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Lifestyle

Questo borgo dell’Oltrepò sembra uscito da una fiaba: ci sono gatti, vigne e una spa

Questo borgo dell’Oltrepò sembra uscito da una fiaba: ci sono gatti, vigne e una spa

foto di Grazia.it Grazia.it — 19 Settembre 2026
Golferenzo borgo fantasma
Nel cuore dell’Oltrepò Pavese, Golferenzo ha trasformato pietra, vigne e vita dipaese in un modello di ospitalità diffusa. Il Borgo dei Gatti, una spa tra i filari, ristoranti, cantine e una colonia felina sono diventati i simboli di una rinascita costruita senza snaturare il borgo. Ecco cosa vedere e perché vale la penascoprirlo.

Centosessanta abitanti, 464 metri di altitudine, un cartello con la scritta «uno dei borghi più belli d’Italia» all’ingresso del paese. Oggi Golferenzo è molto più di una cartolina collinare: è un micro-laboratorio di rinascita che parla di turismo, vino e benessere.

Negli ultimi anni qui è successo qualcosa di raro: case chiuse che riaprono, una bottega che torna a vendere pane e giornali, una spa incastonata tra i filari, ristoranti guidati da chef di livello, una colonia felina diventata identità del luogo. Il tutto senza parchi divertimenti né resort invasivi, ma lavorando sul borgo com’era, pietra dopo pietra.

Golferenzo oggi, balcone di pietra sulla Val Versa

Golferenzo si trova in alta Val Versa, nel cuore dell’Oltrepò Pavese collinare, quel cuneo di Lombardia che scivola tra Piemonte ed Emilia-Romagna. Intorno, solo filari di vite, boschi e curve strette. In paese le auto si lasciano presto, perché il centro storico è una manciata di vicoli in pietra che si girano tranquillamente a piedi.

L’ingresso nell’associazione dei Borghi più belli d’Italia è arrivato di recente e certifica ciò che chi viene qui percepisce subito: tessuto edilizio integro, nessuna cementificazione aggressiva, chiesa di San Nicola che domina il culmine del colle, resti del castello inglobati nelle case, il palazzo Belcredi Belloni che ospita un ristorante e una sala eventi.

Poi ci sono loro, i gatti. Una ventina, censiti come colonia felina, che presidiano corti, muretti e fienili. Una via del centro si chiama ufficialmente Via dei Gât, con tanto di targhe dedicate: dettaglio piccolo, ma racconta bene quanto questo animale sia entrato nella storia del borgo.

Dal postino Giuseppe al nipote Luigi: la scintilla della rinascita

Per capire la svolta bisogna partire da una casa: la Ca’ di Pusten, la casa del postino. Qui viveva Giuseppe Brega, portalettere che percorreva in bicicletta l’Oltrepò consegnando corrispondenza tra vigne e cascine. Oggi quella casa racconta un’altra storia, quella del nipote Luigi.

Dopo studi e lavoro lontano, Luigi Brega decide di tornare a Golferenzo non per nostalgia, ma per responsabilità. Come ha spiegato più interviste, vedeva «un posto bellissimo che rischiava di spegnersi» e ha sentito il dovere di restituire qualcosa al luogo delle sue estati d’infanzia. Nasce così l’idea di recuperare le vecchie Cà in pietra e trasformarle in un sistema di ospitalità diffusa.

Il primo gesto concreto è quasi simbolico: riaprire la vecchia bottega del paese, chiusa da quarant’anni. Rinasce come La Bütega, un negozio-bar dove comprare il latte ma anche incontrarsi per un caffè. «Non si può immaginare la rinascita di un borgo senza una bottega», ripete Brega. Da lì in avanti, il recupero delle case comincia a creare lavoro per muratori, artigiani, giovani del territorio.

Borgo dei Gatti tra spa, tavola e vita di paese

Il cuore del progetto è il Borgo dei Gatti, albergo diffuso aperto nel 2019 e riconosciuto nel 2023 come primo albergo diffuso certificato della Lombardia. Un albergo diffuso, in pratica, funziona come un hotel ma è sparpagliato nel paese: reception e servizi centrali da una parte, camere e appartamenti dentro le case storiche, mescolati alle abitazioni dei residenti.

A dirigere il Borgo dei Gatti oggi è Paola Calonghi, psicoterapeuta milanese che ha scelto di trasferirsi qui con la famiglia. «Quando siamo arrivati ci siamo accorti che i veri padroni del paese erano loro, i gatti», racconta. Da qui il nome del progetto, che unisce accoglienza e cura del borgo, felini compresi.

Nel 2024 è arrivata Adàsi, la spa che fa da contraltare morbido alle pietre dei vicoli. Saune, vasche, zone di relax affacciate sulle vigne: uno spazio pensato per la lentezza più che per l’effetto spettacolare. Il progetto prevede di ampliarla fino a circa mille metri quadrati e di aggiungere sei nuove suite entro il 2026, segno che la domanda c’è e il borgo continua a crescere.

La rinascita passa anche dalla tavola. L’Olmo Napoleonico, ex trattoria, oggi è il ristorante guidato dallo chef Ivan Milani: in menu convivono tortelli piacentini, fritto di mare e pizze al padellino, più il pane che rifornisce buona parte del paese. La sera si accendono le luci del ristorante La Corte, affidato allo chef Fabrizio Ferrari, già stella Michelin, che lavora su materia prima locale, formaggi di capra inclusi, come quelli dell’azienda Il Boscasso di Chiara Onida.

Vigneti, Classese e giovani volti dell’Oltrepò

Per anni l’Oltrepò Pavese è rimasto ai margini dei grandi racconti del vino italiano, pur avendo una vocazione storica per il Pinot Nero. Oggi la musica sta cambiando. Nel 2025 un Pinot Nero dell’Oltrepò, Costa del Nero 2022 della tenuta Conte Vistarino, è entrato nella Top 100 di Wine Spectator, unico rosso italiano di questo vitigno in classifica: un segnale forte per l’area.

In parallelo, il Consorzio ha lanciato il marchio collettivo Classese per identificare gli spumanti Metodo Classico DOCG da Pinot Nero. Il debutto ufficiale a Vinitaly 2026 ha visto coinvolte 29 aziende con oltre quaranta etichette, segno di una filiera che punta finalmente su identità e qualità condivise.

Intorno a Golferenzo si muove una generazione nuova di vignaioli: Achille Bergami che porta la sua esperienza internazionale nella storica cantina Travaglino, le sorelle Elisa e Silvia Piaggi con la cantina Lefiole, nata dall’eredità del nonno, fino a Lorenzo Scabin e al suo podere in frazione Chiappeto, tappa golosa per chi risale le curve verso il borgo. Un mosaico di realtà diverse, tenute insieme dall’idea che queste colline possano valere quanto quelle più celebri di altre regioni.

Un weekend rigenerativo tra gatti, pietra e vigne

Un weekend tipo a Golferenzo comincia quasi sempre a piedi. Lasciata l’auto ai margini del borgo, ci si infila nei vicoli per raggiungere la chiesa di San Nicola e il piccolo belvedere sulla Val Versa. Lungo la strada, gatti che sonnecchiano sui davanzali, panni stesi, qualche anziano seduto fuori casa. È il miglior benvenuto possibile.

Il pomeriggio si presta alla spa Adàsi, magari dopo un calice di metodo classico in una delle cantine della zona. La sera, cena all’Olmo Napoleonico o alla Corte, a seconda che vogliate un approccio più informale o un percorso gastronomico completo, e poi rientro nella vostra Ca’ in pietra, dove il silenzio è interrotto solo dal frinire dei grilli.

Il giorno dopo resta il tempo per una passeggiata tra i filari, una sosta in bottega, l’acquisto di formaggi e vini da portare a casa. Golferenzo non offre attrazioni eclatanti, ma intreccia storie, volti e piccoli gesti quotidiani. È lì che, senza clamore, si misura la vera rinascita di un borgo.

© Riproduzione riservata

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