Jennifer Lawrence: «Nessun uomo mi può fermare»
Potrebbe conquistare l’Oscar nel ruolo di un’imprenditrice che ha inventato una scopa rivoluzionaria. Ma la star confessa a Grazia di sognare un’altra vittoria: quella per la parità di stipendio tra uomini e donne. «Lo devo a mia madre», dice. «E poco importa se faccio arrabbiare qualcuno»
Conosco Jennifer Lawrence da quando era un’attrice alle prime armi e oggi che è una diva, e siede vicino a me alla premiazione dei Golden Globes, sembra che il tempo non sia passato. È fresca, sorridente e alla mano. Scattiamo insieme una foto a cena, una vicino al palco e poi un’altra, “fatta bene” come chiede lei, con David O. Russell. È il regista che le ha fatto vincere un Golden Globe e un Oscar con Il Lato Positivo, un Golden Globe con American Hustle – L’apparenza inganna, e, proprio nella sera dell’intervista, un terzo trofeo a forma di globo per Joy. E questo film, nelle sale dal 28 gennaio, ha appena dato a Lawrence la nomination a miglior attrice protagonista agli Oscar del 2016. La storia racconta la vita e la genialità della regina delle televendite, americana ma di origini italiane, Joy Mangano, l’inventrice del Miracle Mop, la scopa magica. Un personaggio straordinario, ancora sulla cresta dell’onda, che esalta l’intraprendenza e la forza delle donne. E che, di riflesso, mette ancor più in risalto le qualità di Jennifer Lawrence, 25 anni, una star che si batte per la parità di retribuzione delle interpreti nel cinema. Non a caso l’attrice Isabella Rossellini, che ha una parte in Joy, ha commentato: «Jennifer ha ridefinito il concetto di femminilità. Per la sua forza, la sua indipendenza, mi fa pensare a mia madre (l’attrice Ingrid Bergman, ndr)». È l’anno della consacrazione.
Per la terza volta la vediamo recitare con gli attori Bradley Cooper e Robert De Niro in un film di David O. Russell. Che cosa vi unisce?
«Siamo un gruppo molto affiatato. Ognuno di noi è legato a David, così come lo siamo tra di noi attori. C’è una bella atmosfera che non credo si stia per esaurire. Anzi penso che realizzeremo ancora molti film insieme».
Lei riesce a chiacchierare a lungo con Robert De Niro? Nelle interviste questo grande attore è sempre di poche parole.
«Bob, in una conversazione, è una di quelle persone che parlano solo se hanno qualcosa di importante da dire, altrimenti stanno zitte. Noi facciamo bellissime chiacchierate e non ci sono mai silenzi imbarazzanti, ma di certo non è uno che si dilunga».
Che cosa le piace del suo personaggio, l’imprenditrice Joy Mangano?
«Ammiro soprattutto il suo altruismo. Joy ha messo da parte le sue aspirazioni e il suo talento per gli altri, per le persone che ama. Mi piace anche la sua forza tranquilla. Quando l’ho incontrata, ho visto una persona serena e forte allo stesso tempo, ed è questo che mi ha guidata sul set. Vorrei essere come lei, ma temo di trovarmi agli antipodi».
La storia, che racconta la capacità di realizzarsi di Joy, parla anche del rapporto dell’imprenditrice con sua madre e sua nonna. Anche per lei sono state figure importanti?
«Joy ha una relazione difficile con la sua famiglia. La madre è una persona debole e avulsa dalla realtà. Tuttavia questa situazione ha aiutato la protagonista a diventare la donna che è, perché si è dovuta fare largo da sola. Ha poi avuto la fortuna di avere una nonna meravigliosa, una matriarca che l’ha spinta a credere in se stessa. Io devo ringraziare mia madre: è una donna fantastica e non sarei qui se non fosse per lei. Quando avevo 14 anni nessuno credeva in me, ma lei sì. Ha rinunciato alla sua vita, ha speso tanti soldi e ha quasi divorziato da mio padre. Mi è rimasta accanto, perché vedeva quanto mi rendeva felice la recitazione e non voleva allontanarmi dalla mia passione. È a lei che devo tutto. Anche mia nonna era eccezionale, ma è morta quando ero piccola e quello che so di lei mi è stato raccontato dai miei genitori. A differenza di Joy, non sono cresciuta con lei accanto».
Joy è una regina delle televendite: lei ha mai fatto acquisti in tv?
«Assolutamente no. Non ne so proprio nulla e non ho mai comprato nulla neppure su internet. Ho un pessimo rapporto con la tecnologia, dai cellulari ai computer: vivo come se fossi rimasta nel 1700. Però, per Joy, ho imparato a passare la “scopa magica” sul pavimento. Me lo ha insegnato Bradley Cooper sul set: mi ha vista armeggiare con il Miracle Mop, ha scosso la testa e mi ha fatto vedere come si usa».
A casa dai suoi faceva le pulizie?
«Certo. Sono cresciuta in una famiglia come milioni di altre: mia mamma era una domestica e mio papà lavorava in ufficio. Lui, quando era a casa, a ogni domanda rispondeva: “Chiedi a tua madre”. Essendo una ragazza, avevo più compiti rispetto ai miei fratelli. Loro si occupavano delle faccende in giardino, con tosaerba e attrezzi vari: io non potevo sbrigarle, perché ero una femmina. A me toccava pulire la mia stanza, fare il bucato e lavare i piatti».
Anche lei, come il regista David O. Russell, pensa che Joy sia, tra l’altro, una storia sulla magia che esiste quando siamo bambini e che svanisce diventando adulti?
«Ne sono convinta. Tutte le persone creative hanno un’immaginazione fuori dal comune. E Joy, un’inventrice geniale che ha ideato tanti apparecchi utili oltre al Miracle Mop, ha una fantasia senza limiti. Per quel che mi riguarda, ricordo che da piccola nelle mie giornate ogni cosa era magica e l’incontro con la realtà era una fonte di delusione. Oggi, quel che rimane dell’incanto dell’infanzia lo riverso nella recitazione».
Joy in inglese significa “gioia”. Che cosa la rende felice nella vita?
«Mi piace molto lavorare. Non so se sono una workaholic, una “drogata” di lavoro, ma recitare mi fa star bene. Quando sono in vacanza riesco a rilassarmi per circa una settimana, poi però devo mettermi all’opera. È sempre stato così. Una volta, d’estate, da bambina, ho riempito un carrettino con i miei peluche e sono andata in giro per il vicinato a venderli, solo per tenermi impegnata. E quando è arrivata la sera, ho chiesto ai miei genitori: “Dove è finito il mio orsetto?”. Già allora ero un po’ pazza».
Di recente l’hanno vista in giro con la cantante Adele e l’attrice Amy Schumer. Ha ancora tempo per divertirsi?
«Sì, andiamo insieme a cena: è bello incontrare persone senza che ci sia un interesse legato al lavoro. Non succede spesso a chi fa l’attore, e quando capita si creano delle belle amicizie. Al ristorante facciamo molto chiasso».
Vedo che, nonostante il successo, lei è rimasta una ragazza alla mano.
«Parlo senza filtri. E non ho motivo di cambiare. Sono soddisfatta di un lavoro che amo. La gente reagisce in maniera curiosa, perché sono diventata famosa, ma per me recitare è solo un mestiere».
Però ha usato la celebrità per chiedere che le donne non vengano discriminate nel mondo del cinema. Che cosa pensa del potere di prendere posizione che hanno le star?
«È una cosa grandiosa. Ma allo stesso tempo ho sempre desiderato restare lontana dalla politica. Chiunque può comprare il biglietto per vedere i miei film, non solo le persone di destra o di sinistra. L’unica cosa per cui ho deciso di prendere posizione è il sessismo nel cinema. Non è giusto che le donne guadagnino meno degli uomini. Così ho denunciato le discriminazioni. E pazienza se ho fatto arrabbiare un bel po’ di gente e se ho avuto incubi notturni».
È molto riservata anche sulle sue storie d’amore. Ci sono novità?
«Passo la mano, grazie. Quando parlo di uomini, il mondo intero sembra rizzare le orecchie. Se per caso dico qualcosa a un giornalista, quella frase mi perseguita per il resto della vita. Quindi non parlerò mai più di uomini».
Com’è stato recitare accanto a Michael Fassbender nel film X-Men: Apocalisse, nelle sale a maggio?
«Entusiasmante. La storia è ambientata negli Anni 80, quindi il mio abbigliamento è favoloso e anche i miei capelli saranno diversi. Nel film assomiglio al protagonista del reality Dog the Bounty Hunter, un capellone biondo che faceva il cacciatore di taglie. Bellissimo».
Come sceglie i film da interpretare?
«A volte seguo il cuore: guardo il copione e non posso dire di no. In altri casi accetto con registi che ammiro: voglio essere la materia plasmata dalle loro mani. Invece con Darren Aronofsky, con cui girerò un film in marzo, è stato merito di una bottiglia di vino. Il regista l’ha stappata e ha iniziato a leggermi il copione: ho accettato prima che la bottiglia fosse finita».
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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni
Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.
In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.
Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée.
Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia.
«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza».
Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.
Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition.
Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.
Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura».
Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile.
Nelle foto, dall'alto:
Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra
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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli
Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».
TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».
Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».
MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.
Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.
La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.
Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.
Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.
ALLE LETTRICI E AI LETTORI
Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.
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Grazia presenta il numero speciale "Fresh Air"
Grazia, primo fashion brand 100% italiano diffuso in tutto il mondo e punto di riferimento nel panorama editoriale femminile, inaugura una nuova fase della sua storia. A partire da questo numero, il magazine edito da Reworld Media Italia e diretto da Silvia Grilli evolve e passa da settimanale a quindicinale, scegliendo un ritmo più consapevole e un posizionamento ancora più premium, mentre rafforza in modo significativo la propria presenza digitale e social, oggi centrali nello sviluppo della comunicazione.
Una trasformazione che risponde a un’esigenza chiara: restituire valore al tempo, alla lettura, alla qualità dei contenuti, costruendo un’esperienza editoriale capace di integrare e convivere con l’immediatezza del digitale. Un’evoluzione coerente con la storia di un brand che da sempre interpreta e anticipa i cambiamenti della società, della moda e del ruolo delle donne.
"La nuova fase di Grazia riflette una strategia chiara: rendere ancora più distintivo il giornale di carta, un prodotto di alto profilo e di valore, e allo stesso tempo rafforzare la presenza digitale e sui social con un linguaggio contemporaneo e inclusivo. Un equilibrio che consolida l’identità del brand e ne amplia la forza sul mercato", dichiara Daniela Sola, Amministratrice Delegata Reworld Media Italia.
Il nuovo “Grazia”: più tempo, più valore, più qualità
Con 26 uscite annue e un prezzo di 2 euro sul territorio nazionale, Grazia diventa un vero e proprio prodotto da collezionare, da sfogliare con calma, da vivere come un momento personale e privilegiato.
"Più qualità e più identità. Questo è il nuovo Grazia che rafforza il suo punto di vista con una parte iniziale di notizie veloci presentate come mini-editoriali, una parte centrale di lettura e approfondimento, grande moda e bellezza, una parte finale di lifestyle", spiega Silvia Grilli, direttrice di Grazia. "Nell'epoca della velocità dei social media, Grazia evolve in autorevolezza e ricercatezza, privilegiando l'eleganza, l'affidabilità e la competenza".
Ogni numero sarà curato nel dettaglio, con contenuti esclusivi, approfondimenti, focus su moda, bellezza, attualità, cultura, e darà ancora più spazio alle emozioni, alle passioni e allo stile come libertà di espressione, raccontando le donne che cambiano il mondo con le loro idee, ma anche quelle che scelgono di condividere fragilità, dubbi e sfide offrendo un quadro autentico sul presente.
Confermate anche nel 2026 le edizioni straordinarie della rivista con direzione ospite, affidate a voci autorevoli e personalità provenienti da mondi diversi – dalla cultura alla moda, dall’arte al cinema, dal lifestyle alla musica, fino al design – per offrire punti di vista inediti e contaminazioni creative, nel segno dell’innovazione editoriale.
Non mancheranno collaborazioni esclusive, progetti speciali e iniziative ad alto valore, che consolideranno il ruolo di Grazia come brand di riferimento per la moda, il Made in Italy e i temi dell’attualità.
La struttura del magazine
Grazia accompagnerà le lettrici e i lettori in un racconto che intreccia attualità, moda, bellezza e lifestyle, con uno sguardo autorevole e contemporaneo.
Ad aprire il magazine sarà una sezione dedicata ai temi del momento, ispirata alle Hot News delle edizioni internazionali di Grazia: uno spazio dinamico in cui si alterneranno tendenze, idee beauty, cultura ed eventi.
L’attualità del nuovo numero, in edicola e su app da domani, si aprirà con Romana Maggiora Vergano, rivelazione del film C’è ancora domani, che interpreterà il ruolo di Francesca Scopelliti, moglie di Enzo Tortora, nella miniserie Portobello. Tra le voci creative, Sarah Toscano, talento emergente della musica italiana, e Havana Rose Liu, attrice e modella americana, protagonista di un servizio moda e di un’intervista.
Accanto alle storie personali, Grazia proporrà un’inchiesta dedicata all’adolescenza e alla cosiddetta "generazione ansiosa", analizzando l’impatto delle pressioni sociali e dei social media sulla salute mentale dei più giovani.
La moda inaugurerà il primo speciale della stagione con servizi sulle tendenze primavera-estate, rubriche tematiche e backstage inediti dalle sfilate di Alta Moda di Parigi. La bellezza avrà invece come focus la dermocosmesi e le novità skincare della primavera, tra ricerca e innovazione.
Completamente rinnovate le pagine lifestyle, con una selezione di proposte su viaggi, design, letture, gusto ed esperienze, arricchite da un’agenda con gli appuntamenti da non perdere.
Un ecosistema digitale in forte accelerazione, al centro della crescita del brand
In un contesto di mercato in cui digitale e social media assumono un ruolo sempre più rilevante, Grazia accelera sullo sviluppo del proprio ecosistema digitale, uno dei principali driver di crescita del brand.
"Il rafforzamento dell'ecosistema digital e social rappresenta un’evoluzione naturale per Grazia, oggi una community dinamica basata sul dialogo e sulla condivisione. L’obiettivo è offrire a lettrici e lettori una guida autorevole e consigli mirati all'interno del flusso costante di contenuti quotidiani", afferma Sara Moschini, Head of Fashion di Grazia.it. "Attraverso lo sviluppo di nuovi format e linguaggi pertinenti ai diversi momenti della giornata, il brand evolve mantenendo intatta la propria identità. Da sempre pioniera nel sostenere i talenti emergenti, Grazia amplia oggi lo spazio dedicato ai protagonisti della cultura digitale, con l’ambizione non di inseguire le tendenze, ma di anticiparle".
I canali social, supervisionati da Sara Moschini e gestiti da Giulia Biava, nuovo ingresso nel team Grazia, assumono un ruolo fondamentale nel piano editoriale, con nuovi format nativi, un uso sempre più evoluto del video e un linguaggio pensato per le piattaforme.
Parallelamente, Grazia.it si consolida come hub editoriale e progettuale, capace di integrare informazione, intrattenimento, approfondimento e servizi, diventando il punto di raccordo tra il racconto del brand e l’esperienza quotidiana delle community digitali.
Il digitale di Grazia diventa così uno spazio di relazione e sperimentazione, in cui il brand estende la propria identità, amplifica la voce delle donne e intercetta nuovi pubblici, in coerenza con i valori e l’autorevolezza che lo contraddistinguono
Il nuovo Grazia sarà in edicola e su app a partire da oggi, giovedì 12 febbraio.
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«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli
Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?
Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.
Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.
Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.
Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?
Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.
Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.
In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.
Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.
Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.
L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.
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