Al Festival dei Due Mondi la danza va oltre i luoghi comuni
C'è un corpo sottile e nervoso che giace sdraiato, immobile, nel cortile d'onore della Rocca Albornoziana di Spoleto. È quello della danzatrice e coreografa tedesca Anne Jung.
D'improvviso inspira con forza, come se fosse il primo respiro di una creatura che nasce. Si muove a scatti, prende pian piano coscienza del suo corpo, dei suoi arti. Prova ad alzarsi tra tremolii, scatti, vibrazioni nervose. Il terzetto al centro della scena scandisce con la musica l'esistenza di questa creatura che cresce, impara, ama, soffre e invecchia, fino ai momenti finali, quando Richter usa le dita per fendere le corde interne del pianoforte come a graffiare via la vita che resta.
Eccolo qui Seven Ages , il progetto del compositore Kirill Richter e del coreografo Marco Goecke, pensato apposta per il Festival di Spoleto, ispirato alle "sette età dell'uomo" che William Shakespeare citava in Come vi piace. «Lo abbiamo chiamato volutamente Seven Ages, sette età, togliendo volutamente la parola "uomo" perché ci si riferisce a tutta l'umanità», dice Richter. «Per me era molto importante questa trasformazione anche del titolo».
C'è infatti un filo che tiene insieme le serate più intense del Festival dei Due Mondi 2026. Danza, musica, corpo. Da queste parti l'arte smette di chiedersi se un gesto sia maschile o femminile. L'arte prova a raccontare l'umanità e le sue emozioni, e tutti e per tutti, senza trappole di genere. Seven Ages lo racconta bene, al punto che al festival il ruolo del solista passa di mano in mano senza distinzione di genere: lo interpretano Anne Jung in alcune date e Matteo Miccini in altre.
Un altro esempio si è visto nella Maratona Internazionale di Danza, ideata da Alberto Testa e Vittoria Ottolenghi. Sul palco del Teatro Romano di Spoleto, davanti al direttore del festival Daniele Cipriani, si sono alternate alcune fra le stelle più acclamate della danza mondiale.
Tra i tanti "pas de deux" in programma, due hanno raccontato l'amore in modo universale, e non binario. In AMI, su musica di Chopin, hanno danzato insieme Davide Dato e Alessandro Frola. InEach In Their Own Time, coreografia di Lar Lubovitch su Brahms, alla sua prima italiana, Dato torna in scena con Rinaldo Venuti.
Due volte protagonista alla Maratona è stato Sergio Bernal, re del balletto spagnolo. Danza due volte. Nella prima, Solea X Bulerías, è in scena tra chitarra, canti e percussioni. Ma è la seconda a segnare la serata: La Sagra della Primavera, firmata da Albert Hernández, Irene Tena e Eduardo Martínez, in prima mondiale assoluta. Bernal è circondato da un corpo di ballo di 16 danzatori. La musica resta quella di Stravinskij. Il linguaggio diventa flamenco puro, drammatico e trascinante.
Al di là di ogni genere è anche l'esibizione della Principal Dancer del New York City Ballet Tiler Peck:A Suite of Dances, di Jerome Robbins, nasce per Mikhail Baryshnikov. Stasera, per la prima volta nella storia, lo danza una donna. Peck stessa ammette, con la voce ancora emozionata: non può saltare come lui, ha altre qualità. Ma qualcosa, in quella qualità, gli somiglia.
Il terzo tassello per andare oltre i luoghi comuni è Sons of Echo, in scena il 7 e l'8 luglio al Teatro Romano. Il titolo richiama il mito di Eco, ridotta al silenzio da Narciso. Gli interpreti, tutti danzatori uomini, si mettono in discussione. Lo spettacolo prova a raccontare una mascolinità diversa da quella competitiva e narcisista: una mascolinità che ascolta, invece di occupare il centro della scena. «Credo che il mondo maschile non sia cattivo in sé», dice il coreografo e ballerino Daniil Simkin, «ma deve dare vita un dialogo con l'altra metà del mondo, per dare vita a una nuova mascolinità positiva».
E se la danza ha ridefinito i corpi, in piazza Duomo è toccato alla musica. Il concerto della London Symphony Orchestra, con Yannick Nézet-Séguin sul podio e Beatrice Rana al pianoforte, è stato forse l'altro momento più alto del Festival 2026. In programma la Rapsodia su un tema di Paganini di Rachmaninov, con Rana solista, e la Sinfonia n. 2 dello stesso compositore.
Un capitolo a parte, quello dedicato alla moda, è stato celebrato con la proiezione dei documentariPaving the Way – Franca's Legacy e Chaos and Creation. Al Teatro Caio Melisso Carla Fendi, Carla Sozzani, Sara Sozzani Maino e Paolo Roversi, moderati da Emanuele Coccia, hanno raccontato ricordi, intuizioni e genialità della donna che ha anticipato il dialogo fra mondi creativi diversi. Nello spirito comune di questa edizione numero 69 del Festival dei Due Mondi.
Photo Courtesy Festival dei Due Mondi di Spoleto 2026
Nelle foto dall'alto: Anne Jung in Seven Ages di Kirill Richter; Davide Dato e Alessandro Frola in AMI; Sergio Bernal in La Sagra della Primavera; Tiler Peck in A Suite of Dances; Beatrice Rana diretta da Yannick Nézet-Séguin
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