Jil Sander di Jil Sander, secondo tempo. Il ritorno più atteso di stagione, carico di aspettative e curiosità, non lascia delusi. Come è bene che sia, la cesura appare netta ma senza il parossismo di chi voglia inseguire la novità a tutti i costi. La signora Sander, fondatrice del marchio nel lontano 1975, resta una fuoriclasse e lo dimostra con una facilità che fa passare per spontaneo e inevitabile tutto un ripensamento sulla silhouette e sui volumi. Infischiandosene del criterio di stagionalità, le giacche doppiopetto che aprono la passerella si dilungano in soprabiti formali che a prima vista giudicheresti invernali. Ecco però che l'accoppiata con i pantaloncini, sorta di bermuda balneare nella sua versione più leccata e compunta, corregge subito il tiro. Le camicie sono nitide, con colletti rigidi ed affilati, così come rarefatta e semplificata all'osso è la sahariana. In una palette molto controllata, che gioca di contrappunto con l'antracite e squillanti blu e giallo mostarda, s'insinuano con garbo grafismi geometrici, quasi da tipografia astratta, sulla maglietta e sul cardigan. (Gabriele Verratti)