
Prima o poi tutte le modelle sognano di diventare attrici. È lo stesso anche lei?
«Ho troppo rispetto per la recitazione per tentare l’avventura del cinema che richiede studio, impegno, sacrificio. Forse, un domani, mai dire mai».
Ha un ideale di bellezza?
«Vorrei avere lo stile di Grace Kelly e Audrey Hepburn».
E per l’amore ha tempo?
«Sì, da tre anni ho un fidanzato, non è poco».
Karlie non vuole dirmi di più, ma so che il suo ragazzo è un imprenditore 30enne. Si chiama Josh Kushner ed è sexy come un attore. Insieme sono una coppia che non passa certo inosservata. E quando chiedo a Karlie come si immagina tra dieci anni, lei mi risponde: «Spero di essere ancora abbastanza bella per fare la testimonial di L’Oréal Paris e di avere ancora più esperienza e saggezza». È sulla buona strada.
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Le illusioni di una coppia
Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.
Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.
Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.
La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.
«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».
Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.
Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni
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Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare
«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.
Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.
Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.
La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.
Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».
Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».
Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».
Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».
Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».
Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».
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«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli
La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.
Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.
Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.
È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».
Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.
Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.
Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.
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Grazia è in edicola con Maya Hawke
Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.
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