Nell'ottocentesco Teatro di Verdura, uno di quegli incantevoli scorci di Milano che sfuggono alla consueta considerazione turistica, va in scena la collezione di Andrea Incontri. Il tempietto neoclassico fa risaltare, per azzeccato contrasto, l'asciutta sartorialità, quotidiana e utilitaria, dei modelli ispirati ad un tema preciso: il lavoro, come uniforme e come stile di vita. Il popeline della camicia si cesella così con profili catarifrangenti, le righe regimental, vaga reminiscenza di eleganza impiegatizia, sortiscono un effetto ottico; le canotte poi, in rete tecnica, giocano sull'ironia delle scritte "hunter" e "fisherman". Pantaloni dalla linea dritta e giacche sagomate, dai volumi tenuti intenzionalmente corti e squadrati, si alternano alla sportività dei bermuda, quasi una versione elegante dell'underwear. Gli accessori? Un saggio di matericità hi-tech, con superfici metalliche e laminate che si affiancano ai più tradizionali vitello lucido e bufalo naturale. (Gabriele Verratti)