Al Louvre, nel bel mezzo della Cour Carré, Raf Simons ha fatto sorgere un avveniristico padiglione da sfilata con pareti di specchio. La superficie rifletteva le antiche architettura, quasi annullandosi in un'illusione ottica. Futuribile e passato, dunque, terreno d'ispirazione che il designer belga ha già dissodato per la couture di Christian Dior e che qui si riaffaccia a più riprese. A predominare nei modelli è un bianco asettico da tuta spaziale, ma i dettagli nelle applicazioni e nella silhouette ricordano piuttosto il guardaroba di Versailles. Un cortocircuito temporale che sigilla il cotone con traforature di sangallo, risvolta le maniche nello jacquard floreale, sagomando la pelle dei giacconi in una marsina settecentesca. Gonfie le gonne degli abiti, riedizione post-moderna delle dame di corte in panier, da cui trapelano stivaletti ricamati. Sul finale, qualche accenno di colore, rosa pallido e arancione squillante, per casacche in broccato su corti bermuda da skater.

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