Caviglie gonfie, non è solo il caldo: per gli specialisti è questo il "vizio" che le fa gonfiare
Fine giornata, 35 gradi, finalmente vi liberate delle scarpe chiuse e infilate i sandali. A sera, però, i cinturini segnano, le caviglie sembrano più larghe e le dita lasciano il solco sulla pelle. Riflesso automatico: «Che caldo tremendo, è normale gonfiarsi».
In realtà il caldo c’entra, ma spesso fa solo da amplificatore. Il vero problema può stare nel piatto, nel bicchiere e nelle ore che passate immobili alla scrivania. Quello che chiamate genericamente "gonfiore" è un edema periferico, cioè un accumulo di liquidi, e la ritenzione idrica ha molto più a che fare con sale, zuccheri e abitudini che con la colonnina di mercurio.
Caviglie gonfie in estate: il caldo è solo la miccia
Con le alte temperature i vasi sanguigni si dilatano per disperdere calore. Il sangue fa più fatica a risalire verso il cuore e, per gravità, tende a ristagnare nelle zone più basse, quindi piedi e caviglie. I liquidi fuoriescono un po’ dai capillari e i tessuti si gonfiano.
Se però tutto dipendesse solo dal meteo, avreste caviglie gonfie solo in spiaggia alle tre del pomeriggio. Invece compaiono dopo una giornata in ufficio con l’aria condizionata, o peggiorano dopo una certa cena. Qui entra in gioco la ritenzione idrica: quando l’organismo trattiene troppa acqua negli spazi tra le cellule, basta un piccolo aumento di temperatura perché le caviglie "esplodano".
Sedentarietà e ore nella stessa posizione non aiutano. La cosiddetta pompa muscolare del polpaccio, che dovrebbe spingere il sangue verso l’alto a ogni passo, resta praticamente spenta. Risultato: liquidi che restano giù, specialmente se la circolazione è già appesantita da quello che mangiate.
Sale e zuccheri: i veri sabotatori della circolazione
Il primo colpevole nascosto è il sodio, cioè il sale. Funziona come una calamita per l’acqua: più ne introducete, più il corpo trattiene liquidi per mantenere in equilibrio la composizione del sangue. E la sensazione di tensione sulla pelle dei piedi la sera è proprio questo eccesso di acqua nei tessuti.
Molte pensano di essere "bravissime" perché non salano l’acqua della pasta. Peccato che, secondo i nutrizionisti, la maggior parte del sodio non arriva dalla saliera, ma da cibi pronti e trasformati. In Italia, le fonti classiche sono salumi, formaggi stagionati, snack salati, prodotti da forno industriali, ma anche pane comune, focacce, sughi pronti, legumi in scatola.
Un trucco semplice: sciacquare sempre i prodotti in salamoia o in scatola sotto l’acqua corrente e abituarsi a usare erbe aromatiche, spezie, aglio, limone o aceto al posto di montagnette di sale. Riducendo il sodio con costanza per qualche giorno, molte persone notano già caviglie meno tese e segni dei calzini meno marcati.
Meno noto, ma altrettanto importante, è il ruolo degli zuccheri semplici e delle farine raffinate. Dolci, bibite zuccherate, brioche, pane bianco, pizza molto condita fanno impennare la glicemia. Il corpo risponde producendo più insulina. E cosa fa l’insulina in eccesso? Tra le varie azioni, indica ai reni di riassorbire più sodio invece di eliminarlo con le urine. Più sodio trattenete, più acqua trattenete. E le caviglie ringraziano... gonfiandosi.
Provate a osservare come stanno i vostri piedi dopo una cena "classica" pizza più bibita zuccherata, rispetto a una cena con cereali integrali, verdure e acqua. Puntare su pane e pasta integrali, orzo, farro, riso integrale e scegliere frutta fresca al posto di succhi e dessert iperzuccherati aiuta a tenere stabile la glicemia e a ridurre quei picchi di insulina che bloccano il drenaggio dei liquidi.
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