Lana Del Rey: tutto quello che c'è da sapere su di lei
Timida e dolce, ma anche enigmatica, provocante, pessimista e ribelle: tra vita privata, album e curiosità, ecco tutto quello che c'è da sapere su Lana Del Rey
Della cantautrice Lana Del Rey si dice che in lei vivano due personalità in netto contrasto: da un lato la luce, dall’altro l’oscurità.
Certo è che dal suo debutto nel 2010 – quello non ufficiale, col nome d’arte Lizzy Grant e un album ritirato dal mercato digitale poco dopo la pubblicazione - a oggi, Lana Del Rey con le sue canzoni sul lato oscuro della vita ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo.
Vi raccontiamo tutto, ma proprio tutto, su di lei, tra successi, curiosità e vita privata.
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Lana Del Rey: età, altezza, segni particolari
Nome Elizabeth Woolridge Grant
Data e luogo di nascita Nasce New York, il 21 giugno 1985. È di origine scozzese, del Lanarkshire.
Segno zodiacale Cancro
Altezza e peso 1,70 m per 53 kg
Taglia di reggiseno 34A
Segni particolari Oltre la lunga chioma di capelli lucenti, la pelle di porcellana e gli occhi grandi color nocciola, Lana Del Rey ha un fisico muscoloso grazie alla palestra e all’hiking, che pratica in giro per Los Angeles.
I suoi punti forti È stata criticata per le sue esibizioni live non proprio perfette, ma la sua voce profonda e suadente ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo.
Famiglia, infanzia, istruzione
La famiglia Figlia di Rob Grant, un imprenditore di origine scozzese che gestisce domini internet, e di Patricia Ann Hill, un’insegnante. Ha una sorella, Caroline e un fratello Charlie più giovane di lei.
Infanzia Cresce con la sua famiglia a Lake Placid, un piccolo paese a nord dello stato di New York. Da bambina cantava nei cori della chiesa.
Da Adolescente Lana Del Rey cade nella dipendenza dall’alcol perché, ha raccontato in un’intervista: «Lake Placid era un paese così noioso».
Istruzione A 15 anni viene mandata a studiare alla Kent School, un costoso collegio privato in Connecticut, per superare la dipendenza dall’alcol. Qui non ha molti amici con cui passare il tempo. Incontra un giovane insegnante, Gene Campbell, che le fa conoscere l’hip hop e la bellezza delle colonne sonore.
Sorella maggiore amorevole Oggi vive a Los Angeles con la sorella Caroline, che fa l’insegnante di yoga, e con il fratello Charlie, che studia Cinema alla UCLA. «Ho sempre avuto un ruolo centrale in famiglia: faccio tutto quello che posso per cercare di aiutarli a inseguire le loro passioni», ha detto la Del Rey.
...ma sin da ragazzina «Ho sempre pensato che dentro di me si nascondeva una ragazza di strada, fin da quando andavo al liceo».
Il primo ricordo musicale A 18 anni suo zio le insegna a suonare la chitarra, cominciando dagli accordi di base. In merito la Del Rey ha detto: «Ho capito che avrei potuto scrivere un milione di canzoni con quei sei accordi, così mi sono trasferita a New York e mi sono presa un paio d'anni per scrivere tutto ciò che volevo».
Trasgressiva e vagabonda A 18 anni Lana Del Rey si trasferisce nel Bronx a New York, dove vivrà per quattro anni. Trascorre poi quattro anni a Brooklyn, dove «speravo di trovare gente che volesse fare dell’arte la propria vita». Da lì a Londra, dove vive altri quattro anni, prima di trasferirsi a Los Angeles «che è la mia fuga: adoro nuotare, andare in spiaggia tutti i giorni. E guidare lungo la costa, ascoltando musica».
Nome d’arte e carriera di Lana Del Rey
Il nome di battesimo Il lungo nome anglosassone Elizabeth le dà sui nervi: «Solo mia nonna e mia madre mi chiamano così. E a volte lo usano le persone che mi conoscevano prima che diventassi famosa solo per vantarsi del fatto che siamo amici da tanto. Ma le persone di allora non mi sono mai interessate molto».
Il nome d’arte Nata come Lizzy Grant, ha usato diversi pseudonimi come Lana Rey Del Mar, Sparkle Jump Rope Queen e May Jailer. Ammiratrice dell'attrice hollywoodiana Lana Turner, pare abbia preso il nome da lei. Il nome d'arte completo, come ha detto in un'intervista su Vogue, è stato inventato con degli amici cubani con cui a Miami era solita parlare molto in spagnolo. «L’ho scelto perché venendo fuori dalla punta della lingua, suonava benissimo», ha detto la cantante.
Discografia e successi Nel 2010 esce il suo primo album firmato Lizzy Grant (ritirato dal mercato digitale poco dopo la sua pubblicazione). L’anno successivo esce Born to Die, che in pochi mesi vende 3,2 milioni di copie.
Seguono tre singoli di successo: Blue Jeans, Born To Die e Summer Sadness.
Nel novembre 2012 pubblica l'EP Paradise e arriva la prima candidatura ai Grammy Award nella categoria miglior album pop vocale. Nel 2014 firma il brano Once Upon a Time per il film Maleficent.
A maggio è già un successo il video del singolo West Coast, che anticipa l’uscita del terzo album Ultraviolence, che esordisce al numero uno della Billboard 200 negli Stati Uniti. In seguito a una tournée in Nord America nel 2015 con Courtney Love e Grimes, la Del Rey pubblica Honeymoon.
Ultimo lavoro L’album Lust For Life (letteralmente Gioia di Vivere, 21 luglio 2017), è prodotto dalla Del Rey con il collaboratore storico Rick Nowels.
Il disco contiene la title tracki Lust For Life (oltre 6 milioni di views in meno di 24 ore) e il singolo Love.
Per questo progetto discografico Lana Del Rey ha chiamato a collaborare il meglio della nuova scena musicale internazionale: The Weeknd, il rapper di Atlanta Playboi Carti, il rapper, cantante, modello e produttore discografico di New York A$AP Rocky e la cantante americana Stevie Nicks. Altro ospite nel brano Tomorrow never came è Sean Ono Lennon.
In merito al nuovo album Lust For Life Lana Del Rey ha detto: «Ho fatto i miei primi 4 dischi per me, ma questo è per i miei fan», aggiungendo: «Il mio prossimo album sarà più socialmente impegnato degli altri… in stile anni Sessanta».
Riconoscimenti in rosa Nel 2015 è l'artista femminile più ascoltata negli Stati Uniti su Spotify e la quarta nel mondo. Honeymoon, il suo quarto album in studio, è il più venduto nella prima settimana dall’uscita da parte di un'artista femminile. Nel gennaio 2016 ai People's Choice Awards è nominata miglior artista femminile, ricevendo una candidatura ai BRIT Award come artista solista femminile internazionale.
Curiosità, vizi e vezzi di Lana Del Rey
Coffee and cigarettes «Lo ammetto: fumo, fumo, fumo perché mi calma. E sono un’accanita bevitrice di caffè. Ai concerti ho bisogno di una sigaretta prima, durante e dopo. E durante l’intervallo, assieme a una tazza di caffè».
Un animale notturno «Scrivo di notte, all’aperto, con molto rumore, la tivù accesa e la radio che suona. Fumando e bevendo caffè».
Le piace ascoltare Le colonne sonore di film come American Beauty, Il Padrino, Scarface. Apprezza il grunge - Mark Lanegan, i Nirvana - e il jazz, tra cui Chuck Baker, Nina Simone, Billie Holiday. Poi Bob Dylan e tutti i musicisti di quel periodo.
Il poema (di formazione) Leggere a 14 anni l’Urlo (Howl) di Allen Ginsberg, incentrato sulle storie e le esperienze dei componenti della Beat Generation, le ha fatto «venire voglia di giocare con le parole», ha detto la Del Rey.
Film d’ispirazione Don’t Look Back di D.A. Pennebaker: «vedere tutte le persone che sono andate in viaggio con lui, come Joan Baez e la sua band, è stata una forte influenza per me».
Le citazioni migliori di Lana Del Rey su Lana Del Rey
Timida «Salire su un palco davanti a 5 mila persone è la parte che mi piace meno del mio lavoro. Adoro scrivere e produrre musica, non tutto quello che viene dopo la realizzazione, per promuovere un album».
Permalosa, ma reattiva «Non reagisco bene alle critiche. Se è stato scritto qualcosa di negativo su di me e lo vengo a sapere, ci resto male. Ma cerco di far sì che le critiche non compromettano la mia creatività».
Una star con i piedi per terra «In famiglia mi sono formata con radici solide e profonde. La normalità e l’anonimato sono essenziali per la mia creatività. Anche vivere con i miei fratelli, mi aiuta a tenere i piedi per terra».
Eccentrica, ma con la testa sulle spalle. «Mi definisco eccentrica psicologicamente, perché la mia vita è passata attraverso varie incarnazioni. Ma non sono provocatoria: sotto sotto sono una tradizionalista».
Una bella persona «Non voglio ispirare gli altri. Ma ci tengo a essere una bella persona. Che per me significa essere paziente con quelli a cui voglio bene, generosa e che cerca la serenità».
La serenità per Lana Del Rey «Sono serena, ma sono anni che non mi sento in pace. Forse perché musicalmente la mia tribù non l’ho ancora trovata. Gente a cui voler bene e con la quale spartire un senso di cameratismo. Forse la mia è un’aspirazione romantica, ma penso a Bob Dylan negli anni 60, quando arrivò nel Greenwich Village e trovò la sua “comune” di musica folk emergente».
Una star d’altri tempi «Ho sempre sognato di far parte di una scena di musicisti d'alta classe, di fondare una comunità intorno a me, così come si usava fare negli anni sessanta, quando si fece avanti un concetto di libertà così nuovo da generare passioni profonde. Molto più eccitanti delle libertà di cui godiamo ora».
Influenze musicali In un programma radio della BBC ha detto «Mi piacciono solo i maestri di ogni genere. Bob Dylan è la mia costante. Amo i Nirvana, Courtney Love, i Beach Boys, Pet Sounds e i lavori solisti di Dennis Wilson. E ancora Amy Winehouse, Antony and the Johnsons, Billie Holiday, Britney Spears, Bruce Springsteen, Elvis Presley, Eminem, Frank Sinatra, Janis Joplin, Nina Simone».
Del suo stile musicale «Una sorta di Hollywood sadcore, un genere di alternative rock caratterizzato da testi cupi, melodie malinconiche e tempi più lenti». Agli esordi, quando ancora si faceva chiamare Lizzy Grant, Lana Del Rey definì la sua musica glam metal hawaiano.
Paturnie da star «Non amo i giornalisti perché mi fanno sempre le solite domande sulla mia vita sentimentale, i miei presunti desideri di morte, il mio lato oscuro».
Love story e amori di Lana Del Rey
Il primo amore di Lana Del Rey Il rocker scozzese Barrie James O'Neill, fricchettone e talentuoso frontman dei Kassidy.
Dopo tre anni insieme La traumatica rottura, che ha detto Lana Del Rey «è stata causata dai miei problemi. Sono stati tre anni molto tumultuosi. Una storia molto gratificante ma allo stesso tempo molto difficile. Riuscire a conquistare equilibrio e normalità all'interno della dinamica di quel rapporto è stato impossibile. Sia io sia lui dal punto di vista psicologico ne abbiamo passate tante».
Il nuovo amore La cantante newyorkese si fidanza nel 2014 con il fotografo Francesco Carrozzini, figlio dell’ex direttore di Vogue Franca Sozzani, conosciuto a Portofino. La loro love story dura poco più di un anno.
Prima della rottura con Francesco Carrozzini In un'intervista a Rolling Stone, Lana Del Rey ammette: «Non cerco la tradizionale storia, dove esci insieme come coppia la sera o fai cose normali. Una relazione è l’estensione di un processo creativo. Accadono eventi importanti, grandi avventure o grandi cadute. Ti ispira così tanto, ma non ha delle basi solidi, però è questo quello di cui ho bisogno per andare avanti».
Dopo la rottura con Francesco Carrozzini La Del Rey ha rivelato la voglia di mettere su famiglia: «Mi piacerebbe trovare qualcuno con cui poter condividere la mia vita e forse anche sposarmi. Mi piace l'idea di avere dei bambini. Mi auguro solo che non vengano fuori come me».
Voci e pettegolezzi Volevano la cantautrice cercare consolazione nell'amico James Franco, che ha scritto un romanzo su di lei, intitolato Flip-Side.
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I segni zodiacali del cast di Bridgerton spiegano perché siamo così ossessionate dalla serie

Corsetti e piume, sguardi rubati e scandali sussurrati tra un valzer e l’altro. Bridgerton non è solo una serie in costume: è un universo emotivo che mescola romanticismo e desiderio alla tensione sociale, con una forza magnetica difficile da ignorare.
Ma cosa rende davvero irresistibili i suoi protagonisti? Oltre ai costumi sontuosi e alle scenografie opulente, c’è un elemento meno visibile ma altrettanto intrigante: la loro energia personale.
Guardare il cast di Bridgerton attraverso la lente dell’astrologia è un gioco affascinante: molti attori centrali della serie incarnano tratti tipici dei personaggi da loro interpretati.
Non è un caso che il mondo creato da Shonda Rhimes sia così sensuale, concreto, quasi tattile. Analizzare i segni zodiacali Bridgerton aiuta a comprendere meglio il carisma degli attori e la chimica che si sprigiona sullo schermo.
Ecco allora cosa raccontano le stelle sui protagonisti della serie.
**Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton**
**10 curiosità su Bridgerton che (probabilmente) non sapete**
I segni zodiacali del cast di Bridgerton: l’astrologia della serie Netflix
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Jonathan Bailey (aka Anthony Bridgerton) - Toro
Jonathan Bailey, l’indimenticabile Anthony Bridgerton, è del segno del Toro. E si vede. Governato da Venere, il Toro è il segno della sensualità, del piacere e della presenza magnetica. Bailey incarna perfettamente quell’intensità silenziosa che rende Anthony tanto tormentato quanto irresistibile.
I Toro sono noti per il loro carisma naturale e per un fascino che non ha bisogno di eccessi. La loro energia è stabile e concreta; proprio come l’evoluzione del visconte, che da spirito inquieto diventa uomo consapevole del proprio cuore. Tra i segni zodiacali Bridgerton, il Toro è forse quello che meglio rappresenta l’estetica opulenta e passionale della serie.
Nicola Coughlan (aka Penelope Featherington, aka Lady Whistledown) - Capricorno
Nicola Coughlan, volto di Penelope Featherington, è un Capricorno. Disciplinata, ironica, incredibilmente determinata: qualità che si riflettono sia nell’attrice sia nel suo personaggio.
Il Capricorno è governato da Saturno, pianeta della responsabilità e dell’ambizione. Dietro l’apparente ingenuità di Penelope si nasconde una mente brillante e strategica, proprio come quella tipica di questo segno di Terra.
Adjoa Andoh (aka Lady Danbury) - Capricorno
Anche Adjoa Andoh, la maestosa Lady Danbury, è nata sotto il segno del Capricorno. La sua presenza scenica autorevole, la postura regale, lo sguardo fermo: tutto parla di leadership naturale.
Il Capricorno ama il potere inteso come responsabilità, non come ostentazione. E Lady Danbury incarna esattamente questo: una donna che conosce le regole del gioco e sa come usarle. È il lato più maturo e strategico dei segni zodiacali del cast di Bridgerton.
Golda Rosheuvel (aka Regina Charlotte) - Toro
Golda Rosheuvel, la regina Charlotte, è Toro. Ancora una volta, Venere domina la scena. Lusso, eleganza, amore per la bellezza e una presenza che impone rispetto: caratteristiche tipicamente taurine.
Il Toro non ha bisogno di alzare la voce per farsi notare. La sua forza è nella solidità, nel senso estetico, nella capacità di rendere ogni spazio più armonioso. In un mondo come quello di Bridgerton, dove il dettaglio visivo è fondamentale, questa energia è perfettamente coerente.
Simone Ashley (aka Kate Sharma) - Ariete
Simone Ashley, l’indomita Kate Sharma, è Ariete. Segno di Fuoco governato da Marte, l’Ariete è audace, diretto, competitivo. Kate non teme il confronto, anzi lo cerca.
Quell’energia combattiva, quell’intensità nei dialoghi con Anthony, quella passione che esplode sotto la superficie: sono tratti marcatamente arietini. Tra i segni zodiacali di Bridgerton, l’Ariete rappresenta l’impulso, il desiderio che brucia senza filtri.
Luke Thompson (aka Benedict Bridgerton) - Cancro
Luke Thompson, interprete di Benedict Bridgerton, è del segno del Cancro. Sensibile, intuitivo, profondamente legato agli affetti. Il Cancro è un segno d’Acqua che vive di emozioni sottili e di connessioni autentiche.
Benedict è l’artista della famiglia, il sognatore. La sua ricerca di identità e amore riflette la natura emotiva di questo segno zodiacale, che sente prima ancora di capire.
Claudia Jessie (aka Eloise Bridgerton) - Scorpione
Claudia Jessie, la ribelle Eloise Bridgerton, è dello Scorpione. Intensa, anticonvenzionale, profondamente indipendente. Le persone nate sotto questo segno zodiacale non accettano le regole imposte, bensì le mettono in discussione.
Eloise sfida la società Regency con spirito critico e coraggio intellettuale. La sua forza trasformativa, in grado di rompere gli schemi.
Luke Newton (aka Colin Bridgerton) - Acquario
Luke Newton, che interpreta Colin Bridgerton, è nato sotto il segno dell'Acquario. Visionario, curioso, amante della libertà: l’Acquario osserva il mondo con uno sguardo originale, spesso fuori dagli schemi.
Colin incarna quell’energia leggera ma profonda, capace di sorprendere. È il segno dell’innovazione e del cambiamento, qualità che rendono il suo percorso romantico imprevedibile.
Hannah Dodd (aka Francesca Bridgerton) - Toro
Elegante e avvolta da un’aura di mistero affascinante, il segno del Toro conferisce ad Hannah Dodd una presenza stabile, sensuale e rassicurante, qualità che si sposano perfettamente con il ruolo di Francesca Bridgerton.
Personaggio silenzioso ma profondamente riflessivo, Francesca valorizza comfort, stabilità, emozioni e gioie autentiche della vita; elementi a cui i Toro non rinunciano mai.
Yerin Ha (aka Sophie Baek) - Capricorno
Riservata ma tenace, l’essenza del segno del Capricorno di Yerin Ha, che interpreta la protagonista della quarta stagione Sophie Baek, le dona una maturità precoce, ideale per il suo ruolo nella serie.
Il suo personaggio mantiene compostezza ed eleganza mentre affronta le complessità dell’alta società, trovando infine la propria versione di una fiaba romantica. Il Capricorno non è diverso: è noto per costruire forza e successo con pazienza e determinazione nel tempo
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Chi è nato in questi 6 giorni del mese (di solito) ha più successo nella vita

C’è chi consulta l’oroscopo ogni mattina e chi, invece, si affida alla numerologia. Quest'antica disciplina esoterica affascina da sempre perché promette di svelare qualcosa di più profondo rispetto al semplice segno zodiacale: attraverso i numeri legati alla nostra data di nascita, racconta tratti della personalità, inclinazioni naturali e perfino potenzialità di successo economico.
**Numeri angelici: guida pratica per decifrare i segnali segreti che ci manda l'universo**
Secondo alcune recenti interpretazioni diventate virali sui social, esisterebbero sei giorni del mese particolarmente favorevoli dal punto di vista finanziario.
Naturalmente, nessuna data di nascita garantisce automaticamente ricchezza o realizzazione professionale. La numerologia, più che predire il futuro, offre una lente attraverso cui osservare inclinazioni e potenzialità. Eppure è affascinante pensare che il giorno in cui siamo venute al mondo possa raccontare qualcosa del nostro rapporto con l’ambizione, il denaro e la realizzazione personale.
Forse i numeri non scrivono il destino, ma possono suggerire quali qualità coltivare per trasformare le opportunità in successo duraturo.
Curiosi di saperne di più? Ecco allora quali sono le date considerate più promettenti.
**Se volete avere più successo nella vita seguite queste 8 regole d'oro**
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Chi è nato l’1 o il 4 del mese ha più leadership e disciplina
Chi nasce il primo giorno del mese, secondo la numerologia, possiede un’energia da pioniere. È indipendente, visionario, naturalmente portato alla guida. Non ama ricevere ordini e tende a costruire il proprio percorso con determinazione. Questo spirito imprenditoriale, unito a una forte capacità di resilienza, può trasformarsi in un potente alleato quando si parla di carriera e crescita personale. Il desiderio di autonomia spesso si traduce in scelte audaci che, nel tempo, possono portare al successo.
Diverso ma complementare il profilo di chi nasce il quattro del mese. Qui dominano concretezza e affidabilità. Sono persone metodiche, costanti, abituate a lavorare sodo senza cercare scorciatoie. Se l’1 accende l’intuizione, il 4 costruisce le fondamenta. In ambito economico, questa combinazione di disciplina e perseveranza è spesso la chiave per risultati solidi e duraturi. Il successo, per loro, non arriva per caso ma come conseguenza di un impegno continuo.
Chi è nato il 7 o il 9 del mese ha più intuito e fortuna
Il sette è tradizionalmente legato all’introspezione e alla profondità mentale. Chi nasce in questa data viene descritto come intuitivo, brillante, dotato di una spiccata capacità analitica. L’intelletto è la sua risorsa principale, ma per trasformarlo in successo è fondamentale canalizzare le energie in un’unica direzione. La dispersione può essere il suo punto debole. Quando invece riesce a specializzarsi e a coltivare un talento preciso, i risultati possono essere sorprendenti.
Il nove, invece, porta con sé un’aura più emotiva e carismatica. Empatia, generosità e spirito umanitario sono le sue caratteristiche distintive. Curiosamente, proprio questa attitudine altruista sembra attrarre opportunità economiche in modo quasi naturale. Chi nasce il nove tende a non inseguire ossessivamente il denaro, ma a considerarlo uno strumento. E forse è proprio questo distacco a favorire il successo, spesso accompagnato da entrate inattese o occasioni fortunate.
Chi è nato il 18 o il 19 ha più ambizione e potere decisionale
Le date 18 e 19 sono considerate tra le più potenti in ambito finanziario. Chi nasce il 18 combina ambizione e visione strategica. Ha capacità organizzative sviluppate e una naturale autorevolezza che lo rende un leader credibile. Tuttavia, la fretta può essere un’insidia: scegliere con attenzione il proprio percorso professionale è fondamentale per trasformare il talento in successo concreto.
Il 19, invece, è associato a una personalità audace e indipendente. Il desiderio di affermazione è forte, così come la propensione a correre rischi calcolati. Questa sicurezza interiore, unita alla creatività, può tradursi in traguardi importanti, soprattutto in ambiti imprenditoriali o innovativi. Il successo, in questo caso, nasce dalla capacità di osare senza perdere lucidità.
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5 cose che (probabilmente) non sapete di Can Yaman

La sua apparizione alla prima serata del Festival di Sanremo ha riacceso immediatamente i riflettori su di Can Yaman. Elegante, magnetico, con quel mix di fascino internazionale e intensità mediterranea che lo ha reso uno dei volti più amati delle serie tv degli ultimi anni.
Attore, modello, ex avvocato, star globale capace di far impazzire le fan tra Turchia, Italia e Spagna, Can Yaman è molto più di un volto da copertina (o di un ospite sul palco dell'Ariston). È uno dei protagonisti più discussi e seguiti del panorama entertainment contemporaneo.
Ma dietro l’immagine del divo si nasconde un percorso personale e professionale che pochi conoscono. Ecco allora cinque curiosità che raccontano meglio chi è davvero.
5 curiosità su Can Yaman
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1. Prima di diventare attore aveva una carriera da avvocato
Non tutti sanno che Can Yaman ha una formazione accademica solidissima. Laureato in Giurisprudenza all’Università Yeditepe di Istanbul, ha esercitato per un breve periodo la professione di avvocato prima di dedicarsi completamente alla recitazione.
Il diritto, raccontano alcune interviste, gli ha lasciato in eredità rigore e metodo. Qualità che oggi applica sul set, dove è noto per la preparazione maniacale dei ruoli e per l’impegno fisico nelle scene d’azione.
2. Il successo mondiale con le serie romantiche
La popolarità internazionale arriva con le serie turche esportate in Europa e America Latina. Titoli come DayDreamer – Le ali del sogno e Bitter Sweet lo trasformano in un fenomeno globale. Il pubblico si innamora del suo carisma e dell’intensità con cui interpreta personaggi romantici ma complessi. E anche, diciamolo, della sua bellezza.
In Italia, in particolare, il successo è stato travolgente: ospitate televisive, copertine, campagne pubblicitarie e un seguito social impressionante. Questo successo deriva anche dal fatto che parla fluentemente diverse lingue (tra cui turco, italiano, inglese, tedesco e spagnolo).
3. Un legame speciale con l’Italia
Il rapporto tra Can Yaman e l’Italia va oltre il semplice successo televisivo. Negli ultimi anni ha scelto di lavorare stabilmente nel nostro Paese, collaborando con produzioni italiane e partecipando a eventi di grande visibilità, come appunto il Festival di Sanremo.
L’Italia rappresenta per lui un mercato importante ma anche un luogo dove sperimentare nuove sfide artistiche. Non a caso, ha dichiarato più volte di sentirsi accolto e sostenuto dal pubblico italiano, che continua a seguirlo con entusiasmo.
4. L’impegno fisico per i ruoli più action
Se inizialmente il nome di Can Yaman era associato soprattutto ai ruoli romantici, negli ultimi anni ha deciso di cambiare registro. Per la serie storica El Turco e per il progetto internazionale Sandokan, l'attore ha affrontato una trasformazione fisica significativa, sottoponendosi a lunghi allenamenti e a una preparazione atletica intensa.
Allenamento quotidiano, arti marziali, equitazione e una dieta rigidissima: l’attore ha spesso raccontato quanto sia importante per lui calarsi completamente nei personaggi. Un approccio quasi “da atleta”, che contribuisce a rafforzare l’immagine di un professionista determinato a non restare intrappolato in un solo tipo di ruolo.
5. Le polemiche e le vicende giudiziarie
Come spesso accade alle star internazionali, la carriera di Can Yaman non è stata priva di momenti controversi. Negli anni ha fatto discutere per alcune dichiarazioni pubbliche e per episodi legati alla sua vita privata. Più recentemente, notizie provenienti dalla Turchia hanno riportato l’attenzione su vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, generando grande clamore mediatico.
In questi casi, l’attore ha sempre mantenuto una linea di comunicazione piuttosto riservata, lasciando che fossero i suoi legali a chiarire la situazione. Le polemiche, tuttavia, non hanno intaccato in modo significativo il suo seguito internazionale, che resta solido e molto attivo sui social.
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Tradizione e innovazione enologica, storie di persone e di vigne nel calice
Mille soci viticoltori per circa tremila ettari di vigneti, che si estendono dal Nord di Venezia fino alla zona pedemontana della provincia di Treviso. E ancora, 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno distribuite in oltre 30 Paesi nel mondo. La gamma di vini? Bianchi, rossi e rosati, dai fermi ai frizzanti, dagli spumanti ai biologici, tutti accomunati da un elevato standard qualitativo certificato e testimoniato dai numerosi riconoscimenti ricevuti dai più autorevoli interlocutori del settore.
Dietro ai numeri, c'è un nome: Ponte1948, marchio di punta di Viticoltori Ponte, una realtà cooperativa fondata nel 1948 a Ponte di Piave (Treviso). Una cantina dai grandi numeri, e per questo dalle mille attenzioni, dove l’immaginazione è essenziale e la cultura tecnica la guida.
Qualità&Costanza
A rendere diversi i vini Ponte sono due capisaldi imprescindibili: qualità e costanza. E il merito del successo va alle persone che ogni giorno lavorano con il cuore, come una grande famiglia, e sin dall'atto costitutivo hanno rivolto lo sguardo anche all’alto valore sociale che la cantina avrebbe rappresentato nella promozione delle attività culturali, ricreative e sportive volte a promuovere gli ideali comuni di etica, rispetto, passione ed impegno.
La composizione dei vitigni vede la netta prevalenza delle uve a bacca bianca, tra cui primeggiano la DOC Prosecco (base Glera) e la DOC Pinot Grigio delle Venezie, seguiti da Chardonnay e Manzoni. Tra le uve a bacca rossa i principali vitigni sono il Merlot e il Cabernet, oltre alla tipica varietà autoctona dell’area del Piave, il Raboso, per un totale di circa 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno.
Tradizione&Innovazione
Ponte1948 crede nell’importanza della biodiversità. A fine 2023 la Cantina di Ponte di Piave è stata dichiarata ufficialmente sostenibile grazie all'ottenimento della certificazione EQUALITAS che garantisce un corretto sviluppo globale nel rispetto dell'ambiente e dei diritti umani.
Dopo attente analisi e accurate verifiche, CSQA, organismo a controllo pubblico leader nei settori "agricoltura" e "alimenti e bevande", ha certificato che il sistema di gestione della sostenibilità di Viticoltori Ponte è conforme allo standard SOPD EQUALITAS, elaborato in coerenza con i 17 obiettivi (SDGs) stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Gli obiettivi fanno riferimento a temi fondamentali per lo sviluppo globale e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici e costituire società pacifiche che rispettino i diritti umani e volte alla salvaguardia di tutti gli esseri viventi.
Questo concetto, traslato nel microcosmo del vigneto, ha ispirato e guidato la creazione della linea BIO di Ponte1948 composta da tre vini d'eccellenza: Prosecco DOC Extra Dry Biologico, Pinot Grigio DOC delle Venezie Biologico e Merlot IGT Veneto Biologico nati con l'intento di favorire un'agricoltura sempre più sostenibile e amica della natura.
Ma la sostenibilità è da intendersi come un processo continuo. Per questo, oltre al corretto uso delle risorse ambientali la Cantina crede nell'importanza del rispetto della dignità e dei diritti della persona è del loro benessere economico (le cosiddette “Buone Prassi” atte a garantire un approccio il più possibile etico, orientato al benessere del lavoratore e dell'ambiente).
Inoltre, l'azienda si impegna nella riduzione dell'impronta carbonica e idrica attraverso l'utilizzo di fonti rinnovabili - in particolare del fotovoltaico - e il recupero di calore e acqua dagli impianti frigoriferi, coadiuvata da un consistente incremento della coltivazione biologica nel massimo rispetto delle biodiversità
“Unitamente a ciò – commenta Luigi Vanzella, Direttore Generale Viticoltori Ponte – la conoscenza e il rispetto dei diversi suoli, la selezione dei vitigni per la valorizzazione del territorio e il monitoraggio dell’ecosistema vigna sono il punto di partenza per l’ottenimento di risultati eccellenti riducendo al minimo l'impatto ambientale”.
A sigillare il tutto, un'altra certificazione acquisita anch'essa di recente ovvero quella di Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI) emanata dal Ministero dell’Ambiente Agricoltura e foreste, un'ulteriore tutela per il consumatore immediatamente individuabile grazie al logo dell'ape presente sull'etichetta.
“Gli equilibri cambiano velocemente – conclude Vanzella – ricordandoci che nulla è scontato. Solo la cura del nostro Pianeta e una sana coesistenza, volta alla collaborazione piuttosto che all'annullamento, di tutti gli organismi possono permetterci di sognare un futuro migliore”.
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