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Il pericolo della libertà

Il pericolo della libertà

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 30 Ottobre 2014

Quello che resterà di Reyhaneh Jabbari, la ventiseienne iraniana impiccata a Teheran perché aveva accoltellato l’uomo che voleva stuprarla, è l’amore per la vita.

Silvia Grilli

Quello che resterà di Reyhaneh Jabbari, la ventiseienne iraniana impiccata a Teheran perché aveva accoltellato l’uomo che voleva stuprarla, è l’amore per la vita.
Rimarranno le sue ultime volontà  di donare il cuore, i reni, gli occhi a chiunque ne avesse bisogno.
Resterà il foulard azzurro indossato dalla madre al cimitero per esaudire il desiderio della figlia  di non presentarsi in abiti scuri. E quello che vorrei ricordare di una ragazza che aveva 19 anni quando colpì con un coltello da cucina l’uomo che aveva cercato di violentarla, è anche l’amore per la bellezza, le unghie laccate delle sue mani alzate al processo. Ma quando alla stazione di polizia un agente l’ha picchiata a causa di quello smalto, Reyhaneh ha capito che la bellezza non è fatta per l’Iran di oggi. Alla fine il regime non le ha neppure concesso un funerale.

Il presidente Hassan Rouhani, che aveva acceso la speranza che Teheran potesse aprirsi ai diritti umani  e alle donne, ha disatteso ogni promessa.  
La durezza infame dei giustizieri nei confronti di Reyhaneh dimostra quanto l’aspirazione delle ragazze all’emancipazione sia vista come un pericolo. Il  grado di libertà che ogni  Paese dà alle sue donne è la più grande misura del livello di civiltà di quella società.

© Riproduzione riservata

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