La "vera" Biancaneve resa famosa dalla favola di fratelli Grimm e da Disney? Potrebbe essere stata italiana (e aver vissuto sulle Dolomiti)
Nel cuore delle Dolomiti bellunesi, sotto il Monte Pore, c'è un paese minuscolo che potrebbe riscrivere la geografia delle fiabe: Colle Santa Lucia. Qui, tra fienili e gallerie scavate nella roccia, molti sono convinti che sia nata la vera Biancaneve dei fratelli Grimm. Non una principessa di corte tedesca, ma una ragazza legata al ferro, ai "nani" minatori e a un regno sotterraneo.
Le Miniere del Fursil, attive per quasi otto secoli, custodiscono infatti una leggenda ladina che somiglia molto a Biancaneve. Protagonista: Delibana, una giovane rinchiusa nelle viscere del Monte Pore, circondata da un popolo di piccoli uomini che lavorano la roccia. Se cercate la vera Biancaneve delle Dolomiti, il viaggio inizia esattamente qui.
Perché molti pensano che la vera Biancaneve sia bellunese
La teoria non nasce solo dall'orgoglio locale di pochi montanari. Lo studioso Giuliano Palmieri, nel libro Le antiche voci dei Monti Pallidi, è stato il primo a ricostruire in modo sistematico il legame tra la leggenda di Delibana e la fiaba raccolta dai Grimm. La sua ipotesi è stata ripresa da vari studiosi di folclore e compare anche nella voce enciclopedica dedicata a Biancaneve.
I fratelli Grimm, all'inizio dell'Ottocento, non inventavano quasi nulla: ascoltavano storie orali raccontate da contadini, artigiani, viaggiatori, e le mettevano per iscritto. Nel Seicento e nel Settecento molti minatori delle Dolomiti partirono a lavorare in altri distretti europei. Con loro viaggiavano anche le favole di casa. Da qui l'idea che il racconto di Delibana sia stato “esportato” verso nord e poi rielaborato in Germania.
Dentro la leggenda di Delibana e del regno di Aurona
La leggenda colloca il cuore della storia proprio sotto il Monte Pore, a sud delle cosiddette “sette montagne di vetro”, che sarebbero i grandi ghiacciai delle Alpi orientali. Là, nelle viscere della terra, prospera il regno di Aurona, ricchissimo di oro, argento, ferro e pietre preziose. A custodirlo c'è un popolo di nani minatori, infaticabili e gelosi del loro tesoro.
Per mantenere fertile la vena di ferro, ogni sette anni gli uomini del villaggio chiudevano nel regno sotterraneo una delibana. Il termine indica una giovane vergine destinata a vivere nelle gallerie per altri sette anni. Intorno a lei lavoravano i nani, in un eterno ciclo di colpi di piccone e martelli sulla roccia. Finché una ragazza decide di sacrificarsi: scende per ultima, interrompe il rito e, con il suo gesto, fa esaurire il giacimento. Il parallelo con Biancaneve è quasi automatico. C'è una fanciulla isolata, ci sono sette piccoli uomini, c'è un lungo “sonno” nel sottosuolo e un sacrificio finale che chiude la vicenda.
(In foto: il paese di Colle Santa Lucia, sulle Dolomiti Bellunesi)
Dove viveva Delibana oggi: miniere del Fursil e sentieri da percorrere
Oggi quel mondo sotterraneo ha coordinate molto precise. Siamo a Colle Santa Lucia, in Agordino, in provincia di Belluno. Ai piedi del Monte Pore si apre il complesso delle Miniere del Fursil, uno dei distretti estrattivi più antichi delle Dolomiti, documentato almeno dal 1177. Qui si estraeva una siderite manganesifera che dava un ferro resistente e flessibile, perfetto per le spade che da Venezia raggiungevano mezza Europa.
Il punto di partenza ideale è la piazza del paese, dove ha sede l'Istitut Cultural Ladin Cesa de Jan, ex palazzo amministrativo delle miniere. Da qui, con le visite organizzate in estate, si raggiunge la Miniera dei Vauz, l'unica galleria oggi visitabile dall'interno. L'ingresso è stretto, si indossa il casco, la luce si spegne in pochi metri. In circa un'ora e mezza di percorso guidato vi raccontano tecniche di scavo, storia del ferro e, naturalmente, i segreti di Delibana. Il percorso è adatto a chi ha un minimo di confidenza con gli spazi chiusi ed è consigliato soprattutto a bambini dagli otto anni in su. Ci sono passaggi bassi, terreno umido e un buio che fa la sua parte, ma proprio per questo l'effetto “vera Biancaneve delle Dolomiti” è assicurato.
Se preferite restare all'aria aperta, dal Centro visite delle Miniere del Fursil, in località Zarnadoi, parte un anello di circa un'ora nel cuore del giacimento. Si cammina tra vecchi imbocchi di galleria, boschi di larici e la grande frana dei Vauz, dove il versante è ancora spoglio per gli otto secoli di estrazioni. Un altro itinerario suggestivo è la Strada della Vena, l'antica via del ferro che collega Colle Santa Lucia al Castello di Andraz e poi alla Val Badia. Seguendo questo tracciato, tra panorami sul gruppo del Sella e sul Civetta, è facile immaginare i minatori in viaggio verso il nord con i loro racconti in tasca. Forse, da qualche parte lungo questa strada, la fiaba di Delibana ha iniziato a trasformarsi nella Biancaneve dei fratelli Grimm.
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