La classifica delle città dove si vive meglio cambia tutto: ecco perché l'Italia resta indietro
Nel 2026, per il secondo anno di fila, la città dove si vive meglio al mondo è Copenaghen. Lo certifica il Global Liveability Index 2026 dell'Economist Intelligence Unit, che valuta 173 centri urbani in tutto il pianeta. La capitale danese ottiene 98 punti su 100 e supera Vienna, Melbourne, Sydney e le altre superfinaliste. Non è solo una medaglia da esibire nelle brochure turistiche, ma la fotografia di come può funzionare una città quando tutto gira quasi alla perfezione.
Il rapporto arriva in un anno in cui la media mondiale di vivibilità resta ferma a 76,1 su 100. La stabilità cala in media di mezzo punto, mentre la sanità guadagna circa 0,7 punti, segno che i sistemi sanitari reggono meglio delle istituzioni politiche. In fondo alla classifica delle città più vivibili, con 32 punti su 100, c'è Damasco, preceduta da Tripoli, Dhaka, Karachi e Kiev: luoghi dove sicurezza, sanità e infrastrutture sono un lusso. E intanto, nessuna città italiana entra nella top ten: un pungolo interessante per guardare meglio cosa rende speciale Copenaghen.
Perché se ne parla: il nuovo Global Liveability Index 2026
L'Economist Intelligence Unit, il centro studi legato alla testata britannica, valuta ogni anno 173 città su oltre 30 indicatori. Nel 2026 l'Europa occidentale resta la regione più vivibile, con una media intorno a 91,7 punti, seguita dal Nord America con 90,4. L'Asia cresce e arriva a 73,9 punti medi grazie ai forti miglioramenti nella sanità, soprattutto in diverse città cinesi. Il Medio Oriente e il Nord Africa invece arretrano in blocco, penalizzati dall'instabilità legata alla guerra in Iran e dal crollo della stabilità in città come Muscat, Kuwait City e Doha.
Che cosa misura davvero l’indice di vivibilità
Il Global Liveability Index combina cinque grandi capitoli. Stabilità pesa il 25 per cento e tiene conto di criminalità, disordini sociali, rischio di conflitti. Sanità vale il 20 per cento e guarda a qualità e accesso ai servizi medici. Cultura e ambiente, ancora 25 per cento, includono offerta culturale, spazi verdi e inquinamento. Istruzione pesa il 10 per cento, infrastrutture il 20 con focus su trasporti, energia, reti digitali. Quello che l'indice tocca solo di riflesso sono costo della vita, disuguaglianze interne e accessibilità delle case, elementi che voi sentite benissimo sulla pelle.
Le 10 città più vivibili del mondo nel 2026
Secondo il Global Liveability Index 2026, la classifica delle città più vivibili del mondo è questa: 1) Copenaghen, Danimarca, 98/100; 2) Vienna, Austria, 97; 3) Melbourne, Australia, 97; 4) Sydney, Australia, 97; 5) Zurigo, Svizzera, 96; 6) Ginevra, Svizzera, 96; 7) Osaka, Giappone, 96; 8) Adelaide, Australia, 96; 9) Vancouver, Canada, 96; 10) Tokyo, Giappone, 96. Europa del Nord, Svizzera e Australia dominano, mentre Vancouver è l'unica nordamericana e Osaka e Tokyo rappresentano l'Asia più organizzata e infrastrutturata. Quasi tutte ottengono punteggi pieni in sanità e istruzione, a conferma che ospedali efficienti e scuole accessibili restano la base della vivibilità urbana.
Perché ha vinto Copenaghen
Copenaghen conquista il primo posto con 98 punti su 100 e un tris di voti perfetti: 100 in stabilità, istruzione e infrastrutture, 96 in sanità, 95 in cultura e ambiente. In pratica significa una città molto sicura, con scuole pubbliche di alto livello, trasporti puntuali e servizi digitali che vi permettono di gestire quasi tutto dal divano. La sanità è capillare e accessibile, il welfare sostiene famiglie e lavoratori, dai congedi parentali generosi agli asili nido diffusi nei quartieri.
Poi c'è la mobilità sostenibile, che cambia la vita quotidiana. A Copenaghen ci sono circa 380-400 chilometri di piste ciclabili e, letteralmente, più biciclette che abitanti; molti semafori sono regolati sui tempi dei ciclisti e una rete di ponti ciclopedonali collega quartieri e porti rigenerati. I piani climatici cittadini, come il CPH 2025 Climate Plan e la nuova strategia al 2035, puntano alla neutralità climatica. Hanno reso l'aria più pulita, l'acqua dei canali balneabile, gli spazi pubblici vivibili tutto l'anno, anche con il freddo.
E l’Italia? Come usare la classifica
Le testate italiane hanno sottolineato subito un dato: nessuna città italiana entra nella top ten del Global Liveability Index 2026. Non significa che qui si viva male, ma che paghiamo ritardi su alcuni capitoli chiave: trasporto pubblico, continuità della sanità territoriale, quantità e cura del verde urbano, accessibilità delle case per i redditi medi. Per chi sogna di trasferirsi, la classifica delle città dove si vive meglio è una bussola utile, da incrociare però con costo della vita, requisiti dei visti, lingua e possibilità di costruirsi una rete sociale. Per chi viaggia, è uno spunto per scegliere mete dove la qualità della vita non è solo una promessa da catalogo.
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