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Lifestyle

Palazzo Tiglio, il boutique hotel che ha deciso di far rivivere un borgo

Palazzo Tiglio, il boutique hotel che ha deciso di far rivivere un borgo

foto di Sara Reverberi Sara Reverberi — 15 Settembre 2026

Sei camere, un giardino, un ristorante, un teatro che torna a vivere. E una bottega che, prima di tutto, non doveva chiudere. A San Pancrazio, nel cuore della Valdambra, un boutique hotel sta facendo qualcosa di molto più interessante che accogliere viaggiatori: sta contribuendo a rimettere in moto un intero borgo.
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Tutto è cominciato da una bottega

Prima delle camere c’era una bottega. E prima ancora c’era John Werich, svedese, arrivato in Italia poco più che ventenne e approdato a Firenze per studiare interior design, moda e storia dell’arte. 

Nel 2010 John compra con la famiglia una casa di campagna vicino al paese e comincia a trascorrere qui le estati, producendo anche il proprio olio.

Poi, nel 2019, la storica Cooperativa di Consumo, la bottega del paese, sta per chiudere. John decide di rilevarla e di trasformarla nella Cantinetta di San Pancrazio: alimentari, caffetteria, wine bar. Un posto dove comprare il pane e prendere un espresso, bere un bicchiere di vino, incontrare chi vive qui e chi è appena arrivato. La bottega torna così a essere quello che era sempre stata: un posto dove passare, fermarsi e incontrarsi.

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È da qui che parte il progetto di Palazzo Tiglio. Perché a volte per costruire qualcosa di nuovo bisogna prima avere l’ostinazione di non far sparire quello che c’era già. 

E a pensarci, è un punto di partenza abbastanza insolito per un progetto di ospitalità. Di solito si comincia dal letto, dalla colazione, dall’interior design. Qui si è cominciato da una serranda. 

Da lì, il progetto è cresciuto, recuperando progressivamente funzioni e spazi del borgo storico e riportando attività dentro il suo tessuto originario.

Sono arrivate le camere, il ristorante, gli spazi comuni. E quest’anno anche il Teatro Filarmonica, un altro luogo simbolico che torna a aprire le sue porte.

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Un palazzo nobile con una biblioteca, non un hotel con una lobby

Ci sono hotel in cui arrivi, lasci la valigia e non hai più bisogno di sapere dove sei. Palazzo Tiglio è il contrario. Qui la prima cosa che viene voglia di fare è uscire dalla porta. Fare due passi nel borgo, guardare la valle dal colle, entrare in bottega, fermarsi a tavola. E poi girare l’angolo, rientrare in hotel con la sensazione che la giornata sia stata più piena di quanto previsto.

Siamo a San Pancrazio, un minuscolo borgo della Valdambra, su una collina tra Arezzo e Siena. Un paesaggio di colline, piccoli borghi e strade da percorrere senza necessariamente sapere dove portano.

Palazzo Tiglio è arroccato qui, dentro un palazzo del Seicento costruito su fondamenta medievali. Sei camere e suite, un ristorante gourmet, un giardino con piscina e un orto biologico.

Palazzo Tiglio-01
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Palazzo Tiglio-35

Le camere hanno mobili antichi, opere d’arte, soffitti decorati e quella emozione che hanno le case quando hanno avuto una vita prima di diventare ospitalità.

Al Piano Nobile c’è il salone principale: poltrone, camino acceso, honesty bar e una biblioteca con libri da prendere liberamente dagli scaffali.

Fuori, il giardino continua la stessa idea: rose, alberi, angoli ombreggiati, l’orto, una fontana e angoli in cui fermarsi. La piscina c’è, ma sembra quasi aver capito che non è lei la protagonista.

Dal 2024 Palazzo Tiglio fa parte di Small Luxury Hotels of the World. Ma la sensazione, nonostante il riconoscimento, resta quella di una dimora intima e privata, un indirizzo da passarsi sottovoce.

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Palazzo Tiglio-52

A tavola si parte dalla Toscana, ma non ci si ferma lì

In cucina c’è Mattia Parlanti, chef giovane e curioso, con una cucina che non sembra avere intenzione di scegliere tra territorio e sperimentazione.

Parte dalla materia prima, dalle stagioni e dalla cultura gastronomica locale, ma la usa come punto di partenza, non come recinto.

E anche la carta dei vini segue la stessa logica, grazie al sommelier Danilo Salvi, che accompagna il percorso nel bicchiere con la stessa attenzione, costruendo un dialogo tra cucina, territorio e vino.

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Il borgo è diventato parte del progetto

Di fronte a Palazzo Tiglio c’è San Rocco, la più antica chiesa di San Pancrazio, costruita nel XIII secolo.

Oggi è ancora consacrata, ma durante l’estate cambia funzione e diventa uno spazio per mostre d’arte contemporanea, con artisti legati alla Toscana.

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E poi c’è il teatro.

Il teatro che era diventato un magazzino

A San Pancrazio esisteva una Filarmonica costruita nel 1916. Per quasi cinquant’anni era rimasta inutilizzata. Il vecchio teatro era finito a fare da magazzino del circolo del paese.

Quest’anno, dopo il recupero, il sipario è tornato ad aprirsi e la Filarmonica è tornata a ospitare musica e spettacoli. Perchè non si tratta soltanto di restaurare edifici ma di rimetterli in uso e rispettare la loro storia.

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E questa è una frase che a San Pancrazio ha un peso particolare.

Perché qui alcuni di quei luoghi hanno conosciuto anche il contrario: il silenzio imposto dalla storia.

Il 29 giugno 1944, in una delle cantine del paese, 55 persone furono uccise dalle truppe naziste. Quasi tutti erano uomini della comunità. Quelle cantine esistono ancora e oggi fanno parte del percorso del Museo della Memoria.

La memoria è rimasta esattamente dove è accaduto tutto e non viene nascosta ma ricordata e tenuta in vita grazie al delicato roseto dedicato ai caduti e all’imponente statua di una madre che guarda l’orizzonte.

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È un’immagine potente, che non lascia soltanto tristezza. Perché intorno, oggi, c’è la vita. Ci sono le case, le persone, il ristorante, il giardino, i bambini, i tavoli apparecchiati. 

Palazzo Tiglio è molto più di un hotel. Ci sono camere in cui dormire, una piscina in cui sparire per qualche ora, un ristorante in cui sedersi a cena e un giardino in cui perdere facilmente la cognizione del tempo.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi qui. Perché il vero progetto è fuori dalle camere.

È nella bottega salvata quando stava per chiudere. Nel teatro che torna ad accogliere persone. Nell’orto. Nella cucina di Mattia Parlanti. Nei vini scelti da Danilo Salvi. Nel team che tiene insieme tutto.

E soprattutto nell’idea, di John e la sua famiglia, semplice ma tutt’altro che scontata: che un borgo non si salva trasformando le case in camere e riempiendole di turisti. Si salva facendo in modo che quelle case, quelle piazze, quei luoghi tornino a essere vissuti da chi ci abita e da chi ci arriva.

© Riproduzione riservata

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