Non il solito weekend a Venezia: ecco gli indirizzi "segreti" da scoprire

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Tra calli (vie), campi (piazze), cortili interni, bacari, librerie e giardini “segreti”, ecco cosa vedere in un weekend a Venezia fuori dai soliti tracciati

Venezia e i suoi canali, a partire dal Canal Grande e poi Piazza San Marco, con la sua omonima basilica, il teatro La Fenice e i suoi famosissimi ponti, quello di Rialto, dei Sospiri e poi dell’Accademia per citarne solo alcuni. E poi l’universo di musei, Palazzo Ducale, le Gallerie dell'Accademia e La Collezione Peggy Guggenheim, sono tutte mete imprescindibili. Ma una volta terminato l’itinerario più “noto”, in un weekend a Venezia resta ancora tutto un mondo da scoprire.

** https://www.grazia.it/stile-di-vita/viaggi/venezia-itinerariVenezia: 3 itinerari per scoprirla "come un gondoliere" **

Ecco qualche indirizzo per una Venezia più intima e meno famosa.

Weekend a Venezia: gli indirizzi da scoprire

(Continua sotto la foto)

Venezia by Sara Reverberi

Cosa vedere in un weekend a Venezia

Punta della Dogana

Un edificio triangolare che taglia la laguna, un tempo punto di accesso per le merci verso il grande mercato di Rialto, oggi è un museo di arte contemporanea che ospita mostre con opere della Fondazione François Pinault, oltre ad una splendida vista.

Calletta Varisco

La calle (il vicolo) più stretta di tutta Venezia, Calletta Varisco, solo 53 cm per chi non soffre di claustrofobia.  Si trova nel quartiere Cannaregio, un gioiello meno “battuto”, perfetto per perdersi tra i piccoli vicoli costeggiati dai canali. Non è cosa comune vedere un benzinaio a bordo mare, ma a Venezia tutto è possibile. 

Mercato Rialto Venezia by Sara Reverberi

Mercato di Rialto

All’ombra del maestoso ponte di Rialto sorge il mercato più antico di Italia, cuore pulsante e vivace, pieno di vita, suoni, colori e odori, che nonostante sia ormai molto frequentato resta uno dei luoghi del cuore dei Veneziani. Lo spettacolo del mercato prende vita nelle prime ore del mattino fino a quando la luce si riflette nell’acqua ed arriva il momento perfetto per gustarsi un aperitivo nei pittoreschi bacari che circondano le bancarelle.

Cortile Corto Maltese

Gli appassionati di Hugo Pratt riconosceranno a questo indirizzo uno dei palazzi dove è stata ambientata una delle storie di Corto Maltese. Il segreto è aspettare che si apra il portone e infilarsi all’interno per accedere al meraviglioso cortile interno, l’incantata (e ancora intatta nel tempo) Corte Sconta. 

Ghetto ebraico Venezia by Sara Reverberi

Ghetto Ebraico

Il più antico di Europa. Calpestare queste strade, sedersi su queste panchine e ammirare l’architettura di questi palazzi significa assaporare un pezzo di storia. Un luogo potente e straordinario.

Rio Tetta

Praticamente un’apparizione, un caso eccezionale, una casa circondata dall’acqua su tutti e tre i lati e accessibile solo via mare. A Venezia ogni scorcio è una sorpresa.

Scala Bovoli Venezia by Sara Reverberi

Supermercato Despar Teatro Italia

Dopo anni di abbandono e una sapiente ristrutturazione, l’ex cinema Italia si è trasformato in supermercato, sicuramente il più scenografico al mondo. Per chi non rinuncia all’arte e alla storia anche nella propria quotidianità.

Scala dei Bovoli

Tra i tesori nascosti della città lagunare, una scala a chiocciola, esempio di gotico veneziano e capolavoro artistico e architettonico. Non fermatevi alla elegante facciata, proseguite nel piccolo vicolo fino a raggiungere il cortile interno e preparatevi alla magia, e ai gradini. La vista dalla terrazza panoramica ricompenserà la fatica.

Libreria Acqua Alta Venezia by Sara Reverberi

Libreria dell’acqua alta

Un microcosmo stracolmo di libri impilati su gondole e arredi unici, gatti in cerca di coccole e ovviamente acqua, praticamente tutto lo spirito di Venezia. Da non perdere la “scala” (composta da libri rovinati destinati al macero) con vista canale e punto di osservazione ideale per lo spettacolo della marea.

Fondaco dei Tedeschi

Un tempo stazione commerciale per I mercanti, oggi centro commerciale di lusso con varie boutique e un’architettura che vale la visita anche senza gli acquisti. Non dimenticate di salire sulla terrazza panoramica. 

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Gondola pubblica

Che Venezia sarebbe senza il fascino di salire su una gondola? Meno esclusivo del “classico” giro in gondola per i canali, per chi vuole risparmiare senza perdersi l’esperienza si può utilizzare la “gondola pubblica” e attraversare il Canal Grande, un breve percorso per una grandissima  esperienza. Basta trovare le “fermate” che qui si chiamano stazi (Pescaria e Santa Sofia per dirne alcuni) e prepararsi alla vista mozzafiato. 

Museo Olivetti

Showroom dell’iconico marchio di macchine da scrivere progettato dall’architetto veneziano Carlo Scarpa. La sua scalinata è ormai celebre e vale da sola la visita. 

Squero San Trovaso Venezia by Sara Reverberi

Squero di San Trovaso

Lo squero più antico di Venezia, ricco di tradizione, storia e arte, qui fino dal 1600 vengono costruite rigorosamente a mano le gondole, opere d’arte galleggianti uniche e irripetibili dato che non esistono progetti su carta ma ogni segreto è custodito gelosamente dal suo squerarolo. Da non perdere la visita guidata.

Giardini Napoleonici

Noti come Giardini della Biennale, perché proprio al loro interno e nei padiglioni disseminati tra il verde si tiene questa celebre esposizione d’arte e di architettura. Una passeggiata indimenticabile, che profuma di arte, storia e natura fino ad arrivare alla Riva degli Schiavoni, posto perfetto per ammirare il tramonto e poi risalire fino a raggiungere l’Arsenale, accolti dal Building Bridge formato da lunghe braccia che si sollevano dagli argini opposti e dodici mani che si intrecciano. Un simbolo di tutto ciò che unisce, un omaggio alla città.

Il mercato del carcere femminile della Giudecca

Un mercato unico nel suo genere con prodotti che arrivano direttamente dall’orto curato dalle detenute senza l’impiego di macchinari, concimi o prodotti chimici e poi prodotti cosmetici e di legatoria realizzati nei laboratori all’interno del carcere. Ogni Giovedì mattina.

Bacari Venezia by Sara Reverberi

Weekend a Venezia: i migliori bacari da provare

Cantina do Mori

Conosciuto come il bacaro più antico di Venezia (e amato da Casanova) e ancora oggi conserva un’autentica originalità. Qui si respira, si mangia e si beve l’anima della città, fatta di ombre (bicchieri di vino), cicchetti (piccoli bocconi tradizionali simili a tapas) e storie di vita veneziana. 

Cantine del Vino già Schiavi

Altro bacaro da non perdere, “il botegon” per i veneziani e gli studenti che lo affollano ad ogni ora per i suoi cicchetti freschi e creativi come il cicchetto di tartare di pesce spada con polvere di cacao. 

Bacareto da Lele

Il bacaro più popolare di Venezia. Prezzi incredibili come la bontà dei suoi mini panini da accompagnare con Spritz e da gustare sulle botti all’esterno o sui i gradini verso il canale. 

Vino Vero Venezia by Sara Reverberi

Weekend a Venezia: dove mangiare (o bere bene)

Vino Vero

Una vivace enoteca che offre vini naturali e biologici da assaporare a bancone o sui piccoli tavoli affacciati sul canale. 

Sulla luna

Libreria e bistrot insieme, un intimo rifugio sulla brulicante Fondamenta della Misericordia. Per scoprire Venezia attraverso i libri, il cibo e il buon vino. 

Trattoria dalla Marisa

"l'anima schietta di Venezia” come è stata definita, questa trattoria è uno dei simboli della ristorazione della laguna. Aperta a metà degli anni ’60 continua a servire piatti della tradizione come i suoi saor (le sarde soprattutto), il baccalà e un menù onesto e popolare come lei. 

Paradiso Venezia by Sara Reverberi

Casin dei Nobili

Un cortile “segreto” dove assaporare i piatti della tradizione circondati da opere d’arte. Un menu che unisce tradizione ed innovazione e una cantina che non delude. 

Caffè Paradiso

Emblema del fermento culturale di questa città. Amato da Picasso e Andy Warhol, qui la cultura prende vita, il bancone diventa un caleidoscopio e riflette tutte le emozioni di sorseggiare un caffè con vista laguna. 

Trattoria Ca’ d’oro alla vedova

In fondo ad una calletta stretta si affaccia una delle osterie storiche più affascinanti: la Ca’ d’Oro, meglio conosciuta come Alla Vedova. Mobili antichi, libri, quadri per un’atmosfera d’altri tempi. Da non perdere le migliori polpette di Venezia.

Madama Garden Retreat Venezia by Sara Reverberi

Weekend a Venezia: dove dormire

Madama Garden Retreat

Venezia senza tempo, sospesa, affascinante e tutta da scoprire proprio come questo scrigno di bellezza. Dall’ingresso o "porta d'acqua", al giardino incantato, alla camera affacciata sul canale, fino alla colazione che racconta i sapori e profumi di tutti quei mondi che questa città racchiude in se'. Venezia, meraviglioso crocevia di culture e storie, esattamente come questo resort. Per regalarsi un viaggio nel viaggio. 

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Combo

Un ostello (disponibili anche camere private), un bar, un ristorante, una radio, uno spazio per eventi all’interno di un ex monastero dal fascino intatto. La suggestiva “Corte degli Aranci”, il chiostro che accoglie all’arrivo, è il luogo ideale per uno spritz all’ombra di questi profumati alberi secolari. 

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Corte di Gabriela

Con le sue undici camere, questo gioiello nel centro di Venezia è un oasi silenziosa all’interno di un palazzo signorile del novecento che mantiene intatto tutto il suo fascino nobiliare in un affascinante mix di elementi d’epoca e arredi di design. Soffitti affrescati, pavimenti in seminato, pianoforti, opere d’arte e una corte “segreta” per vivere una magia senza tempo in puro stile veneziano. 

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In viaggio da sola: 5 mete sicure (e bellissime) per iniziare

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In viaggio da sola per la prima volta? Ecco 5 mete sicure e accoglienti per iniziare il solo female travel senza paura.

C’è un momento preciso in cui l’idea di mettersi in viaggio da sola smette di sembrare un azzardo e inizia a suonare come una promessa. Una promessa di libertà, di silenzi scelti e di ritmi personali.

Il solo female travel infatti non è solo una moda, ma un bisogno sempre più condiviso: partire senza dover mediare, senza compromessi, con l’unica bussola del proprio desiderio. Il segreto per iniziare? Scegliere mete “soft”, sicure e accoglienti, capaci di farci sentire a casa anche dall’altra parte d’Europa (o del mondo).

Dove andare in viaggio da sola: 5 mete sicure e bellissime

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Lisbona: la prima volta in viaggio da sola è più dolce

Lisbona è una di quelle città che sanno essere gentili fin dal primo sguardo, perfette per viaggiare da sola. Luminosa, malinconica al punto giusto, rilassata e incredibilmente vivibile, è perfetta per una prima esperienza in solitaria.

Ci si muove facilmente, si cammina molto e senza ansia, ci si siede a bere un caffè senza sentirsi mai fuori posto. È una città che non giudica e non corre, dove anche stare da sole a guardare l’oceano diventa un piccolo rito quotidiano.

Copenhagen: ordine, silenzio e libertà di movimento

Copenhagen è l’esatto opposto, e proprio per questo funziona benissimo. Ordinata, verde, silenziosa, è una delle città più sicure al mondo e una delle più facili da vivere in autonomia. Qui viaggiare da sole è la normalità: si pedala, si legge in un caffè, si passeggia lungo i canali con quella sensazione rassicurante di essere sempre nel posto giusto. La lingua non è mai un problema e la città sembra progettata per semplificare la vita, non per complicarla.

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Siviglia: il calore che mette a proprio agio

Se invece si ha voglia di calore, di colori e di una socialità spontanea, Siviglia è una scelta perfetta. È una città viva, ma non caotica, dove ci si sente accolte senza essere invase. Le giornate scorrono lente tra tapas improvvisate, piazze assolate e musica che arriva dai vicoli.

Viaggiare da sole qui significa lasciarsi andare, fidarsi del ritmo locale e scoprire che anche la sera, se vissuta con attenzione, può essere serena e piacevole.

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Amsterdam: la libertà è di casa

Amsterdam è la meta ideale per chi cerca libertà totale. Nonostante i pregiudizi, è una delle mete migliori per viaggiare da sola. È una città inclusiva, sicura, abituata alle persone che viaggiano da sole e che rivendicano il proprio spazio.

Nessuno si sorprende se si entra in un museo in solitaria o se si pranza leggendo un libro davanti a un canale. Tutto è intuitivo, semplice, accessibile, e la sensazione costante è quella di potersi muovere senza mai sentirsi vulnerabili.

Kyoto: il viaggio interiore

Per chi sogna qualcosa di più lontano ma sorprendentemente rassicurante, Kyoto è una rivelazione. Silenziosa, rispettosa, profondamente armonica, è una città che invita all’introspezione e rende il viaggio in solitaria un’esperienza quasi meditativa.

Qui la sicurezza è altissima e il rispetto per lo spazio personale è parte della cultura. Camminare da sole tra templi e giardini, senza fretta, diventa un modo per riconnettersi con sé stesse in modo profondo e gentile.

Viaggiare da sole non significa esporsi al rischio, ma imparare ad ascoltarsi. Scegliere alloggi centrali, informarsi, fidarsi del proprio istinto e concedersi il diritto di cambiare idea sono piccoli gesti che fanno la differenza. E soprattutto ricordare che essere sole non è mai sinonimo di solitudine, ma spesso di presenza piena.

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Abbiamo guidato una Porsche su un ghiacciodromo in Lapponia (e potete farlo anche voi)

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Se sfrecciare con una Porsche su un lago ghiacciato non lontano dal Circolo Polare Artico vi sembra un sogno, leggete qui per realizzarlo

Nell’ambito delle Ice Experience firmate Porsche Italia, abbiamo avuto la possibilità di vivere tre giorni alla scoperta del Grande Nord, scanditi da avventure inusuali e travolgenti. Un’occasione non solo per mettersi ai comandi di una macchina iconica come la 911 ma anche di divertimento e di fuga adrenalinica dall’ordinario.

Perché, sì, ci sono momenti in cui lasciarsi scuotere dall’imprevisto e dal brivido fa bene. E qui è stata proprio una questione di brividi, in tutti i sensi.

Da ormai quasi dieci anni Porsche Italia, infatti, organizza corsi di guida su ghiaccio in Svezia – aperti a tutti gli appassionati, neofiti compresi – e nello specifico a Luleå: una cittadina costiera nel nord est del Paese, quasi al confine con la Finlandia.

Ecco che allora, appena atterrati nel suo minuscolo aeroporto e messo fuori il naso, il benvenuto nella terra dei Sami sono stati i meno venti gradi che hanno aiutato però a risvegliare la mente e i muscoli intorpiditi dalle 4 ore di volo da Milano (intervallate da un veloce scalo a Stoccolma). Spoiler confortante: il freddo è molto secco e, piano piano, ci si abitua.

In direzione dell’hotel Elite Stadshotellet Luleå, fuori dal finestrino, una fitta fila ordinata di abeti ricoperti da una morbida coltre di neve ci ha accompagnato lungo i bordi della strada per tutto il tragitto: l’atmosfera era rarefatta e ovattata. L’immaginario che avevamo sempre avuto di quelle latitudini non è stato smentito; anzi, eravamo già convinti che in quell’angolo di Lapponia, ancora preservato dal turismo di massa, avremmo trovato un’autenticità intatta. E così è stato.

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La Porsche Ice Experience a cui abbiamo preso parte – format che si svolge a un centinaio di chilometri a sud del Circolo Polare Artico e prevede ogni anno cinque o sei partenze nel mese di febbraio, aperta ciascuna a una ventina di partecipanti – è iniziata con un briefing il giorno stesso dell’arrivo.

È il momento in cui vengono presentate le vetture da provare all’indomani sul circuito di Ebbenjarka, uno specchio d’acqua ghiacciato circondato da una natura selvaggia dove correre in tutta sicurezza, assistiti da un team di esperti.

Grande protagonista, quest’anno, è stata la nuova gamma della storica 911 – emblema della casa automobilistica tedesca dal 1963 – con i modelli 911 Carrera 4 GTS, dotato della più recente tecnologia T-Hybrid – un sofisticato sistema ibrido ad alte prestazioni che garantisce un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3 secondi e una velocità fino ai 312 km/h –, e 911 GT3, una versione ancora più sportiva con tanto di alettone, dalla potenza di 510 Cavalli.

“Se le donne partecipano alle Ice Experience organizzate da Porsche? Il primo anno vengono per accompagnare fidanzati e mariti, quello successivo tornano e sono le prime a voler scendere in pista”: neanche ancora al volante, la risposta del nostro istruttore già ci aveva fatto intuire lo spasso che di lì a poco ci avrebbe aspettato.

Quello che abbiamo provato è stato divertimento allo stato puro e scariche di adrenalina a ogni curva affrontata di traverso a tutto gas, incitati dalla voce spronante del coach seduto accanto, al posto del passeggero (e certa degli impeccabili sistemi di sicurezza della 911 qualora avessimo commesso qualche errore!).

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Tra una sessione di guida e l’altra, il “pit stop” consiste in una piacevole pausa al caldo di uno chalet affacciato sul circuito: seduti attorno a un focolare si ascolta il debrief dell’istruttore che ripercorre errori, traiettorie e spiega i margini di miglioramento.

E se l’appetito vien guidando, si prosegue con il pranzo: il momento giusto per assaggiare alcuni piatti tradizionali di queste zone come il Poronkaristys, stufato di renna con marmellata ai frutti rossi, oppure scoprire il vero gusto di un trancio di salmone freschissimo cotto al forno.  

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Ricaricate le energie, e conclusa la parte didattica, la Porsche Ice Experience prevede anche momenti dedicati alla scoperta della destinazione – pensati non solo per i partecipanti al corso di guida, ma anche per gli eventuali accompagnatori. E quale altro mezzo per andare in esplorazione della taiga svedese, se non la motoslitta?

A una ventina di chilometri dal ghiacciodromo, nella località di Mörön, si organizzano snowmobile safari di un paio d’ore attraverso foreste di conifere e praterie innevate a perdita d’occhio. Anche qui, se amate il brivido della velocità o volete mettervi alla prova con qualcosa di inconsueto, l’occasione è da non perdere: muniti di casco, tuta da sci e ricevute le dovute istruzioni su come si guidano questi bolidi delle nevi, tutto è pronto per (ri)sbizzarrirvi con l’acceleratore.

E, non saranno certo Porsche, ma sappiate che anche le motoslitte non scherzano: alcuni modelli possono toccare fino a 160 km/h! In fila indiana dietro la guida, e con un po’ di fortuna, magari c’è anche la possibilità di avvistare la fauna locale come renne, alci e volpi artiche. Ma, a proposito di fortuna, tenete un anche po’ per la sera.

In inverno (fino, indicativamente, ai primi giorni di aprile), alzando gli occhi verso il cielo si potrebbe assistere a uno dei fenomeni più affascinanti che la natura regala: l’aurora boreale. La buona notizia è che Luleå (che, in realtà si pronuncia Luleo), così come tutta l’estremità settentrionale della Lapponia svedese, è considerata una delle zone migliori per vederla ma a condizione che il cielo sia perfettamente limpido.

Con il meteo a favore, l’aurora si potrebbe addirittura ammirare comodamente affacciandosi dalla finestra della propria camera, ma volete mettere l’atmosfera romantica e lo stupore condiviso del ritrovarsi attorno a un fuoco acceso sulle sponde ghiacciate del Golfo di Botnia aspettando la sua improvvisa comparsa?

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Se supererete questa prova di “sopravvivenza” al freddo in notturna, sarete allora pronti per affrontare un'altra escursione unica nel suo genere: un’uscita a bordo di una rompighiaccio lungo il fiume Pite, in direzione del Mar Baltico. L’imbarco sull’Artic Explorer è a Pite Havsbad, una sessantina di chilometri a sud di Luleå: da quel momento, inizia un’avventura di un paio d’ore difficile da vivere altrove (e per questo imperdibile).

Dal parapetto della nave si può godere di un panorama al limite del surreale, avvolto dal silenzio: ovunque si posi lo sguardo, l’orizzonte è una distesa monocromatica di ghiaccio e neve che fa entrare in una dimensione spazio temporale onirica.

Una volta frantumata dalla chiglia la banchisa in un punto sicuro, arriva il momento più emozionante della crociera: l’opportunità di fare il bagno nelle acque gelate del Golfo di Botnia – un’insenatura del Mar Baltico – indossando una spessa muta impermeabile che permette di galleggiare senza esitazioni e soprattutto, di non soffrire le temperature estreme.

Portate con voi un costume da bagno, vi venisse voglia di spingervi oltre e tuffarvi nel blu: così abituati all’adrenalina aspettatevi di tutto. Anche a non sentire il freddo a meno diciotto gradi! 

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Sensoria Dolomites: dove il lusso incontra la natura

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Immerso nel suggestivo panorama delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, Sensoria Dolomites unisce design contemporaneo, ospitalità altoatesina e un profondo senso di benessere. Un luogo pensato per chi vuole rallentare, ascoltare e lasciarsi cambiare dalla montagna.

Ci sono hotel che nascono da un business plan. E poi ci sono luoghi che nascono da una scelta d’amore. Il Sensoria Dolomites appartiene alla seconda categoria.

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Dopo anni trascorsi tra Parigi, Milano, Vienna, Singapore ed Edimburgo, Lea Oberhofer e Simon Leitner hanno scelto di tornare alle origini. L’ex albergo di famiglia, il Ritterhof, è stato ripensato con rispetto per la memoria, ma con la libertà di immaginare qualcosa di completamente nuovo. Da questo gesto intimo e coraggioso nasce Sensoria: un luogo che interpreta l’ospitalità come esperienza dei sensi. Qui ogni dettaglio è parte di un ritmo lento, accompagnato dalla luce, quasi una firma, che disegna gli spazi, scalda il legno, accarezza i tessuti naturali, per cambiare poi durante il giorno e trasformare lo spazio. 

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Un rifugio sensoriale che dà forma a un’idea di lusso per l’anima. L’eredità altoatesina si sente nella cura silenziosa, nella qualità autentica dei materiali, nella precisione dei gesti. Ma si percepisce anche lo sguardo internazionale di Lea e Simon: un’estetica essenziale, pulita, contemporanea. Il risultato è un equilibrio raro tra calore familiare e sofisticazione discreta.

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Aperto nell’estate 2022, Sensoria accoglie gli ospiti in 45 camere dal gusto minimalista e in due suite panoramiche di 125 m2 con spa privata e terrazze affacciate sullo Sciliar. L’architettura gioca con linee pulite e materiali naturali: legno caldo, tessuti materici, palette neutre interrotte da dettagli sofisticati. L’effetto è quello di una baita di design immersa in un panorama mozzafiato che entra dalle vetrate e va dritto dentro il cuore.

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L’intenzione é chiara: non competere con la natura, ma seguirne la logica. Non imporsi sul paesaggio, ma ascoltarlo. Costruito quasi interamente in legno locale, il complesso dialoga con le Dolomiti attraverso geometrie che riprendono il profilo dei monti e volumi che sembrano emergere dal terreno con naturalezza. Il legno é imperfetto, con i suoi nodi, venature e variazioni cromatiche, i cortili interni e ampi atri luminosi dissolvono i confini tra dentro e fuori e l’architettura si trasforma in un’estensione del paesaggio. L’anima del complesso è fatta di armonia grazie anche al legno d’abete rosso, ispirato ai boschi di Castelvecchio e al profilo dello Sciliar, che avvolge il Sensoria come una seconda pelle, calda e protettiva.

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Ma ciò che rende davvero unico Sensoria è l’accoglienza. Familiare senza essere invadente, attenta senza formalismi. Il lusso qui è sentirsi nel posto giusto, nel momento giusto. Una colazione che profuma di caffè, pane caldo e quiete. Una tisana calda dopo la spa. Un bicchiere di vino vicino al camino sempre acceso.

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E una cena senza fretta, dove ogni assaggio racconta il territorio, la stagione e le specialità tirolesi convivono con la freschezza mediterranea, mentre la raffinatezza francese aggiunge eleganza a ogni piatto. La formula “All Day Inclusive - esclusivamente inclusiva”, in vero stile Sensoria, lascia l’ospite libero e senza pensieri e ogni momento della giornata si trasforma in piacere. Dalla colazione, tra prodotti locali, ricette artigianali e ingredienti selezionati con cura, alla merenda altoatesina, fino alla cena, per un viaggio nel gusto, pensato per essere lento, consapevole e profondamente appagante. 

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E poi la SPA, in legno di abete di montagna, un’estensione naturale del paesaggio: piscine che riflettono il cielo,  dove l’acqua riscaldata a trentadue gradi scorre dall’interno verso l’esterno e lo sguardo si perde sullo Sciliar, saune panoramiche, spazi di quiete che sembrano sospesi tra interno ed esterno. Tutto è studiato per rallentare e restituire centralità ai sensi. Da non perdere il “bagno di suoni”, un rituale di vibrazioni sonore che ti invita a vibrare insieme al ritmo dei monti. In queste sessioni immersive, strumenti come gong, campane tibetane, vocalizzi profondi creano onde di suono che risuonano nel corpo e nella mente, favorendo un rilassamento profondo, equilibrio energetico e una sensazione di leggerezza interiore in risonanza con il silenzio e la potenza naturale che circonda l’hotel.

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E in questo universo anche la creatività diventa esperienza sensoriale: si è tenuta qui, infatti, la Sensoria Art Edition 01, la prima edizione di un progetto nato dal desiderio di Lea e Simon di aprire ancora di più Sensoria Dolomites al dialogo tra arte e natura. Un’estensione naturale della loro visione: trasformare l’ospitalità in esperienza culturale, viva, condivisa.

Per questa prima edizione, sono arrivate due tra le voci più significative dell’arte altoatesina contemporanea: Aron Demetz e Peter Senoner. Entrambi già presenti con le loro opere nella collezione temporanea dell’hotel, hanno accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di incontri personali, momenti creativi e scambio diretto. Una naturale evoluzione di un luogo nato da una scelta d’amore e oggi capace di generare nuove connessioni tra persone, paesaggio e immaginazione. 

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E per non farsi mancare nulla e vivere appieno il paesaggio di Sensoria Dolomites, è indispensabile salire in quota: una camminata sulla neve tra panorami cristallini, respirando aria pura e silenzio immenso. E poi, tappa obbligatoria in baita per un pranzo che sa di montagna, tra canederli (gnocchi di pane) e tradizione, per poi finire con un bombardino che scalda mani e cuore.

Con il mondo ai piedi e le Dolomiti intorno, ogni attimo diventa esperienza totale, sensoriale e indimenticabile.

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Se siete amanti del mare d’inverno dovete conoscere questi 5 posti

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Cinque destinazioni in Italia dove vivere il mare in inverno, godendosi il silenzio, la luce e il vento pieno di salsedine

C’è un momento, lontano dal clamore dell’estate, in cui il mare smette di essere una cartolina e torna a essere poesia. L’inverno infatti lo spoglia di tutto ciò che è superfluo: ombrelloni, rumori, file, fretta. Quello che resta del mare d'inverno è il respiro delle onde, il vento che accarezza le scogliere, i colori più intensi del cielo.

Il mare d’inverno non è qualcosa che si guarda: si ascolta. Un’esperienza intima, quasi segreta, fatta di passeggiate sulla battigia silenziosa, caffè caldi nei borghi vuoti, tramonti che sembrano dipinti a mano. Un lusso autentico, per chi cerca bellezza senza distrazioni.

Ecco cinque mete italiane dove goderselo.

Mare d'inverno: cinque mete da scoprire

(Continua sotto la foto)

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Polignano a Mare, Puglia

Tutti conosciamo Polignano a Mare, ma non tutti sanno come questa località in inverno sembri sospesa nel tempo. Le sue scogliere bianche, a picco sull’Adriatico, si stagliano contro un mare di un blu quasi irreale.

Cala Lama Monachile è incredibilmente deserta. Immaginate una lingua di sabbia tra le falesie bianche, le case dei pescatori e quel mare blu che Domenico Modugno cantava in alcune delle sue canzoni. Il centro storico si attraversa con lentezza d'inverno, tra balconi fioriti e luci soffuse. Una meta romantica, per chi ama la bellezza senza filtri.

Portovenere, Liguria

Misteriosa e magnetica, Portovenere in inverno è un gioiello che non stanca mai. Le case colorate si riflettono su un mare spesso agitato, creando un contrasto potente e romantico. La prima cosa che salta agli occhi non appena arrivati è la meravigliosa vista che offre la palazzata delle case. Siamo abituati a vederla in foto, ma è impossibile non essere stupiti dalle case colorate verticali che si affacciano sul mare.

La Chiesa di San Pietro poi, un esempio di stile gotico genovese è affacciata sul promontorio e regala uno dei panorami più suggestivi d’Italia. Uno dei punti più romantici, anche di inverno, dove un tempo sorgeva il tempio pagano dedicato proprio a Venere, dea dell'amore, da cui questa località prende il suo nome "Portus Veneris" .

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Scilla, Calabria

Qui il mare è leggenda, dopotutto anche Omero ne ha scritto nella sua Odissea. Scilla, con il suo borgo di Chianalea, sembra galleggiare sull’acqua. In inverno questo si svuota, e il suono delle onde diventa colonna sonora di giornate lente.

Questa località per molti è l'immagine simbolo di una Calabria fatta di borghi, leggende, spazi carichi di storia, tutti da scoprire. Scilla è sicuramente un luogo intimo, perfetto per chi cerca un Sud autentico, fatto di silenzi e luce dorata. A Scilla infatti il tempo sembra rallentare per permetterci di ascoltare ciò che resta: il mare, il mito, e quella bellezza discreta che esiste solo lontano dalla folla.

Alghero, Sardegna

Dimenticate la Sardegna mondana, d’inverno Alghero è elegante, malinconica e profondamente mediterranea. Ma è la destinazione perfetta per chi, anche in inverno, cerca eventi culturali, gastronomici e mercati stagionali con sapori autentici.

Alghero infatti è la meta ideale per coloro che sognano relax e avventura: le passeggiate tra i palazzi storici, il profumo dei dolci tipici del luogo, creano l'atmosfera ideale da scoprire, specialmente nei mesi più freddi, senza folla, più intima e romantica.

Le mura sul mare, le stradine in pietra, il vento che soffia dal nord: tutto racconta una storia antica.Il tramonto sul lungomare è uno spettacolo che resta nel cuore. E per gli amanti del vino, l'inverno è il periodo perfetto per scoprire i famosi vini locali, dal Vermentino, al Cannonau e Cagnulari.

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Cefalù, Sicilia

Con la Rocca che domina il borgo e il Duomo che guarda il mare, Cefalù in inverno è un dipinto vivente. La spiaggia infatti è deserta e il centro storico, con i suoi palazzi e chiese barocche, vibra di una calma nuova. Tra le luci che illuminano le vie al profumo del mare, Cefalù è senza dubbio una destinazione perfetta anche con le temperature più rigide.

Qui il mare d’inverno ha il colore della nostalgia e il profumo degli agrumi. Non dimenticate di fare una visita al Parco delle Madonie, alle spalle di Cefalù, nell’entroterra montano della Sicilia settentrionale. Questo paesaggio incantevole caratterizzato da frassini secolari vi farà rimanere a bocca aperta. In questo luogo mare e montagna si incontrano, dando vita a un panorama davvero suggestivo.

Forse il mare d’inverno non è una fuga, ma un ritorno. Un ritorno alla bellezza senza rumore, ai luoghi che non chiedono di essere condivisi, ma vissuti. Lontano dall’estate, lontano da tutto, quello che resta è proprio il mare, che ci ricorda chi siamo quando impariamo a guardare davvero.