Perché in Grecia ci sono così tanti gatti? La vera storia dietro i felini che invadono Instagram
Lo avete notato tutte: questa estate il vostro feed era un susseguirsi di cupole bianche, mare blu e… gatti. Da Santorinia Rodi, da Atene a Syros, ogni foto dalla Grecia sembrava avere almeno un felino in posa casuale sullo sfondo.
Non è solo una sensazione. Secondo Animal Action Greece, organizzazione che si occupa di benessere animale in tutto il Paese, in Grecia vivono oltre 3 milioni di gatti liberi. Molti di più, in proporzione, rispetto all’Italia, dove i gatti censiti e sterilizzati sono decine di migliaia, non milioni. Dietro le immagini da cartolina c’è un fenomeno culturale complesso che incrocia storia, turismo e welfare animale.
I gatti e la Grecia di oggi: cosa vedono i viaggiatori
Chi arriva ad Atene li incontra subito: gatti che dormono sui motorini, tra le colonne dell’Agorà, accanto ai tavolini delle taverne. Nelle isole turistiche come Santorini, Mykonos, Rodi, Samos o Creta i felini diventano parte del paesaggio, quasi quanto le casette bianche e le bouganville.
I greci li considerano spesso "animali di comunità". Non appartengono a una singola famiglia, ma a un intero quartiere. I ristoratori lasciano avanzi di pesce, le signore del posto portano crocchette, i volontari controllano ciotole d’acqua e farmaci di base. Il risultato è una rete informale che mantiene in vita moltissime colonie feline.
I social hanno amplificato tutto. I "gatti delle isole greche" sono ormai un format: foto del micio sornione sulla chiesetta bianca, storia con il gatto che ruba una sardina, reel di gattini sulle scale di pietra. Questo immaginario rende i felini un’attrazione turistica, ma rischia di far dimenticare quanta fatica ci sia nel gestire così tanti animali liberi, soprattutto fuori stagione.
Dall’Egitto alle Cicladi: come i gatti sono diventati simbolo culturale
In origine, in Grecia, gatti non ce n’erano. I primi arrivano dall’Egitto in epoca minoica, intorno al 1200 a.C., imbarcati sulle navi come cacciatori di topi. Erano preziosi alleati dei marinai e merce di scambio. Sbarcano nei porti dell’Egeo, dove sostituiscono donnole e altri predatori nella lotta ai roditori.
Con il tempo compaiono nell’arte e nella letteratura. Gli antichi greci usavano il termine "ailouros" per indicare il gatto, animale visto come elegante, silenzioso, legato alla notte e alla caccia. Alcune tradizioni popolari lo associano alle divinità femminili come Atena e Artemide, protettrici dell’intelligenza, della caccia e dell’indipendenza.
Da strumenti "utili" diventano compagni di vita. Nelle Cicladi nasce anche una razza locale, il gatto egeo: mantello spesso bianco e tigrato, carattere socievole, perfettamente adattato alla vita di porto e di taverna. Oggi questo gatto è quasi un logo non ufficiale delle isole, simbolo di libertà, furbizia e resistenza, tre qualità con cui molti greci amano identificarsi.
Perché in Grecia ci sono così tanti gatti (e cosa potete fare voi)
La risposta è un mix di biologia, clima e scelte politiche. Il Mediterraneo orientale offre inverni miti e molte ore di sole. Per un gatto questo significa sopravvivere più facilmente e riprodursi più a lungo. Una femmina può avere fino a tre cucciolate l’anno, con in media 4-8 gattini, e può iniziare a farlo già a quattro mesi. Potete immaginare quanto velocemente esploda la popolazione se le sterilizzazioni non tengono il passo.
Qui entra in gioco la gestione del randagismo. Una legge del 2003 affida ai comuni programmi di cattura, sterilizzazione e rilascio soprattutto per i cani, mentre per i gatti molto lavoro è rimasto sulle spalle delle ONG. Dal 2009, con la crisi economica, i fondi pubblici per campagne strutturate sono diminuiti. In parallelo, l’abbandono di cucciolate indesiderate e di gatti "di casa" ha continuato ad alimentare le colonie.
Le associazioni provano a reggere l’urto. Nine Lives Greece ad Atene nutre ogni giorno centinaia di gatti e organizza programmi di sterilizzazione nelle colonie urbane. Il Kalymnos Cat Project, sull’isola di Calimno, in due anni è riuscito a sterilizzare oltre 1.700 gatti, riducendo le nuove nascite senza ricorrere a metodi violenti. Animal Action Greececoordina progetti in tutto il territorio, dalla mainland alle isole considerate "paradisi dei gatti" come Syros.
Il rovescio della medaglia è meno instagrammabile. Molti gatti muoiono giovani per malattie, parassiti, fame o incidenti stradali. In estate soffrono le ondate di caldo, in inverno la mancanza di cibo quando i turisti spariscono. Esistono ancora episodi di avvelenamenti di massa, illegali ma difficili da prevenire, che le associazioni denunciano da anni.
Per chi viaggia, la domanda diventa: come godersi i gatti greci senza danneggiarli? Alcune regole base aiutano. Evitare latte e avanzi troppo salati o con lische; meglio acqua fresca e cibo secco, se proprio volete offrire qualcosa. Non spostare i cuccioli "per fare una foto" e non prendere in braccio gatti che sembrano malati o spaventati. Nelle colonie chiaramente gestite da volontari è più utile chiedere se serve qualcosa, invece di improvvisare.
Chi vuole dare una mano anche dopo le vacanze può sostenere economicamente realtà come Nine Lives Greece, Animal Action Greece o il Kalymnos Cat Project, che lavorano con programmi di cattura, sterilizzazione, microchippatura e alimentazione nei mesi più difficili. Alcune permettono anche adozioni internazionali, ma richiedono percorsi seri e documenti in regola: non un souvenir, ma una scelta di vita.
In fondo, i gatti della Grecia raccontano molto del Paese: il legame con il mare, la capacità di arrangiarsi, le ferite ancora aperte della crisi e la forza della società civile. La prossima volta che ne fotograferete uno sul muretto vista Egeo, saprete che dietro quello sguardo c’è una lunga storia, non solo un filtro carino da postare.
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