Urban Beauty Summer: riflessi di luce estiva metropolitana

Muoversi nel labirinto di cemento quando l'estate colpisce le pareti dei palazzi rimandando il calore della giornata, è una piccola sfida che abbiamo deciso di cogliere realizzando questo beauty editoriale.
Swimsuit: Moeva / Chemisier: Alma Sanchez / Earrings: Kidult
C'è un tipo di bellezza peculiare che fiorisce tra il ristoro dell'aria condizionata, il riparo degli interni di design e il riverbero crudo delle strade: si crea così una piccola oasi fatta di ombre lunghe e pelle baciata dal sole filtrato.
Swimsuit: Moeva
Swimsuit: Saleri Studio
Un tetto, un muro colorato che rifrange la luce, un terrazzo affacciato sul vuoto urbano e l'acqua cristallina di una piscina diventano il palcoscenico adatto per raccontare la nostra storia beauty.
Swimsuit: Alma Sanchez / Earrings, rings: 1909 Callegari
Swimsuit: La Reveche / Earrings, bracelet: Kinraden / Ring: 1909 Callegari
La luce gioca con i contrasti definendo lo stile beauty: l'argento metallico sugli occhi e le labbra leggermente aranciate esaltano i capelli biondo platino di Roos mentre i pigmenti cangianti e il lucidalabbra satinato bordeaux si accordano perfettamente alla pelle ambrata di Sabrine.
Blouse: Kenzo / Bandeau top: La Reveche
Ogni scatto è un frammento di quest'estate metropolitana, che cattura una bellezza pura, poetica e decisamente contemporanea.
Swimsuit: Saleri Studio per entrambe le modelle
Per scoprire nel dettaglio tutti i prodotti usati per i beauty look, sfogliate il nostro backstage!
CREDITS:
Head of Beauty: Daniela Losini @daniela_losini / Photographer: Nicola Surbera @elsurbett / Stylist: Medina Gadzhi-Ismaylova @okovow / Make-up Artist: Mattia Andreoli @mattia__andreoli @greenapple / Hair Stylist: Piera Berdicchia @pierab_hair__ @greenapple / Ph Assistant: Jonas Apraku @vrgmrcr / Stylist Assistant: Anavee Chuengtanacharoenlert @kkkhanav e Ekaterina Guminova @eguminova / Video/Content Creator Samuele Coccione, Andrea Colzani @2.bottle.rockets / Models: Sabrine Zahid @sabrine.zahid @luv_mgmt, Roos Schreiner @roosschreiner @prodigy.mgmt / Production: Alocin Studio @alocinstudio / Location: Nhow Milano @nhow.milano terrazza Vertigo / Artwork: Simona Rottondi
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Adriatic Light: un esclusivo editoriale tra i Trulli

Campi selvatici, mattoni bianchi, strade luminose e gli iconici Trulli. La modella Mariana De Freitas Torres Costa si trova a suo agio nel paesaggio pugliese che i fotografi Gareth Paget e Charlotte Hagoort hanno scelto come scenografia per ospitare il loro workshop di fotografia.
Tre gli studenti: Chelsea Denise, Gabriel Alenius e Kate Hill, dei quali potrete vedere alcuni scatti alla fine dell'editoriale, e tanti gli abiti dall'allure couture che Paget e Hagoort, che hanno curato tutta la produzione, hanno scelto di ritrarre assieme alla stylist Joana Silva.
Scoprite tutto il servizio moda e sognate anche voi la luce della Puglia in queste giornate invernali.
Abito JAMEMME, gioielli ANA VACONCELOS, scarpe SANDRO
Abito JUANA MARTIN, gioielli ANA VACONCELOS, scarpe SANDRO
Abito HOMOLOG, gioielli ANA VACONCELOS, ROCHA CARVAO
Abito ANTONIO GRIMALDI, gioielli ANA VACONCELOS, stivali: stylist's own
Abito e scarpe FERRARI
Abito e scarpe HOMOLOG, gioielli ANA VACONCELOS
Abito CELIA KRITHARIOTI, décolletées stylist's own
Abito, scarpe e collant ALAÏA
Abito CELIA KRITHARIOTI, sandali stylist's own, gioielli ANA VACONCELOS
Abito JAMEMME, gioielli ANA VACONCELOS
LE FOTO DEGLI ALUNNI DEL WORKSHOP
Foto di Chelsea Denise
Foto di Gabriel Alenius
Kate Hill
Full Credits:
Modella: Mariana De Freitas Torres Costa — M & P Models (@marianaf_torres)
Foto: Gareth Paget, Charlotte Hagoort (@garethrpaget, @charlotte.hagoort)
Styling: Joana Silva (@joanasilva.stylist)
Mua/hair: Ilaria Constantino (@_ilaria.costantino_)
Produzione: Charlotte Hagoort, Gareth Paget (@garethrpaget, @charlotte.hagoort)
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The Boy Who Cried Wolf: una nuova moda maschile
Una lettera d'amore verso la scena creativa emergente dell'Irlanda e una celebrazione audace del design irlandese. In una cultura in cui la moda maschile è spesso messa in secondo piano, The Boy Who Cried Wolf riprende il controllo della narrativa, mescolando una sartoria precisa con una carica energetica cruda e infantile.
È l'incontro tra l'uomo raffinato e la vulnerabilità moderna, dove le silhouette classiche vengono rielaborate attraverso una lente giocosa e contemporanea.
Ispirato dalla tensione tra innocenza e istinto della favola, l'editoriale realizzato dalla fotografa Ana Aguila con la direzione creativa e lo styling di Zeda The Architect, esplora la mascolinità come una forza mutante: tenera ma potente, raffinata ma selvaggia. Girato nei luoghi urbani del centro città, cattura l'energia della comunità creativa di Dublino, dove la collaborazione alimenta la reinvenzione. Ogni look mette in mostra l'artigianato e la visione dei designer irlandesi, dimostrando che la moda maschile qui merita il suo momento sotto i riflettori.
Questa non è solo moda, è una dichiarazione su ciò che lo stile irlandese può essere quando tradizione e modernità si scontrano.
Tolu indossa camicia e cappello GANT via Kildare Village, t-shirt e jeans PRIMARK, borsa TELFAR e scarpe ELEVENTY via Kildare Village
Renz indossa maglietta, shorts e borsa GANT via Kildare Village, cappello via eBay, calzini PRIMARK e scarpe ASOS
Tolu indossa cappotto e pantaloni COLIN ATKINSON con scarpe ELEVENTY via Kildare Village
Renz indossa cappotto e pantaloni COLIN ATKINSON con scarpe ASOS
Tolu e Renz indossano gilé e maglia MAR KNITWEAR, shorts NEXT e sneakers di ADIDAS
Tolu indossa un completo TOM STAPLETON, camicia e scarpe ELEVENTY via Kildare Village
Renz indossa un completo TOM STAPLETON, scarpe ASOS e cappello via Vision Ireland
Tolu e Renz indossano t-shirt TADHG JAMES con shorts PRIMARK e cappelli GANT e ELEVENTY via Kildare Village
Renz indossa camicia, shorts, sciarpa GANT e stivali TIMBERLAND via Kildare Village
Renz indossa camicia 7 FOR ALL MANKIND via Kildare Village, jeans PRIMARK e cappello TOLA VINTAGE
Tolu indossa giacca e camicia TIMBERLAND via Kildare Village
Tolu indossa completo, t-shirt, borsa, scarpe e occhiali da sole ELEVENTY via Kildare Village
Credits:
Photography: Ana Elizabeth Aguila @anaelizabethaguilaa
Videography: Anastasiia Lopushynska @sia.suil
Creative Direction and Styling: Zeda the Architect @notzeda
Production: Ana Elizabeth Aguila and Zeda the Architect
Models: Renz @renzelle_thekid and Tolu Asemota @toluasemota via Not Another Intl.
@notanother.intl
Styling Assistant: Yara Abdelsalam @yourjarofstyling
Location: Dublin City Centre
With special thanks to The Space @the8pace
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Caterina Ferioli: «Da Il Fabbricante Di Lacrime a Belcanto, sono alla ricerca della mia voce»
C’è una nuova generazione di attrici italiane che sta riscrivendo le regole del talento, volti intensi, tutti diversi e tutti da scoprire. Tra queste Caterina Ferioli è senza dubbio uno dei più promettenti.
Classe 2003, bolognese, sguardo limpido e trasparente e determinazione da veterana, Caterina è una di quelle ragazze che sembrano nate per stare davanti alla macchina da presa. Ma dietro il viso dolce e l’energia contagiosa si nasconde un approccio rigoroso al mestiere dell’attrice, una passione costruita passo dopo passo, tra studio, audizioni e primi set. Un percorso che, nonostante la giovane età, l’ha già portata a farsi notare come uno dei nuovi talenti più interessanti del panorama cinematografico italiano.
Il pubblico l’ha scoperta — e amata — soprattutto grazie a Il Fabbricante di lacrime, l’adattamento del bestseller di Erin Doom targato Netflix, dove Caterina interpreta Nica, protagonista dalla sensibilità intensa e combattuta. Con una delicatezza rara, l’attrice ha saputo restituire le fragilità e la forza di un personaggio amatissimo dai lettori. Più recentemente l’abbiamo vista in Belcanto, fiction di Rai 1 diretta da Carmine Elia, dove la recitazione di Caterina si fa ancora più matura, profonda, capace di dare voce a sfumature complesse e spesso taciute. Due ruoli diversi, ma entrambi attraversati da una verità emotiva che ormai è diventata la cifra distintiva del suo modo di stare in scena.
Ma sarebbe riduttivo definire Caterina solo in base ai progetti in cui ha recitato. La sua forza sta anche nella visione che ha del mestiere: un lavoro di esplorazione, fatto di empatia, osservazione e disciplina. E lo dice con quella calma ferma tipica di chi prende sul serio ciò che fa, senza mai prendersi troppo sul serio. Una maturità che colpisce, soprattutto perché è accompagnata da una leggerezza tutta sua — quella leggerezza che serve per muoversi tra copioni, set e red carpet senza perdere il contatto con sé stessi.
Nella vita di tutti i giorni, Caterina è una ragazza della sua generazione, cresciuta tra social, serie tv e sogni condivisi via messaggio vocale, in un equilibrio sottile tra presenza scenica e autenticità quotidiana, che la rende non solo interessante da guardare, ma anche da ascoltare.
In questa intervista abbiamo parlato dei suoi esordi nel mondo della moda, di cinema, ovviamente, ma anche di aspettative, paure e consapevolezze. Perché Caterina Ferioli non è solo una giovane attrice da tenere d’occhio: è una voce nuova, sensibile e sincera, che vale la pena conoscere davvero.
Abito e décolletées FERRAGAMO
Partiamo dall’inizio sappiamo che hai cominciato a studiare teatro da ragazzina ma che non è stato proprio un colpo di fulmine…
Sì ho frequentato per due anni un corso di teatro. Ero piccola, avevo 13 anni, e mi ricordo che piangevo sempre. Non mi piaceva, ero terrorizzata. Poi l'ho rifatto al liceo, con il professore d'italiano, e la seconda volta invece è stata un’esperienza splendida, che però si è conclusa in quel momento. L’ho semplicemente... archiviata!
E com'è scattato lo switch? Quando hai capito che volevi fare l'attrice?
Dopo il liceo mi sono trasferita a Milano per frequentare lo IULM e ogni tanto pensavo: "forse potrei, chissà", ma poi lasciavo sempre perdere. All’epoca facevo la modella e dall’agenzia mi hanno mandato a un provino, tra l’altro col mio regista preferito! Purtroppo non è andata bene, ma da lì qualcosa è scattato e ho deciso di mettermi a studiare subito.
E poi, all’improvviso, è arrivato "Il Fabbricante Di Lacrime”, il tuo primo lavoro da attrice. Tratto da un bestseller amatissimo dai giovani. Com'è stato lavorare da emergente su un set così?
Era tutto grande, potente. Io ero alle prime armi, avevo fatto giusto una settimana di corso quando sono stata scelta per il ruolo di Nica. È stato tosto, anche come storia da raccontare, soprattutto perché ero molto giovane, avevo appena 19 anni!
Top, gonna e sandali MAX MARA, occhiali da sole BOTTEGA VENETA
C'è un ricordo particolare che ti porti di quell’esperienza?
La tinta nera ai capelli (ride)! All’epoca li avevo biondo platino, e mi avevano chiesto di tingermi i capelli e io, diligente, lo faccio nel lavandino della mia cucina. Uno shock! Mi sono vista corvina all’improvviso. Mia madre dice che l'ho videochiamata e avevo una faccia impietrita, non lo dimenticherò mai.
Invece, qualcosa di più legato al set?
I primi due giorni di riprese sono stati molto intensi. Mi hanno subito fatto girare il finale, con un monologo di cinque minuti. Col senno di poi, ha avuto senso: hanno sfruttato la mia emotività di attrice alle prime armi. Avevo anche una coach sul set che mi ha aiutato a lavorare ma l’emozione di quei primi giorni è stata decisiva per quella scena.
Poi è arrivato "Belcanto", giusto? A due anni di distanza dalle riprese de "Il fabbricante"?
Sì. Durante quel periodo ho studiato tantissimo. Facevo mille corsi. E Belcanto è stata una grande scuola: sei mesi di lavoro con un regista molto intenso, quasi un coach. Mi ha insegnato tanto.
Era tutto molto organizzato: arrivavi sul set e sembrava di essere effettivamente nell'Ottocento, niente green screen. Bellissimo!
E com’è stato interpretare un personaggio di un’altra epoca?
Non sono mai stata una fan dei film in costume, non ne avevo mai visti. Ma poi mi sono appassionata. Mi è piaciuta molto l’ambientazione, la dialettica tra i personaggi. Onestamente i vestiti un po' meno, sono davvero impegnativi! In alcune scene ricordo che avevo un abito azzurro e che era davvero strettissimo ed è stato davvero faticoso recitare indossandolo.
Total look ETRO
Come lavori sui tuoi personaggi? Immagino che l'approccio sia cambiato tra "Il Fabbricante" e "Belcanto"
Con Il Fabbricante ero seguita ogni giorno da una coach. In Belcanto ho fatto da sola, avevo più strumenti. Mi sono costruita una linea temporale per orientarmi tra le scene non cronologiche. Il mio personaggio, Antonia, ha un'evoluzione fortissima, arriva quasi alla pazzia. Gli ultimi episodi sono stati una grande prova per me.
Rivederti ti fa effetto? Sei di quelli che si odiano sullo schermo o che si analizzano?
Decisamente la seconda categoria! Io mi guardo, non ho problemi con la mia immagine, mi piaccio. Ma ho un problema con la mia voce. Sono rimasta traumatizzata dall’”esperienza de Il Fabbricante: mi sembrava di avere una voce troppo di gola. Ho lavorato molto per modularla e oggi riguardo le scene ossessivamente perché voglio "sentirmi intonata". Ho scoperto che è una cosa molto comune non riconoscere la propria voce… un po’ come riascoltarsi nei vocali!
Hai dei riti scaramantici prima di andare sul set?
Riti veri e propri sul set direi di no. Magari prima, in fase di audizione. Se proprio devo dirlo a qualcuno, deve essere a un numero pari di persone del sesso opposto. Sì, dai, un po' di scaramanzia c'è!
Abito e calze MISSONI, sandali RENÉ CAOVILLA, occhiali da sole SAINT LAURENT
Tornando ad Antonia in "Belcanto", cosa ti ha colpito di più di lei?
È uno dei miei personaggi del cuore. Mi ha fatto tanta tenerezza, anche se non è stata molto compresa dal pubblico. Dà tutto per la madre, la sorella, il canto, ma non ce la fa e si sgretola. Non è il personaggio principale, ma ha una grande complessità. È multiforme, ha molti strati, tanti livelli di profondità. L'abbiamo costruita togliendo una maschera dopo l'altra, fino a far emergere chi fosse davvero. Non posso giustificare tutto quello che fa, ma non è davvero una “villain”, una cattiva. È solo una ragazza disperata e anche questo va raccontato!
All'inizio parlavi di registi. Ma c'è un attore o un'attrice con cui sogni di lavorare?
Mi piacerebbe tantissimo lavorare con Valeria Bruni Tedeschi, Jasmine Trinca e Margherita Vicario. Sono tutte e tre donne poliedriche, con una storia pazzesca. Hanno interpretato ruoli molto diversificati e tutte e tre sono anche registe. Questa cosa mi affascina molto.
Abito e orecchini DES PHEMMES
Sandali FERRAGAMO
E fuori dal set, cosa ti piace fare? Hai un hobby?
È una bella domanda. Me lo chiedo spesso anch'io. Il mio hobby è il lavoro! Studio come una pazza, ma mi diverto, mi piace. Più che un lavoro è un piacere. Poi certo, leggo molto, ma vado a periodi: magari due libri a settimana, poi mi fermo. Faccio tanto sport: corro, cammino, palestra, pilates, yoga... però sto cercando un hobby vero, qualcosa “da coltivare”, insomma.
Quando non lavori riesci a trascorre del tempo con i tuoi amici e con la tua famiglia?
I miei genitori sono a Bologna. Torno spesso (Caterina vive a Roma - ndr), almeno una volta ogni settimana o due, e mi fermo tre-quattro giorni. Ritorno alla vita normale: cucino, faccio le lavatrici, mi fa bene.
Hai parlato di libri: qual è l'ultimo che hai letto?
La porta di Magda Szabó. È bellissimo. L'ho comprato perché una frase mi ha davvero colpito: “Non si può costringere un altro essere umano ad avere un rapporto con te se non vuole". Pensavo parlasse di amicizie, invece è ambientato negli anni '30. Una storia tra una donna e la sua domestica. All'inizio non capivo dove volesse andare a parare, poi mi ha conquistata. Mi piacerebbe interpretare un personaggio del genere, magari un giorno, quando sarò più grande. È molto bello e mi ha fatto molto riflettere sui rapporti umani.
E musicalmente, cosa ascolti, com’è la tua playslist?
Non ho un genere preciso. C’è di tutto. Quando corro posso ascoltare Battisti e subito dopo una traccia tecno da 280 BPM. È imbarazzante, lo ammetto, ma in fondo le playlist sono tutte così, un po’ schizofreniche!
Bustier e longuette DES PHEMMES, collant FALKE, sandali RENÉ CAOVILLA, borsa ROGER VIVIER
Torniamo un attimo indietro. Quando studiavi allo IULM a Milano, prima di cominciare a recitare, hai lavorato anche come modella, com’è il tuo rapporto con la moda, com’è nato e come si è evoluto?
Ho iniziato a lavorare come modella prima, a 15 anni. Ed è stata la mia prima vera scelta. Volevo proprio farlo, mi piaceva la moda. C'era questo concorso, "New Faces", che si teneva nei grandi negozi delle città, Bologna era tra quelle. Ho deciso di partecipare: eravamo tantissime, tutte sotto la pioggia. Io e mia madre eravamo lì, sotto l'acqua, ad aspettare… e mi hanno presa, ero davvero felicissima.
E tua mamma, i tuoi in generale, ti hanno sempre supportato?
Sì, mi hanno sempre sostenuta. Anche con la carriera da attrice. Certo, all'inizio erano un po’ preoccupati, perché nella moda avevo già una mia stabilità, avevo trovato il mio spazio concreto. Il cinema, invece, è stato un salto nel vuoto. All’epoca poi andavo anche all’università, ma dopo un anno ho dovuto abbandonare. Mi sono detta: mi dedico al cinema, alla recitazione, mi trasferisco a Roma e basta!
Cardigan, longuette, cintura e slingback N°21, orecchini ROGER VIVIER
Parliamo di stile personale: com'è il tuo look da tutti i giorni?
Mi piacciono molto gli anni '90, da sempre! Sono sempre stata coerente nel mio modo di vestire: se guardo le foto di quando ero ragazzina, ti assicuro che indosso le stesse cose di allora. Jeans a zampa, vita bassa... è il mio stile da dieci anni. Le maxi bag per me sono fondamentali. E quando sono a casa, ammetto, tuta oversize, sempre!
C'è un abito, un look speciale che hai indossato per un evento o un red carpet che ti è rimasto nel cuore?
Sicuramente quello che avevo a Venezia l’anno scorso, un vestito Giorgio Armani Privé di qualche anno fa. Un look che mi piaceva tantissimo! Devo dire che è stata, in generale, un'esperienza pazzesca. Sul red carpet guardavo, osservavo, assorbivo tutto. Ero lì davanti ai fotografi e dietro di me passano attori che ho sempre adorato! Sono molto grata di avere avuto questa occasione.
In attesa di rivederti sul red carpet del Lido, perché no?, puoi anticiparci qualcosa sui prossimi progetti?
Si tratta sempre una serie tv, al momento la data della messa in onda è in via di definizione (Come un padre, tratto dalla storia del prete visionario Don Antonio Loffredo nel Rione Sanità di Napoli - ndr). Sarà la mia prima esperienza un po' più “leggera”, la trama, che è tratta da una storia vera, non lo è per niente ma il mio personaggio è una persona serena, con i suoi problemi familiari da adolescente. Il regista, Luca Miniero, ha scelto una chiave quasi da commedia e trovo sia stata la scelta migliore. E poi abbiamo girato a Napoli, con attori favolosi e un’energia unica, mi sono divertita davvero tanto.
Abito e bracciale ROBERTO CAVALLI
Parliamo di social. Usi TikTok e Instagram, com'è il tuo rapporto con la popolarità che ne deriva?
In realtà vivo tutto come prima. Posto le stesse cose, uso i social come ho sempre fatto. Non ho problemi con la mia immagine. Il numero che cresce è solo una conseguenza.
C'è un ruolo che ti piacerebbe interpretare?
Sì, mia nonna. Mi piacerebbe raccontare la sua storia, anche quella di mio nonno, che non ho mai conosciuto. Hanno avuto vite molto interessanti, il loro passato mi affascina molto.
Abbiamo letto che sei anche una grande appassionata di horror...
Forse! (ride) Mi piacerebbe interpretare un bello splatter americano, di quelli estremi. Tipo con gli zombie, sangue... molto strong. Li trovo divertentissimi. Mi piacerebbe un ruolo tipo quelli di Mia Goth, sai che bello studiare gli urli a casa!
Occhiali da sole BOTTEGA VENETA
Tornando alla moda: eri tra gli ospiti dell'ultima sfilata di Etro. Com'è stato?
Bellissimo. Viverla da “ospite” è diverso, ovviamente, ma mi è piaciuto molto. Etro è un brand che adoro, ha un concetto di moda che sento vicino a me. Certo, le sfilate durano dieci minuti, sono rapidissime, ma è sempre emozionante. Sono piccole conquiste per me e poi adoro il fatto di mantenere un legame con la moda, in qualche modo.
Ti manca il lavoro da modella?
No, sinceramente no, preferisco decisamente la dimensione che ho ora. Avevo bisogno di avere una mia voce e ora, come attrice, ce l’ho!
Credits:
Foto e Art Direction: Sara Reverberi
Video: Daria Krasnova
Mua/hair: Giorgia Blancato
Creative Direction e styling: Sara Moschini
Sitting Editor: Rossella Malaguarnera
Location: Maison Chambre et Jardin
© Riproduzione riservata
Le sfide di Madior Fall: dalle passerelle di Milano alla conquista del cinema

Madior Fall ricorda ancora l’emozione della sua prima sfilata per Emporio Armani a soli 17 anni, quando ha percorso la passerella per il "re" degli stilisti italiani, ma la sua passione più grande è quella per la recitazione. Lo ha capito fin dal suo primo giorno sul set di Zero, la serie Netflix nella quale ha esordito nel 2021, e grazie alla quale si è immediatamente innamorato del mondo dello spettacolo.
Da allora è costantemente alla ricerca di nuove sfide, ruoli complessi, diversi. L’importante è continuare a mettersi alla prova, come insegnano Denzel Washington, Marlon Brando, Willem Dafoe, e tutti i grandi attori che ha ammirato crescendo. Ora vive a New York e il suo nuovo obiettivo è raggiungere Hollywood.
Siamo riusciti a intercettarlo durante la sua permanenza in Italia per le riprese di una produzione Prime Video (ancora top secret) e abbiamo realizzato questo shooting esclusivo nell'incantevole V Maison Hotel Milano Brera, scattato da Federica Paola Muscella e con la direzione artistica di Giuseppe Damato.
Pantaloni, giacca, camicia PAUL SMITH, gioielli CARTIER
Qual è stato il momento in cui hai capito di voler diventare attore?
Fin da molto piccolo sono sempre stato un appassionato di film, proprio come mio padre, e il lavoro che volevo fare da grande era l'attore. Solo che crescendo non ho coltivato questa inclinazione perché non la vedevo come una reale possibilità per il mio futuro. Quindi fino ai 18 anni non ho recitato, ho fatto qualche piccola cosa a teatro, ma niente di veramente importante.
Finché un giorno, a 19 anni, mi hanno preso nella serie Zero. Mi sono ritrovato subito su un set molto grande e importante, a fare qualcosa che forse non ero preparato a fare. Ma mi sono innamorato immediatamente della sensazione che mi ha dato lavorare con i ragazzi e del set e da quel momento ho capito che quello doveva essere il mio futuro.
Pantaloni, giacca, camicia PAUL SMITH, gioielli CARTIER
Ci sono attori o registi che ti hanno influenzato particolarmente nel tuo percorso?
Assolutamente sì, ripeto, io sono un grande appassionato di film, ne guardo tutti i giorni e mi lascio ispirare da quello che vedo sullo schermo. Per esempio, potrei guardare Denzel Washington tutto il giorno e continuare a sorprendermi, fa delle scelte che mi prendono alla sprovvista. È un attore che trovo fantastico e ho imparato tanto guardandolo.
Pantaloni, maglia, giacca EMPORIO ARMANI, gioielli CARTIER
Un altro attore che per me è il più forte di tutti i tempi è Marlon Brando. Ha qualcosa di naturale che è inimitabile, ma provo lo stesso a prendere spunto da lui. A scuola di teatro ho anche interpretato un ruolo che era suo, quello di Stanley in A Streetcar Named Desire, non volevo fare una sua imitazione ovviamente però mi ha ispirato moltissimo.
E infine devo citare anche Willem Dafoe, un attore teatrale pazzesco, molto espressivo, e le sue parti hanno sempre qualcosa di molto "personaggificato," passatemi il termine, cioè riesce a creare un vero e proprio personaggio.
Pantaloni, maglia, giacca EMPORIO ARMANI, gioielli CARTIER
Qual è il ruolo che ti ha messo più alla prova finora e perché?
Sicuramente quello di Ali nel musical Non dirmi che hai paura. È la storia vera di una ragazza che si chiama Samia, cresciuta in Somalia in mezzo a gruppi estremisti, problemi di governo, guerre, che decide di voler partecipare alle Olimpiadi. E decide di allenarsi con il suo amico del cuore Ali che viene costretto ad entrare nelle milizie terroristiche di Al-Shabaab.
È un ruolo molto complesso perché di mezzo c'è l'amore per questa ragazza ma allo stesso tempo la necessità di dover sopravvivere. È un personaggio cresciuto in un ambiente molto diverso dal mio, nella povertà più totale, in una famiglia numerosa, in una casa piccolina. Ho dovuto fare molta ricerca sul luogo, sulla religione, sul paese. E poi, oltre a tutto questo, c'erano anche parti cantate nel musical e io non sono un cantante, però ho studiato molto ed è stata un'esperienza molto divertente.
Devo dire che mi piace mettermi alla prova con cose che non so fare, che posso imparare, mi diverte molto uscire dalla mia comfort zone.
Gioielli ANTOINE
Hai un sogno nel cassetto per un ruolo o un genere cinematografico che vorresti esplorare?
Beh ne ho più di uno! Innanzitutto mi piacerebbe fare più teatro perché ho studiato per questo ma ho avuto l'opportunità di lavorarci una sola volta.
Mentre nel cinema, mi esaltano tutti i ruoli che sono una sfida, quindi diversi da me o che richiedono un cambiamento di aspetto, di personalità, o qualcosa di imprevedibile. Vorrei fare più cose così piuttosto che parti vicine alla mia realtà. Sono un grande appassionato di biopic, mi piacciono le storie vere perché puoi andare a pescare da vere esperienze delle persone che le hanno vissute e magari anche confrontarti con la persona stessa di cui si racconta la storia.
Il mio sogno sarebbe interpretare un personaggio storico.
Pantaloncini, giacca, camicia, borsa, scarpe, calzini, foulard LORO PIANA
Hai lavorato con grandi brand come Dolce & Gabbana e Boss, come si intrecciano la tua carriera di modello e quella d'attore?
La mia carriera da modello è iniziata quando avevo 17 anni. Sono una persona che di base è molto timida, riservata e mi vergogno pure abbastanza ad espormi davanti alle persone che non conosco. E fare il modello mi ha sicuramente reso più sciolto davanti alla telecamera, a fare amicizia con il mezzo, a non averne paura.
Ho imparato a togliere il velo quando sono davanti alla macchina da presa, a prendere un po' di confidenza.
Shorts e camicia LOUIS VUITTON
In un certo senso mi ha anche creato problemi perché quando fai il modello devi sempre pensare al tuo aspetto quando sei davanti alla telecamera mentre quando fai l'attore non deve essere un tuo problema perché ci sono dei professionisti dedicati. Tu devi pensare a recitare. Anzi, l'ideale sarebbe non pensare proprio, agire, vivere. Quindi ci sono alcune cose che ho dovuto re-imparare a scuola di teatro, come dimenticarmi della mia apparenza.
Completo, camicia, papillon BROOKS BROTHERS, scarpe SUPERGA, spille e gemelli VILLA MILANO
C'è un momento in particolare nel mondo della moda che ti ha segnato?
Sì, ci sono vari momenti. È stata bellissima la mia prima sfilata in assoluto, per Emporio Armani. Mi ricordo l'emozione di camminare sulla passerella. Sono momenti che non dimenticherò mai.
In generale direi che ho proprio una preferenza per Emporio Armani e le loro sfilate. Quella che hanno fatto all'aeroporto di Linate nell'hangar con una cosa come 3.000-4.000 persone e con Robbie Williams che cantava in mezzo a noi. Quello è stato il momento più divertente nella mia carriera da modello. Mi sono divertito tanto in quegli anni.
Camicia e cardigan CANALI
Quali sono i tuoi prossimi progetti nel mondo del cinema e della moda?
In questo momento mi trovo a Roma, sto girando un film per Prime Video, non posso ancora rivelare cosa, dico soltanto che è un film tratto da un libro che ha avuto molto successo su Wattpad. Molte persone lo stanno aspettando quindi penso che scoprirete presto di cosa si tratta.
Poi tornerò a New York dove abito ora e il mio obiettivo è quello di iniziare a lavorare nel cinema e nel teatro in America. Ci sto lavorando da vari anni ma adesso sembra che le cose stiano prendendo forma e quindi speriamo, incrociamo le dita!
Pantaloni, giacca, camicia, cravatta, cintura, scarpe BRUNELLO CUCINELLI, occhiali da sole JACQUES MARIE MAGE, gioielli e orologio CARTIER
La mia carriera da modello l'ho un po' messa da parte, adesso il cinema prende la maggior parte del mio tempo perché sto anche studiando. Ogni tanto faccio lavori sui social, quindi più collaborazioni con vari brand e penso che vedrete cose durante la prossima Fashion Week a giugno.
Gioielli CARTIER
Se potessi dare un consiglio a chi sogna di intraprendere la tua carriera, quale sarebbe?
Il mio primo consiglio potrebbe essere fai, nel senso non avere paura di agire prima di essere pronto. Molte persone - io incluso - finché non si sentono perfettamente pronte non agiscono, ma secondo me è molto più importante agire e magari sbagliare, imparare dagli errori e riadattarsi.
Molti mi chiedono: "Come hai trovato l'agente?", oppure: "Non mi rispondono, mando mail ma non ricevo nulla indietro". Fai qualcosa da solo, prendi una telecamera, registrati, impara a recitare, guarda film, vai a teatro, vedi come fanno le persone, fatti notare. Se non hai una prova che sai recitare e mandi una mail ad un agente che ne riceve mille, sei uno dei tanti. Invece se hai qualcosa da mostrargli, magari ti vedrà e un giorno gli tornerai in mente e dirà questa persona può servire per questo ruolo, firmiamo con lui.
Pantaloni, camicia, gilet, foulard, cappello LORO PIANA
Il mio secondo consiglio è "sii paziente e non ti preoccupare se le cose non vanno subito bene". È un lavoro che richiede tanto tempo, devi dedicarci la vita, come per ogni forma d'arte. Non è come un lavoro normale che puoi "spegnere" e tornare a casa e rilassarti. Io sono rimasto fermo per un anno con i film. Non ti devi lasciare scoraggiare, anzi devi cogliere questa opportunità. Magari iscriviti a un corso di teatro, fai cortometraggi.
Lo so, è difficile, ovviamente una persona deve mangiare, però non puoi aspettarti fin da subito di fare film con Tarantino perché appunto ci vuole tempo.
Il mio terzo consiglio è "divertiti e goditi questo lavoro" perché per me è il lavoro più bello al mondo e ho la fortuna di poterlo fare. Ogni giorno quando vado sul set per me è un buon giorno. Mi diverto anche se sto lavorando e così il risultato è migliore.
Pantaloni e cardigan GOLDEN GOOSE
Credits:
Creative Direction and Production: Giuseppe Damato
Photographer: Federica Paola Muscella
Stylist: Simona Sacchitella
Grooming: Damiano Seminara
Movement Director: Andrea Risso
Location: VMaison Hotel Milano Brera
Sitting Editors: Sara Moschini e Daniela Losini
Junior Editor: Roberta Cutillo
Social Media Content: Elisa Pietrosanti
© Riproduzione riservata
Clio Bargellini: da Depop a Instagram il vintage incontra la contemporaneità
Per chi segue Clio Bargellini dai tempi in cui Depop era l'app di acquisti second-hand e vintage numero uno in Europa, lo stile della creator emiliana è un dato indiscusso. La sua capacità di dare nuova vita a capi trovati in mercati e mercatini del bolognese ha fatto in modo che in poco tempo conquistasse un discreto numero di appassionate del riciclo e della sostenibilità che si è presto allargato grazie a un pubblico alla ricerca di consigli su come abbinare i diversi capi posseduti e ampliare così il proprio guardaroba.
Ma è stato con il passaggio a Instagram che Bargellini è riuscita a farsi conoscere davvero dai propri followers, tramite una comunicazione sincera e pacata, riuscendo a preservare la propria vita privata e la famiglia e basando il rapporto con chi la segue sul rispetto e la gentilezza.
Con lei, durante un ventoso shooting sulle coste della Galizia, abbiamo chiacchierato della sua carriera, ma anche di comunicazione digitale, di moda e delle donne della sua famiglia.
Scopritela nelle foto della nostra fotografa Sara Reverberi.
Camicia, gonna a pieghe e pantalone AMI PARIS, gioielli FILYBIJOUX
Ciao Clio, raccontaci la tua storia. Chi sei? Da dove nasce la tua passione per il vintage?
Sono una content creator. I miei focus sono la moda e lo styling, negli anni mi sono avvicinata anche al beauty ma è l'amore per il vintage quello che mi caratterizza maggiormente, infatti ho anche un sito dove vendo abbigliamento vintage e second-hand e anche qualche accessorio. Questa passione nasce da molto lontano, perché ho passato praticamente tutta la mia infanzia negli armadi delle nonne, anche vedendo quello che facevano, perché sono state sarte. Ero sempre circondata da tessuti, vestiti, tutto a portata di mano e ho passato veramente tantissime ore a provarli e a immaginarmi di essere qualcun altro.
In più la mia bisnonna negli anni 70 aveva aperto nel paese dove vivo uno dei primi negozi second-hand dove vendeva dei vestiti arrivati dall'America. Anche questo mi ha influenzato tanto anche solo tramite i racconti che mi ha fatto mia madre, che all'epoca la accompagnava a prendere i capi. Se ci fate caso nel mio store online si trovano dei pezzi che tradiscono questo amore per il vintage americano.
Poi, essendo una persona molto nostalgica, ho sempre portato con me le cose che ho visto e ascoltato: dai film (anche questi visti grazie alle donne della mia famiglia), alla musica che mi hanno fatto ascoltare mio padre e mia madre, fino ai viaggi. Per me il vintage è dunque qualcosa che ruota intorno al ricordo, al fatto di immaginarsi chi ha indossato quel vestito, che storia c'è dietro, non è solo una questione di abbigliamento, ma anche qualcosa di più profondo.
Pantalone e top TORY BURCH, gonna pareo ALYSI, scarpe MALONE SOULIERS, borsa HEIMAT ATLANTICA, gioielli FILYBIJOUX, occhiali ALAÏA
Come sei passata da avere una community su Depop a Instagram?
È stato un momento molto importante per me. Depop era più un hobby, visto che facevo un altro lavoro, però quando hai una passione secondo me alla fine si manifesta da qualche parte. Avevo trovato la mia isola felice dove potevo creare i miei styling mixando abiti vintage e capi più contemporanei e lì ho iniziato a farmi conoscere. Essendo però una persona piuttosto timida non avrei mai pensato di riuscire a comunicare come ho poi fatto.
Con la pandemia mi sono un po' reinventata. Non avevo perso il lavoro, ma eravamo tutti fermi e ho pensato di investire quel tempo in più che finalmente avevo per provare a comunicare in una maniera diversa e semplicemente un giorno ho iniziato a raccontare il mio armadio su Instagram.
Le persone hanno accolto questa cosa in modo molto bello e per me inaspettato, perché non pensavo di piacere così tanto e in così poco tempo. Man mano ho preso un po' più di sicurezza e ho cominciato a curare molto la mia pagina Instagram e di conseguenza sono riuscita a cambiare lavoro e aprire il mio sito. È stato un bel passaggio.
Quali sono le difficoltà che incontri nel raccontarti sui social?
Non credo di avere delle difficoltà, ma metto molti limiti su quello che voglio raccontare, perché sono una persona molto riservata. Questo va spesso in conflitto con il mondo dei social, in cui magari le persone sono molto interessate a vedere gli aspetti di te più intimi, ma io proprio non sono capace.
So che potrei creare più interesse raccontando delle cose mie personali, ma proprio non lo voglio fare.

Tuta AMERICAN VINTAGE, scarpe SCHOLL, borsa HEIMAT ATLANTICA, occhiali BOTTEGA VENETA, gioielli FILYBIJOUX
Hai uno stile molto particolare e personale. Da dove arrivano le tue ispirazioni? Cè qualche personaggio che ti piace a livello di stile?
Non vorrei ripetermi, ma sullo stile personale metterei al primo posto le donne della mia famiglia e anche altre persone che ho conosciuto nella mia vita. Mi vengono in mente le nonne, mia mamma che ha uno stile incredibile, anche la moglie di mio padre, la mia maestra delle elementari. Sono una persona che osserva tantissimo, ancora adesso, e mi piace prendere ispirazione soprattutto da chi non pensa di dover per forza essere un esempio di stile. Mi piace lo stile senza sforzo. Secondo me le persone che hanno stile non si impegnano troppo ed è questo che fa la differenza.
Poi se vogliamo parlare di icone, io sono una Millennial, quindi ho delle persone ben precise in mente a cui penso quando voglio ispirarmi. Alexa Chung e Chloë Sevigny mi piacciono tantissimo ad esempio e poi ci sono delle icone storiche, e anche qui mi ricollego alla mia nonna perché era con lei che guardavo tantissimi film di Monica Vitti.
Per me lei non è solo un'icona di stile ma anche di carattere. Ogni tanto vado a rivedermi delle foto o i film per ritrovare quella cosa che veramente non hanno tutti, che io ho visto in lei. Poi posso anche dirti Cher, ci sono un sacco di personaggi che mi piacciono tantissimo, dovrei fare un elenco molto lungo!
Completo stampato LACOSTE, scarpe MANGO, giacca e gilè BLAZÉ Milano, gioielli FILYBIJOUX, borsa HEIMAT ATLANTICA
Non mi sembri una persona che segue delle tendenze ‘volatili’. Da cosa è composto per te il guardaroba ideale?
Non seguo le tendenze anche se comunque ne sono a conoscenza. Come vi dicevo osservo molto e ci sono anche dei piccoli trend che mi piacciono, perché magari mi ricordano cose che ho già visto. Come il revival degli anni 90 o anni 80, che mi affascina sempre.
Il mio guardaroba ideale sicuramente è pieno di scarpe. Sono per me un elemento importantissimo, non ho ancora capito il perché, magari dovrò studiare questa cosa. Quando vado a costruire un look, o comunque penso a come vestirmi, la prima cosa che dico è "voglio mettermi quelle scarpe" e da lì poi inizio a immaginare il look finale.
Il guardaroba ideale è anche quello in cui ci sono dei pezzi senza tempo, quindi probabilmente sono vintage, che mi danno sicurezza e che mi fanno sentire me stessa. Ho notato negli anni, anche grazie a questo lavoro, che è inutile che io provi a mettermi cose che non sono da me, perché la mia personalità si spegne completamente. Quindi direi un guardaroba semplice con dei pezzi però di impatto e con dei dettagli che fanno la differenza. Uno tra tutti la qualità. Quindi puntare a pochi pezzi però belli e che durano per sempre.
Completo BLAZÉ Milano, costume MARC O'POLO, borsa HEIMAT ATLANTICA, gioielli FILYBIJOUX
Sei molto a tuo agio con i video che sono sempre più importanti. È un mezzo di comunicazione che ti piace? Perché?
Per me i video sono stati proprio il punto di svolta. Quando ho iniziato a pubblicare su Instagram in maniera più frequente erano da poco usciti i reel, quindi non si sapeva bene come approcciare questo tipo di comunicazione. Io avevo trovato il modo di fare vedere i diversi styling dei pezzi vintage che avevo comprato e mi piaceva molto perché, prima di tutto, potevo girarli anche a casa e quindi era comodo e perché in un video riesci a esprimere più cose, anche se le foto comunque sono sempre molto belle.
Ricordo che avevo proprio pensato: "qui posso mettere insieme la musica che mi piace ascoltare" (da lì infatti sono nate le playlist che la mia community ama molto), e ho capito che riuscivo a trasmettere tutto l'entusiasmo che mettevo in quello che facevo.
L’anno scorso sei stata al Festival del Cinema di Venezia con due brand importanti, ci racconti cosa hai provato e come è andata? Ci avevi mai pensato?
È come se io parlassi di una parentesi della mia vita che ho vissuto con così tanta sorpresa e gratitudine che a volte non mi sembra neanche vero. Sono stati tre giorni veramente bellissimi e pieni di emozioni forti perché io amo il cinema e ho sempre seguito questo mondo da fuori. In più mi ha accompagnata una persona molto importante per me, quindi ho condiviso la mia gioia con un pezzo della mia vita.
È stato emozionante scoprire quello che succede dietro le quinte, essere in sala con il cast, vedere le loro reazioni e condividere l'emozione che avevo provato per quel film con le persone che erano con me, il team di Cartier, che mi aveva invitata, e anche gli altri ospiti che c'erano. Poi fare un red carpet con un brand come Cartier vuol dire raccontare una storia. Mi era piaciuto tantissimo poter scegliere i gioielli, infatti, per consolidare questo mio amore per il vintage e le icone storiche, avevo indossato la collezione dedicata a Grace Kelly, che si chiama Grain De Café. Poi avevo fatto un altro omaggio scegliendo l'orologio Tank di Cartier, che era il preferito di Diana. Per me è stato un onore.
La sera prima ero invitata ad una serata organizzata da Armani e anche solo vedere Cate Blanchett da vicinissimo per me è stato incredibile. Sono molto molto grata per questa esperienza che ho vissuto.
Top e slip ALYSI, camicetta MANGO, gioielli FILYBIJOUX
I tuoi ‘drop’ sul sito vanno sold out in poche ore. Secondo te cosa funziona?
Nonostante siano anni che faccio questo lavoro stento a crederci! Sicuramente una cosa che fa la differenza è la creazione di look con delle proposte vintage non scontate. È il valore aggiunto che le persone possono trovare ed è quella cosa che mi ha molto motivata nel tempo, perché io non avrei mai pensato di essere capita così tanto dalle persone.
Vengo da una città piccola e ho sempre avuto l'impressione che nessuno capisse troppo il mio stile, che fosse troppo "stravagante". Invece quando ho iniziato a farmi conoscere vedevo che alle persone piaceva tanto, quindi credo che chi riesce a comprare un pezzo dal mio sito voglia acquistare un'esperienza diversa e anche portarsi a casa un pezzo di un look che magari ha visto e che si vuole ricreare allo stesso modo.
Gilè, jeans e maglietta CITIZENS OF HUMANITY, ballerine MANGO, borsa TORY BURCH, gioielli FILYBIJOUX, occhiali SAINT LAURENT
I social spesso invadono anche la vita privata, ma tu come dicevi sei molto riservata di carattere. Come riesci a mantenere un buon equilibrio?
Sono molto gelosa della mia privacy e sinceramente ho anche paura di mostrare troppo le mie cose, perché nonostante abbia una community veramente favolosa, non so mai chi c'è dall'altra parte.
Riesco a mantenere l'equilibrio parlando di me e facendomi conoscere, ma non allargandomi troppo. Probabilmente rimango sempre un po' in superficie, non facendo troppo vedere quello che c'è dietro anche se a volte anche per spiegare il mio lavoro, come evolve, mi farebbe piacere raccontare, non so, che magari in quella settimana ho avuto diverse cose da affrontare e quindi non mi sono fatta vedere per quel motivo. Sarebbe un modo per far capire a chi ti segue perché nasce un contenuto fatto così o perché una persona per un po' di tempo non pubblica niente. Però non sono ancora arrivata a riuscire a espormi un po' di più e per la mia tranquillità adesso va bene così.
Se potessi realizzare un progetto nel futuro quale potrebbe essere?
Per il futuro mi piacerebbe rimanere sempre in questo mondo, però provare anche a fare qualcosa da "dietro le quinte". Penso di avere delle cose da dare anche in quel senso e che la mia creatività abbia bisogno di altri stimoli. Magari fare qualcosa a livello di styling per altre persone, chissà!
Credits:
Foto: Sara Reverberi
Creative/Art Direction: Sara Moschini
Location: Pepe Vieira Hotel
© Riproduzione riservata
Romantic Spring: un tocco di timida primavera in Irlanda

L'Irlanda e i suoi prati verdi sconfinati, una casa misteriosa persa nella natura e ricca di ricordi. È partita da questi elementi la fotografa Ana Aguila per rappresentare il timido inizio della primavera nordica.
Ad accompagnarla la stylist Zoe Leahy che per il servizio con protagonista la modella Anastasia Sazonova ha scelto diversi designer di origine irlandese come Grainne Rigney e Ciara Flaherty Design e ancora i bijoux di Bláithín Ennis mescolandoli al vintage e a brand high street.
Il set, Mossie's House, è una villa restaurata dell'ottocento nella penisola di Beara, uno dei luoghi più affascinanti del Sud-Ovest irlandese, dove le montagne incontrano l'oceano e l'aria di mare ha fatto in modo che si potesse sviluppare una vegetazione subtropicale selvaggia.
Entrate con noi nella primavera e scoprite tutte le foto del nostro servizio.
Abito SISTER JANE, ballerine a punta ZARA, orecchini BLÁÍTHÍN ENNIS
Top e gonna GRAINNE RIGNEY, ballerine con fiocco H&M, orecchini e collana BLÁÍTHÍN ENNIS
Impermeabile COS, top e gonna GRAINNE RIGNEY, ballerine con fiocco H&M, orecchini e collana BLÁÍTHÍN ENNIS
Soprabito, top e shorts rosa GRAINNE RIGNEY, ballerine con fiocco H&M
Abito VITO VINTAGE, ballerine a punta ZARA
Abito GANNI, gilé e scarpe con cinturino ZARA
Abito con ruches H&M
Camicia con ruches CIARA FLAHERTY DESIGN, jeans e ballerine con fiocco H&M
Credits:
Fotografa: Ana Elizabeth Aguila @anaelizabethaguilaa
Modella: Anastasia Sazonova @stasy_sazonova @rosmodelmanagement
Stylist: Zoe Leahy @zoeleahy
Make-up e Hair: Alessia Leone @byleone_
Location: Ulusker House, West Cork @uluskerhouse
© Riproduzione riservata
Ethan: rompere le regole tramite la Metamorfosi
Scattare un servizio fotografico con Ethan è come vedere una performance. Il suo corpo segue una musica che è solo sua e ipnotizza chi guarda, appropriandosi degli abiti che indossa come fossero costumi di scena adatti a comunicare un messaggio allo spettatore.
Questa conoscenza e accettazione del proprio essere, sia esteriore che interiore, è la forza che muove la ricerca dell'artista italiano dalle origini brasiliane e che lo hanno portato a pubblicare Metamorfosi Vol.1, il primo capitolo di un percorso nella sua storia personale e musicale.
Alle infusioni e percussioni del Brasile si aggiungono i beat della dance berlinese, il tutto cucito assieme dallo stile melodico italiano, in un mix esplosivo che prende la sua forma più completa e concreta nei concerti live.
Scoprite insieme a noi il ritmo e la poetica di Ethan e perdetevi nel suo mondo fatto di istinto ed emozioni.
Total look FENDI
Raccontaci la tua storia. Quando hai capito che cantare era quello che volevi fare?
Uno dei primi ricordi che ho legati alla musica è sicuramente da piccolo, associabile ai miei otto, nove anni in cui fingevo di esibirmi davanti allo specchio con le spazzole di mia madre usata come microfono. Passavo moltissimo tempo in casa con lei e cercavo di riprodurre in realtà quello che poi vedevo su YouTube. Passavo le ore guardando performance e video di artisti che cantavano dal vivo e cercavo in qualche modo di immedesimarmi, di identificarmi un po' in quello che facevano loro. Era uno spazio solo mio e ne ho un ricordo lucidissimo.
Da lì ho iniziato a cantare e a capire che era qualcosa che mi faceva stare davvero bene. Una delle poche cose da bambino che mi rendevano, e mi facevano, sentire veramente Ethan in quel momento.
Total look FENDI
In Giovane Cuore raccontavi le tue origini brasiliane e la tua storia personale, come ritroviamo queste radici nel tuo nuovo lavoro Metamorfosi?
Il mio papà è brasiliano e sono sempre stato molto molto legato al Brasile, però fino a Giovane Cuore non ero mai riuscito a trasmutarlo in musica. Una volta o due l'anno andavo in Brasile, avevo un legame stretto con mio padre, ho sempre parlato portoghese, ho letto tantissime cose in portoghese, ho ascoltato molta musica portoghese, ma non avevo mai provato a comporre qualcosa di simile anche io, perché lo sentivo come un qualcosa di molto lontano.
In Giovane Cuore mi sono dato l'opportunità di sperimentare, portare questa eredità nella mia vita e farla diventare qualcosa di identitario. Ho iniziato in particolare con NOITE E DIA, che è il primo pezzo che ho scritto in portoghese e che ho anche pubblicato, e credo che sia stato un po' l'apripista rispetto a quello che è Metamorfosi, che è ancora più legato a tutto il mondo del Brasile.
La scrittura autobiografica diventa il fil rouge che c'è tra i due album. Parlo molto di me, delle mie esperienze, di quello che vivo e del modo in cui percepisco il mondo attraverso i miei occhi, anche un po' grazie a questa parte di Brasile che adesso sento mia e che mi appartiene molto.
Jumpsuit THELATEST, maglia DEMIUR, scarpe SCAROSSO
Metamorfosi è una parola bellissima ma che potrebbe essere anche dolorosa, perché il cambiamento non è mai facile. Cosa significa per te? E perché è un Vol. 1?
Metamorfosi è una parola bellissima e anche molto dolorosa, è vero. Per me l'anno scorso è stato un momento decisivo, molto importante. Ho capito che non volevo più sottostare a delle norme prestabilite dall'industria, volevo cercare di dare spazio di più alla mia identità, sbagliando anche, capire che cosa mi appartenesse di più, che cosa assomigliasse di più a quello che voglio fare, a quello che ascolto, a quello che sono oggi.
È stato un anno di sperimentazione per liberarmi dagli schemi musicali secondo i quali un pezzo deve essere per forza scritto in un certo modo e dare spazio così alla mia creatività, avere più libertà in termini sia di sound design che di scrittura e di struttura della canzone. Soprattutto anche di inserire, come dicevo prima, molto Brasile. Molti pezzi sono quindi in portoghese, alcuni sono proprio metà in italiano, metà in portoghese, altri sono scritti in italiano con un sound però che ricorda un po' le mie origini brasiliane.
Ho cercato di fare un grande mix di quello che sono io. Questo processo è stato complesso e anche doloroso, perché tante volte ho rimesso in discussione cosa stessi facendo e ancora oggi purtroppo lo faccio. Credo faccia parte di quando decidi di fare qualcosa di nuovo e approfondisci la tua identità e poi ti trovi a renderlo "commestibile", comprensibile a tutti. Devi liberarti dalle strutture, ma allo stesso tempo cercare di far arrivare il messaggio anche alle altre persone e non renderlo troppo complicato. Questa per me è stata la parte più difficile, perché avrei voluto dare solamente spazio alla mia libertà espressiva, ma ho cercato di darle anche una forma fruibile.
Abbiamo diviso l'album in due parti, Vol. 1 e Vol. 2, perché non mi andava di rilasciare un album che poi sarebbe morto da qui a tre settimane. Purtroppo l'attenzione nella musica è veramente bassa e quindi ho preferito dare valore al mio lavoro e ad ogni pezzo di storia che ho deciso di raccontare. Anche dal punto di vista estetico e di significato per me aveva senso iniziare in un certo modo e poi finire con una sorta di cambiamento, integrando nella seconda parte altri elementi che magari nella prima non ci sono, proprio perché vengono da questa metamorfosi.
Non vedo davvero l'ora di condividere questo secondo capitolo a breve, probabilmente a maggio.
Total look DIOR
Qual è il brano dell’EP che senti più tuo e che ti diverte di più cantare?
Sicuramente Puta e FTTSP, un pezzo che ho scritto insieme a Nava, un'artista che stimo moltissimo. Sono i pezzi a cui forse sono più legato perché sono quelli che riflettono meglio il progetto. In Puta c'è una parte molto melodica italiana, poi una parte più energica, anche "violenta" volendo o comunque carica nel drop, tutta in portoghese per cui è proprio divertente da suonare.
Abito CALCATERRA, scarpe DOMENICO OREFICE
Da sempre porti avanti con la tua immagine e la tua musica un’idea di rappresentazione del mondo Queer molto esplicita, anche se in Italia sono pochi gli artisti che si sentono liberi di esprimersi davvero. Come vivi questa tua esigenza?
In un modo molto naturale in realtà. Non c'è niente di studiato, per me è semplicemente stare al mondo con la propria verità. Ci ho messo molti anni ad integrare nella mia vita la mia parte queer, ad accettarla, a farla una delle parti più sincere di quello che sono, per cui oggi è un po' in tutto quello che faccio, non solo nella musica, ma proprio nella mia vita, nel modo di pensare. È un modo di vivere, di decostruire certe strutture che ci vengono imposte socialmente.
Da quando da bambino ho fatto coming out, ho capito che avrei voluto vivere un altro tipo di vita e di conseguenza ora ho un altro modo di pensare rispetto a quello che socialmente, come dicevo prima, ci viene imposto. Per me è fondamentale che la mia .musica rifletta questa coerenza di base.
Abito ALYSI, pantalone THELATEST, scarpe SCAROSSO
Come vivi invece il palco e il momento del live? Come ti prepari?
Sono una persona abbastanza ansiosa, quindi il palco lo vivo in un modo molto particolare. Ho imparato che per me è importante mezz'ora prima di un concerto riuscire a distaccarmi un attimo dal contesto, ritornare un po' nel mio corpo, rifugiarmi nella mia mente e concentrarmi, andando a scavare nella mia intimità per poi riuscire a tirar fuori queste parti durante la performance.
Ma ammetto che ogni tanto bere uno o due bicchieri di vino mi aiuta!
Total look LOUIS VUITTON
Abbiamo scattato insieme un servizio moda molto particolare, qual è il tuo rapporto con la moda?
Più che rapporto con la moda lo definirei un rapporto con l'espressività, perché non sento il bisogno di essere necessariamente brandizzato da capo a piedi, ma piuttosto di utilizzare dei capi per rappresentare la mia identità e quello che io voglio esprimere in quel momento.
Ad esempio ci sono dei giorni in cui preferisco dare spazio alla mia femminilità, dei giorni in cui preferisco rappresentare la mia mascolinità, dei giorni in cui non voglio essere percepito, perché purtroppo o per fortuna succede anche questo.
I vestiti mi aiutano a far vedere una parte di me prima che io apra bocca e che canti, che performi, che stia parlando e anche qui torna quindi il concetto di essere coerente con quello che si è anche attraverso quello che si indossa.
Total look ANTONIO MARRAS
Ci sono dei personaggi che ti influenzano, che senti vicini da un punto di vista musicale e di stile?
Credo che nel 2025 sia impossibile fare qualcosa da zero. Siamo tutti influenzati da tutto e da tutti e siamo costantemente bombardati da stimoli, per cui sicuramente sì.
Non ho moltissime reference in Italia, ma mi piace il lavoro che sta facendo Joan Thiele sia musicalmente che nel portare la sua estetica. La stimo tantissimo nonostante sia un progetto molto lontano dal mio e molto diverso. In media cerco sempre di allontanarmi da quello che fanno gli altri per capire che cosa in realtà voglio rappresentare io, perché ognuno di noi ha una storia, ha un modo di raccontarsi, viviamo tutti cose diverse, anche se possiamo avere dei gusti comuni su qualcosa.
Faccio molta ricerca, ma allo stesso tempo cerco di andare ad attingere più dalla mia emotività per non copiare o essere influenzato, soprattutto perché anche a livello culturale ci sono moltissime cose che magari mi piacciono, ma che non sono affini a quella che è la mia cultura, e che quindi non posso rappresentare in termini proprio di appropriazione culturale.
Total look MOSCHINO
Cosa possiamo aspettarci dalle tue date live?
Aspettatevi... l'inaspettato! Sono molto mosso dalla mia emotività - come avrete capito - e quindi dipende molto da come sto e da come mi sento quel giorno. Ci sono dei live secondo me che sono più introspettivi, che sono più mentali, e ci sono altri live in cui magari ho semplicemente voglia di divertirmi, di dare spazio di più alla parte Brazilian Funk e quindi di ballare e lasciarmi andare.
In generale i live sono divisi in due parti, c'è una parte più riflessiva e una parte più movimentata. Abbiamo pensato insieme a MISTIICA, un artista con base a Berlino con cui sto lavorando, di andare a creare questa sorta di viaggio che porta con sè tutte le diverse influenze. Quindi si parte dalla musica melodica italiana, passando per il Nord Europa fino ad arrivare al Brasile. È come se fosse una sorta di viaggio in aereo per il mondo.
Mi piace anche dare molta importanza alla parte estetica, quindi sto lavorando con un artista per proiettare dei visual, perché secondo me aiuta tantissimo a fare entrare dentro al nostro mondo. Vorrei riuscire a dare alle persone che vengono a sentirmi un'ora di stacco dalla loro vita, farle perdere in modo ipnotico in quello che stiamo facendo, senza concentrarsi sui loro problemi.
Ecco, se una persona riesce anche solo per dieci minuti a godersi fisicamente e mentalmente quello che sta vivendo, io sono felice.
Potete vedere ETHAN in concerto:
- 19.04 Firenze, Circolo Vie Nuove (Viale Donato Giannotti, 13)
- 25.04 Perugia, Spazio Modu (Via Bontempi, 25)
- 26.04 Berlino, Kwia (Maybachufer 16)
CALENDARIO IN COMPLETAMENTO
Credits:
Creative Direction e produzione: Giuseppe Damato @giuseppedamato
Foto: Nicola Surbera @elsurbett
Stylist: Medina Gadzhi-Ismaylova @okovow
Stylist Assistant: Isabella Gao @isabellagao_
Grooming: Damiano Seminara @damiano_seminara using @charlottetilbury
Movement Director: Andrea Risso @andrearisso_
Sitting Editors: Sara Moschini e Daniela Losini
Social Media Contents: Elisa Pietrosanti @elisapietrosanti
© Riproduzione riservata
Simonetta Gianfelici: conversazione a cuore aperto con la top model italiana
Incontro Simonetta Gianfelici il giorno prima dell'inizio delle sfilate milanesi. Fuori si respira un'aria frizzante che sembra anticipare il caos e la frenesia dei giorni a venire e per la nostra chiacchierata, quasi d'istinto, pensando ai ritratti che conosco a memoria della mia ospite, scelgo il Giacomo Café sotto Palazzo Reale, dove al momento è in corso la mostra del fotografo George Hoyningen-Huene.
Gianfelici ha una storia artistica e lavorativa che non può lasciare indifferenti, modella dall'età di 17 anni collabora con i più grandi fotografi degli anni 80 e 90 (tra i quali Helmut Newton), diventa musa di designer come Thierry Mugler, per poi dedicarsi allo scouting di giovani designer fondando il concorso Who's On Next e ancora al teatro, alla fotografia e a progetti umanitari di moda etica.
Ma è la sua storia presente e il suo futuro che mi affascinano ancora di più, la sua voglia di raccontarsi e di tornare sulle passerelle con il chiaro obiettivo di lanciare un messaggio e trasmettere dei valori, di non essere solo un'immagine, ma rappresentare un movimento di diversità e inclusività.
Sentirla parlare delle sue esperienze e di quello che ancora potrà fare è un privilegio che siamo felici di condividere con voi in questa lunga conversazione.
Giacca SALVATORE VIGNOLA
Cosa avresti fatto se non avessi lavorato nel mondo della moda?
Avevo una passione per la grafica e per l'architettura. Venivo dal liceo artistico e avevo studiato scenografia, ma già lavoravo - ho cominciato a 17 anni - quindi è stato abbastanza complesso terminare gli studi. Quando ho pensato di proseguirli mi sono iscritta a Storia Dell'Arte e sono sicura che sarei rimasta in un ambito creativo e artistico.
Da modella, come è cambiato secondo te il mondo della moda adesso per chi fa il tuo lavoro?
Sicuramente ora siamo molto più esposte. Da un lato lo trovo interessante perché abbiamo anche una voce e quindi possiamo comunicare. La sola estetica risulta in qualche modo insufficiente se non si ha anche la capacità di comunicare i propri valori e la propria personalità.
Prima il solo essere una modella era già un'espressione di personalità e di stile. E quindi da un lato non posso dire che anche in quel momento non ci fosse comunque un modo di esprimere se stesse. Non posso dire di non aver utilizzato per esempio il mio essere modella come una forma di comunicazione che andava oltre l'estetica. Ma oggi lo faccio in maniera molto più consapevole e sapendo anche con quale forza posso comunicare il mio messaggio.
Si può decidere in qualche modo, essere di riferimento, e sento anche una certa responsabilità. Credo che forse le giovanissime modelle non abbiano questa sensazione, non necessariamente penso siano così consapevoli del ruolo che hanno e di come possano utilizzarlo per portare avanti anche dei valori. Ora spesso viene chiesto anche di avere following sui Social Network e da un certo punto di vista non credo sia sbagliato, il problema è come te li conquisti, se dando un'idea di una vita perfetta oppure cercando maggiore empatia o un'immagine più sincera, più onesta, più diretta, più coinvolgente che rappresenti di più l'interlocutore invisibile che si nasconde dietro i social, perché non sappiamo spesso chi c'è a guardarci e seguirci.
Giacca e gonna SALVATORE VIGNOLA, scarpe MARNI
Ti scrivono tante persone?
Mi scrivono, sì. Ricevo moltissimi apprezzamenti da persone che non mi conoscono. Facendo una statistica, una fascia che comprende più donne che uomini, e questo mi fa molto piacere, e con una età che va dai trentacinque ai sessantacinque anni e quindi un range abbastanza ampio.
Oltre a Instagram guardi anche altri social network?
Instagram mi piace per le immagini ma c'è poco spazio per i testi
A te piace anche scrivere?
A me piace molto scrivere. Ho sempre tenuto diari anche quando ho lavorato in passato perché c'era sempre qualcosa che succedeva che andava oltre la quotidianità. Scrivevo del lavoro, degli aspetti professionali che mi facevano entrare in relazione con le altre persone. Scrivevo del coinvolgimento creativo con fotografi e designer e dei tanti viaggi che mi hanno aperto la mente.
C'è stato un momento in cui hai detto no basta io questo lavoro non lo voglio più fare, non lo farò mai più?
No, devo dire che una scelta così drastica non l'ho mai avuta perché ho sempre amato il mio lavoro, ho tuttora una grande passione per quello che faccio.
Qual è la cosa che ti emoziona di più?
Abbracciare la visione di un creativo, essere parte attiva nel lavoro artistico portando il mio contributo.
Abito GIUSEPPE BUCCINNÀ, stivali cuissardes CASADEI
Ti piace di più stare sul set o vedere poi la foto alla fine?
Devo dire che la mia esperienza è stata un po' a 360 gradi. Ad un certo punto della mia vita ho lasciato il lavoro di modella, perché mi sono resa conto che ero in un'età "di mezzo" e non mi sentivo più rappresentata in maniera coerente dall'industria in cui mi trovavo e avevo bisogno anche di fare nuove esperienze. Ho fatto tante altre cose sempre legate all'ambiente moda. Ho cominciato a occuparmi di scouting di giovani talenti, ho fatto anche la redattrice per un periodo. Alcune cose sono anche accadute in maniera fortuita, ma il mio carattere mi ha sempre spinta a fare tante esperienze, a provare cose che non avevo e non ho ancora fatto, ad affrontare sfide come il teatro, o un contest che ho praticamente creato e seguito per tanti anni. Tutte queste cose mi hanno fatto capire che potevo dare qualcosa indietro di quella che era stata la mia lunga esperienza, di quella che era stata la mia formazione poliedrica e che tutto questo avrei potuto metterlo a disposizione degli altri.
Il punto più alto penso di averlo raggiunto quando ho cominciato a collaborare con le Nazioni Unite e sono andata a lavorare in Africa per sostenere un programma di sviluppo di moda etica, e da quel momento mi sono appassionata anche al tema della sostenibilità e a tutti i valori che ad esso sono connessi. Oggi dobbiamo essere in grado di comunicarli.
Top con cappuccio e gonna MARCO VINCI, stivali OVYÉ
E invece, sempre nel campo lavorativo, c'è qualcosa di cui faresti o avresti fatto a meno?
Farei a meno dell'arroganza, ma questo lo dico in generale, non solo sul lavoro. C'è questo atteggiamento spesso che si rintraccia meno all'estero, e forse arroganza non è neanche la parola giusta. Direi più presunzione a volte, una mancanza di umiltà, di onestà intellettuale. Ho sempre pensato che i veri talenti non abbiano bisogno di autocelebrarsi, autocroclamarsi. Questo aspetto così autoreferenziale lo trovo un po' anacronistico.
Io sono marchigiana, da noi si dice: "chi si loda si imbroda".
Ecco esatto. Mi piace chi si lascia scoprire, con gentilezza, senza essere aggressivo. Questo bisogno sempre di dimostrare che si fanno cose e si sanno fare cose, la vedo come una mancanza di gratitudine, perché in fondo facciamo un lavoro bellissimo che ci consente di esprimerci.
Poi, per carità, come in ogni campo ci sono tanti aspetti che possono essere pesanti. In certi momenti della mia vita detestavo partire, fare le valigie, costantemente. Ma allo stesso tempo era la cosa più bella del mondo, una grande opportunità. In questo lavoro ci sono tante contraddizioni che possono essere difficili da gestire. Come la routine, che può essere disturbante, la ripetizione di gesti che non ti porta a una soddisfazione immediata. Però il lavoro è fatto di costanza, applicazione, impegno, dedizione.
Top MARCO VINCE, trench ACT N°1
Ho visto il programma Le ragazze su Rai 3 di cui sei stata protagonista in una puntata e mi è piaciuta tantissimo la tua sincerità e la voglia di raccontarti, a livello lavorativo, ma anche nella tua vita privata. Mentre di solito le celebrities, le top model non amano parlarne.
Personalmente io sono molto discreta, molto riservata. Per il programma pensavo che saremmo partiti dalla mia esperienza di modella per arrivare a tracciare un quadro del momento storico degli anni Ottanta e invece è diventata poi una cosa molto intima, molto personale. Ma come tutte le cose che ci fanno paura poi alla fine un po' sono quelle ci salvano anche.
Oggi prestare la mia immagine e tornare sulle passerelle a sessanta anni non può essere qualcosa di semplicemente estetico, deve consentire a una fascia di donne che hanno la mia età, che poi sono delle consumatrici attive, di essere rappresentate. E per sentirsi rappresentati c'è bisogno, secondo me, anche di una maggiore sincerità, di una maggiore autenticità.
Abito e capospalla ROMEO GIGLI, scarpe CASADEI
Hai raccontato anche la tua storia con Patrizia, tua moglie, che hai conosciuto a 17 anni per poi ritrovarvi molto più avanti.
Ho un amico che ha rimesso in ordine tutta la corrispondenza che abbiamo avuto per 15 anni.
Come ti spieghi il vostro rapporto e i casi della vita?
Non so se c'è una spiegazione. Io so che ero molto, molto giovane e non sapevo che cosa sarei diventata, non sapevo neanche ancora che avrei fatto questo lavoro, però sapevo quello che non volevo essere e cercavo di costruire una relazione che non fosse vincolata da nessuno schema. Non volevo riprodurre l'imprinting che avevo avuto da una famiglia tradizionale. Volevo essere in grado di scegliere. E queste scelte alla fine, per quanto complesse, lunghe e faticose mi hanno portato non solo a innamorarmi di una donna, ma anche a scegliere di vivere questa storia a pieno.
Ho dovuto superare molti ostacoli. E, per quanto possa sembrare strano per l'idea che abbiamo della moda negli anni 80, devo dire che non mi sono sentita compresa o libera, perché non c'erano tante persone che facevano davvero coming out. Oggi, per fortuna, c'è una maggiore inclusività, ma soprattutto in questo momento è importante, secondo me, far parte di un movimento che celebra la diversità in tutti i sensi. Anche perché la chiusura è sempre dietro l'angolo. E questo riguarda sia il campo dell'amore, ma anche il fatto di considerare quella che già rientra nella terza età come un momento non meno eccitante, fatto comunque di scoperte, di novità, di vita.
Io mi sento come se avessi trent'anni, però ne ho sessanta.
Io ne ho quasi quarantacinque ma mi sento molto più rappresentata da te che da Kylie Jenner.
Mi auguro solo di trasmettere armonia sia fisica che emotiva, che deve esserci nel nostro essere, e di passare un messaggio. È importante che la nostra identità sia completa. A volte trovo che le ragazze giovani di oggi, che hanno tutti questi strumenti con cui modificano il loro aspetto, abbiano proprio difficoltà a volte a percepire se stesse. Ne conosco di giovani, anche giovanissime, che sono molto attive sui social, e sono quasi degli Hikikomori nella vita. Non hanno più il coraggio di esporsi, perché c'è una tale differenza e divergenza di immagini che hanno paura che gli altri li vedano diversamente.
Capospalla SAPIO
La post-produzione e i filtri hanno alterato tanto la percezione della realtà.
Se c'è una cosa che mi chiedo è se la moda debba essere ancora un sogno. Una volta dicevamo che la moda doveva essere aspirazionale rispetto all'immagine. Oggi io spero che l'aspirazione sia quella di abbracciare dei valori, delle abitudini e riprendere il mondo con naturalezza.
Ti capita mai di vedere dei fotografi con cui ti piacerebbe lavorare?
Amo molto la fotografia - ho frequentato anche una scuola - ma non necessariamente la fotografia di moda. Spesso trovo che uno sguardo diverso, meno asservito alla moda, possa portare dei grandi risultati. A breve uscirà una campagna che ho scattato con un fotografo che non viene da questo ambiente, e le immagini sono straordinarie. Con un'attenzione alla luce, all'atmosfera, è proprio un'altra cosa. Nella frenesia odierna mi manca a volte la relazione col fotografo, che per me invece era un elemento molto importante. Ad ogni shooting si creava una relazione diversa. Adesso in questa rapidità c'è il rischio che questo rapporto venga un po' meno.
Invece a livello di designer c'è qualcuno a cui sei particolarmente legata, con cui ti piace lavorare o anche con cui ti piacerebbe lavorare?
Ce ne sono molti. Sicuramente una persona che stimo molto, indipendentemente da dove si trovi, è Alessandro Michele, perché secondo me porta una profondità e una stratificazione di intenti e di codici che è molto interessante leggere. Uno a cui sono estremamente legata è Antonio Marras e ho anche avuto la fortuna di lavorarci.
Mi piacciono molto alcuni giovani, come Francesco Murano, che ha debuttato alla Milano Fashion Week. Ma sai lui come Di Morabito, Marco Rambaldi, Marco De Vincenzo, arrivano tutti da Who's On Next, dove seguivo personalmente lo scouting per cui per me sono tutti importanti. Un altro designer che mi rappresenta molto, per non citare solo gli italiani, è Yohji Yamamoto, e sono molto curiosa di questa rinascita di Calvin Klein, perché sono legata a Helmut Lang, una certa Jil Sander, gli anni 90 minimali. Se penso alla mia immagine penso a Céline, a delle cose estremamente pulite.
Gonna SALVATORE VIGNOLA, scarpe CASADEI
Cosa ti auguri per la moda oggi?
Secondo me la moda deve ritrovare lentezza e un approccio più sincero soprattutto rispetto alla sostenibilità. Queste sono ormai cose fondamentali. Credo davvero che chiedere a un creativo di uscire con sei collezioni più le varie collaborazioni sia disumano e si è visto dove ci ha portati. Sto leggendo Il Capitale nell'Antropocene al momento, per capire come questa smania di profitto abbia portato a far perdere di valore anche ciò che rappresentava la nostra eccellenza. Penso sia fondamentale oggi recuperare l'artigianato che rappresenta la cultura, il Genius Loci di un popolo, di un paese. E vorrei che le persone collaborassero di più assieme. Se sei un creativo hai bisogno di tantissime persone con cui lavorare, per cui trovo sia importante evitare l'individualismo.
C'è un consiglio che daresti a chi volesse intraprendere il lavoro di modello o modella?
Di affrontare le sfide con naturalezza, perché fanno parte della vita, di restare sempre curiosi, amare gli altri e sentirsi grati di quello che si ha. Di cercare di essere delle belle persone dentro, oltre che fuori. E soprattutto riconoscere il valore positivo della propria unicità perché non possiamo essere altro che quello che siamo.
Credits:
Photography by Arianna Angelini @arianna_angelini
Styling by Lorraine Betta @lorrainebetta
Stylist Assistant Viola Carsana @violacarsana
Makeup by Jo Gandola @mua.jo.gandola
Hair by Marica Abbascià @hair.marica
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Eva Calvani: un esclusivo servizio moda con la tiktoker del momento
Stare sul set con Eva Calvani significa farsi travolgere da un'energia pura e inarrestabile: sui social come creator insegna la "slaytalian" una miscela personale della sua natura bilingue italo-americana che ha deciso di condividere con il pubblico.
La stessa voglia comunicativa che traspare dai suoi video, l'abbiamo ritrovata "magnified" in presenza. L'entusiasmo con cui ha indossato i look pensati per lei, la generosità con la quale ha giocato con la macchina da presa e fotografica, la voglia di condividere con noi la gioia di sentirsi "diva" ci hanno conquistate senza mezzi termini.
Abbiamo anche scoperto il suo talento canoro: ha studiato canto a New York e sta continuando a farlo, per realizzare il suo desiderio di palcoscenico. Ne sentiremo parlare presto e non vediamo l'ora.
Immergetevi nel mood e nelle foto che abbiamo realizzato in questo servizio per "slayare" insieme a lei e non perdetevi i suoi video sul canale Tik Tok di Grazia.
Completo in seta camicia e pantaloni GIOVANNI GEROSA, anello PD PAOLA
Abito VIVETTA, décolletées rosse A.BOCCA, collana PD PAOLA, collant WOLFORD
Completo gilet e pantaloni sartoriali COS, orecchini VOODOO JEWELS, scarpe flat H&M STUDIO
Gonna ONITSUKA TIGER, cardigan COS, sandali con perle MACH & MACH, collant WOLFORD, anello PD PAOLA
Giacca in pelle con cintura H&M STUDIO, collant WOLFORD
Top, gilet imbottito e jeans SOEUR, occhiali da sole H&M STUDIO, mini bag trapuntata COS
Credits:
Foto: Martina Ferrara
Video: Danil Minardi
Assistant: Elisa Pietrosanti
Mua/Hair: Ginevra Pierin
Styling: Sara Moschini
Creative/Art Direction: Sara Moschini e Daniela Losini
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