Diario di una scrittrice pronta a tutto - Quinto Capitolo

Sono tornata da Carola e il suo piedino sta meglio. Martedì ha tolto il tutore — ufficialmente intendo — ma la frattura non si è ancora ricomposta. Che dire?

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Sono tornata da Carola e il suo piedino sta meglio. Martedì ha tolto il tutore — ufficialmente intendo — ma la frattura non si è ancora ricomposta. Che dire?
Qualsiasi bimbo schiavo di un tutore affermerebbe di star bene pur di liberarsene definitivamente. E qualsiasi mamma sarebbe disposta a credergli pur di vederlo di nuovo libero. Però non è andata così male. Lo scotto da pagare per non aver rispettato i tempi medici si è tradotto in una sola raccomandazione: niente corsa e niente tapis roulant per un mese.


Forse le ho fatto un favore.


E dopo aver scansato il primo senso di colpa, passo al secondo. Dovrei essere felice per la mia carriera editoriale, ricevo tanti complimenti, le lettrici hanno preso a cuore il libro almeno quanto me, ma gli impegni di lavoro mi portano via tempo, anche quando lo trascorro con le bimbe.
A volte, è come se non ci fossi: fisicamente sono lì, ma la testa è altrove.
Scrivo. Scrivo capitoli di vita e liste di cose da fare per non dimenticarle. La giornata mi scorre davanti e nemmeno me ne accorgo. Vedo le mie bambine crescere, gli anni che passano a velocità supersonica, e la mia incapacità di fermarli mi procura uno stato che si riassume in un mix di tristezza e amarezza, mescolato al desiderio di una pacifica rassegnazione che non riesco a trovare.
La verità è che sono avida di vita, la spremo come un limone con l’intenzione di farne un concentrato di emozioni, ma non mi basta mai.

La locandina della presentazione è esposta sulla porta principale della biblioteca comunale del Forte:
03 AGOSTO 2019
ore 21,30
Giardino Riccardo Bacchelli
Biblioteca Comunale L. Quartieri
Presentazione del libro con l’autrice PRÊT-À-BÉBÈ – Diario di una mamma pronta a tutto.
Con il patrocinio del Comune di Forte dei Marmi.

E anche se lì non c’è scritto, questa volta saranno un paio di amici a presentarmi. Enrico e Antonino: il diavolo e l’acqua Santa.
Enrico è spigliato, espansivo, con la battuta sempre pronta, Anto è più calmo, più riservato, più riflessivo. Io ed Erri siamo quelli che si tuffano di testa con dieci centimetri d’acqua, Anto, invece, ha sempre il salvagente a portata di mano, e ora mi sta guardando con l’aria di chi ha paura di affogare.
Gli ho chiesto di rilassarsi, di scansare le pressioni, e seppure mi renda conto che una raccomandazione simile, fatta da me, possa sfiorare il ridicolo, vorrei che vivesse questa esperienza con estrema serenità: è una cosa tra amici e sono certa che questo trio tirerà fuori qualcosa di diverso dai soliti standard. Ma il mio tono rassicurante non fa breccia nei suoi occhi, che continuano a fissarmi malamente.
“Sarebbe meglio avere una scaletta…” mormora.
Proprio adesso che avevo cominciato a mettermi nell’ordine di idee di ‘andare a braccio’? Gallucci non sarebbe d’accordo.
“Giusto Anto!” aggiunge Erri. “Anch’io vorrei mettere giù due righe.”
Se non altro, non posso dire che non abbiano preso la faccenda sul serio. E poi ho sempre amato i copioni: prendo carta e penna, ci sediamo e il brain storming ha inizio.
Siamo seduti a tavola, Antonino è alla mia destra, Enrico alla mia sinistra, la penna nella mia mano.
“Comincio io.” esordisce Erri.
“Comincia lui.” conferma Anto indicandolo.
“Vuoi essere tu ad aprire la serata?”
Mi rivolgo a Enrico, ma non è lui a rispondermi, è Antonino che lo anticipa.
“Certo! Lui è spigliato, espansivo, con la battuta sempre pronta…”
Credo di averlo definito allo stesso modo.
“Quindi, se siamo tutti d’accordo, inizierei dicendo che siamo qui per presentare il nuovo romanzo di Enrica…”
“In realtà è solo il primo.” preciso io.
“Il primo romanzo di Enrica.” sottolinea lui scimmiottandomi. “Poi dirò che la tua intenzione era quella di rivolgerti alle donne ma che hai acchiappato anche gli uomini…”
Scrivo ciò che dice, ma mentre l’inchiostro trasferisce sulla carta la parola ‘acchiappato’, l’indice di Anto mi blocca.
“‘Acchiappato’ fa troppo regina del rimorchio, io metterei: hai conquistato anche una fetta di pubblico maschile.”
Forse ha ragione: correggo.
“A questo punto intervengo io… dirò che il mio libro non è un manuale, è un romanzo dedicato non solo alle mamme, ma a tutte le donne, e che questa cosa del pubblico maschile è stata una grande sorpresa.”

La prima fase è decisa, passerei alla seconda, ma Anto, che non è stupido, sa che tocca a lui: deglutisce, tiene gli occhi atterriti fissi sul foglio, in cerca d’ispirazione nel nulla cosmico.
D’un tratto si alza, prende un bicchiere d’acqua, si risiede, lo sorseggia e dice: “Io ho amato la tua ironia, l’ironia nella vita è indispensabile e nel tuo romanzo è una costante. Perché?”
Qualcosina di più facile?
Ma ha colpito nel segno. Dietro qualsiasi domanda che ti viene posta, non c’è solo la curiosità nei confronti di quella singola domanda. Chi la pone non vuole sembrare inopportuno, ma se è abile, può fare leva su uno stato emotivo che potrebbe rivelarsi utile per farsi dire di più. E nel mio caso è così: potrei aprire un file indipendente e scriverne per giorni. Ma devo parlarne a voce ed è più complicato.
“Dirò la storia del bicchiere mezzo pieno, che prendere la vita con positività e immaginarla come un film aiutano a renderla migliore…”
“Posso fare una domanda?” mi interrompe Erri.
È già passato al punto tre?
“Chi è Chiara di Non è la Rai?”
Anche lui? È già il secondo che me lo chiede questa settimana.
“Non te lo dico.”
“Perché?”
“Ci conosciamo, ha letto il mio libro e si è pure complimentata. Se sapesse di essere lei l’antagonista, sarebbe imbarazzante.”
“Quindi esiste?” chiede eccitato.
“Certo che esiste. Tutti i personaggi sono veri. Per chi mi hai preso? Ho solo cambiato i nomi per non essere denunciata.”
“E non è che hai il suo numero?”
“Erri!” lo rimprovero.
“Ho solo chiesto!”

Anto ci guarda, ride: lui non sarebbe mai così indiscreto.
“Ma è davvero così gnocca?” mi chiede.
La mia bocca si spalanca, rimango di sasso: il diavolo ha contagiato l’acqua Santa.
O forse ha contagiato entrambi: senza dubbio nel look della serata. Tutti e tre ci siamo vestiti allo stesso modo: pantaloni e t-shirt di Prêt-à-bébé, stampate da Erri proprio per l’occasione. Se la casa editrice sapesse che ho preferito indossare lei, invece di un abito fucsia di Antonino, scelto apposta per me dalla sua ultima collezione, mi darebbe un premio fedeltà. Vedrò di metterla al corrente.

Abbiamo seguito la scaletta alla lettera: in particolare Erri, che ha tentato nuovamente di scoprire il nome di questa benedetta Chiara di Non è la Rai, chiedendomelo in pubblico. A sorprendermi non è stata tanto la domanda che mi ha messo in difficoltà, ma lo sguardo interessato di tutti uomini seduti in sala.
Non le bastava essere gnocca di suo, le mie descrizioni dettagliate le hanno pure conferito autorevolezza: grazie a me, ora, ha un curriculum da femme fatale. E non posso fare a meno di chiedermi: si può essere più scemi?
Ma ho riscattato il mio onore e la mia intelligenza, non ho ceduto: il suo nome non è uscito. Poi sono arrivati i punti quattro e cinque: l’intervento a sorpresa di alcuni lettori presenti alla serata; la lettura della recensione del Corriere, pubblicata pochi giorni dopo l’uscita del romanzo.

In entrambi i momenti, ho fatto in modo che altre persone parlassero al posto mio, non lo avevo mai fatto, mi è piaciuto, ma mi chiedo se sia stato per scansare il problema o se, piuttosto, perché il parere di un lettore suona come un suggerimento spassionato più che un consiglio per gli acquisti. E inevitabilmente, seppure siano le due di notte e abbia sonno, la mia mente non vuole saperne di dormire.
Ho riflettuto a lungo, continuo a riflettere, in pratica non mi do pace. Mi chiedo perché le presentazioni mi infondano uno stato di insicurezza, è come se avessi tante cose da dire — per giunta intelligenti — ma non riuscissi a tirare fuori con la voce, ciò che sulla carta mi risulta così semplice.

Cosa voglio dire ‘davvero’ al mio pubblico? Predico che la bellezza non sta nella perfezione, che fare del proprio meglio è la chiave della felicità, ma sono io la prima a non farmi bastare ciò che faccio. Sento l’esigenza di dare di più, e non perché fatico ad accontentarmi, è che in cuor mio, so che non sto facendo abbastanza. Riguardo i video e arrossisco per l’imbarazzo che trasmette il mio volto, per le mie frasi fatte: sono copioni a cui spesso e volentieri volto le spalle, mettendomi nella posizione di improvvisare: ma non faccio altro che modellare una base preparata che mi frena. Forse non sono una che va a braccio, ma amo andare a ruota libera.

Nelle interviste radio e telefoniche ci riesco: nessuno mi vede, mi rilasso, dico con parole mie, ciò che mi viene in quel momento. A volte mi lascio persino influenzare dall’andamento della giornata, le emozioni condiscono il discorso e il sapore è diverso. Forse dovrei fare una presentazione a occhi chiusi, magari con un paio di cuffie per immedesimarmi nella situazione ideale che tira fuori la vera me stessa… o forse, più semplicemente, non
dovrei fare altro che esprimere i concetti nell’unico modo in cui sono capace: raccontando.

Ho trovato un modo di scrivere che invoglia le persone a leggere, ho dato vita a un modello femminile che trasmette positività, che ascolta, che si mette in discussione, che fa tesoro degli errori, imparando da essi. Un modello di donna verosimile che asseconda il cambiamento e corre a prendersi la sua rivincita.
Alla prossima presentazione, credo che leggerò questo pezzo, sarà il primo step del mio ‘andare a ruota libera’.
Nel frattempo, ascolterò il mio corpo che mi sta implorando di prendersi una pausa.
Questa volta, non solo ho raschiato il barile, l’ho proprio perforato.

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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

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In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

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Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

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Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.