L'incontro con Michele Morrone, il volto di Devotion For Men Parfum di Dolce&Gabbana

Non si parla che di lui, Michele Morrone, il nuovo volto scelto da Dolce&Gabbana per raccontare la potenza e l’eleganza del nuovo Devotion For Men Parfum. Abbiamo incontrato l'attore in occasione del lancio della fragranza, presso la boutique della Maison in via Montenapoleone a Milano: l'appuntamento si è subito trasformato in un evento imperdibile durante il quale Morrone si è concesso a fotografie e saluti calorosi da parte dei fan.
Un profumo che parla al cuore
L'evento, in piena Fashion Week, ci ha permesso di scoprire al meglio questa nuova creazione che vuole essere per Dolce&Gabbana una vera e propria celebrazione dell'essenza più profonda dell’eleganza maschile. Devotion For Men Parfum è presentato come un inno alla gratitudine e al desiderio, un viaggio olfattivo in cui l’amore si esprime attraverso una sensualità audace. È l’ultimo capitolo della storia di Devotion, un fougère che rende omaggio alla forza eterna del cuore, simbolo di impegno e di passioni autentiche. Sigillata dall’iconico Cuore Sacro, emblema dell’eredità creativa della Maison, la fragranza non è soltanto un profumo, ma «una dichiarazione di gratitudine, un tributo al romanticismo eterno e una celebrazione delle devozioni più profonde e personali della vita».
La campagna firmata da Giuseppe Tornatore
A firmare la campagna delle fragranze maschili Devotion For Men Eau de Parfum e Devotion For Men Parfum è il regista e sceneggiatore Giuseppe Tornatore. Girato nel centro storico di Palermo, il film cattura l’intensità di un incontro che sembra scritto dal destino. Maya Jama passeggia per le vie assolate della città, quando lo sguardo di Morrone incrocia il suo. È subito intesa, lei gli tende la mano e suggella un’unione che promette durata. Insieme attraversano i colori e i profumi di un mercato, seguiti dagli sguardi ammirati dei passanti. Ma in un attimo Maya svanisce, lasciando un ricordo sospeso e una promessa di ritrovarsi ancora. Durante la processione, Michele la cerca tra la folla, devoto all’amore e ora anche a lei, sfuggente come un sogno a occhi aperti.
La firma olfattiva di Olivier Cresp
La scelta del mix di note è stata affidata al Maestro Profumiere Olivier Cresp che ha immaginato un profumo audace e distintivo, appartenente alla famiglia woody fougère. L’apertura è vibrante: la lavanda aromatica si intreccia con la freschezza del limone e con il tocco speziato del pepe nero. È un avvio che restituisce energia e slancio. Nel cuore si manifesta l’intensità del caffè, ponte ideale con il precedente Devotion For Men Eau de Parfum, ora arricchito dall’eleganza sempreverde del cipresso. La base, avvolgente e persistente, unisce la vaniglia del Madagascar al legno di guaiaco dal fascino affumicato e al muschio di quercia, in un blend che regala profondità e calore. Il risultato è una firma olfattiva irresistibilmente seducente, maschile e magnetica. Anche la presentazione della fragranza è coerente con la filosofia di Dolce&Gabbana: un flacone di vetro colorato decorato con il Cuore Sacro, sigillo visivo e simbolico di Devotion For Men. Il tappo argentato e il cofanetto grigio scuro con dettagli metallici raccontano l’eleganza senza tempo e la dedizione all’artigianalità che fanno parte del DNA della Maison.
© Riproduzione riservata
Chanel Haute Couture 2026: la fiaba contemporanea (d'Alta Moda) di Matthieu Blazy

Si apre sulle note di un classico Disney la prima sfilata Chanel Haute Couture firmata da Matthieu Blazy, sul canto che Aurora, protagonista de La bella addormentata nel bosco intona mentre passeggia nel bosco, felice, circondata dalle colorate creature che lo abitano. Una scelta che, unita alla location che fa da sfondo, rende ancora più evidente l'intento del designer: trasportare il suo pubblico in una vera e propria fiaba.
L'ambientazione della sfilata Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Tra funghi colorati che scandiscono la passerella, abbracciata da una cascata di rami piangenti tinti di rosa, il caos della città e della quotidianità rimane momentaneamente sospeso per fare spazio a una dimensione leggera, apparentemente senza tempo. Il tempo, in realtà, c'è eccome, ed è quello che viviamo oggi: il mondo delle fiabe incontra la contemporaneità e a raccontarlo sono le forme e le linee, spogliate di quelle costruzioni tipiche della couture, i materiali scelti, trasparenti e impalpabili come una seconda pelle, e il casting, che mostra la bellezza delle sue tante età.
Il look di apertura della sfilata Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Chanel
Nelle note che accompagnano la collezione, Blazy condivide la sua visione emozionale dell'haute couture, intesa come uno scambio tra chi crea e chi indossa, dove l'abito intende celebrare chi lo indossa, la sua individualità. Al centro di ogni abito c'è la donna anzi, ce ne sono tante: tantissime donne diverse, che il designer immagina vivano una vera e propria metamorfosi; le vede trasformarsi in uccelli colorati (proprio come quelli che accompagnano la nostra Aurora nel suo canto nel bosco) e volare via, libere.
Il look di chiusura della sfilata Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Chanel
Volare via dalla quotidianità non è facile e non è sempre possibile, soprattutto mantenendo i piedi per terra: questa donna, pur inseguendo la libertà, riesce a farlo, rimanendo ancorata a una dimensione reale e portabile. Dal classico tailleur rivisitato alle borse in tulle, passando per le celebrities in prima fila, vi raccontiamo di seguito la prima collezione Chanel Haute Couture firmata da Matthieu Blazy.
Parola chiave: leggerezza
La couture torna all'essenziale e anche il tailleur e le borse iconiche della Maison "si spogliano": diventano leggere, svelano la loro costruzione. Lo stesso vale per blue e abiti, sui quali anche un dettaglio come una cintura diventa un impalpabile layer.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Le borse puntano sulla leggerezza e anche un tema riconoscibile e caro come quello della catena abbandona il metallo in favore di un filo dorato e sottile.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Piume, per volare via
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Chanel
Applicate e voluminose o disegnate, ricreate attraverso sfumature e riflessi: le piume non possono mancare, in quanto segno di leggerezza e libertà e il modo in cui vengono proposte è fresco, mai pomposo. Anche quando creano volume sul fondo di un abito, lo fanno in contrasto a trame di tweed capaci di bilanciare e alleggerire l'insieme trasportandolo nella quotidianità.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Chanel
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
I gioielli, come quelli delle fiabe
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Ogni fiaba che si rispetti ha la sua principessa, o futura regina, mai prima della sua corona. Così i gioielli sono ricchi, elaborati, pieni di colore e non solo: anche di piccoli elementi giocosi, del tutto inaspettati.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Dua Lipa, A$AP Rocky e tutti gli ospiti in prima fila
Dua Lipa e A$AP Rocky in prima fila alla sfilata Haute Couture di Chanel.
Credits: Getty Images
In prima fila in una Parigi piovosa i tanti volti legati alla Maison: quelli nuovi, come A$AP Rocky e Dua Lipa e quelli storici, come Nicole Kidman, Tilda Swinton e Penelope Cruz. Tutti, attraverso i loro look, perfetti ambassador del nuovo corso del marchio.
Da sinistra: Nicole Kidman, Fernanda Torres e TIlda Swinton.
Credits: Getty Images
Da sinistra: Margaret Qualley, Penelope Cruz, Carole Bouquet con Charlotte Casiraghi.
Credits: Getty Images
Da sinistra: Claire Foy, Gracie Abrams e Paloma Elsesser.
Credits: Getty Images
SPRING SUMMER 2026 HAUTE COUTURE
I beauty look CHANEL esaltano l’essenza luminosa di ogni donna: un incarnato radioso, guance delicatamente arrossate e una forma di espressione di sé naturale.

MAKEUP STEP BY STEP
SKINCARE
Applicare una piccola quantità di SUBLIMAGE L’EXTRAIT DE NUIT su guance, fronte e collo. Con entrambe le mani, stendere il prodotto dal centro del viso verso l’esterno; per il collo, seguire la linea della mandibola.
Applicare SUBLIMAGE LA CRÈME TEXTURE UNIVERSELLE ed eseguire LE GESTE SUBLIME RADIANCE: piegare le dita e massaggiare il viso con ampi movimenti circolari, dal centro verso l’esterno.
Per un momento extra di comfort, applicare SUBLIMAGE L’EXTRAIT HUILE LÈVRES durante la giornata. L’applicatore in metallo dorato si adatta perfettamente alle labbra e rilascia la giusta quantità di prodotto, per una sensazione immediata di nutrimento.
Applicare SUBLIMAGE LA BRUME sotto o sopra il make-up. Vaporizzare su entrambi i lati del viso e sulla fronte, quindi favorire l’assorbimento con una leggera pressione verso l’alto, lavorando dal centro verso l’esterno con le nocche.
INCARNATO:
Applicare LES BEIGES WATER-FRESH COMPLEXION TOUCH con il 2-IN-1 FOUNDATION BRUSH 101.
Correggere le imperfezioni solo dove necessario con ULTRA LE TEINT LE CORRECTEUR, utilizzando il RETRACTABLE DUAL-ENDED CONCEALER BRUSH N°105.
Applicare JOUES CONTRASTE INTENSE – Rose Radiant oppure Beige Éclatant (in base all’incarnato) al centro della guancia, sfumando delicatamente verso l’alto in direzione degli zigomi.
Prelevare una piccola quantità di BAUME ESSENTIEL ROUGE NOIR – Cute oppure BAUME ESSENTIEL – Sculpting (a seconda dell’incarnato) e applicarla con leggeri tocchi sulla parte alta degli zigomi. Picchiettare delicatamente per fondere il prodotto con la pelle.
SOPRACCIGLIA:
Ridefinire la forma delle sopracciglia con STYLO SOURCILS HAUTE PRÉCISION.
OCCHI:
Applicare BAUME ESSENTIEL – Sculpting al centro della palpebra.
LABBRA:
In base all’incarnato, applicare ROUGE COCO BAUME – 912 Dreamy White oppure ROUGE COCO BAUME – 752 Honey Bliss direttamente sulle labbra, con un unico gesto.
UNGHIE
Preparare le unghie con uno strato di LA BASE CAMÉLIA.
Aggiungere brillantezza con LE GEL COAT.
Completare con LA CRÈME MAIN per mani morbide e idratate.
© Riproduzione riservata
Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia.
Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.
Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.
Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda.
Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?
«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».
Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?
«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale».
Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?
«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».
In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?
«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».
La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo?
«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»
Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?
«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».
Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?
«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».
Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?
«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».
© Riproduzione riservata
Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.
Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.
A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.
Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.
C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.
E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!
Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare
PARFOIS
Credits: parfois.com
RUE MADAM PARIS
Credits: ruemadam.it
PULL&BEAR
Credits: pullandbear.com
MAX&CO.
Credits: it.maxandco.com
H&M
Credits: 2.hm.com
ZARA
Credits: zara.com
STRADIVARIUS
Credits: stradivarius.com
NA-KD
Credits: na-kd.com
POLO RALPH LAUREN
Credits: ralphlauren.it
SANDRO PARIS
Credits: it.sandro-paris.com
BENETTON
Credits: it.benetton.com
RESERVED
Credits: reserved.com
© Riproduzione riservata
5 accessori facili e veloci per elevare i vostri look senza sforzo

Dai colletti agli orecchini maxi: ecco 5 accessori per trasformare i vostri look da basic a estremamente cool, in una sola mossa
Abbiamo già parlato di come la maggior parte dei look delle nostre trendsetter preferite - che spesso crediamo impossibili da ricreare - sia invece costruita su accostamenti apparentemente semplici, elevati da una serie di capi statement e di tendenza.
Oggi però andremo a scoprire un altro aspetto fondamentale di ogni outfit che si possa definire cool, incentrato principalmente sugli accessori.
Immaginate dunque di creare un fit senza alcun elemento extra: niente gioielli, niente berretti, niente sciarpe, guanti, borse e così via. Risulta banale e senza personalità, vero?
Questo accade proprio perché, oltre ad alcuni key pieces legati all’abbigliamento, il vero fulcro di un look ben riuscito sta...nei dettagli. Sono loro infatti a donare carattere e originalità alle nostre mise, trasformando completamente l’estetica di un look.
Pensate alla combo formata da jeans e t-shirt bianca: con l’aggiunta di un baseball cap e delle sneakers acquisirà un fascino streetwear, mentre con delle ballerine e una tracolla bon ton, avrà tutto un altro stile.
Sta proprio qui il potere degli accessori: nel saper arricchire, sublimare e a volte addirittura trasformare un outfit.
Noi di Grazia.it abbiamo selezionato 5 categorie di accessori su cui puntare per rendere i propri look favolosi senza sforzo. Pronte a fare shopping e accaparrarvi i must-have del momento? Noi sì.
1. Spille
Lo sappiamo: le spille, nel nostro immaginario comune, sono quei cimeli dal sapore un po’ datato e avvolti da un irresistibile fascino granny, che da piccole tutte rubavamo dal cassetto dei gioielli della nonna.
Oggi però le spille sono più cool che mai: delle piccole chicche che donano carattere, specialmente se applicate su blazer e capispalla ma anche su maglioni e bluse. Quel tocco dal fascino vintage che non guasta.
Spilla Elo LIÉ STUDIO
Credits: lie-studio.de
Spilla Cannolo Piccola JIL SANDER
Credits: jilsander.com
Spilla fiocco MIU MIU
Credits: miumiu.com
2. Cappelli
I capelli stanno vivendo una stagione particolarmente florida tra il 2025 e questo inizio di 2026, confermandosi uno dei must-have più amati dalle it girl del momento.
I modelli su cui puntare sono tanti e spaziano fra diversi stili, tagli e colori, partendo da baker boy, cloche e coppola fino ad arrivare al famoso pillbox hat che si posiziona al primo posto nelle tendenze "hat" di stagione.
Cappello in lana cotta ARKET
Credits: arket.com
Berretto Ubaldo BORSALINO
Credits: borsalino.com
Cappello pescatore COS
Credits: cos.com
3. Colletti
Anche se quest’anno il preppy style è rimasto un po' in secondo piano rispetto ad altre tendenze, come l’estetica boho o Y2K, la sua identità visiva è da sempre legata a due momenti dell’anno in particolare: settembre, quando è ora del "back to school", e febbraio/marzo, con l’arrivo della primavera.
L'accessorio per eccellenza di questo stile? Il colletto, che domande. Bianco o colorato, in maglia lavorata o in faux fur. Da applicare su cappotti e giacche, su cardigan e camicette di ogni sorta e genere.
Colletto Suri SÉZANE X SEA NY
Credits: sezane.com
Collare nero con dettagli FABLE ENGLAND
Credits: fableengland.com
Colletto allacciato PRADA
Credits: prada.com
4. Orecchini "importanti"
Parlando di gioielli e bijoux, gli orecchini giocano un ruolo fondamentale nell'elevare un look. A maggior ragione se si tratta di modelli maxi, che diventano parte integrante dell’outfit più che un semplice accessorio, richiamando o definendo uno stile piuttosto che un altro.
Un esempio? Orecchini dorati e materici richiameranno un immaginario surrealista e avant-garde, dal fascino teatrale e drammatico, mentre un modello dalla forma squadrata con pietre dei colori della terra evocherà un’estetica gipsy e hippie. Scegliete i vostri.
Orecchini PARFOIS
Credits: parfois.com
Orecchini Sun VODOO JEWELS
Credits: voodoojewels.com
Orecchini brillanti ZARA
Credits: zara.com
5. Guanti
Terminiamo la nostra selezione con un ultimo accessorio life changing (o forse dovremmo dire look-changing): i guanti. Corti, midi o lunghi; colorati o dalle nuance neutre come marrone, bianco o nero, in pelle/similpelle o in tulle. Capaci di aggiungere istantaneamente "drammaticità" a qualsiasi outfit.
Guanti MANGO
Credits: mango.com
Guanti H&M
Credits: hm.com
Guanti MASSIMO DUTTI
Credits: massimodutti.com
© Riproduzione riservata