Gatti tricolore, quasi tutti sono femmine: ecco perché i rarissimi maschi sono così speciali
Circa il 99,9% dei gatti tricolore sono femmine, spiegano diversi siti di divulgazione come Geopop, Focus e Kodami. Il dato è talmente ripetuto che molte di voi ormai usano il colore del mantello per indovinare il sesso di un cucciolo al volo, senza neppure alzare la coda. Dietro quella percentuale, però, non c'è magia ma il modo in cui i cromosomi sessuali distribuiscono pigmento sul pelo.
Ovviamente esistono eccezioni, e sì, esistono anche gatti tricolore maschi. Sono però rari quanto un taxi libero sotto la pioggia: alcune stime parlano di un maschio tartarugato o tricolore ogni circa tremila nati. Per capire perché succede, bisogna fare amicizia con due protagonisti tanto piccoli quanto influenti: il cromosoma X e il cromosoma Y.
Risposta veloce: sì, quasi tutti sono femmine
Quando si parla di gatti tricolore in genere si intendono i cosiddetti calico: macchie nette di arancione, nero e bianco. I tartarugati, invece, mescolano arancio e nero in chiazze più piccole, spesso senza molto bianco. In entrambi i casi il disegno riguarda solo il mantello, non una razza specifica: una gatta europea di casa può essere calico tanto quanto un Maine Coon.
Secondo gli esperti di genetica felina, riportati da siti come Wamiz e dalle voci di Wikipedia dedicate ai gatti tartarugati, circa il 99,9% dei soggetti tricolore o tartarugati è femmina. Il motivo è che per mostrare sia il pigmento arancione sia quello nero servono due copie del cromosoma X, mentre i maschi ne hanno solo una. Il bianco, invece, dipende da un altro gene che può comparire in entrambi i sessi.
Per questo in ambulatorio capita spesso che il veterinario indovini il sesso di un micetto tricolore prima ancora di visitarlo. È una scorciatoia molto affidabile, ma non infallibile: la genetica, ogni tanto, ama le eccezioni.
Come funziona davvero la genetica del mantello
Nei gatti i cromosomi sono 38, organizzati in 19 coppie. Una di queste determina il sesso: femmine XX, maschi XY. Ogni cucciolo riceve un cromosoma sessuale dalla madre e uno dal padre. La madre può trasmettere solo X, il padre X o Y. Combinando queste lettere, otteniamo il biglietto d’ingresso alla possibilità di essere tricolore.
Su uno dei cromosomi X si trova il cosiddetto gene O, responsabile del colore rosso o arancione. Ne esistono due varianti: una produce pigmento arancione, l’altra no e lascia spazio al nero o al bruno scuro. Un maschio XY ha una sola X: se porta il gene per l’arancione sarà rosso, se porta l’altra variante sarà nero o tigrato scuro.
Una femmina XX, invece, possiede due cromosomi X e quindi due versioni possibili del gene O. Può avere entrambe arancioni, entrambe nere oppure una e una. C’è però un dettaglio affascinante: in ogni cellula del corpo uno dei due cromosomi X viene spento a caso. Questo processo si chiama inattivazione del cromosoma X o lyonizzazione e crea un vero mosaico di cellule arancioni e cellule nere distribuite sulla pelle.
Dove dominano le cellule con X arancione, il pelo sarà rosso; dove vincono quelle con X nera, il pelo sarà scuro. Il risultato è il classico mantello tartarugato a chiazze irregolari. Se in più entra in gioco un altro gene che blocca il pigmento in alcune zone, compaiono grandi aree bianche: ed ecco il tipico gatto calico, arancione, nero e bianco.
Le eccezioni maschili e cosa significa in pratica
Il modo più frequente in cui nasce un gatto tricolore maschio è avere un corredo XXY invece di XY. È una condizione simile, per logica, alla sindrome di Klinefelter descritta in medicina umana. Con due cromosomi X e un Y, questi gatti possono esprimere sia arancione sia nero, proprio come le femmine. Secondo le stime riportate da Wikipedia, un maschio tartarugato o calico si vede in media ogni tremila nati ed è quasi sempre sterile.
Esistono poi casi ancora più rari, legati a chimere o a mosaicismi: due embrioni che si fondono, oppure mutazioni avvenute solo in alcune cellule della pelle. Il risultato è un maschio con aspetto da tricolore pur avendo un normale corredo XY. In queste situazioni la fertilità può essere conservata o meno, quindi l’unico modo per saperlo davvero è una valutazione veterinaria e, se necessario, test genetici specifici.
Per la vita quotidiana, però, ciò che vi interessa davvero è questo: se avete davanti un vero tricolore con arancione ben visibile, potete scommettere quasi senza rischio che sia femmina. Attenzione solo ai mantelli diluiti, dove arancione e nero diventano crema e grigio, e ai tabby con riflessi rossicci: a occhio inesperto possono sembrare tripli colori. In caso di dubbio, meglio affidarsi agli occhi - e alle mani - del veterinario.
© Riproduzione riservata