Alcune lettere non vengono mai usate sulle targhe automobilistiche, ci avete mai fatto caso? Ecco quali sono e perché
Ogni giorno incrociamo decine di targhe, ma quattro lettere dell’alfabeto non compaiono mai: I, O, Q e U. Ci avete mai fatto caso?
Non è una curiosa coincidenza: è una scelta precisa, pensata per evitare errori di lettura, multe sbagliate e pasticci con i sistemi elettronici di controllo.
Secondo quanto riportato da Wikipedia sulle targhe d’immatricolazione italiane, questa regola nasce con il formato attuale, introdotto negli anni Novanta, e riguarda tutte le targhe ordinarie di auto e moto. Vediamo cosa c’è dietro questa “censura” delle lettere.
Come è fatta oggi una targa italiana
Dal 28 febbraio 1994 le targhe italiane standard seguono lo schema AB 123 AB: sette caratteri in tutto, due lettere, tre cifre, altre due lettere. Il codice non dice nulla sulla provincia, è solo una progressione nazionale gestita dalla Motorizzazione.
Le lettere utilizzabili non sono tutte: il sistema ne prevede 22 su 26. Fuori gioco proprio loro, I, O, Q e U. Le altre, dalla A alla Z, compaiono normalmente nelle varie combinazioni, anche se non tutte le coppie sono effettivamente usate nella pratica.
Secondo un’analisi pubblicata da Focus, con questo schema si ottengono circa 234 milioni di combinazioni, considerate sufficienti per 80-90 anni di immatricolazioni. I siti specializzati che tengono traccia delle serie, come quelli che collegano lettera iniziale e anno di immatricolazione, stimano che ogni “blocco” di prima lettera duri in media 4-5 anni: oggi siamo alle serie con H iniziale, quindi il serbatoio è ancora lontano dall’esaurirsi.
Quali lettere sono bandite e per quale motivo
Le lettere “vietate” sono quattro: I, O, Q e U. Il motivo non ha nulla di scaramantico. La logica è tutta grafica: ridurre al minimo le possibilità di confusione tra lettere e numeri, sia per chi guarda a occhio nudo, sia per le telecamere di ZTL, Tutor e autovelox.
La I maiuscola è la più ovvia: in molti caratteri tipografici è quasi identica al numero 1. Immaginate di dover trascrivere al volo una targa con una penna, dopo un tamponamento, e di non ricordare se fosse “BI 117 KI” o “B1 117 K1”. Un semplice equivoco può creare problemi in un verbale o in un’assicurazione.
O e Q hanno un difetto simile, ma con lo zero. A distanza, soprattutto con pioggia o foto sfocate, una “O” in mezzo alle cifre sembra facilmente uno 0. La Q, che di solito si distingue solo per un piccolo tratto in basso, rischia di sparire del tutto in un’inquadratura poco nitida. Da qui la decisione di eliminarle entrambe dal gioco.
La U è un caso un po’ diverso: viene considerata troppo simile alla V, soprattutto quando si legge in fretta. Secondo diversi siti specializzati sulle targhe, questo può creare ambiguità in combinazioni dove la V è molto usata, e complicare la vita ai sistemi di lettura automatica. Tirando le somme, tutte e quattro queste lettere hanno un “gemello” grafico a rischio confusione (1, 0 o V), quindi sono state sacrificate per avere un sistema più chiaro e affidabile.
Da quando esiste questa regola e quanto durerà
L’esclusione di I, O, Q e U entra stabilmente in scena con il formato AB 123 AB, attivo appunto dal 1994. Nel 1999 arriva la cosiddetta eurotarga, con le bande blu laterali e la sigla dello Stato, ma la logica delle lettere consentite resta identica. Le serie più vecchie, con la sigla della provincia, seguivano regole diverse, ma è con il sistema attuale che il set di 22 lettere diventa lo standard per auto e moto.
Focus ha calcolato che le 234.256.000 combinazioni disponibili dovrebbero bastare per circa 80-90 anni di nuove immatricolazioni. Considerando che il sistema è in uso da poco più di trent’anni, l’orizzonte temporale è ancora lungo: si parla grossomodo di fine secolo, ovviamente con tutte le cautele del caso legate all’andamento del parco circolante.
Quando ci si avvicinerà davvero al limite, sarà più logico pensare a un nuovo formato (magari più lungo o con una struttura diversa) che reintrodurre lettere “problematiche” come I, O, Q e U. Scelte simili, tra l’altro, esistono già in altri Paesi europei: in Francia alcune lettere sono escluse per evitare confusioni con i numeri, nei Paesi Bassi certe combinazioni vengono vietate per motivi di leggibilità o per non formare parole ambigue. L’Italia, insomma, è perfettamente in linea con una tendenza europea.
Le domande più frequenti sulle lettere delle targhe
Si può richiedere una targa con la lettera I, magari per avere le proprie iniziali?
No. In Italia non esistono targhe personalizzate “su richiesta” come in altri Paesi, e il sistema informatico della Motorizzazione non prevede proprio l’uso di I, O, Q e U nelle targhe ordinarie.
Le moto seguono le stesse regole delle auto?
Sì. Cambia il formato fisico della placca (più quadrata), ma la combinazione alfanumerica è costruita con lo stesso schema e con lo stesso set di 22 lettere.
Perché ci sono targhe con la sigla EE?
Quelle non sono targhe “normali”: la sigla EE è riservata ai veicoli di escursionisti esteri e ad altre categorie particolari. Proprio per questo la combinazione di lettere “EE” è evitata nelle targhe civili ordinarie, per non creare omonimie.
Esistono targhe dove compaiono U o Q?
Nell’uso quotidiano, per chi guida una comune auto immatricolata in Italia, la risposta è no: nel numero principale non vedrete mai I, O, Q e U. Eventuali eccezioni possono riguardare serie molto specifiche o codici interni, che non toccano la stragrande maggioranza dei veicoli che incontrate ogni giorno in strada.
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