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Questa bevanda estiva dei nostri nonni è tornata alla ribalta: ecco come prepararla e gustarla

Questa bevanda estiva dei nostri nonni è tornata alla ribalta: ecco come prepararla e gustarla

foto di Grazia.it Grazia.it — 26 Luglio 2026
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Negli anni Sessanta e Settanta una bottiglia di orzata in dispensa era quasi scontata. Bastavano un bicchiere, acqua fresca e, se c’era, il sifone del seltz per sentirsi subito in vacanza. Poi sono arrivati i soft drink in lattina e quella bevanda bianca è sparita dal radar.

Oggi l’orzata è tornata alla ribalta come bevanda estiva “vintage”: la si ritrova nei bar di quartiere, nei cocktail analcolici, perfino nei ricordi d’infanzia condivisi sui social. E il suo punto di forza è rimasto lo stesso: poche mosse, tanto carattere, grande libertà di personalizzazione.

Cos’è davvero l’orzata, in poche righe

L’orzata, nonostante il nome, non ha quasi più niente a che vedere con l’orzo. Il termine arriva dal latino “hordeata”, bevanda d’orzo, ma la versione italiana moderna è uno sciroppo bianco opalescente a base di acqua, zucchero e aroma di mandorla amara. Si diluisce con acqua fredda, naturale o frizzante, e si serve con molto ghiaccio.

In bocca è dolce, profumata, con quel sentore di mandorla che la rende subito riconoscibile. Da non confondere con il latte di mandorla: quest’ultimo è una bevanda già pronta, più “lattea” e meno zuccherata; l’orzata invece è un concentrato da usare in piccole quantità.

Dall’età d’oro al ritorno in grande stile

Già negli anni Trenta l’orzata era presente nei bar italiani, ma la vera età d’oro arriva tra Sessanta e Settanta. In casa si tenevano in fila gli sciroppi da allungare con acqua - menta, amarena, tamarindo, orzata - e ognuno dosava a piacere. Un cucchiaio in più per chi amava il dolce, più acqua per chi voleva solo un tocco di profumo.

Il declino coincide con la diffusione capillare delle bibite gassate industriali. Aprire una lattina sembrava più moderno del gesto di versare e mescolare. Oggi però proprio quel piccolo rito domestico è tornato interessante: scegliere quanta orzata usare, aggiungere seltz, qualche cubetto di ghiaccio, magari una scorza di limone. Anche l’estetica fa la sua parte: il bianco lattiginoso nel bicchiere appannato riporta subito a chioschi sul mare e bar di paese.

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Come gustare l’orzata oggi: idee facilissime

Versione base, intramontabile. Riempite un bicchiere alto di ghiaccio, versate una parte di sciroppo e circa sei parti d’acqua fredda. È il rapporto indicativo usato da molti produttori, poi si aggiusta secondo il gusto. Con acqua frizzante l’effetto è più leggero e vivace, con una fetta di limone diventa la bibita perfetta per il dopo spiaggia.

Per sentirvi davvero al chiosco, giocate con il seltz. Prima un dito di orzata, poi seltz ghiacciato a volontà. Il bicchiere si appanna all’istante e il sapore si fa più secco. Aggiungete qualche fogliolina di menta e una fettina di lime e avete un aperitivo analcolico che regge tranquillamente il confronto con molti cocktail.

Capitolo “granita”. A Roma l’orzata è uno dei gusti classici della grattachecca: ghiaccio tritato a neve, sciroppo versato sopra, magari in coppia con amarena o limone. In Sicilia e nel Sud aromatizza granite e ghiaccioli, spesso serviti con la brioche col tuppo. A casa potete semplicemente frullare ghiaccio e orzata, oppure versare acqua e sciroppo negli stampini per ghiaccioli e lasciare che il freezer faccia il resto.

Poi c’è la merenda anni Settanta: latte e orzata. Un bicchiere di latte freddo, vaccino o vegetale, un cucchiaio di sciroppo e, se vi piace, una goccia di menta. Risultato: un drink cremoso, rinfrescante, che funziona benissimo a colazione nelle mattine calde o come merenda per chi non ama le bibite gassate.

Per chi non rinuncia al caffè anche d’estate, l’idea furba è sostituire lo zucchero con l’orzata. Caffè freddo shakerato con ghiaccio e un goccio di sciroppo, filtrato in un bicchiere piccolo: viene fuori una crema profumata di mandorla, meno amara del classico espresso e decisamente più scenografica.

Infine il twist ispirato al Mai Tai, in versione da tutti i giorni. In un tumbler mettete ghiaccio, un dito di orzata, succo di lime, un po’ di succo d’ananas e completate con acqua frizzante. Chi beve alcol può aggiungere un goccio di rum chiaro, ma già così l’effetto “cocktail da aperitivo” è assicurato.

Cosa abbinarci e quanta berne

L’orzata è una bevanda estiva molto versatile anche a tavola. A colazione o per la merenda pomeridiana funziona con brioche, cornetti, biscotti secchi, ciambelloni e torte da credenza. La nota di mandorla si sposa benissimo con impasti semplici, poco farciti.

Se preferite il salato, pensatela come alternativa alla spuma o alla cedrata. Con focaccia bianca, tramezzini, panini al tonno o insalate di riso crea quel contrasto dolce-salato che ricorda i bar di provincia in piena estate.

Capitolo moderazione. Gli esperti di nutrizione ricordano che l’orzata è composta quasi solo da acqua, zucchero e aromi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità suggerisce di non superare con gli zuccheri liberi circa il 10% delle calorie quotidiane. Tradotto: meglio diluire generosamente lo sciroppo, scegliere bicchieri non esagerati e non trasformarla in la vostra unica fonte di idratazione.

La buona notizia è che non contiene caffeina, quindi è adatta anche alla sera e ai bambini, sempre con buon senso. Chi deve tenere sotto controllo la glicemia o ha allergie alla frutta secca dovrebbe però confrontarsi con il proprio medico e leggere bene l’etichetta. Per tutti gli altri, una bottiglia di orzata in dispensa è un passe-partout: basta un minuto per trasformare un semplice bicchiere d’acqua in un piccolo rito estivo dal sapore rétro.

© Riproduzione riservata

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