La meta più cool del 2025 è l’Arabia Saudita

Se cercate una meta ancora poco battuta, fuori dall’Europa ma non troppo distante, autentica e piena di fascino, da visitare in coppia o con amici, allora l’Arabia Saudita fa al caso vostro: l’atmosfera che si respira è vibrante perché il futuro è ancora tutto da scrivere.
Quello che si ha di fronte infatti è un paese giovane – il 70% della popolazione saudita, circa 36 milioni, è under 35 – con un fortissimo attaccamento alle proprie tradizioni e tanta voglia di farsi finalmente conoscere al resto del mondo con un senso di ospitalità sempre più difficile da trovare soprattutto in epoca di overtourism. E l’Arabia è piuttosto il contraltare di questa tendenza.
Da quando il paese si è aperto al turismo internazionale nel 2019, infatti, molto è cambiato e oggi il baricentro del mondo si è spostato qui: basta pensare ai mega eventi che Saudi già ospita o farà nei prossimi anni, dalla Coppa del Mondo di calcio ai grandi festival di musica elettronica come Soundstorm, e alle sue bellezze naturalistiche e architettoniche.
Ecco perché merita veramente di essere scoperta, lasciando a casa pregiudizi e stereotipi, abbandonandosi alle sue meraviglie e alla cordialità della sua gente.
Cosa fare e vedere in Arabia Saudita
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Jeddah e il Mar Rosso
Jeddah, principale porto del paese e porta d’accesso alla Mecca, è una tappa imperdibile in un viaggio in Arabia Saudita per via del suo affascinante quartiere storico, l’unico in tutto il Regno a essere ancora intatto: Al Balad.
Nato 3.000 anni fa come villaggio di pescatori, questo sito Unesco nel tempo divenne il fulcro della vita commerciale di Jeddah, visto la sua posizione strategica sul Mar Rosso, ospitando così case e botteghe di mercanti.
La caratteristica che lo rende unico sono i palazzi costruiti in pietra di corallo e i loro iconici roshan, decorazioni reticolari in legno a coprire i balconi in modo da far affacciare le donne senza essere viste dalla strada.
Una delle case più antiche è Bait Nassif dove un tempo risiedeva Re Abdulaziz AlSaud: al suo interno c’è un interessante centro culturale per conoscere la storia del Regno.
E sono sempre di più i caffè, ristoranti, boutique hotel e musei – come quello inaugurato nel 2022 in onore del musicista Tariq Abdul-Hakim che ha composto l’inno nazionale saudita – che apriranno prossimante ad Al Balad.
In cerca di spezie, tessuti e profumi? L’indirizzo da segnare è il Souq Al Alaw, tra i più antichi di tutta l’Arabia Saudita nonché uno dei più grandi.
Jeddah (oltre 4 milioni di abitanti) è poi la città che ospita grandi eventi sportivi come America's Cup, GP di Formula 1 e Next Gen ATP Finals.
Ma non solo, da qui in breve si può raggiungere il Mar Rosso saudita che si estende per oltre 1.800 chilometri costieri tra bellezze naturali da scoprire, isole incontaminate e barriere coralline.
Se vi piacciono immersioni e snorkeling, i siti da segnare sono Yanbu, dove trovare alcune delle più colorate forme di vita marina al mondo, e Umluj con acqua cristallina, sabbia bianca, tartarughe marine e banchi di pesci esotici.
AlUla, la Petra dell’Arabia Saudita
Da Jeddah in un’ora di volo si raggiunge AlUla, meta che già da sé merita il viaggio, e affacciarsi dal finestrino dell’aereo è un preludio della meraviglia che sarà: un paesaggio desertico di colore rosso a perdita d’occhio.
Dall’aeroporto con 50 minuti di macchina, lungo una sorta di Death Valley saudita interrotta qua e là da fitti palmeti, si può raggiungere un posto magnifico per una vacanza in stile Lawrence d'Arabia.
Our Habitas, aperto nel 2021 e di proprietà anglo-messicana, è un campo tendato (tutt’altro che spartano) incastonato in una gola molto vasta con quasi un centinaio di raffinate “villas” in stile beduino che affacciano su alti speroni di roccia.
Sparsi in questo bellissimo canyon, non mancano poi una spa, una piscina panoramica a sfioro, un ristorante e uno studio yoga.
La notte, con il solo rumore del vento che si incanala tra le rocce, è bellissimo vedere le stelle: non c’è condizione migliore del deserto per osservare il cielo e non a caso ogni sistemazione è dotata di un telescopio.
E la mattina, dopo una tipica colazione beduina a base di caffè arabo e datteri è il momento di andare alla scoperta delle bellezze della zona: Daimumah è un’oasi per conoscere la vita locale e Maraya Concert Hall, un gigantesco cubo alto quasi 30 metri e ricoperto da 9.000 specchi immerso nel mezzo paesaggio desertico di AlUla.
Proprio come facevano i Nabatei con le loro costruzioni, questa sala concerti progettata da uno studio italiano – punto di riferimento per arte, festival e concerti di livello internazionale – è perfettamente integrata nell’ambiente circostante in un perfetto dialogo tra maestosità della natura e ingegno dell’uomo.
Ma la meraviglia di AlUla deve ancora arrivare e si chiama Hegra che in lingua locale vuol dire “posto riparato”: si tratta di un sito Unesco con tombe costruite dai Nabatei (lo stesso popolo che ha regalato all’umanità Petra) da girare in jeep scoperte per quanto è diffuso. Si può apprezzarlo anche dall'alto, con un giro in elicottero o in mongolfiera.
Il tour in 4x4 dura un paio d’ore (le rocce cambiano colore in base alle diverse condizioni meteorologiche) e il periodo migliore per una visita va dai primi di ottobre a fine marzo.
Il bello è che gli scavi (a cui stanno partecipando tanti connazionali) continuano ancora oggi e quindi in futuro ci si aspettano sempre più resti da ammirare; il tutto con il vantaggio che Hegra ancora non è presa d’assalto come Petra in Giordania.
All’imbrunire poi vale la pena fare un salto nella Old AlUla, la luce in penombra la rende più misteriosa e affascinante: per le sue stradine le donne camminano ancora tutte indossando abaya e niqab (velo che
E la mattina, dopo una tipica colazione beduina a base di caffè arabo e datteri è il momento di andare alla scoperta delle bellezze della zona: Daimumah è un’oasi per conoscere la vita locale e Maraya Concert Hall, un gigantesco cubo alto quasi 30 metri e ricoperto da 9.000 specchi immerso nel mezzo paesaggio desertico di AlUla.
Proprio come facevano i Nabatei con le loro costruzioni, questa sala concerti progettata da uno studio italiano – punto di riferimento per arte, festival e concerti di livello internazionale – è perfettamente integrata nell’ambiente circostante in uno stupefacente dialogo tra maestosità della natura e ingegno dell’uomo.
Ma la meraviglia di AlUla deve ancora arrivare e si chiama Hegra che in lingua locale vuol dire luogo “posto riparato”: si tratta di un sito Unesco con tombe costruite dai Nabatei (lo stesso popolo che ha regalato all’umanità Petra) da girare in jeep scoperte per quanto è diffuso. Si può apprezzarlo anche dall'alto, con un giro in elicottero o in mongolfiera.
Il tour in 4x4 dura un paio d’ore (le rocce cambiano colore in base alle diverse condizioni meteorologiche) e il periodo migliore per una visita va dai primi ottobre a fine marzo.
Il bello è che gli scavi (a cui stanno partecipando tanti connazionali) continuano ancora oggi e quindi in futuro ci si aspettano sempre più resti da ammirare; il tutto con il vantaggio che Hegra ancora non è presa d’assalto come Petra in Giordania.
All’imbrunire poi vale la pena fare un salto nella Old AlUla, la luce in penombra la rende più misteriosa e affascinante: per le sue stradine le donne camminano ancora tutte indossando abaya e niqab (velo, non più obbligatorio, che lascia scoperta solo una fessura per gli occhi) ma sempre pronte a cercare un contatto con lo sguardo o a scambiare qualche parola.
Riyadh
La trafficata capitale dell’Arabia Saudita, con i suoi 8 milioni di abitanti, è il simbolo della potenza di un paese che è il secondo produttore di petrolio al mondo (dopo gli Stati Uniti), con il 15% delle riserve globali di greggio.
Il quartiere finanziario, dai modernissimi grattacieli, si può ammirare direttamente dal finestrino della macchina – qui Uber funziona perfettamente e costa anche poco – oppure salendo al panoramico Sky Bridge del Kingdom Centre (alto 302 metri e ribattezzato l’apri bottiglia per via della sua forma).
Ma in futuro il quartiere più cool sarà il KAFD (King Abdullah Financial District), area che diventerà il centro del business e del lifestyle, dove la maggior parte degli expat ambiscono a vivere.
Riyadh però sta diventando sempre più famosa anche per altri motivi; qualcosa che non ci si sarebbe aspettati dall’Arabia Saudita e che sta attirando star internazionali e un pubblico disposto anche a molte ore di aereo pur di prenderne parte.
Soundstorm e gli altri festival di musica elettronica
Soundstorm è il festival di musica elettronica da centinaia di migliaia di persone che si tiene ogni anno a dicembre nel deserto alle porte della capitale: una vera e propria città della musica con 8 palchi che propongono generi musicali diversi – 200 artisti in line up (tra cui grandissimi nomi internazionali) e altrettante ore di musica – distribuiti su una superficie di oltre 5 milioni di metri quadrati. Giusto per avere un paragone, le dimensioni di un’isola delle Eolie come Alicudi.
Non c’è dubbio che Soundstorm – la cui edizione 2025 è in programma dall’11 al 13 dicembre – sia ormai una produzione che fa concorrenza a eventi storici e iconici nel campo della musica elettronica, come Coachella in California, Ultra a Miami e Tomorrowland in Belgio. Dunque un evento imperdibile per i veri clubber.
Ma “Tempesta di Suoni” non è l’unico grande festival che si tiene in Arabia Saudita, il cui anno zero degli spettacoli live è molto recente considerato che fino al 2019 una legislazione rigida e ultraconservatrice non consentiva nessun tipo di performance dal vivo.
Altri super eventi organizzati dalla società saudita di entertainment MDLBEAST sono Balad Beast, a Jeddah nel mese di gennaio (il 30 e 31 nell’edizione 2025, tra i big in line up Wiz Khalifa, 21 Savage e Lost Frequencies), A Thousand And One a Riyadh il 24 e il 25 aprile 2025 e Azimuth, a settembre nel deserto di AlUla.
Tutto è cambiato infatti da quando il principe ereditario, il 39enne Moḥammad bin Salmān, ha lanciato il suo piano di riforme Vision 2030 con l’obiettivo di diversificare l’economia del paese (finora tutta sbilanciata sul petrolio) puntando anche su turismo e divertimento grazie a un’apposita General Entertainment Authority.
Con queste premesse i fondatori di MDLBEAST (Ramadan Alharatani e Talal Albahiti) hanno colto l’opportunità di lanciare un brand che oggi è una vera potenza e punto di riferimento per la musica e l’entertainment di tutto il MENA (Middle East and North Africa) – tra festival megagalattici, un’etichetta musicale, la piattaforma per lanciare giovani talenti XP Music Futures e la nuova Beast House a Riyadh, uno spazio creativo per produttori, designer e musicisti dove fare network e cogliere opportunità di collaborazioni – regalando così alle nuove generazioni saudite la possibilità di vivere esperienze fino a pochissimo tempo fa impensabili e di poter intraprendere una carriera da dj.
A proposito di Soundstorm
“È la mia prima volta in Arabia Saudita, grazie per il vostro caloroso benvenuto”.
Dal suo metro e mezzo di altezza – sempre truccatissima e sensuale, ma (come ben intuibile) più coperta del solito – Camila Cabello, in lontananza è apparsa come un puntino microscopico sul gigantesco main stage dell’edizione 2024 di Soundstorm.
Perché è stata sì la prima volta per la cantante cubana in Arabia Saudita, così come per tanti artisti del suo calibro, ma lo stesso possono dire di un festival o di un concerto molti (se non la maggioranza) ragazzi e ragazze sauditi.
Emozionato come non ci aspetterebbe mai da una super celebrity del suo calibro, anche per uno come Eminem l’Arabia Saudita è stata una novità: “Grazie per avermi invitato qui, è la mia prima volta in Saudi”.
È stato proprio lui il super ospite della serata inaugurale della quinta edizione di Soundstorm (dal 12 al 14 dicembre 2024) con numeri da record: il suo nome ha richiamato oltre 200.000 persone su 450.000 ingressi totali nella tre giorni di festival con fan arrivati da tutto il mondo, dagli Emirati alla Russia, dalla Cina agli Stati Uniti.
Ormai vedere un suo live è un’occasione più unica che rara: lo scorso anno Marshall Bruce Mathers III – così il suo vero nome – aveva concesso solo altri due spettacoli, uno ad Abu Dhabi per il Grand Prix di Formula 1 e l’altro in Bahrain.
Grazie a tutti i suoi più grandi successi e un’energia da ragazzino (e pensare che tra poco diventerà nonno!) Eminem durante la sua ora e mezza di live ha fatto letteralmente impazzire il pubblico.
Merito anche dell’incredibile scenografia ed effetti speciali che hanno accompagnato, non solo la sua, ma la performance di ogni artista in scena sul main stage di Soundstorm: fuochi d’artificio, fiamme, videomapping, grafiche proiettate in cielo grazie all’uso di droni.
Il palco da cui si è esibito – il Big Beast, uno dei tre principali del festival, oltre a quelli dedicati alla musica Underground – è un qualcosa di indescrivibile a parole: una struttura enorme con un mega schermo LED entrato nel Guiness dei Primati per la sua estensione (4.808.84 metri quadrati).
Contapassi alla mano, in una serata di Soundstorm si possono percorrere anche decine di chilometri a piedi passando da un palco all’altro e aggirandosi tra stand di merchandising e vari food trucks (l’alcol in Saudi è vietato ma di questo, a sorpresa, molti ragazzi sono favorevoli: “Avere intorno gente ubriaca rovinerebbe il mood”, raccontano).
E così, dopo aver ascoltato le performance dei big in line up – solo per citare alcuni dell’ultima edizione, Martin Garrix (attualmente il dj numero 1 al mondo), Muse, Linkin Park, A$AP Rocky, Calvin Harris, 30 Seconds to Mars (con un’epica esibizione di Jared Leto che prima ha chiamato sul palco un gruppo di fan e poi si è quasi lanciato sul pubblico in visibilio), Jason Derulo, Steve Aoki – in una serata di Soundstorm si può scegliere di variare genere musicale e dirigersi verso gli altri palchi sparsi per il festival dove suonano, in contemporanea, rock, Hip Hop, R&B, techno e dance.
Proprio alle Dance Tent, un mastodontico capannone con tanto di “Her Zones” – aree riservate alle ragazze, qualora volessero ballare lontano dalla bolgia della pista (al momento il pubblico di Soundstorm è quasi in maggioranza maschile) – si alternano solo i migliori dj internazionali, da David Guetta ai Meduza (trio italiano di house).
In ogni angolo di Soundstorm, l’entusiasmo è alle stelle: fino a pochi anni fa, per i sauditi la valvola di sfogo era la vicina Dubai (una sorta di parco divertimenti per gli abitanti della Penisola Arabica) e ora il divertimento è possibile viverlo finalmente in casa propria.
I Mondiali di Calcio 2034 e l'Expo 2030 in Arabia Saudita
Proprio durante la prima serata di Soundstorm 2024 (sempre di giovedì, visto che in Arabia i giorni di riposo sono il venerdì e il sabato) è stato anche dato l’annuncio ufficiale dell’assegnazione dei Mondiali di Calcio 2034 al Regno saudita e sul palco principale è salito, niente di meno, che la stella brasiliana dell’Al-Hilal Neymar Jr: l’evento FIFA catalizzerà sempre di più gli occhi del mondo su Ksa (Kingdom of Saudi Arabia) che ha in calendario Expo 2030 a Riyadh.
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In viaggio da sola: 5 mete sicure (e bellissime) per iniziare

C’è un momento preciso in cui l’idea di mettersi in viaggio da sola smette di sembrare un azzardo e inizia a suonare come una promessa. Una promessa di libertà, di silenzi scelti e di ritmi personali.
Il solo female travel infatti non è solo una moda, ma un bisogno sempre più condiviso: partire senza dover mediare, senza compromessi, con l’unica bussola del proprio desiderio. Il segreto per iniziare? Scegliere mete “soft”, sicure e accoglienti, capaci di farci sentire a casa anche dall’altra parte d’Europa (o del mondo).
Dove andare in viaggio da sola: 5 mete sicure e bellissime
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Lisbona: la prima volta in viaggio da sola è più dolce
Lisbona è una di quelle città che sanno essere gentili fin dal primo sguardo, perfette per viaggiare da sola. Luminosa, malinconica al punto giusto, rilassata e incredibilmente vivibile, è perfetta per una prima esperienza in solitaria.
Ci si muove facilmente, si cammina molto e senza ansia, ci si siede a bere un caffè senza sentirsi mai fuori posto. È una città che non giudica e non corre, dove anche stare da sole a guardare l’oceano diventa un piccolo rito quotidiano.
Copenhagen: ordine, silenzio e libertà di movimento
Copenhagen è l’esatto opposto, e proprio per questo funziona benissimo. Ordinata, verde, silenziosa, è una delle città più sicure al mondo e una delle più facili da vivere in autonomia. Qui viaggiare da sole è la normalità: si pedala, si legge in un caffè, si passeggia lungo i canali con quella sensazione rassicurante di essere sempre nel posto giusto. La lingua non è mai un problema e la città sembra progettata per semplificare la vita, non per complicarla.
Siviglia: il calore che mette a proprio agio
Se invece si ha voglia di calore, di colori e di una socialità spontanea, Siviglia è una scelta perfetta. È una città viva, ma non caotica, dove ci si sente accolte senza essere invase. Le giornate scorrono lente tra tapas improvvisate, piazze assolate e musica che arriva dai vicoli.
Viaggiare da sole qui significa lasciarsi andare, fidarsi del ritmo locale e scoprire che anche la sera, se vissuta con attenzione, può essere serena e piacevole.
Amsterdam: la libertà è di casa
Amsterdam è la meta ideale per chi cerca libertà totale. Nonostante i pregiudizi, è una delle mete migliori per viaggiare da sola. È una città inclusiva, sicura, abituata alle persone che viaggiano da sole e che rivendicano il proprio spazio.
Nessuno si sorprende se si entra in un museo in solitaria o se si pranza leggendo un libro davanti a un canale. Tutto è intuitivo, semplice, accessibile, e la sensazione costante è quella di potersi muovere senza mai sentirsi vulnerabili.
Kyoto: il viaggio interiore
Per chi sogna qualcosa di più lontano ma sorprendentemente rassicurante, Kyoto è una rivelazione. Silenziosa, rispettosa, profondamente armonica, è una città che invita all’introspezione e rende il viaggio in solitaria un’esperienza quasi meditativa.
Qui la sicurezza è altissima e il rispetto per lo spazio personale è parte della cultura. Camminare da sole tra templi e giardini, senza fretta, diventa un modo per riconnettersi con sé stesse in modo profondo e gentile.
Viaggiare da sole non significa esporsi al rischio, ma imparare ad ascoltarsi. Scegliere alloggi centrali, informarsi, fidarsi del proprio istinto e concedersi il diritto di cambiare idea sono piccoli gesti che fanno la differenza. E soprattutto ricordare che essere sole non è mai sinonimo di solitudine, ma spesso di presenza piena.
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Abbiamo guidato una Porsche su un ghiacciodromo in Lapponia (e potete farlo anche voi)

Nell’ambito delle Ice Experience firmate Porsche Italia, abbiamo avuto la possibilità di vivere tre giorni alla scoperta del Grande Nord, scanditi da avventure inusuali e travolgenti. Un’occasione non solo per mettersi ai comandi di una macchina iconica come la 911 ma anche di divertimento e di fuga adrenalinica dall’ordinario.
Perché, sì, ci sono momenti in cui lasciarsi scuotere dall’imprevisto e dal brivido fa bene. E qui è stata proprio una questione di brividi, in tutti i sensi.
Da ormai quasi dieci anni Porsche Italia, infatti, organizza corsi di guida su ghiaccio in Svezia – aperti a tutti gli appassionati, neofiti compresi – e nello specifico a Luleå: una cittadina costiera nel nord est del Paese, quasi al confine con la Finlandia.
Ecco che allora, appena atterrati nel suo minuscolo aeroporto e messo fuori il naso, il benvenuto nella terra dei Sami sono stati i meno venti gradi che hanno aiutato però a risvegliare la mente e i muscoli intorpiditi dalle 4 ore di volo da Milano (intervallate da un veloce scalo a Stoccolma). Spoiler confortante: il freddo è molto secco e, piano piano, ci si abitua.
In direzione dell’hotel Elite Stadshotellet Luleå, fuori dal finestrino, una fitta fila ordinata di abeti ricoperti da una morbida coltre di neve ci ha accompagnato lungo i bordi della strada per tutto il tragitto: l’atmosfera era rarefatta e ovattata. L’immaginario che avevamo sempre avuto di quelle latitudini non è stato smentito; anzi, eravamo già convinti che in quell’angolo di Lapponia, ancora preservato dal turismo di massa, avremmo trovato un’autenticità intatta. E così è stato.
La Porsche Ice Experience a cui abbiamo preso parte – format che si svolge a un centinaio di chilometri a sud del Circolo Polare Artico e prevede ogni anno cinque o sei partenze nel mese di febbraio, aperta ciascuna a una ventina di partecipanti – è iniziata con un briefing il giorno stesso dell’arrivo.
È il momento in cui vengono presentate le vetture da provare all’indomani sul circuito di Ebbenjarka, uno specchio d’acqua ghiacciato circondato da una natura selvaggia dove correre in tutta sicurezza, assistiti da un team di esperti.
Grande protagonista, quest’anno, è stata la nuova gamma della storica 911 – emblema della casa automobilistica tedesca dal 1963 – con i modelli 911 Carrera 4 GTS, dotato della più recente tecnologia T-Hybrid – un sofisticato sistema ibrido ad alte prestazioni che garantisce un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 3 secondi e una velocità fino ai 312 km/h –, e 911 GT3, una versione ancora più sportiva con tanto di alettone, dalla potenza di 510 Cavalli.
“Se le donne partecipano alle Ice Experience organizzate da Porsche? Il primo anno vengono per accompagnare fidanzati e mariti, quello successivo tornano e sono le prime a voler scendere in pista”: neanche ancora al volante, la risposta del nostro istruttore già ci aveva fatto intuire lo spasso che di lì a poco ci avrebbe aspettato.
Quello che abbiamo provato è stato divertimento allo stato puro e scariche di adrenalina a ogni curva affrontata di traverso a tutto gas, incitati dalla voce spronante del coach seduto accanto, al posto del passeggero (e certa degli impeccabili sistemi di sicurezza della 911 qualora avessimo commesso qualche errore!).
Tra una sessione di guida e l’altra, il “pit stop” consiste in una piacevole pausa al caldo di uno chalet affacciato sul circuito: seduti attorno a un focolare si ascolta il debrief dell’istruttore che ripercorre errori, traiettorie e spiega i margini di miglioramento.
E se l’appetito vien guidando, si prosegue con il pranzo: il momento giusto per assaggiare alcuni piatti tradizionali di queste zone come il Poronkaristys, stufato di renna con marmellata ai frutti rossi, oppure scoprire il vero gusto di un trancio di salmone freschissimo cotto al forno.
Ricaricate le energie, e conclusa la parte didattica, la Porsche Ice Experience prevede anche momenti dedicati alla scoperta della destinazione – pensati non solo per i partecipanti al corso di guida, ma anche per gli eventuali accompagnatori. E quale altro mezzo per andare in esplorazione della taiga svedese, se non la motoslitta?
A una ventina di chilometri dal ghiacciodromo, nella località di Mörön, si organizzano snowmobile safari di un paio d’ore attraverso foreste di conifere e praterie innevate a perdita d’occhio. Anche qui, se amate il brivido della velocità o volete mettervi alla prova con qualcosa di inconsueto, l’occasione è da non perdere: muniti di casco, tuta da sci e ricevute le dovute istruzioni su come si guidano questi bolidi delle nevi, tutto è pronto per (ri)sbizzarrirvi con l’acceleratore.
E, non saranno certo Porsche, ma sappiate che anche le motoslitte non scherzano: alcuni modelli possono toccare fino a 160 km/h! In fila indiana dietro la guida, e con un po’ di fortuna, magari c’è anche la possibilità di avvistare la fauna locale come renne, alci e volpi artiche. Ma, a proposito di fortuna, tenete un anche po’ per la sera.
In inverno (fino, indicativamente, ai primi giorni di aprile), alzando gli occhi verso il cielo si potrebbe assistere a uno dei fenomeni più affascinanti che la natura regala: l’aurora boreale. La buona notizia è che Luleå (che, in realtà si pronuncia Luleo), così come tutta l’estremità settentrionale della Lapponia svedese, è considerata una delle zone migliori per vederla ma a condizione che il cielo sia perfettamente limpido.
Con il meteo a favore, l’aurora si potrebbe addirittura ammirare comodamente affacciandosi dalla finestra della propria camera, ma volete mettere l’atmosfera romantica e lo stupore condiviso del ritrovarsi attorno a un fuoco acceso sulle sponde ghiacciate del Golfo di Botnia aspettando la sua improvvisa comparsa?
Se supererete questa prova di “sopravvivenza” al freddo in notturna, sarete allora pronti per affrontare un'altra escursione unica nel suo genere: un’uscita a bordo di una rompighiaccio lungo il fiume Pite, in direzione del Mar Baltico. L’imbarco sull’Artic Explorer è a Pite Havsbad, una sessantina di chilometri a sud di Luleå: da quel momento, inizia un’avventura di un paio d’ore difficile da vivere altrove (e per questo imperdibile).
Dal parapetto della nave si può godere di un panorama al limite del surreale, avvolto dal silenzio: ovunque si posi lo sguardo, l’orizzonte è una distesa monocromatica di ghiaccio e neve che fa entrare in una dimensione spazio temporale onirica.
Una volta frantumata dalla chiglia la banchisa in un punto sicuro, arriva il momento più emozionante della crociera: l’opportunità di fare il bagno nelle acque gelate del Golfo di Botnia – un’insenatura del Mar Baltico – indossando una spessa muta impermeabile che permette di galleggiare senza esitazioni e soprattutto, di non soffrire le temperature estreme.
Portate con voi un costume da bagno, vi venisse voglia di spingervi oltre e tuffarvi nel blu: così abituati all’adrenalina aspettatevi di tutto. Anche a non sentire il freddo a meno diciotto gradi!
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Sensoria Dolomites: dove il lusso incontra la natura

Immerso nel suggestivo panorama delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO, Sensoria Dolomites unisce design contemporaneo, ospitalità altoatesina e un profondo senso di benessere. Un luogo pensato per chi vuole rallentare, ascoltare e lasciarsi cambiare dalla montagna.
Ci sono hotel che nascono da un business plan. E poi ci sono luoghi che nascono da una scelta d’amore. Il Sensoria Dolomites appartiene alla seconda categoria.
Dopo anni trascorsi tra Parigi, Milano, Vienna, Singapore ed Edimburgo, Lea Oberhofer e Simon Leitner hanno scelto di tornare alle origini. L’ex albergo di famiglia, il Ritterhof, è stato ripensato con rispetto per la memoria, ma con la libertà di immaginare qualcosa di completamente nuovo. Da questo gesto intimo e coraggioso nasce Sensoria: un luogo che interpreta l’ospitalità come esperienza dei sensi. Qui ogni dettaglio è parte di un ritmo lento, accompagnato dalla luce, quasi una firma, che disegna gli spazi, scalda il legno, accarezza i tessuti naturali, per cambiare poi durante il giorno e trasformare lo spazio.
Un rifugio sensoriale che dà forma a un’idea di lusso per l’anima. L’eredità altoatesina si sente nella cura silenziosa, nella qualità autentica dei materiali, nella precisione dei gesti. Ma si percepisce anche lo sguardo internazionale di Lea e Simon: un’estetica essenziale, pulita, contemporanea. Il risultato è un equilibrio raro tra calore familiare e sofisticazione discreta.
Aperto nell’estate 2022, Sensoria accoglie gli ospiti in 45 camere dal gusto minimalista e in due suite panoramiche di 125 m2 con spa privata e terrazze affacciate sullo Sciliar. L’architettura gioca con linee pulite e materiali naturali: legno caldo, tessuti materici, palette neutre interrotte da dettagli sofisticati. L’effetto è quello di una baita di design immersa in un panorama mozzafiato che entra dalle vetrate e va dritto dentro il cuore.
L’intenzione é chiara: non competere con la natura, ma seguirne la logica. Non imporsi sul paesaggio, ma ascoltarlo. Costruito quasi interamente in legno locale, il complesso dialoga con le Dolomiti attraverso geometrie che riprendono il profilo dei monti e volumi che sembrano emergere dal terreno con naturalezza. Il legno é imperfetto, con i suoi nodi, venature e variazioni cromatiche, i cortili interni e ampi atri luminosi dissolvono i confini tra dentro e fuori e l’architettura si trasforma in un’estensione del paesaggio. L’anima del complesso è fatta di armonia grazie anche al legno d’abete rosso, ispirato ai boschi di Castelvecchio e al profilo dello Sciliar, che avvolge il Sensoria come una seconda pelle, calda e protettiva.
Ma ciò che rende davvero unico Sensoria è l’accoglienza. Familiare senza essere invadente, attenta senza formalismi. Il lusso qui è sentirsi nel posto giusto, nel momento giusto. Una colazione che profuma di caffè, pane caldo e quiete. Una tisana calda dopo la spa. Un bicchiere di vino vicino al camino sempre acceso.
E una cena senza fretta, dove ogni assaggio racconta il territorio, la stagione e le specialità tirolesi convivono con la freschezza mediterranea, mentre la raffinatezza francese aggiunge eleganza a ogni piatto. La formula “All Day Inclusive - esclusivamente inclusiva”, in vero stile Sensoria, lascia l’ospite libero e senza pensieri e ogni momento della giornata si trasforma in piacere. Dalla colazione, tra prodotti locali, ricette artigianali e ingredienti selezionati con cura, alla merenda altoatesina, fino alla cena, per un viaggio nel gusto, pensato per essere lento, consapevole e profondamente appagante.
E poi la SPA, in legno di abete di montagna, un’estensione naturale del paesaggio: piscine che riflettono il cielo, dove l’acqua riscaldata a trentadue gradi scorre dall’interno verso l’esterno e lo sguardo si perde sullo Sciliar, saune panoramiche, spazi di quiete che sembrano sospesi tra interno ed esterno. Tutto è studiato per rallentare e restituire centralità ai sensi. Da non perdere il “bagno di suoni”, un rituale di vibrazioni sonore che ti invita a vibrare insieme al ritmo dei monti. In queste sessioni immersive, strumenti come gong, campane tibetane, vocalizzi profondi creano onde di suono che risuonano nel corpo e nella mente, favorendo un rilassamento profondo, equilibrio energetico e una sensazione di leggerezza interiore in risonanza con il silenzio e la potenza naturale che circonda l’hotel.
E in questo universo anche la creatività diventa esperienza sensoriale: si è tenuta qui, infatti, la Sensoria Art Edition 01, la prima edizione di un progetto nato dal desiderio di Lea e Simon di aprire ancora di più Sensoria Dolomites al dialogo tra arte e natura. Un’estensione naturale della loro visione: trasformare l’ospitalità in esperienza culturale, viva, condivisa.
Per questa prima edizione, sono arrivate due tra le voci più significative dell’arte altoatesina contemporanea: Aron Demetz e Peter Senoner. Entrambi già presenti con le loro opere nella collezione temporanea dell’hotel, hanno accompagnato gli ospiti in un percorso fatto di incontri personali, momenti creativi e scambio diretto. Una naturale evoluzione di un luogo nato da una scelta d’amore e oggi capace di generare nuove connessioni tra persone, paesaggio e immaginazione.
E per non farsi mancare nulla e vivere appieno il paesaggio di Sensoria Dolomites, è indispensabile salire in quota: una camminata sulla neve tra panorami cristallini, respirando aria pura e silenzio immenso. E poi, tappa obbligatoria in baita per un pranzo che sa di montagna, tra canederli (gnocchi di pane) e tradizione, per poi finire con un bombardino che scalda mani e cuore.
Con il mondo ai piedi e le Dolomiti intorno, ogni attimo diventa esperienza totale, sensoriale e indimenticabile.
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Se siete amanti del mare d’inverno dovete conoscere questi 5 posti

C’è un momento, lontano dal clamore dell’estate, in cui il mare smette di essere una cartolina e torna a essere poesia. L’inverno infatti lo spoglia di tutto ciò che è superfluo: ombrelloni, rumori, file, fretta. Quello che resta del mare d'inverno è il respiro delle onde, il vento che accarezza le scogliere, i colori più intensi del cielo.
Il mare d’inverno non è qualcosa che si guarda: si ascolta. Un’esperienza intima, quasi segreta, fatta di passeggiate sulla battigia silenziosa, caffè caldi nei borghi vuoti, tramonti che sembrano dipinti a mano. Un lusso autentico, per chi cerca bellezza senza distrazioni.
Ecco cinque mete italiane dove goderselo.
Mare d'inverno: cinque mete da scoprire
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Polignano a Mare, Puglia
Tutti conosciamo Polignano a Mare, ma non tutti sanno come questa località in inverno sembri sospesa nel tempo. Le sue scogliere bianche, a picco sull’Adriatico, si stagliano contro un mare di un blu quasi irreale.
Cala Lama Monachile è incredibilmente deserta. Immaginate una lingua di sabbia tra le falesie bianche, le case dei pescatori e quel mare blu che Domenico Modugno cantava in alcune delle sue canzoni. Il centro storico si attraversa con lentezza d'inverno, tra balconi fioriti e luci soffuse. Una meta romantica, per chi ama la bellezza senza filtri.
Portovenere, Liguria
Misteriosa e magnetica, Portovenere in inverno è un gioiello che non stanca mai. Le case colorate si riflettono su un mare spesso agitato, creando un contrasto potente e romantico. La prima cosa che salta agli occhi non appena arrivati è la meravigliosa vista che offre la palazzata delle case. Siamo abituati a vederla in foto, ma è impossibile non essere stupiti dalle case colorate verticali che si affacciano sul mare.
La Chiesa di San Pietro poi, un esempio di stile gotico genovese è affacciata sul promontorio e regala uno dei panorami più suggestivi d’Italia. Uno dei punti più romantici, anche di inverno, dove un tempo sorgeva il tempio pagano dedicato proprio a Venere, dea dell'amore, da cui questa località prende il suo nome "Portus Veneris" .
Scilla, Calabria
Qui il mare è leggenda, dopotutto anche Omero ne ha scritto nella sua Odissea. Scilla, con il suo borgo di Chianalea, sembra galleggiare sull’acqua. In inverno questo si svuota, e il suono delle onde diventa colonna sonora di giornate lente.
Questa località per molti è l'immagine simbolo di una Calabria fatta di borghi, leggende, spazi carichi di storia, tutti da scoprire. Scilla è sicuramente un luogo intimo, perfetto per chi cerca un Sud autentico, fatto di silenzi e luce dorata. A Scilla infatti il tempo sembra rallentare per permetterci di ascoltare ciò che resta: il mare, il mito, e quella bellezza discreta che esiste solo lontano dalla folla.
Alghero, Sardegna
Dimenticate la Sardegna mondana, d’inverno Alghero è elegante, malinconica e profondamente mediterranea. Ma è la destinazione perfetta per chi, anche in inverno, cerca eventi culturali, gastronomici e mercati stagionali con sapori autentici.
Alghero infatti è la meta ideale per coloro che sognano relax e avventura: le passeggiate tra i palazzi storici, il profumo dei dolci tipici del luogo, creano l'atmosfera ideale da scoprire, specialmente nei mesi più freddi, senza folla, più intima e romantica.
Le mura sul mare, le stradine in pietra, il vento che soffia dal nord: tutto racconta una storia antica.Il tramonto sul lungomare è uno spettacolo che resta nel cuore. E per gli amanti del vino, l'inverno è il periodo perfetto per scoprire i famosi vini locali, dal Vermentino, al Cannonau e Cagnulari.
Cefalù, Sicilia
Con la Rocca che domina il borgo e il Duomo che guarda il mare, Cefalù in inverno è un dipinto vivente. La spiaggia infatti è deserta e il centro storico, con i suoi palazzi e chiese barocche, vibra di una calma nuova. Tra le luci che illuminano le vie al profumo del mare, Cefalù è senza dubbio una destinazione perfetta anche con le temperature più rigide.
Qui il mare d’inverno ha il colore della nostalgia e il profumo degli agrumi. Non dimenticate di fare una visita al Parco delle Madonie, alle spalle di Cefalù, nell’entroterra montano della Sicilia settentrionale. Questo paesaggio incantevole caratterizzato da frassini secolari vi farà rimanere a bocca aperta. In questo luogo mare e montagna si incontrano, dando vita a un panorama davvero suggestivo.
Forse il mare d’inverno non è una fuga, ma un ritorno. Un ritorno alla bellezza senza rumore, ai luoghi che non chiedono di essere condivisi, ma vissuti. Lontano dall’estate, lontano da tutto, quello che resta è proprio il mare, che ci ricorda chi siamo quando impariamo a guardare davvero.
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