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Lifestyle

Ricevere complimenti vi mette in imbarazzo? La psicologia spiega perché succede

Ricevere complimenti vi mette in imbarazzo? La psicologia spiega perché succede

17 Aprile 2026
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Vi fanno un complimento e a voi viene voglia di sparire? La psicologia spiega cosa c'è dietro a questa reazione (che è assai a comune)

Vi dicono «sei bravissima» e voi vorreste infilarvi sotto il tavolo? Non siete strane: secondo una ricerca citata dall’Harvard Business Review nel 2021, circa il 70% delle persone collega ai complimenti sensazioni di imbarazzo o disagio.

Quel nodo allo stomaco, però, non è solo timidezza. Per la psicologia, il modo in cui reagite alle lodi è una piccola radiografia di autostima, storia familiare e confini personali. Capirlo aiuta a smettere di giudicarvi e, se vi va, a cambiare qualcosa.

È davvero strano sentirsi a disagio dopo aver ricevuto dei complimenti?

No. È molto più comune di quanto si pensi.

Quando qualcuno vi fa un complimento, il corpo può reagire come davanti a un esame: battito che accelera, calore in viso, voglia di fuggire. Sono gli stessi segnali dell’ansia sociale, non di “presunzione mancata”.

La mente, intanto, parte con il commento interno: «esagera», «l’ho solo copiato», «se sapesse davvero come sono…». Il punto non è il complimento in sé, ma l’incontro tra quelle parole e l’immagine che avete di voi. Se le due cose non coincidono, scatta il cortocircuito.

Cosa succede nella mente quando qualcuno vi elogia

Gli psicologi parlano di schema di sé: una sorta di dossier mentale su chi siete, costruito negli anni con frasi sentite in famiglia, voti a scuola, ex, capi, confronti sui social.

Se dentro di voi il file dice «sono poco brillante» e qualcuno vi fa i complimenti per una presentazione, il cervello fatica a integrare l’informazione. Entra in gioco la cosiddetta auto-consistenza: tendiamo a credere a ciò che conferma l’idea che abbiamo di noi e a diffidare del resto.

Qui nasce la dissonanza cognitiva: da una parte «non valgo abbastanza», dall’altra «sei stata bravissima». Per ridurre la tensione, la via più veloce è svalutare il complimento («lo dice per educazione») o chi lo fa («non capisce niente»).

L’autostima, in tutto questo, funziona da filtro. Chi ha una buona fiducia in sé di solito pensa: «che bello, qualcuno se n’è accorto». Chi ha un’autostima fragile tende a chiedersi: «cosa vorrà davvero?», oppure «se lo accetto sarò smascherata presto».

Le diverse reazioni ai complimenti e cosa significano

Il vostro modo tipico di reagire dà indizi interessanti. Alcuni esempi frequenti.

- Minimizzate sempre: «non è niente», «ho avuto fortuna».
Spesso indica uno schema di sé molto critico: siete abituate a notare gli errori più che i successi. Il complimento vi sembra “troppo” rispetto allo standard severo con cui vi giudicate.

- Temete subito di deludere chi vi elogia.
Qui entra la paura del giudizio: la lode viene vissuta come aumento delle aspettative. «Se ora pensa che sono brava, la prossima volta devo essere impeccabile». Disagio comprensibile se vivete il rendimento come unica misura del vostro valore.

- Pensate di aver ingannato tutti.
È il territorio della sindrome dell’impostore. Diversi studi la descrivono come la convinzione di essere un bluff nonostante risultati oggettivi. Uno studio pubblicato su Nature Communications, su oltre 500 persone, ha mostrato che chi ha ansia o umore basso si concentra solo su ciò che non sa fare e sottostima la propria performance. In questo quadro il complimento non rassicura, aumenta la paura di essere scoperta.

- Non vi fidate dei complimenti in generale.
Può essere il retaggio di un ambiente infantile ipercritico o incoerente, dove le lodi arrivavano solo per manipolare o erano seguite da critiche. Chi cresce così sviluppa spesso un attaccamento insicuro: l’affetto e il riconoscimento sembrano sempre “a rischio”, quindi meglio non fidarsi.

- Vi danno fastidio solo certi complimenti (sul corpo, da sconosciuti, dal capo).
Qui il disagio è un segnale sano di difesa dei confini. Un commento sul fisico in strada o una lode ambigua in ufficio non sono “complimenti innocenti”: sono invasione, o tentativo di ottenere qualcosa. Se vi irrigidite, non è insicurezza, è istinto di protezione.

Da dove nasce questa difficoltà: famiglia, cultura, social

Molte di noi sono cresciute con il motto «non montarti la testa». L’idea che mostrarsi orgogliose sia poco elegante - soprattutto per le donne - spinge a schermare qualsiasi lode.

Se in famiglia i complimenti erano rari e ci si concentrava su errori e “potevi fare di più”, è facile interiorizzare che non si è mai all’altezza. In più, nell’era dei social il confronto è continuo: basta un complimento per pensare subito a chi “meriterebbe di più” di noi e sentirsi impostore.

Come allenarvi ad accettare (o filtrare) i complimenti

Non serve trasformarvi in fan sfegatate delle lodi. Potete però smettere di viverle come un interrogatorio.

- La micro-tecnica del «grazie».
Quando arriva un complimento, fate un respiro, lasciate passare un secondo e rispondete solo: «grazie, mi fa piacere». Senza aggiungere «ma…», spiegazioni o auto-svalutazioni. All’inizio sembrerà strano, poi diventa più naturale.

- Cambiare il dialogo interno.
Notate il pensiero automatico («non me lo merito», «sono stata solo fortunata»). Chiedetevi: che prove ho che sia davvero così? E quali prove ho del contrario? Di solito scoprite che avete studiato, lavorato, insistito. Potete sostituire il pensiero con qualcosa di più realistico: «ho messo impegno, questo complimento ha un senso».

- Fare un diario dei feedback positivi.
Annotate in una nota del telefono le lodi ricevute e il contesto. Non per alimentarvi di approvazione, ma per “rieducare” il cervello a vedere anche ciò che funziona, non solo le mancanze. Rileggerlo nei momenti di auto-critica aiuta a rimettere le cose in prospettiva.

- Difendere i vostri confini.
Un complimento che vi fa sentire sporche o sotto pressione non è un regalo da accettare. Potete rispondere con un sorriso freddo e un «preferisco non ricevere commenti sul mio aspetto al lavoro», oppure cambiare argomento in modo secco. Accogliere le lodi sane non significa tollerare tutto.

Se il disagio vi accompagna da anni, vi impedisce di godervi risultati e relazioni o si intreccia a ansia e umore basso, parlarne con uno psicologo può essere un gesto di cura, non un’ammissione di fragilità. Anche questo è un modo, molto concreto, di iniziare a credere un po’ di più alla persona di cui gli altri parlano quando vi fanno un complimento.

© Riproduzione riservata

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