Benedetta Parodi: «Ai fornelli vinco sempre»

In tv con Bake off Italia, Benedetta Parodi si prepara a un’altra stagione da numero uno in cucina. «Non sono una chef. Ma vendo più libri di loro», dice. E qui racconta a Catherine Spaak perché ha bandito le merendine da casa e perché le sue ricette sono imbattibili: «Come i supereroi al cinema»

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Benedetta Parodi possiede una voce cristallina che ricorda i giochi d’acqua dei ruscelli in montagna, il tintinnio delle campane in lontananza fra i monti; trasmette pace. Emblema dell’operosità delle fate buone che sanno curare e accudire sfiorando. Rimescola le sue spezie misteriose, agita polvere multicolore, si ricrea con le fiamme che doma e attorno a lei aleggia un profumo di buono, di vero, che ammansisce allontanando ogni incertezza. La minore delle sorelle Parodi, 43 anni, tre figli, Matilde, Eleonora e Diego (12, 10 e 5 anni, ndr), è tornata al timone di Bake Off Italia - Dolci in forno (su Real Time). Come una fata, ogni cosa che fa si trasforma in un’altra che, per magia, funziona.

Che cosa volevi fare dopo la laurea in lettere moderne, pensavi già alla televisione?
«In realtà a me piace scrivere. Volevo diventare giornalista della carta stampata; sognavo la terza pagina di un grande quotidiano».

Come definiresti il tuo rapporto con Cristina (conduttrice di La vita in diretta su Rai Uno, 50 anni, ndr), tua sorella maggiore?
«Cristina dice che quando sono nata era contentissima e che ero la sua bambola. Però davo fastidio, ero una rompiscatole perché mio fratello Roberto e lei erano già grandi. Crescendo ci siamo molto avvicinate e ho sempre cercato in lei una confidente, una guida».

Fate due mestieri simili anche se avete preso strade diverse. Non c’è mai stata rivalità fra voi?
«Ci sarebbe potuta essere da parte mia, perché Cristina aveva già successo quando io ero solo una ragazzina, ma l’ho sempre ammirata, sono sempre stata fiera di essere sua sorella. Lei è molto dolce e semplice, sa fare le cose con grande naturalezza. È stata lei a insegnarmi a gestire quel pochino di successo che ho avuto anch’io».

Chi cucinava a casa vostra?
«Nostra madre era un’insegnante e la cucina non è mai stata la sua passione. La brava cuoca era mia nonna, ma ho ereditato da mamma il gusto di ricevere a casa. C’è stato un periodo in cui mia madre organizzava le sue cene ogni venerdì e io preferivo non uscire con gli amici per preparare e servire a tavola».

L’idea di realizzare un programma di cucina è stata tua?
«Da quando sono andata a vivere da sola e ho formato la mia famiglia, la cucina mi ha letteralmente assorbita. Nella redazione del telegiornale che conducevo su Italia 1, tutti sapevano di questa mia passione e il direttore, Giorgio Mulè, mi propose di realizzare una rubrica culinaria. Ho avuto la possibilità di gestire quello spazio esattamente come lo desideravo ed è nato Cotto e mangiato, che allora durava un minuto e mezzo. Lo giravo a casa mia, facevo la spesa, decidevo che cosa e come cucinare, poi montavo da sola la puntata al computer. Dopo un po’ ho deciso di rischiare e lasciare il telegiornale. È andata bene. La prima stagione è stata un successo. E anche il mio libro Cotto e mangiato: ha venduto più di un milione di copie».

Le trasmissioni di cucina sono diventate una vera moda. Però questo tipo di programmi ha aiutato a rendere l’arte dei fornelli più alla portata di tutti, non trovi?
«Sì. Prima in televisione c’erano soltanto chef, che hanno un altro linguaggio. Io sono decisamente più pratica, insegno a cucinare senza fare troppa fatica. I libri tradizionali sono molto complicati, io prendo delle scorciatoie».

Che differenza esiste tra uno chef e una cuoca? È solo questione di stelle?
«Esatto. Gli chef stellati sono degli artisti e danno un’interpretazione personale di ciò che preparano, le loro sono creazioni e c’è una cultura  dell’innovazione nei loro piatti, che vanno gustati con una particolare attenzione. È come andare a vedere una mostra. Con la mia cucina è come andare al cinema a vedere un film di supereroi della Marvel: zero stelle, ma sbanca il botteghino».

Come ti giudicano gli chef stellati?
«Da me sono venuti tutti. All’inizio c’era da parte loro un certo snobismo, ma poi hanno imparato ad apprezzarmi. Ho ricevuto anche parecchi complimenti. Certo io non mi faccio chiamare chef perché non lo sono. Però vendo molti più libri di loro».

Non hai mai desiderato di possedere un tuo ristorante, un tuo marchio?
«Un ristorante no: troppo stress, troppo faticoso. Un marchio sì, mi piacerebbe e credo che potrei firmare dei piatti, alcuni prodotti surgelati, qualche specialità da Autogrill».

Hai scritto anche libri di fiabe, con fate come protagoniste.
«In realtà le protagoniste sono le mie due bambine Matilde ed Eleonora, mio figlio Diego non era ancora nato quando ho cominciato a scrivere storie. Nelle avventure che racconto ho inserito alcune cose della mia famiglia e della mia cucina».

Hai messo molto di voi anche nel nuovo libro di ricette.
«In Ricette di famiglia (in libreria il 17 settembre, Rizzoli, ndr) ho aperto le porte della nostra casa in campagna. Ci sono anche foto che ci raccontano nell’intimità».

A che cosa stai lavorando adesso?
«Sono alle prese con la terza edizione del programma Bake Off Italia e inizierò le registrazioni della striscia quotidiana, sempre su Real Time, Molto bene, che andranno in onda dopo Natale. Torno finalmente ai fornelli, che è quello che mi piace di più».

Ci sono sempre più bambini sovrappeso per colpa di un’ali-mentazione errata. Tu hai messo a punto una dieta equilibrata per i tuoi figli?
«Porto in tavola sempre un unico piatto, con verdure».

Niente patatine fritte? Niente merendine?
«Non compro merendine perché non mi piacciono, hanno sapori finti. Compro biscotti ai cereali e a casa c’è sempre un po’ di cioccolato fondente. Preparo torte e gelati, ma le merendine no, in casa nostra non entrano proprio. Ogni tanto ci sta anche un fast food, purché non diventi un’abitudine. Non si può vietare tutto. Soprattutto le patatine fritte».

Sembra che in cucina oggi non ci sia più niente da inventare. È così?
«La cucina è come la musica, basta cambiare una nota».

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Le illusioni di una coppia

Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano
Rosita Celentano è la protagonista al Teatro Franco Parenti di Milano di uno spettacolo che fa riflettere, tra ironia e cinismo, sulle difficoltà dei rapporti d’amore

Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.

Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.

Alessandro Enriquez

Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.

La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.

Enzo Iacchetti

«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».

Stefano Cerveni

Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.

Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni

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Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare

No other choice (6)
Lee Byung Hun, tra i protagonisti della serie di culto coreana, è al cinema nel film No Other Choice - Non c’è altra scelta, una commedia ironica e amara su un uomo alla ricerca di riscatto. A qualsiasi costo

«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.

Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.

Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.

No other choice (4)

La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.

Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».

Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».

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Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».

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Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».

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 Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».

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Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».

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«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.

Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.

Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.

È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».

Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.

Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.

Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.

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Grazia è in edicola con Maya Hawke

Maya-Hawke
Ecco cosa vi aspetta nel nuovo numero di Grazia, da oggi in edicola e su app

Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.

Questa settimana intervistiamo alcune icone di Hollywood. Incontriamo Zoe Saldana, al cinema nel ruolo di Neytiri, la madre combattente di Avatar. Parliamo con Ariana Grande, in corsa ai Golden Globe con Wicked e le attrici premio Oscar Jodie Foster e Laura Dern.

Il 2025 ha cambiato noi e la Storia. Grazia lo ripercorre. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca alla guerra a Gaza. Dalle vittorie di Jannik Sinner all’elezione del primo Papa americano fino alla scomparsa di icone come Ornella Vanoni e Giorgio Armani.

Grazia ha scelto i personaggi da tenere d'occhio nel 2026: le sciatrici Sofia Goggia e Lindsey Vonn attese alle Olimpiadi invernali, María Corina Machado, premio Nobel per la Pace che potrebbe cambiare le sorti del Venezuela, Lady Gaga in arrivo in concerto in Europa e molti altri. Da Can Yaman a Jacob Elordi, da Timothée Chalamet a Jeremy Allen White, che cos’hanno in comune i nuovi sex symbol? Mettono d’accordo mamme e figlie. Grazia ve li racconta.

Abiti dorati, trasparenze, ricami e dettagli preziosi. Grazia ha scelto i capi che ti rendono protagonista delle notti di festa e delle serate più speciali. Ma anche lo stile più cool per il 2026.

E nelle pagine dedicate alla bellezza trovate tutti i segreti per brillare: dalle strategie effetto freddo per una pelle più tonica alla scelta del fondotinta e del correttore giusti per illuminarla.