Maria Campadel: "Voglio essere un megafono per le storie degli altri"

Abbiamo incontrato Maria Campadel vulcanica pr - ma forse è un po' riduttiva come definizione, decidetelo voi :-) - per Grazia Factory ecco la nostra chiacchierata

Maria Campadel si racconta da sola. Il suo pensiero è articolato, vibrante e arriva da un luogo che a noi di Grazia.it piace sempre raccontare: quello dell'autenticità.

Raccontaci qualcosa di te. Qual è il percorso che ti ha portato fino a qui? Quali sono le tue passioni?

Ciao, come state? Sono Maria Campadel, founder della factory We Are Busy. Sono nata a Padova, città del mio cuore e ho studiato Design della Moda allo IUAV a Treviso. Poi da lì ho iniziato a viaggiare, per conoscere e conoscermi e a 22 sono andata a Londra per continuare i miei studi alla Central Saint Martins dove ho approfondito la mia conoscenza sul fashion marketing communication. Poi ci sono state Berlino, Barcellona e Parigi. La mia curiosità mi ha sempre spinto verso tutto ciò che non conoscevo, con un po’ di paura all’inizio, ma poi la paura ho capito che ti blocca solo la possibilità di essere continuamente sorpresa dalla vita. Viaggiando ho ampliato la mia mente. Mi sono lasciata ispirare da luoghi, profumi, suoni e tutte le meravigliose persone (ma anche quelle meno sono importanti) che ho avuto la fortuna di incontrare creando così il mio "meltin pot" interiore che ogni giorno cerco di arricchire.  Mi sento un po' come un Nokia 3210, “Connecting People” e assieme a Federica Rossi D’Arrigo abbiamo deciso di unire tutto ciò e trasformarlo in un progetto. Grazia Factory Sound nasce per dare suono e voce ai nuovi talenti emergenti nel mondo della musica, dell’arte e del design. Penso sia importante supportare le nuove generazioni e farle conoscere a tutti.  Con questo progetto vogliamo far capire che sognare e lottare per realizzare i propri sogni è qualcosa di possibile e raggiungibile.

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Cosa significa avere stile per te?

Bella domanda. Stile prima di tutto penso  sia la libertà di poter indossare quello che più ci piace e ci fa sentire a proprio agio con noi stessi, senza la paura di essere giudicati. Se un un vestito è abbastanza lungo, abbastanza corto, troppo aderente o largo, di marca o vintage non conta. Conta solo l’eleganza di chi con dignità mostra se stesso, il vero se stesso, agli altri. Dovremmo essere più liberi in assoluto anche di riconoscere lo stile negli altri.  In America (altra “doors”) mi capitava spesso di vedere la naturalezza con cui le persone si fermavano per strada a vicenda, solo per un attimo, e solo per fare un complimento sull’outfit di quella persona: “nice tshirt”, “amazing shoes” , “cool jacket”. In Italia invece non risulta ancora una cosa normale, si preferisce sussurrare all’orecchio del vicino qualcosa di incomprensibile. Ricordo che quando vivevo a Londra uscivo di casa con il mio pigiama colorato e mi sentivo la persona più trend del momento.

Ha ancora senso la parola ‘bellezza’ oggi?

Nel 1869 Dostoevskij scrisse la famosa frase “La bellezza salverà il mondo” da allora questo concetto è mutato, come è giusto che sia. La frase del principe Myškin, nel 2020, che valore ha?  La bellezza, intesa come canoni standard dettati e imposti dalla società, ormai non ha più senso di esistere, la bellezza oggettiva è un ricordo del passato. Fortunatamente stiamo riuscendo ad abbattere tutte le frontiere del bello e del brutto come unico metodo classico di paragone. A mio avviso la bellezza si cela nei dettagli e nelle imperfezioni che ci rendono unici.


Chi sono le donne che ti ispirano?

Nel passato molte donne si sono battute per far sì che i loro diritti fossero rispettati soprattutto per le generazioni future, e ora? A chi è passato il testimone? Il mio pensiero non può che andare a Kamala Harris, che con il suo “Dream with ambition, lead with conviction and see yourself in a way that others may not” ha sicuramente smosso la determinazione e la volontà di molte donne. Ha sottolineato, ancora una volta, che non bisogna mai adeguarsi in silenzio al ruolo che la società ha pensato per noi, ma lottare per i propri sogni, perché come lei ne seguiranno altre: "I may be the first but won't be the last!". A seguire sicuramente Alexandria Ocasio Cortez, politica attivista statunitense nonché la più giovane parlamentare donna sino a ora della storia americana. Giusto anche però guardare a “casa nostra”, sto seguendo con grande interesse il lavoro dell’attivista digitale Silvia Semenzin, che si è fatta promotrice di una campagna contro la condivisione non consensuale di immagini o video privati detto anche “revenge porn” arrivata fino alla Camera dei Deputati e Carlotta Vagnoli autrice e sex columnist che tratta temi attuali come sessismo e sessualità.


La tua intervista sogno?

Come dicevo all’inizio mi piacerebbe intervistare “persone che fanno cose”, sembra terra terra ma in questo vastissimo e bellissimo, quasi sempre, mondo dell’internet mi piacerebbe poter trasformarmi in un megafono, magari di quelli carini colorati, per poter diffondere la voce di chi adesso ha davvero qualcosa di importante da dire, da far ascoltare, vedere e condividere. Come Ludovica Narciso, creatrice di Kube Community, che sta facendo un lavoro degno di nota con contenuti di livello usando un linguaggio ed un’etica inclusiva. Andrea Noce,  in arte Eva Geist, artista, musicista e dj, che ha appena pubblicato l'album “Il quadro di Troisi" con Donato Dozzy. Winta Beyene, italiana con origine eritree, content creator con un gusto impeccabile e non per ultimo anche Harry Tate, australiano, icona di stile che ha reso Tik Tok un mondo coloratissimo.

Una canzone per svegliarci con il piede giusto al mattino e una per andare a dormire la sera.

Solo una? Dai almeno 3! Per svegliarsi con il piede giusto sicuramente queste: 1. Teardrops – Womack & Womack 2. Fresh – Kool & The Gang 3. Lovely Day – Bill Withers. Sono super Funky & Soul addicted quindi dammi un  giusto beat e una voce bella calda e sono già in mood mattiniero pronta per affrontare la giornata. Invece per andare a dormire la sera opterei per  l'immancabile Jamiroquai con “Corner of the Earth” e “All Night Long”  di Lionel Ritchie e perché no un po' di Jazz come “So What di  Miles Davis”.
Un’altra canzone che ho riscoperto invece e di cui ritengo il testo molto attuale per il periodo che stiamo passando è “Promised Land” di Joe Smooth,  è stata la prima traccia di Blessed Madonna, una delle mie dj  preferite scelta da Dualipa per il dj set finale del suo concerto streaming "Studio 2054". Ecco il testo: “Brothers, Sisters / One Day we will be free / From Fighting, Violence, People Crying in the Streets / Were the angels from above Falling down and spread their wings like doves / As we walk, hand and hand, Sisters, brothers / We'll make it to the Promised Land”

Quali sono le sfide che dovremo affrontare i prossimi mesi secondo te? E che consigli hai?

L’altro giorno ho tenuto una lezione via zoom a una classe dello IED dove parlavo del mio lavoro e di come la pandemia e la quarantena l’ha cambiato e qual è stata la mia strategia nell'affrontare tutti questi cambiamenti. Vedere e sentire tutti questi giovani tristi e disarmati mi ha davvero stretto il cuore. Tutti noi nel 2020 ci siamo trovati ad affrontare questo periodo in maniera davvero inaspettata e, secondo me, per chi in questo momento è nel pieno dei 20 anni, deve essere stato ancora più emotivamente traumatico. Ho definito questo periodo come “momento buffering”. Sai quando va via la corrente e sul pc appare quella rotella che gira gira in cerca di rete per collegarsi a internet? Non sai quando e come tornerà la connessione e non dipende né da te né da nessuno. La cosa che ho cercato raccontare nella lezione è stata che non devono “sentirsi in colpa” se hanno interrotto gli studi, se hanno dovuto abbassare la loro media, se andranno fuori corso per colpa di questa pandemia, ma anzi di prendersi questo periodo di pausa per dedicarsi alle cose che probabilmente nella frenesia della loro quotidianità non avrebbero mai fatto. Magari imparare una nuova lingua, suonare uno strumento, finire di leggere quel famoso libro sulla scrivania, di dedicarsi a loro stessi nell'attesa che la rotella smetta di girare. Il tempo dedicato a noi non sarà mai perso invano.

Stiamo imparando la complessità: di voci, situazioni, diritti. Come vivi questo presente così mutevole e così profondo per certi aspetti?

Abbiamo visto succedere diversi episodi, situazioni importanti e di impatto nel bene, nel male e nel “malissimo". Il fatto di essere impotenti, poi, amplifica tutto quello che accade. Il caso di George Floyd, nel mio sentire, forse non avrebbe riscosso tutto questa mediaticità se fossimo stati impegnati nella routine frenetica delle nostre vite quindi spero che in questo momento cosi delicato le persone tirino fuori la solidarietà, il sostegno e la fratellanza che ci accomuna tutti. Non ci sono distinzioni di razze e religioni e provenienza di fronte a tutto quello che sta succedendo, lo supereremo se resteremo uniti.

Ph. e Video intro: Federica Rossi D'Arrigo / Content supervising: Daniela Losini / Styling and make-up : Miriam Razza / Per la location si ringrazia Giulio Brambilla e Tribute Deco / Thanks to Sara Moschini

Look 1 - Denim talents own / Pull Cath Paname  / Anello Dans Les Rues

Look 2 - Camicia Marras / Top Capsule Sex & The City by Sijjana  / Pantalone Cath Paname

Look 3 (Tenda verde) - Maglia Fred Perry / Pants talent own / Scarpe Nike / Blazer X foot locker / Giacca Fila / Anello Dans Les Rues

Look 4 white - Total look Cath Paname / Cappello new era / Scarpe Boohoo

Look 5 Ascensore - Giacca Too Cool For Fur  / Top Talent Own / Jeans Talent Own

Look 6 - Abito paillettes Marras

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Colori da indossare, profumi da assaporare: Dior Addict Glow si rinnova e ci regala delizia

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Attenzione danno dipendenza! Siamo state a Parigi alla presentazione delle nuove "golosità" Dior Addict e vi raccontiamo tutto

Dior Addict inaugura una nuova era dove make‑up e fragranze si fondono in un’unica esperienza sensoriale. La collezione Glow è spontanea e gourmand, trasforma i frutti e i fiori più iconici della Maison nei bouquet olfattivi di Rosy Glow, Peachy Glow e Purple Glow.

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Ogni profumo dialoga con le tonalità zuccherate dei Lip Glow Oil, creando un universo coordinato in cui il colore delle labbra rispecchia la scia olfattiva. È un invito a giocare con la propria aura, a scegliere un mood, a indossare la bellezza come un gesto di piacere immediato. Un mondo pop, brillante e couture, dove il glow diventa uno stile di vita.

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Rosy Glow

Rosy Glow interpreta la rosa damascena in una versione sorprendentemente gourmand. Sotto i suoi petali vellutati si rivela un cuore fruttato e scintillante di litchi, fresco e irresistibile come labbra rosa glassate di zucchero a velo.

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La fragranza evoca la dolcezza di una torta alla rosa, arricchita da un accordo cremoso di dulce de leche profumato al litchi. Un profumo da assaporare con i sensi, luminoso e vellutato, che unisce l’eleganza floreale Dior a una golosità giocosa.

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Peachy Glow

Peachy Glow nasce dall’incontro tra il gelsomino grandiflorum e la succosità della pesca. Il fiore bianco rivela una sfaccettatura fruttata dalla finitura vellutata, come la buccia di una pesca matura che sprigiona dolcezza al tatto.

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La fragranza è un’infusione cremosa di fiori e panna montata alla vaniglia, avvolgente come un tessuto morbido sulla pelle. Il risultato è uno sciroppo fruttato e luminoso, che lascia una scia morbida, dolce ed estiva.

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Purple Glow

Purple Glow reinterpreta l’iris toscano in una veste inedita e irriverente. Dietro la sua eleganza cipriata si nasconde un’anima di lampone: una polpa tenera, acidula e succosa che illumina la fragranza con un tocco viola vibrante.

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L’iris, solitamente austero e sofisticato, si lascia sorprendere da una dolcezza quasi candita, trasformandosi in un profumo cremoso e seducente. Un equilibrio perfetto tra nobiltà floreale e gusto contemporaneo.

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Nel mondo Dior Addict, make‑up e profumo parlano la stessa lingua 

I Lip Glow Oil riprendono i colori, le sfumature e l’immaginario delle tre fragranze Rosy Glow, Peachy Glow e Purple Glow, creando un dialogo immediato tra labbra e sillage. Le tonalità brillanti e zuccherine dei gloss – dal rosa glassato al pesca succoso fino al viola lampone – rispecchiano fedelmente le note olfattive, trasformando ogni look in un’esperienza multisensoriale. È un gioco di rimandi, un codice cromatico condiviso che permette di scegliere la propria “aura” e indossarla sulle labbra e sulla pelle. Make‑up e fragranza diventano così un unico gesto di stile, coordinato e pop.

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I Flaconi Bonbon

Le tre fragranze sono racchiuse in flaconi traslucidi, ispirati ai colori fruttati: rosa tenue, malva acceso e pesca gustosa. Sembrano veri e propri bonbon da collezionare, con il tappo trasparente e il logo Dior Oblique argentato che aggiunge un tocco couture. Ogni flacone è pensato come un accessorio da portare sempre con sé, da estrarre dalla borsa con la stessa naturalezza di un lipstick.

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Credits Ph.: Jeanne Lucas per Dior / Losini Daniela

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Un excursus sul fare musica (e viverci) con Adele Altro aka Any Other

Cantantautrice, producer, chitarrista. Abbiamo portato Adele Altro nella natura ghiacciata di St. Moritz ospiti dell'hotel Grace La Magna per un esclusivo servizio e una lunga chiacchierata sulla musica

A poche settimane dall'uscita di Trovarsi Soli All'Improvviso, il nuovo album di Marco Giudici che ha coprodotto e nel quale suona e canta, Adele Altro si confessa in una lunga intervista nella quale cerca di tracciare un percorso dall'inizio della sua carriera da musicista autodidatta passando per i mesi difficili della pandemia fino all'uscita di stillness, stop: you have a right to remember con il suo progetto più noto, Any Other.

Davanti all'accogliente e scenografico caminetto del Grace La Magna di St. Moritz, Adele ha esplorato la pressione di essere sempre presente e visibile data dai social media, ma anche le differenze di genere nella musica, la sua passione per il momento dei live e il suo impegno come producer, mentre scattando le foto del nostro servizio moda abbiamo scoperto come fosse cambiato il rapporto con la sua immagine e il suo corpo.

Lasciamo spazio alle parole di Adele e alle foto di Sara Reverberi con una notizia esclusiva sul futuro dell'artista veronese alla fine dell'intervista.

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Adele indossa cappello e sciarpa in lana AVANT TOI

Raccontaci tutto dall'inizio. Quando hai capito che volevi fare questo di lavoro e che la musica era importante per te?
L’ho capito abbastanza tardi, o comunque più tardi rispetto alla media dei miei amici e colleghi che fanno questo lavoro. Ho iniziato a suonare intorno ai 18 anni. Da che ero adolescente sono stata sempre appassionata di musica, però in qualche modo, forse anche per un problema di rappresentazione, non avevo mai considerato che potessi essere io la persona che creasse la musica. Mi ero sempre vista come una fruitrice, ma mai come una potenziale... soundmaker

Al liceo ho conosciuto la mia migliore amica Cecilia e lei aveva una chitarra. La prima volta che ci siamo viste ci siamo messe in camera sua, lei suonava, io cantavo. Facevamo le cover dei Cure, di Bob Dylan, cose così. E ci siamo dette che bella questa cosa. Non c'è mai stato un vero momento in cui ho detto: «La musica è il mio sogno, voglio fare questo». È semplicemente successo. A un certo punto mi sono ritrovata questa cosa tra le mani e funzionava come mezzo per comunicare con gli altri. Ovviamente ero un'adolescente disagiata (ride - ndr).

Da lì non l'ho più mollata, finché non è diventata il mio lavoro

E quindi cos'è successo poi? Finisci il liceo e? 
Io e Cecilia eravamo diventate un duo, che si chiamava LoveCats e nel 2013 ci siamo trasferite a Milano. 
Dopo un mese che vivevamo a Milano, abbiamo fatto una data un lunedì sera e così ho iniziato a conoscere altri musicisti e a scrivere canzoni per fare un disco e ho imparato a suonare la chitarra proprio perché volevo scrivere i miei pezzi. 

Da autoridatta, quindi? 
Sì, proprio andando su Google! 

A questo punto avevamo tanta carne al fuoco, stavamo registrando, imbastendo le registrazioni per un disco e Cecilia ha scelto di fare un altro percorso, e il duo si è sciolto. Era il 2014, e io mi sono ritrovata con questa manciata di canzoni che avevo scritto. E lì è nato Any Other

Il primo disco è uscito nel 2015 e ho fatto tantissime date live. All’inizio eravamo un trio, io, Erika Lonardi e Marco Giudici, il mio migliore amico con il quale collaboro ancora. Flash forward al 2016, mi scrive Niccolò Contessa de I Cani e mi chiede di aprire il loro concerto a Roma e qui conosciamo i ragazzi dell’etichetta 42 Records e qualche tempo dopo abbiamo iniziato a lavorare assieme.

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Adele indossa bustier, jeans e giacca con collo in pelliccia GAS, stivali SANTONI

E qui parti in tour con Colapesce che faceva parte di 42 Records. 
Sì ero nella sua band come chitarrista. 

Ti piaceva questa cosa? Nel senso, non essere tu a cantare.
Il lavoro di turnista mi ha sempre permesso di vedere come gli altri fanno le cose e quindi anche poi di portarmi a casa un pezzo del loro modo di lavorare. Suonare pezzi di altre persone ti obbliga a sbloccare delle zone di te stesso che magari non considereresti come musicista. 

Il primo disco che ho fatto con 42 Records si chiamava Two Geography, tecnicamente il mio secondo disco. Da lì è partito un tour in Italia, in Europa e siamo perfino arrivati in Asia orientale, appena prima del Covid. Siamo andati in Cina a novembre 2019, tra l'altro la prima data doveva essere a Wuhan e ce l'hanno cancellata guarda caso.

E durante il covid cosa hai fatto? 
Ero disperata perché a inizio 2020 doveva esserci il primo tour di Colapesce Dimartino e avevo anche scritto un concerto per sestetto, io chitarra e voce, Marco Giudici al pianoforte elettrico, e avremmo avuto anche flicorno soprano, sassofono tenore, viola e violoncello. Avevo il tour fissato nei teatri ed è saltato tutto. Era un momento del mio percorso lavorativo super importante. Alla fine tra aiuti statali e le due o tre cose che si sono riuscite a fare a distanza, non so come, ce l'ho fatta. 

L’anno dopo c'è stato il primo Sanremo di Colapesce Dimartino, poi è partito il tour e da lì è stato tutto più in discesa.

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Maglione e gonna in lana ZONA20, boots UGG, anello e bracciali ELOISE, calze GOLDEN POINT


Durante tutto questo tempo avevi meno tempo di scrivere per te?
In realtà alcuni pezzi di quello che sarebbe diventato stillness stop: you have a right to remember avevo iniziato addirittura a imbastirli prima dell'uscita del primo disco. Ma il mio percorso d'artista come Any Other è molto legato al live, quindi mettermi fretta in un momento di incertezza sul tour per la pandemia non aveva senso. E poi durante il Covid mi sono messa molto in discussione come musicista e come artista, perché venivo da anni in cui mi era successo solo due volte di stare a casa per più di due settimane. Ero sempre in tour. Sempre. 

E ti faceva anche piacere restare un po' a casa? O l'hai sofferta, cioè, a parte la paura economica ovviamente? 
All'inizio ho fatto molta fatica perché mi sono accorta che stavo sovrapponendo il mio valore come persona, al mio valore come artista. Non capivo più dove finivo io e dove cominciava la performance. Ho iniziato a chiedermi: se non suono chi sono? Che cosa ho da offrire agli altri se non suono? A posteriori sono contenta di questa crisi perché mi ha aiutato anche a ridimensionare il mio ruolo. Un grande aiuto in questo momento è stato iniziare a lavorare come produttrice in studio. Ho seguito dei progetti, personalizzazioni di film muti dal vivo, creato musica per podcast, ho iniziato a lavorare tanto anche sullo strumentale, quindi sulla composizione non per canzoni, che è una cosa che mi piace tantissimo. 

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Top e gonna con frange e stivali over-the-knee FABIANA FILIPPI, headpiece ROSANTICA, calze GOLDEN POINT

Poco dopo l’uscita di stillness stop: you have a right to remember e il tour che ne è seguito hai pubblicato il primo EP con pezzi anche in italiano.
Si chiama Per Te Che Non Ci Sarai Più, e sono quattro pezzi, due in italiano, uno in giapponese e uno in inglese. E l'abbiamo registrato in due giorni. È stato un po' come tornare al primo disco in qualche modo, cioè cercare di riappropriarsi di una dimensione più animalesca nell'approccio alla musica. Con stillness ero a quel livello in cui sei consapevole delle tue capacità ma anche dei tuoi limiti, sai tanto ma non abbastanza per liberarti delle tue conoscenze e consapevolezze, quindi ho fatto molta fatica a produrlo. Invece adesso mi sento in una zona in cui sono un po' più agile. 

Ti sei sentita più libera a scrivere in italiano? Tu che sei abituata a cantare in inglese comunque. 
Non so se più libera, però mi sono resa conto che la lingua è come se fosse una sorta di strumento. È un modo per dare una forma ad una materia informe. Questo per me è stato super interessante, perché mi ha messo nella condizione di rendermi conto anche che il registro che uso influenza il modo in cui io leggo la realtà

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Adele indossa uno slip dress di CALVIN KLEIN, cardigan in lana FABIANA FILIPPI, sandali SANTONI, calzini UNIQLO

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E il pezzo in giapponese? Tu parli giapponese?
Quando ero piccola mio padre era in fissa con alcuni autori, molto classici, sia di letteratura che del cinema asiatico. Quindi mi aveva introdotto a un po' di cose di cultura giapponese. Crescendo mi sono fissata con i videogiochi e poi sono andata a suonare in Giappone e ne sono rimasta affascinata. Così l'anno successivo mi sono iscritta a un corso del Comune di Milano di cui adesso sto frequentando il quinto anno. È stato super divertente. Da una parte è molto simile all'italiano perché ha una cadenza sillabica, ma a sua volta la divisione sillabica non è legata all'accento come nella nostra lingua. C’è un modo di sfruttare la metrica che è molto stimolante. 

Come ha reagito il tuo pubblico alle canzoni in italiano? 
Nei miei dieci anni da musicista, mi hanno sempre fatto la domanda «perché non scrivi in italiano?», ma in questo caso ho notato che è stata accolta semplicemente come una delle sfide che mi piace darmi quando faccio dei lavori nuovi. Che non vuol dire che da adesso in poi scriverò in italiano, però se ho voglia magari sì. 

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Trench coated MARBELL, stivali in gomma DR.MARTENS, borsa gioiello ROSANTICA

Secondo te effettivamente in Italia si può avere successo cantando in inglese o è impossibile, come tutti dicono? 
C’è proprio un limite. Mi rendo conto che la mia musica, come quella di altre colleghe - e uso il femminile apposta perché mi sembra che le cose più fighe le stiano facendo le ragazze in questo momento - probabilmente ponga un doppio limite al successo popolare. Il primo limite sono gli elementi inusuali da cui è composta. Non voglio dire che sia musica complessa perché alla fine è sempre pop (io la chiamo art pop), ma allo stesso tempo mi piace scrivere sfidando la forma canzone, mi piace arrangiare i pezzi in un certo modo, quindi so che magari non sono ecco, del tutto accessibili o comunque non necessariamente orecchiabili. Il secondo limite è la lingua. E negli ultimi anni abbiamo visto tanti artisti anche indipendenti avere un grande successo di pubblico passando da Sanremo, che è il Festival della Canzone Italiana. 

E secondo te è necessario passare da Sanremo per ‘esplodere’ in Italia?
Bè dipende da dove si vuole esplodere. Ci ho pensato tanto nell'ultimo paio d'anni, perché ho visto il percorso che hanno fatto invece artisti come ad esempio Daniela Pes, che adoro, o Io Sono Un Cane. Quindi forse un’alternativa c’è.

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Adele indossa pile e pantaloni NAPAPIJRI, occhiali da sole MOSCOT, stivali UGG

Vorrei tornare a quello che mi raccontavi del tuo lavoro. Quando pensiamo a un'artista (soprattutto se donna) è automatico pensare che sia una cantante, una frontwoman. Ma tu sei anche una chitarrista, un’autrice, una produttrice. Scrivi e conosci la musica. La rappresentazione femminile in queste professioni è minima e i nomi che mi vengono in mente lavorano quasi tutti all’estero.
Sì, sicuramente a 15 anni non avrei mai pensato di poter essere io una di quelle figure più “tecniche” che lavoravano dietro la produzione musicale. Con Marco Giudici gestiamo lo studio Cabin Essence e da circa un anno lavoro anche come fonica e assistente di Marco per la produzione di dischi. Mi sono impegnata molto per avere collaboratori, clienti e persone intorno a me che non mettessero un filtro di genere sulle cose. Quindi chi arriva a lavorare con noi sa cosa può aspettarsi.

Quando produci per altri a cosa stai attenta? 
Non avendo tutto l'investimento emotivo, il bagaglio, che provo quando lavoro sui miei pezzi, sono io la persona che guida l'artista e gli crea uno spazio dove può cadere sul morbido. Ho riflettuto tanto su che tipo di produttrice voglio essere, perché mi rendo conto che la mia cifra stilistica forte è negli arrangiamenti, nella scelta degli strumenti che devono stare assieme, il modo in cui scrivo le varie parti. Nei miei dischi tutto questo viene fuori all'ennesima potenza, mentre sui lavori per gli altri vorrei sviluppare di più un discorso sul suono e non soltanto sulla scrittura della musica. 

Forse ho una visione un po’ - passami il termine - 'fricchettona', ma credo che la musica in sé arrivi molto prima del pensiero sulla musica. Cerco di immaginare la canzone prima ancora che sia finita e capire se gli arrangiamenti che vorrei inserire sono frutto di un mio desiderio personale o se è la canzone a richiedermeli. Questo può portare anche a dover scartare degli elementi ai quali magari sei affezionato o che sono dei comfort però non è quello che la musica ti sta chiedendo in quel momento. È anche un discorso centrato sulla comunicazione e sull'ascolto e sull’accogliere quello che ti arriva.

Questa è una cosa che dice anche Nick Cave. Che la musica è un lavoro certosino quasi di ufficio ma poi le canzoni a loro volta “arrivano”.
Sì una volta che ti lasci prendere è davvero bello.


Adesso stai lavorando tanto in studio e però sei sempre un’artista da live. Qual è la cosa che ti piace di più del contatto con il pubblico?
Quando le persone alla fine dei concerti mi ringraziano e mi dicono che il concerto, o una canzone nelle specifico, le ha aiutate a sbloccare una cosa che avevano dentro e non sapevano neanche di dover tirare fuori. È quello che succede anche a me quando vado a sentire ad esempio i Big Thief e piango per un’ora e sono felice perché avevo bisogno di sfogarmi e loro hanno parlato al posto mio con le loro canzoni.

« Ti faccio un esempio: io e Marta Del Grandi facciamo musica molto diversa, ma magari perché cantiamo entrambe in inglese e facciamo canzoni particolari non ci mettono nella stessa line-up. A un artista maschio questa cosa non succede. »
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Cardigan, gonna e top stretch MARCO RAMBALDI. calze FALKE, collane e anello ELOISE (foto scattate al ristorante STUVETTA del GRACE LA MAGNA)

A te piace un sacco suonare con gli altri artisti. Quanto è importante la collaborazione nella musica e quanto può aiutare per sopravvivere in un mondo così competitivo? 
Questo è un mondo in cui quasi si suggerisce di rimanere isolati e di stare da soli. Perché sai, ci sono pochi soldi, quindi è meglio se li prendi tutti tu. È triste ma alla fine spesso si riduce a questo. 

E questo tipo di ragionamento “esclusivo” funziona anche il discorso che facevamo sul genere, no? 
Ne ho parlato anche tanto conte mie colleghe e per molte di noi è stranissimo non aver mai suonato agli stessi festival, e abbiamo capito che questo succede perché ci mettono tutte nella stessa categoria e automaticamente una viene esclusa. Ti faccio un esempio: io e Marta Del Grandi facciamo musica molto diversa, ma magari perché cantiamo entrambe in inglese e facciamo canzoni particolari non ci mettono nella stessa line-up. A un artista maschio questa cosa non succede.

Perché due artisti uomini con le chitarre e che fanno indie rock possono stare insieme nello stesso festival e noi semplicemente perché amiamo il jazz e cantiamo bene e conosciamo la teoria musicale non possiamo stare nella stessa line-up?

Tutto questo sistema genera molta ansia e porta le artiste anche a legare poco con le colleghe a livello amicale perché costituiscono una potenziale minaccia. Però io non ci voglio giocare a questo gioco. A costo di perdere delle possibilità. Ci sono cose che dovrò accettare perché comunque è lavoro e devo pagare l'affitto e mangiare, ma c'è qualcosa dentro di me e dentro anche tante persone come me, a cui non possiamo rinunciare e questa per me è una di quelle. Mi rifiuto di escludere la possibilità che pure noi artiste possiamo essere una palette di sfumature diverse. E non è accettabile che spesso i promoter o chi gestisce la musica ci metta costantemente in competizione, una contro l’altra. Perché io devo essere insicura per il successo di un'altra ragazza? Più siamo meglio è.

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Adele indossa un abito in pizzo ANIYE RECORDS

Assolutamente. E i social immagino non aiutino la situazione ansia. Come gestisci la FOMO da Instagram dove sembra sempre che tutti facciano cose e nel caso dei musicisti escano sempre pezzi nuovi, singoli, album e così via?
Penso che ci sia un problema di fondo a livello collettivo. Questa costante necessità di dover sempre apparire come vincenti in questa società non ci porta a confrontarci e a confidarci l'uno con l'altro. Tutte noi persone della musica viviamo la stessa identica esperienza: facciamo il nostro e siamo contenti mentre lo facciamo, la curva poi decresce e ci dobbiamo fermare perché è necessario anche per vivere la vita vera e fare esperienze e avere materiale sul quale poi creare nuovamente. Ma ammettere la necessità di fermarsi è un gesto da sfigati. E se non ci sei la domanda è subito: ma dove eri finita? Ma non sta lavorando lei? 

C’è questa corsa costante al successo e all'essere visti. Per fortuna all’inizio della mia carriera, me lo ricordo ancora, ho incontrato Enrico Gabrielli e gli ho detto : «Enrico io mi sento sempre nel momento sbagliato rispetto a tutto quello che succede intorno a me, mi sembra sempre di essere fuori tempo rispetto alle cose».  E lui mi ha detto: «Ti devi vedere come una formichina che piano piano un chicco alla volta mette da parte per l'inverno, senza l'ansia di dover raccattare tutto subito. Fai anche tu un pezzo alla volta e vedrai che questa cosa ti porterà piano piano avanti. Ci saranno un sacco di momenti in cui ti sentirai scoraggiata e penserai di essere un fallimento come artista, ma segui le tue regole interiori e le tue necessità». E davvero, sembrerà banale, ma da quel momento so che mi devo fidare del mio istinto e di quello che mi dice il mio corpo senza farmi troppo condizionare dal resto. 

Per combattere la FOMO poi è utilissimo confrontarsi e parlare con gli amici e i colleghi, avere uno specchio che ti fa rendere conto di quello che hai fatto nel momento in cui sei ferma e vedi gli altri che suonano e fanno cose. Quindi il mio consiglio è andare nella vita reale, parlare e vivere ti aiuta a staccarti dai pensieri intrusivi e dalla performance online.

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Adele indossa maglia con colletto AUTRY, gonna MARCO RAMBALDI, calzini GOLDEN POINT, anello ELOISE e occhiali da vista MOSCOT

Parliamo d'immagine. Oggi abbiamo scattato un servizio moda vero e proprio e prima ci hai detto che adori posare! Non me l’aspettavo. 
Il rapporto con la mia immagine sta cambiando tanto, forse anche perché ho superato i 30 anni e mi sento più in pace con il mio corpo, più sicura e in armonia, come se non ci fosse più qualcosa contro cui lottare, ma qualcosa insieme al quale lottare. Come persona non binaria per anni ho collaborato con questo collettivo di Brescia di Drag Queen e ho sempre frequentato ambienti queer. Per cui per me la performance, che passa attraverso anche il truccarsi e il vestirsi, aiuta a esprimere delle parti di te che non riesci a tirare fuori nel quotidiano.

Solitamente mi vesto da 'ragazzino', però allo stesso tempo mi piace anche giocare con il fatto di poter essere femme. Non ho un corpo androgino e so che questa parte di me non posso celarla allo sguardo altrui, ma ho capito come farla diventare mia.

Prendi tu il potere.
Esatto. E mi concentro su quello che mi interessa e ci gioco. Diventa una scelta attiva e proattiva. Anche sul palco è così: non perché devo, ma perché voglio.

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Adele indossa giacca e gonna a frange PORTS 1961, sandali a listelli GIUSEPPE ZANOTTI, calze GOLDEN POINT.

Ti volevo chiedere se hai delle icone di stile a cui ti ispiri o magari anche solo degli artisti a cui magari pensi quando sei sul palco, anche involontariamente.
C’era questo gruppo che si chiamava Yellow Magic Orchestra, la band di Sakamoto negli anni 80, e giocavano tanto con l'androginia, tanto colore rosso nelle loro copertine, un colore che a me fa impazzire. La loro iconografia mi ispira molto. E poi Saint Vincent che interpreta sempre un personaggio o anche Björk, tutte autrici, produttrici, tecniche della musica, che non hanno paura di confrontarsi con la loro immagine o di essere prese per superficiali perché curano i loro look.

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Gilé in pelliccia e guanti MACKAGE, coperta ALONPI

Lasciamoci con una breaking news per il futuro.
Sto mixando un disco perché ho una nuova band, si chiama A Nice Noise e io suono il basso e canto.

Proprio una band, come i Måneskin (ride).
Tu scherzi ma una volta mi hanno chiesto se fossi la bassista dei Måneskin. E io ho risposto: «Sì, mi avete scoperta».


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Credits:


Talent: Adele Altro, Any Other
Foto e Art Direction: Sara Reverberi
Creative Direction e styling: Sara Moschini
Location: Grace La Magna St. Moritz

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Tommy Hilfiger apre la stagione delle feste a Venezia 


Con un evento esclusivo ricco di ospiti Tommy Hilfiger lancia i suoi look modern prep per le festività. Grazia era a Venezia per scoprire gli abbinamenti a cui ispirarsi e portarvi nella magia della città più bella del mondo

Come ti vestirai a Natale? È una delle domande che abbiamo chiesto agli ospiti dell’evento “A Hilfiger Holiday”, una brand experience che ha portato tanti amici italiani di Tommy Hilfiger a Venezia, per assaporare la dolce atmosfera delle feste in una delle città più eleganti al mondo.

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Elisa Maino a Venezia

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Simone Bredariol e Matteo Guerrieri a Murano

Ospiti per due giorni del boutique hotel Palazzina Grassi, dove lo stile contemporaneo si fonde con l’eleganza tradizionale veneziana, i talent invitati hanno potuto gustare una cena intima nel rinomato ristorante affacciato sul Canal Grande, partecipare a una sessione di soffiatura del vetro con il maestro artigiano Simone Cenedese nell’incantevole isola di Murano, pranzare al ristorante Quadrino in piazza San Marco per provare le nuove fragranze Tommy Her New York e Tommy New York e assistere a un DJ set del musicista milanese Vittorio Menozzi, ma soprattutto hanno provato e giocato con i nuovi capi della collezione Tommy Hilfiger Holiday 2025 interpretandoli ognuno con la propria personalità e adattandoli alle diverse occasioni.

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Il maestro Simone Cenedese nella sua vetreria di Murano ha creato una speciale pallina di Natale con i colori iconici di Tommy Hilfiger

L’esuberante Vic Montanari, ad esempio, amante dei colori e degli abbinamenti inaspettati, ha alternato morbidi jeans e maglioni a losanghe con una longuette A line a pieghe e un collo alto natalizio dalla lavorazione grafica, Ryan Prevedel, epitome del ragazzo preppy, non si è lasciato sfuggire i jeans da indossare con i mocassini lucidi e la cravatta, tipici dell’heritage americana, e Elisa Maino il completo bianco, estremamente versatile. L’attrice Lavinia Guglielman ha optato per un look comodo con pantaloni dal taglio maschile adatti ai trasferimenti sull’acqua e alle attività pomeridiane per poi giocare con i contrasti di gonna in paillettes nera e camicia in cotone bianca della sera.

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La digital creator Vic Montanari indossa un'alternativa al classico maglione natalizio


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Ryan Prevedel in barca verso Murano



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Elisa Maino in completo bianco Tommy Hilfiger

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Lavinia Guglielman unisce look androgino con gonna nera in paiette

La coppia Paola Cossentino e Mees Truijens sembra uscita dal frame di un film della Nouvelle Vague. Lei, iperfemminile, con camicia morbida bianca e pantalone nero, e lui, in completo, mentre la giovane Dolma Lisa Dorjee riesce ad esprimere la sua parte più street con il maglione in lana abbinato ai jeans e a cambiare personalità la sera tirando fuori la dark lady ipercool che è in lei grazie all’abito stretch nero con le spalle scoperte. 

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Dolma Lisa Dorjee al pranzo al Quadrino in piazza San Marco dove ha potuto scoprire la fragranza Tommy Her New York


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Il table set per il pranzo al Quadrino con i profumi Tommy Her New York e Tommy New York

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Dolma Lisa Dorjee in abito nero lungo

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Paola Cossentino e Mees Truijens elegantissimi alla cena a Palazzina Grassi

E ancora: Yusuf Panseri, Mattia Basso, Simone Bredariol e Matteo Guerrieri hanno avuto la possibilità di interpretare per i look daily la maglieria, punto forte della collezione Tommy Hilfiger Holiday 2025 caratterizzata dall’inconfondibile Tommy Crest, lo stemma che raffigura un leone con la spada circondato da una corona di alloro che ritroviamo anche su berretti e sciarpe, per poi trasformarsi in gentlemen con un twist per la sera.

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Yusuf Panseri spezza il classico completo e opta per un mix bianco, crema, micro scacchi

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Simone Bredariol nel suo look serale

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Matteo Guerrieri sceglie il velluto e i pantaloni bianchi per la cena di Natale

Accanto all’esperienza di Venezia, il brand americano porta la storia e il calore delle festività 2025 anche nei negozi di Milano e Roma. Gli ospiti potranno infatti godere di un servizio gratuito di confezionamento regali per tutto dicembre, mentre in alcune giornate ci saranno delle divertenti “Santa’s Mailbox”, un carrello di cioccolato e serate di shopping speciali – momenti coinvolgenti pensati per accogliere i consumatori nella comunità del marchio. Qui il link per iscriversi a tutte le iniziative.

L’evento non poteva concludersi se non con uno speciale Secret Santa, dove i ragazzi e le ragazze hanno potuto scambiarsi i regali, ovviamente tutti pensati per loro da Tommy Hilfiger.

E voi? Siete pronti a vivere un Natale firmato Tommy Hilfiger?

Credits:

Video: Andrea Barbui
Foto: Tommaso Biondo