5 cose che (probabilmente) non sapete di Can Yaman

La sua apparizione alla prima serata del Festival di Sanremo ha riacceso immediatamente i riflettori su di Can Yaman. Elegante, magnetico, con quel mix di fascino internazionale e intensità mediterranea che lo ha reso uno dei volti più amati delle serie tv degli ultimi anni.
Attore, modello, ex avvocato, star globale capace di far impazzire le fan tra Turchia, Italia e Spagna, Can Yaman è molto più di un volto da copertina (o di un ospite sul palco dell'Ariston). È uno dei protagonisti più discussi e seguiti del panorama entertainment contemporaneo.
Ma dietro l’immagine del divo si nasconde un percorso personale e professionale che pochi conoscono. Ecco allora cinque curiosità che raccontano meglio chi è davvero.
5 curiosità su Can Yaman
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1. Prima di diventare attore aveva una carriera da avvocato
Non tutti sanno che Can Yaman ha una formazione accademica solidissima. Laureato in Giurisprudenza all’Università Yeditepe di Istanbul, ha esercitato per un breve periodo la professione di avvocato prima di dedicarsi completamente alla recitazione.
Il diritto, raccontano alcune interviste, gli ha lasciato in eredità rigore e metodo. Qualità che oggi applica sul set, dove è noto per la preparazione maniacale dei ruoli e per l’impegno fisico nelle scene d’azione.
2. Il successo mondiale con le serie romantiche
La popolarità internazionale arriva con le serie turche esportate in Europa e America Latina. Titoli come DayDreamer – Le ali del sogno e Bitter Sweet lo trasformano in un fenomeno globale. Il pubblico si innamora del suo carisma e dell’intensità con cui interpreta personaggi romantici ma complessi. E anche, diciamolo, della sua bellezza.
In Italia, in particolare, il successo è stato travolgente: ospitate televisive, copertine, campagne pubblicitarie e un seguito social impressionante. Questo successo deriva anche dal fatto che parla fluentemente diverse lingue (tra cui turco, italiano, inglese, tedesco e spagnolo).
3. Un legame speciale con l’Italia
Il rapporto tra Can Yaman e l’Italia va oltre il semplice successo televisivo. Negli ultimi anni ha scelto di lavorare stabilmente nel nostro Paese, collaborando con produzioni italiane e partecipando a eventi di grande visibilità, come appunto il Festival di Sanremo.
L’Italia rappresenta per lui un mercato importante ma anche un luogo dove sperimentare nuove sfide artistiche. Non a caso, ha dichiarato più volte di sentirsi accolto e sostenuto dal pubblico italiano, che continua a seguirlo con entusiasmo.
4. L’impegno fisico per i ruoli più action
Se inizialmente il nome di Can Yaman era associato soprattutto ai ruoli romantici, negli ultimi anni ha deciso di cambiare registro. Per la serie storica El Turco e per il progetto internazionale Sandokan, l'attore ha affrontato una trasformazione fisica significativa, sottoponendosi a lunghi allenamenti e a una preparazione atletica intensa.
Allenamento quotidiano, arti marziali, equitazione e una dieta rigidissima: l’attore ha spesso raccontato quanto sia importante per lui calarsi completamente nei personaggi. Un approccio quasi “da atleta”, che contribuisce a rafforzare l’immagine di un professionista determinato a non restare intrappolato in un solo tipo di ruolo.
5. Le polemiche e le vicende giudiziarie
Come spesso accade alle star internazionali, la carriera di Can Yaman non è stata priva di momenti controversi. Negli anni ha fatto discutere per alcune dichiarazioni pubbliche e per episodi legati alla sua vita privata. Più recentemente, notizie provenienti dalla Turchia hanno riportato l’attenzione su vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, generando grande clamore mediatico.
In questi casi, l’attore ha sempre mantenuto una linea di comunicazione piuttosto riservata, lasciando che fossero i suoi legali a chiarire la situazione. Le polemiche, tuttavia, non hanno intaccato in modo significativo il suo seguito internazionale, che resta solido e molto attivo sui social.
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Tradizione e innovazione enologica, storie di persone e di vigne nel calice
Mille soci viticoltori per circa tremila ettari di vigneti, che si estendono dal Nord di Venezia fino alla zona pedemontana della provincia di Treviso. E ancora, 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno distribuite in oltre 30 Paesi nel mondo. La gamma di vini? Bianchi, rossi e rosati, dai fermi ai frizzanti, dagli spumanti ai biologici, tutti accomunati da un elevato standard qualitativo certificato e testimoniato dai numerosi riconoscimenti ricevuti dai più autorevoli interlocutori del settore.
Dietro ai numeri, c'è un nome: Ponte1948, marchio di punta di Viticoltori Ponte, una realtà cooperativa fondata nel 1948 a Ponte di Piave (Treviso). Una cantina dai grandi numeri, e per questo dalle mille attenzioni, dove l’immaginazione è essenziale e la cultura tecnica la guida.
Qualità&Costanza
A rendere diversi i vini Ponte sono due capisaldi imprescindibili: qualità e costanza. E il merito del successo va alle persone che ogni giorno lavorano con il cuore, come una grande famiglia, e sin dall'atto costitutivo hanno rivolto lo sguardo anche all’alto valore sociale che la cantina avrebbe rappresentato nella promozione delle attività culturali, ricreative e sportive volte a promuovere gli ideali comuni di etica, rispetto, passione ed impegno.
La composizione dei vitigni vede la netta prevalenza delle uve a bacca bianca, tra cui primeggiano la DOC Prosecco (base Glera) e la DOC Pinot Grigio delle Venezie, seguiti da Chardonnay e Manzoni. Tra le uve a bacca rossa i principali vitigni sono il Merlot e il Cabernet, oltre alla tipica varietà autoctona dell’area del Piave, il Raboso, per un totale di circa 18 milioni di bottiglie prodotte ogni anno.
Tradizione&Innovazione
Ponte1948 crede nell’importanza della biodiversità. A fine 2023 la Cantina di Ponte di Piave è stata dichiarata ufficialmente sostenibile grazie all'ottenimento della certificazione EQUALITAS che garantisce un corretto sviluppo globale nel rispetto dell'ambiente e dei diritti umani.
Dopo attente analisi e accurate verifiche, CSQA, organismo a controllo pubblico leader nei settori "agricoltura" e "alimenti e bevande", ha certificato che il sistema di gestione della sostenibilità di Viticoltori Ponte è conforme allo standard SOPD EQUALITAS, elaborato in coerenza con i 17 obiettivi (SDGs) stabiliti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
Gli obiettivi fanno riferimento a temi fondamentali per lo sviluppo globale e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l’ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici e costituire società pacifiche che rispettino i diritti umani e volte alla salvaguardia di tutti gli esseri viventi.
Questo concetto, traslato nel microcosmo del vigneto, ha ispirato e guidato la creazione della linea BIO di Ponte1948 composta da tre vini d'eccellenza: Prosecco DOC Extra Dry Biologico, Pinot Grigio DOC delle Venezie Biologico e Merlot IGT Veneto Biologico nati con l'intento di favorire un'agricoltura sempre più sostenibile e amica della natura.
Ma la sostenibilità è da intendersi come un processo continuo. Per questo, oltre al corretto uso delle risorse ambientali la Cantina crede nell'importanza del rispetto della dignità e dei diritti della persona è del loro benessere economico (le cosiddette “Buone Prassi” atte a garantire un approccio il più possibile etico, orientato al benessere del lavoratore e dell'ambiente).
Inoltre, l'azienda si impegna nella riduzione dell'impronta carbonica e idrica attraverso l'utilizzo di fonti rinnovabili - in particolare del fotovoltaico - e il recupero di calore e acqua dagli impianti frigoriferi, coadiuvata da un consistente incremento della coltivazione biologica nel massimo rispetto delle biodiversità
“Unitamente a ciò – commenta Luigi Vanzella, Direttore Generale Viticoltori Ponte – la conoscenza e il rispetto dei diversi suoli, la selezione dei vitigni per la valorizzazione del territorio e il monitoraggio dell’ecosistema vigna sono il punto di partenza per l’ottenimento di risultati eccellenti riducendo al minimo l'impatto ambientale”.
A sigillare il tutto, un'altra certificazione acquisita anch'essa di recente ovvero quella di Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (SQNPI) emanata dal Ministero dell’Ambiente Agricoltura e foreste, un'ulteriore tutela per il consumatore immediatamente individuabile grazie al logo dell'ape presente sull'etichetta.
“Gli equilibri cambiano velocemente – conclude Vanzella – ricordandoci che nulla è scontato. Solo la cura del nostro Pianeta e una sana coesistenza, volta alla collaborazione piuttosto che all'annullamento, di tutti gli organismi possono permetterci di sognare un futuro migliore”.
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Quiz: che ruolo avresti al Festival di Sanremo? Giudice, conduttore o cantante?

C’è una settimana all’anno in cui l’Italia si sincronizza.Le chat di famiglia esplodono, le stories diventano un commento live permanente, e persino chi “non guarda la tv” improvvisamente ha un’opinione fortissima su outfit, acuti e standing ovation. È la settimana "santa" del Festival di Sanremo.
Nato nel 1951 e ospitato nello storico Teatro Ariston, il Festival è molto più di una gara canora: è uno specchio culturale, nonché un termometro emotivo e salotto pop dove si mescolano musica, moda e momenti destinati a diventare storia.
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Negli anni, il palco dell’Ariston ha consacrato carriere, rilanciato icone e generato scene impossibili da dimenticare. Da Domenico Modugno che nel 1958 fece volare “Nel blu dipinto di blu”, fino all’esplosione globale dei Måneskin dopo la vittoria e l’onda lunga dell’Eurovision.E poi le edizioni più recenti, capaci di trasformare il Festival in un evento davvero cross-generazionale e cross-piattaforma.
Con il ritorno di Carlo Conti alla conduzione e un parterre di ospiti che promette momenti memorabili - da Laura Pausini a Tiziano Ferro, passando per Pilar Fogliati e Achille Lauro, la 76ª edizione si prepara a confermare una certezza: il Festival di Sanremo non è mai solo uno show, ma un rituale che siamo pronti a vivere, ancora!
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Perché Sanremo non è solo nel cast, ma è nell’attesa, nella discussione tra amici, nella capacità di reinventarsi restando fedele a se stesso. Ed è soprattutto in una domanda che, sotto sotto, ci facciamo tutti: se fossi al Festival di Sanremo… chi saresti?
Giudice? Conduttore o Cantante? Scoprilo con il nostro quiz!
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Rispondi d’istinto e annota le tue risposte (A, B o C). Alla fine scopri il tuo alter ego sanremese.
1. Ti invitano all’Ariston. La tua prima reazione è:
A. “Ok, ma voglio avere l’ultima parola.”
B. “Perfetto, organizziamo tutto nei minimi dettagli.”
C. “Dov’è il palco? Ho già il look in mente.”
2. Sotto pressione tu:
A. Analizzi tutto e dai giudizi lucidissimi (anche se pungenti).
B. Sdrammatizzi con ironia e tieni il ritmo.
C. Ti accendi. È il tuo momento.
3. Il tuo rapporto con le critiche?
A. Le fai meglio di chiunque altro.
B. Le gestisci con diplomazia.
C. Le trasformi in energia creativa.
4. Look per la prima serata:
A. Elegante, statement, un po’ autorità.
B. Iconico ma rassicurante.
C. Wow factor. Deve far parlare.
5. La frase che ti rappresenta:
A. “Io la penso così.”
B. “Tranquilli, ci penso io.”
C. “Sentite questa.”
RISULTATI
Maggioranza di A : Il/La GIUDICE
Sei l’opinione che conta. Analitico/a, magnetico/a, non hai paura di esporti. Ti immaginiamo dietro un banco (o con una penna in mano) pronto/a a decretare il tormentone dell’anno. Ami la musica, ma ami ancora di più interpretarla. Saresti quello/a che il giorno dopo tutti citano.
Maggioranza di B : Il/La CONDUTTORE/TRICE
Sei equilibrio, ritmo e gestione del caos. Sai tenere insieme personalità diverse, momenti intensi e imprevisti in diretta. Hai il dono della presenza: quando entri in una stanza, l’energia si stabilizza. Sanremo per te è orchestrazione, non solo performance.
Maggioranza di C: Il/La CANTANTE
Il palco è casa tua. Vivi di emozioni, vibrazioni, applausi. Hai qualcosa da dire e lo dici senza filtri.
Sanremo per te non è competizione: è espressione pura. E sì, probabilmente il giorno dopo sei già in trend su tutte le piattaforme.
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Chi vincerà Sanremo 2026 (secondo oroscopo e astrologia)

Se c'è un'annata dove intercettare la vittoria a Sanremo è difficile, è proprio quest'anno. Quindi tanto vale guardare agli oroscopi.
L'edizione in onda dal 24 al 28 febbraio condotta da Carlo Conti e Laura Pausini arriva in un ritardo dovuto all'Olimpiadi e si incastra in una situazione astrale complicatissima e a suo modo unica.
Dal 25 febbraio con Mercurio retrogrado sarà necessario bilanciare per molti segni la volontà di "spaccare": la resa dei conti richiederà per loro una prova di self control non da poco.
Quest'anno al Teatro Ariston vincerà chi saprà dominare a proprio vantaggio l'emotività.
Ecco quindi, divisi per segno zodiacale, come potrebbe andare questo Festival per loro. Un consiglio generale a tutti gli oltre 30 artisti è di non rincorrere un copione ma abbandonarsi al potere della spontaneità.
Chi vince Sanremo 2026 (secondo l'oroscopo)
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Ariete a Sanremo 2026
È il segno di Francesco Renga, Sayf, LDA, Sal Da Vinci, Chiello e Patty Pravo
La sfida sul palco: giù le maschere. L'invito per questo segno dal 25 febbraio è a voltare pagina, disancorandosi dal passato e da quel senso di nebbia che potrebbero percepire attorno a loro in questi giorni. Soprattutto negli artisti conosciuti da più generazioni è importante non cercare solo una conferma, ma quasi un punto di rottura che possa risultare sorprendente. I più giovani invece dovranno lasciare in camerino le apparenze e puntare sulla vulnerabilità, che a volte tendono a nascondere.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Abbastanza alte
Toro a Sanremo 2026
È il segno di Ermal Meta, Mara Sattei, Serena Brancale e Elettra Lamborghini
La sfida sul palco: abbracciare l'imprevisto. Per questo segno, il 27 febbraio potrebbe portare ad alcuni di loro qualcosa di inaspettato. Nessun problema davvero concreto, ma sarà utile la capacità di reagire a un possibile imprevisto in modo flessibile. In fondo l'imprevisto non è spesso il prologo di una leggenda? L'importante è non cullarsi nell'arrendevolezza che potrebbe colpirli di tanto in tanto: se lo spirito "urla" ferie, voi rispondete con eleganza. Sarete magnetici.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Gemelli a Sanremo 2026
È il segno di Levante e Enrico Nigiotti
La sfida sul palco: dirsi qui e ora, cambierà tutto. Tra i segni più esposti alla tempesta di questi giorni, ci sono proprio i Gemelli. Dotati di enorme intelligenza emotiva, dovranno concentrarsi sul pubblico e meno sulla stampa e sugli addetti ai lavori, focalizzandosi su chi li guarderà in teatro e a casa, per quanto difficile possa essere. È una questione di prospettiva: sarà la loro occasione per costruire un ponte fatto di sentimenti con chi non sa ancora di amarli. La vittoria magari non sarà toccando il podio, ma dopo.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Cancro a Sanremo 2026
È il segno di Tommaso Paradiso e di Cleo de Le bambole di pezza
La sfida sul palco: cavalcare l'onda senza farsi travolgere. Per quanto siano diversi questi artisti, il consiglio è univoco secondo le stelle: non trattenetevi. Per il segno del Cancro questi saranno giorni emotivamente ricchi ma non devono diventare più complessi di quello che sono. Il pubblico non è abituato a vederli in tv ma si aspettano da loro qualcosa di imprevedibile. L'atteggiamento li renderà vincenti.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Leone a Sanremo 2026
È il segno di J-Ax, Arisa, Tredici Pietro e Colombre
La sfida sul palco: parola d'ordine, intimità. A questo segno viene chiesto di dare i messaggi giusti con il "volume" giusto, concentrandosi tantissimo sulle intenzioni del brano. Per loro non sarà la "voce" a fare la differenza, ma quello che si leggerà "tra le righe" della loro presenza sul palco. Massima serenità e focus su quello che di loro rimarrà quando il Festival sarà giunto alla fine.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Vergine a Sanremo 2026
È il segno di Marco Masini, Fulminacci e Maria Antonietta
La sfida sul palco: puntare sull'empatia. Questa volta gli astri chiedono al segno della Vergine di lasciare per una settimana in cantina il perfezionismo puntando su una cosa che a loro non riesce benissimo: guardare con serenità all'imperfezione. L'invito è a lasciarsi andare qualsiasi cosa accada evitando come la peste ogni forma di irrigidimento. La sinergia di Marco Masini con Fedez si confermerà tale. Quella di Maria Antonietta con Colombre sarà sorprendente.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Bilancia a Sanremo 2026
È il segno di Fedez, Raf e Samurai Jay
La sfida sul palco: ritrovarsi. È invito che vale sempre, ma che con i bilancia va rinnovato perché fanno finta di dimenticarselo: vogliatevi un po' più bene, per favore. Per loro l'obbiettivo non è vincere, ma risplendere, bucare lo schermo e il modo per farlo stavolta è arrendersi al pubblico. Se lo faranno, avranno grandi soddisfazioni.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Scorpione a Sanremo 2026
È il segno di Aka 7even, Nayt e Eddie Brock
La sfida sul palco: saltare oltre il burrone. In questa settimana lo scorpione non si deve aspettare la debacle che forse dentro il loro cuore vedono. La loro sarà una sfida di fiducia nei propri mezzi. Gli astri consigliano agli scorpione di sorridere, di gettare sé stessi e il cuore oltre l'ostacolo. Sarà un'occasione enorme di crescita se riusciranno a godersi il momento senza compromessi.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Alte
Sagittario a Sanremo 2026
È il segno di Leo Gassmann, Dargen D'Amico e Michele Bravi
La sfida sul palco: ascoltarsi. Sembra incredibile detta così, ma per loro la prima volta che porteranno il loro brano su quel palco, quella canzone sarà una canzone nuova. Sarà una grande prova per loro e una prova di maturità che potrà colpire nel segno, è proprio il caso di dirlo, se sapranno "sintonizzarsi" su quel cambiamento. Da loro non aspettatevi solo "intrattenimento" ma qualcosa di più.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Capricorno a Sanremo 2026
È il segno di Luchè
La sfida sul palco: solidità che diventa raffinatezza. Il palco più importante d'Italia dovrà diventare per l'artista come un esordio assoluto. Ogni parola avrà un peso specifico importante se saprà in qualche modo "ammorbidirsi" rimodellando la percezione di sé. Il pubblico in quel caso, sarà dalla sua parte.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Acquario a Sanremo 2026
È il segno di Malika Ayane e Ditonellapiaga
La sfida sul palco: ribellione, ribellione, ribellione. Non c'è cosa più bella di andare oltre le convenzioni o forse una c'è, essere provocatori con un senso. Le artiste sono artiste ma anche manifesto dei loro valori e per quanto la parola "icona" possa essere scomoda, hanno tutte le carte in regola per mettere un mattone in più per costruire questo status agli occhi del pubblico.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Piuttosto alte
Pesci a Sanremo 2026
Non ci sono artisti del segno dei Pesci e la cosa curiosa è che questa sarebbe proprio la loro settimana perfetta secondo gli astri. Chissà che musicisti, maestri d'orchestra o addetti ai lavori di questo segno possano portare ai loro artisti fortuna e le giuste "vibes".
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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale.
Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica.
Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia?
La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica.
Ferrari 250 GTO di Nick Mason
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista.
Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario.
Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine.
Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio.
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma.
Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione.
Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni.
In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale.
Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica.
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