Sono volati nomi di artisti e designer per chiarire l'ispirazione di Lazaro Hernandez e Jack McCollough. Nella lista compaiono Piero Manzoni, Sergio Rodrigues e Robert Ryman, quest'ultimo noto per le tele imbrattate da un vigorose pennellate di bianco. Di fatto la collezione veicola una profondità di tagli e volumi, di soluzioni materiche inaspettate e artigianalismi preziosi- a metà via fra la possanza ieratica e un tribale sublimato. E l'ansia concettuale è molto meno palese di quanto si creda. Sui coat estivi spuntano delle pannellatture a contrasto, con una serie di placche metalliche che ricordano chiusure a girello; altrimenti è un fitto cespuglio di filamenti di seta, stampati con i motivi dei tappeti berberi, a renderli voluminosi e scenografici. Le gonne-pantaloni rendono più felpato il passo, completandosi con bluse dalla spalle tornite oppure top a fascia incrociata. Focus sul punto vita con il dettaglio della baschina, ma sono le plissettature appena sporcate da fogli d'argento e di rame a costituire una singolare attrazione visiva, più ancora che le stampe tridimensionali di rami. Il concetto è ripresi negli abiti da sera, in un lurex solcato da sottili, luccicanti costolature dorate. Sui completi pant-suit il camoscio tinto aggiunge una nota di esotico urbano. In chiusura, il folklore di busti in metallo lavorato a sbalzo, come pezzi di oreficeria orientale.

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