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Ritardatari cronici all’appello: vi spieghiamo perchè siete sempre in ritardo, secondo la scienza

Ritardatari cronici all'appello: vi spieghiamo perchè siete sempre in ritardo, secondo la scienza

foto di Grazia.it Grazia.it — 11 Luglio 2026
arrivare-in-ritardo
Se il vostro “arrivo tra cinque minuti” diventa sempre un quarto d’ora, potreste rientrare tra i ritardatari cronici che la scienza osserva da vicino. Tra cervello, emozioni e abitudini, qui il tempo si trasforma in un enigma che può cambiare il modo in cui vi organizzate.

L'SMS "Arrivo tra cinque minuti" che inviate uscendo dalla doccia e leggono gli altri quando voi siete ancora davanti all'armadio è un classico. Se vi riconoscete, benvenute nel club dei ritardatari cronici. Non significa automaticamente essere maleducate o menefreghiste, ma la scienza dice che non si tratta neppure solo di sfortuna o traffico imprevedibile.

Per psicologi e ricercatori la puntualità è un piccolo grande collante sociale: segnala rispetto, regge l'organizzazione del lavoro, persino la sanità. "Quando fissate un appuntamento firmate un contratto implicito", spiega la psicologa statunitense Pauline Wallin. "Se arrivate in ritardo in modo costante, minate la fiducia nella relazione". Capire cosa c'è dietro il vostro perenne quarto d'ora accademico è quindi meno frivolo di quanto sembri.

Ritardatario cronico o solo disorganizzato?

Arrivare tardi una volta perché il tram si blocca è fisiologico. Si parla invece di ritardo cronico, quella che alcuni chiamano sindrome da ritardo cronico, quando il copione si ripete in contesti diversi. Lavoro, cene, visite mediche, tutto rientra nel quadro. E il margine non è più il classico quarto d'ora, ma decine di minuti che si accumulano settimana dopo settimana.

Un indizio: se leggendo questa lista vi sentite chiamate in causa su più voci, rientrate tra i ritardatari cronici.

- siete quasi sempre in ritardo agli appuntamenti, anche con persone importanti
- perdete spesso treni, aerei, riunioni
- sottovalutate sistematicamente i tempi di preparazione e di viaggio
- vi sentite in colpa, ma non riuscite a cambiare abitudine

Cosa dice la scienza sui ritardatari cronici

Per anni un famoso studio del 2003 non trovava legami chiari tra ritardo cronico e personalità. Oggi il quadro è più nitido. Jeff Conte, psicologo della San Diego State University, ha mostrato che esistono differenze stabili: chi ha punteggi alti in coscienziosità è molto più puntuale, chi è disorganizzato e impulsivo tende a far tardi.

Entrano in gioco anche i famosi bias cognitivi. Molti ritardatari cronici sono ottimisti del tempo: credono sinceramente di poter fare mille cose in mezz'ora. In psicologia si parla di errore di pianificazione: si sottostimano i tempi nonostante l'esperienza dica il contrario. Uno studio pubblicato sull'European Journal of Work and Organizational Psychology ha collegato diversi ritardi alle riunioni proprio a questa tendenza.

C'è poi il tema dell'orologio interno. Non tutti hanno lo stesso cronotipo: i mattinieri entrano subito in funzione, i nottambuli impiegano più tempo a carburare e soffrono di disallineamento con il classico orario d'ufficio. Secondo diversi studi sul ritmo circadiano, chi è costretto a svegliarsi troppo presto accumula sonno e concentrazione scarse, con inevitabili ritardi.

In alcune persone il ritardo cronico è legato a vere difficoltà nelle funzioni esecutive. Chi ha disturbo da deficit di attenzione, autismo o altre neurodivergenze sperimenta spesso la cosiddetta cecità temporale: il tempo scivola senza che ce ne si accorga. Studi recenti citati anche da National Geographic mostrano che questi profili sottostimano gli intervalli e faticano a passare da un compito all'altro.

ritardo

Profili tipici di ritardo cronico

Gli esperti descrivono diversi "stili" di ritardatari cronici. Riconoscervi può aiutarvi a scegliere le strategie giuste.

- L'ottimista del tempo: convinto di poter incastrare tutto, aggiunge sempre "ancora una cosa" prima di uscire e dimentica i margini imprevisti.
- Il nottambulo fuori fase: la sveglia è il suo nemico, al mattino è rallentato, si trascina e si riduce all'ultimo minuto per qualsiasi uscita.
- Il neurodivergente con cecità temporale: perde la percezione del passare dei minuti, si iper-concentra su un'attività e si accorge dell'orario solo quando è già tardi.
- Il ribelle (o ansioso) nascosto: arriva tardi per non sentirsi sottomesso alle richieste degli altri o perché teme l'incontro e lo rimanda finché può.

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Come iniziare a smettere di arrivare sempre in ritardo

La buona notizia: i ritardatari cronici non sono condannati a vita. Gli esperti di gestione del tempo consigliano prima di tutto di identificare i propri "punti ciechi". Non calcolate solo il tragitto in macchina: aggiungete i minuti per vestirvi, cercare le chiavi, parcheggiare, aspettare l'ascensore, fare il check-in. Sommando tutto, scoprirete spesso differenze di 10-15 minuti rispetto alle vostre stime.

Un trucco semplice è pianificare al contrario: partite dall'orario in cui dovete essere sul posto e risalite indietro fissando un'ora precisa per iniziare a prepararvi e per uscire di casa, con un margine extra. Qui la tecnologia aiuta: liste di cose da fare, calendari digitali, sveglie e promemoria sullo smartphone possono diventare una stampella finché il nuovo automatismo non si consolida.

Per chi sente di avere bisogno di un aiuto in più, la terapia cognitivo-comportamentale e le tecniche di mindfulness sono strumenti efficaci: lavorano sui pensieri del tipo "ce la faccio in cinque minuti" e aiutano a restare presenti al passare del tempo. Se il ritardo cronico compromette lavoro, studio o relazioni, o sospettate un disturbo come l'ADHD, il passo successivo è parlarne con uno psicologo o un medico.

© Riproduzione riservata

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