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Lifestyle

Grand Hotel Flora, l’hotel di Sorrento dove il futuro ha memoria

Grand Hotel Flora, l’hotel di Sorrento dove il futuro ha memoria

foto di Sara Reverberi Sara Reverberi — 21 Luglio 2026
Riaperto nel 2026 dopo il restyling firmato Giuliano Andrea Dell’Uva, lo storico indirizzo della famiglia Mascolo torna con una nuova identità fatta di design, arte e dettagli recuperati. Perché qui la storia non è stata costruita: era già lì.
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Ci sono hotel che cambiano pelle. E poi ci sono quelli che, prima di tutto, recuperano la memoria. Il nuovo Grand Hotel Flora non inizia dal design, ma dai ricordi. Quelli della famiglia Mascolo, che tra queste stanze è cresciuta davvero, trasformando un albergo aperto negli anni Sessanta in una casa prima ancora che in una destinazione. La storia dell’hotel comincia con un gesto d’amore: quello dell’avvocato Pasquale Ruggiero che, insieme alla moglie Flora, fonda l’hotel e sceglie di darle il suo nome, come una dedica destinata a restare nel tempo. Da allora questo indirizzo è diventato parte del racconto di Sorrento, attraversando generazioni di ospiti e di vita quotidiana. A custodirne lo spirito sono stati poi la figlia Silvana e il marito Francesco Mascolo, che per decenni hanno trasformato l’ospitalità in una presenza familiare fatta di attenzioni, incontri e piccoli rituali. Oggi sono i loro figli, Gilberto, Marino e Floriano, a raccogliere questa eredità. Tre fratelli cresciuti tra camere, corridoi e il via vai degli ospiti, con una memoria personale dell’hotel che diventa il punto di partenza della sua nuova vita.

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Prima ancora di entrare, il Grand Hotel Flora racconta qualcosa di sé. Lo fa attraverso la storica pensilina voluta dal nonno della famiglia Mascolo, ancora oggi il primo gesto di accoglienza dell’hotel. 

Attraversarla significa entrare in un progetto che ha scelto di non cancellare le proprie origini. Sarà la palette verde salvia, saranno le geometrie impeccabili, quell’equilibrio quasi irreale tra rigore e leggerezza: per un attimo sembra di essere finiti in un film di Wes Anderson. Poi ci si ricorda che non è un set. È tutto vero. Anche perché il Grand Hotel Flora, una storia sul grande schermo l’ha già avuta. Proprio qui, nel 1966, Mario Amendola girò Viaggio di nozze all’italiana, una commedia che aveva scelto l’allora Hotel Flora come scenario principale delle vicende delle sue coppie protagoniste, catturando quell’idea di villeggiatura italiana fatta di mare, eleganza spensierata e giornate senza fretta.

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È proprio a quella leggerezza sofisticata che mira il progetto di rinnovamento firmato da Giuliano Andrea Dell’Uva, che come farebbe un regista con un vecchio film di famiglia, ha restaurato le immagini senza cancellarne la grana.

La sfida non era ricreare un’epoca, ma ritrovare quello stato d’animo. Quella sensazione di essere in vacanza prima ancora di aver disfatto la valigia.

E infatti il viaggio parte già dalla lobby che, ampia e luminosa, si apre come una grande piazza mediterranea: il pavimento smaltato nelle sfumature del blu richiama il mare di Sorrento, mentre i soffitti alti e la scenografica scalinata restituiscono tutta l’eleganza degli anni Sessanta.

Grand Hotel Flora Sorrento-01

La scala, però, nasconde una storia molto personale: fu disegnata dalla nonna Flora per l’inaugurazione dell’hotel. Da semplice elemento architettonico è diventata, quasi senza volerlo, un pezzo di memoria familiare. Oggi è ancora lì, fedele al suo ruolo: accogliere ospiti, accompagnare arrivi e partenze. Difficile trovare un pezzo di design con un curriculum altrettanto vissuto.

A completare la scena, lo storico lampadario recuperato domina lo spazio con la sua presenza silenziosa, quasi fosse un testimone privilegiato del passaggio dei viaggiatori e del tempo. Al centro della lobby, un tavolo monolitico ottagonale in granito ospita una collezione di vasi antropomorfi in ceramica smaltata degli anni Cinquanta, realizzati dalla storica manifattura C.A.S. di Vietri.

Un dettaglio che racconta il legame con l’artigianato locale e quella capacità tutta italiana di trasformare gli oggetti in custodi di memoria. Accanto, il bar con il pianoforte ritrova il suo ruolo naturale di salotto dell’hotel: un luogo che accompagna gli ospiti dalla mattina fino all’aperitivo e che la sera diventa punto d’incontro tra cocktail, musica e conversazioni che iniziano spesso con una domanda semplice: “da dove arrivi?”.

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A rendere il racconto ancora più interessante sono gli arredi, scelti come si scelgono i personaggi giusti in una storia: alcuni arrivano dal passato, altri appartengono al presente. Ci sono icone del design italiano del Novecento, come i pezzi firmati da Gio Ponti per Cassina e le creazioni di Gianfranco Frattini, accanto a una selezione contemporanea che dialoga con marchi storici del design italiano e internazionale. 

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Ma al Flora non sono solo gli oggetti a raccontare una storia. Anche le pareti hanno qualcosa da dire. Il progetto si apre infatti all’arte contemporanea attraverso la collaborazione con Galerie König, una delle realtà internazionali più interessanti del settore, trasformando l’hotel in una galleria diffusa dove le opere entrano nella quotidianità degli ospiti. Lavori di artisti come Erwin Wurm e Reine Paradis convivono con conversazioni, colazioni e momenti di passaggio: qui l’arte non è qualcosa da osservare a distanza, ma qualcosa che si incontra mentre si vive lo spazio.

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Lo stesso vale per il design. Le iconiche Superleggera, recuperate e riportate alla loro funzione originale, continuano ancora oggi ad accompagnare gli ospiti al Bistrot Silva. Viene quasi da chiedersi quante storie abbiano ascoltato quelle sedie negli anni, tra colazioni lente, pranzi di famiglia e conversazioni finite ben oltre il previsto.

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Il Bistrot Silva è il salotto luminoso dell’hotel: le ampie vetrate si aprono verso il giardino e il dehor esterno, dove tavolini in ferro battuto bianco, cuscini a righe e piante di agrumi costruiscono un’atmosfera sospesa tra interno ed esterno. Uno di quei luoghi dove il confine tra colazione, pranzo e aperitivo diventa volutamente poco chiaro, perché al Grand Hotel Flora l’orologio può prendersi una piccola pausa.

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E a proposito di protagoniste, ecco le nuotatrici. Il dettaglio più inaspettato del progetto: un motivo ideato dallo studio Dell’Uva come omaggio all’immaginario balneare italiano del dopoguerra, che attraversa l’hotel come una firma nascosta.

Sono loro ad accompagnare gli ospiti nei corridoi, riapparendo nei mosaici della reception, nelle porcellane del ristorante e nei piccoli dettagli che si scoprono solo guardando con attenzione. Una sorta di filo conduttore discreto, quasi un gioco lasciato lungo il percorso.

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Basta seguirlo e, passo dopo passo, conduce fino alle camere, dove il racconto continua in una dimensione più intima.

Le 121 camere, di cui 14 suite con terrazze solarium vista Golfo, proseguono quella stessa idea di equilibrio tra memoria e contemporaneità che attraversa tutto l’hotel. Il colore segue il paesaggio: i blu profondi e i cobalti delle camere rivolte verso il mare incontrano il verde smeraldo delle signature affacciate sull’entroterra.

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Maioliche vietresi, tessuti gessati, legni intagliati e pezzi di design contemporaneo costruiscono ambienti che sembrano avere già una storia, anche quando sono appena stati inaugurati. Nelle suite, le vetrate a tutta altezza trasformano il panorama in parte dell’arredo e le terrazze private diventano veri salotti sospesi sul Golfo.

Sono quei luoghi in cui il programma della giornata rischia di subire una piccola modifica: cinque minuti in più davanti al panorama, che a Sorrento è forse il modo più elegante per arrivare in ritardo.

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E se dalla camera la tentazione è già quella di rimandare l’uscita, una volta scoperto il rooftop Oliva tutti i programmi della giornata rischiano seriamente di saltare.

Inaugurato il 4 luglio 2026, è la giovanissima new entry del panorama sorrentino, con un piccolo vantaggio sugli altri: ha già un passato.

Perché prima ancora di essere un nuovo indirizzo per cocktail al tramonto e pizze vista Golfo, è il luogo dove torna a vivere la piscina originale degli anni Sessanta dell’hotel, recuperata nelle sue forme sinuose ispirate alla lezione di Gio Ponti. Un pezzo di storia che oggi diventa il centro di un giardino sospeso sul Golfo di Napoli.

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L’identità di Oliva porta anche la firma di Giotto Calendoli: un segno grafico poetico, ironico e vagamente surreale che trasforma logo e divise in parte del racconto. Perché qui anche i dettagli hanno un ruolo, compreso il compito non semplice di confrontarsi con un panorama che sembra già uscito dalla fantasia di qualcuno.

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Perchè ci pensa il Vesuvio a ricordare che non serve inventare troppo: rimane lì, immobile, mentre la luce cambia lentamente sulle isole e sui tetti di Sorrento. E forse è proprio questo il dettaglio più riuscito di Oliva: un rooftop appena nato che sembra avere già una storia, come se fosse rimasto in attesa del momento giusto per tornare a essere vissuto.

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Ed è qui che si capisce davvero il senso del  nuovo Grand Hotel Flora: non aggiungere un nuovo capitolo cancellando i precedenti, ma continuare una storia già iniziata perchè il cuore del progetto resta profondamente familiare.

Ed è proprio questo il dettaglio che, tornando a casa, rimane nel cuore: la sensazione di essere stati ospiti in un luogo che, prima ancora di diventare un hotel di design, è stato la casa di qualcuno.

Ed è difficile immaginare un punto di partenza migliore per riscoprire Sorrento.

© Riproduzione riservata

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