Cosa fare a Roma a Marzo: mostre, eventi e appuntamenti

Gli eventi di marzo a Roma da non mancare.
Un’agenda aggiornata con tutte le iniziative più interessanti organizzate nella Capitale e dintorni, dall’enogastronomia all’arte, dal teatro allo sport, dai festival alla cultura.
Sempre con un occhio alle nuove aperture, per restare aggiornati sulle ultime novità.
Vi raccontiamo tutto, di seguito i dettagli.
Cosa fare a Roma a marzo
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Festival
Festival del Verde e del Paesaggio
Si aprirà venerdì 31 marzo la più grande esposizione-evento in Italia dedicata al verde in città e al paesaggio urbano nel giardino pensile dell’Auditorium Parco della Musica fino al 2 aprile.
In occasione di questa XII edizione del Festival del verde e del paesaggio non mancheranno installazioni di giovani progettisti, la consueta mostra-mercato (con circa 200 espositori, tra piante, arredi e artigianato), lezioni, laboratori e workshop gratuiti, pic-nic gourmet e tante altre iniziative dedicate agli appassionati.
Tema conduttore di quest’anno sarà La Casa Felice con architetti, interior, flower e garden designer, paesaggisti e giardinieri, vivaisti e accademici, creativi ed esponenti della cultura, provenienti da tutta Italia per illustrare le tendenze del domani.
Orari: dalle 10.00 alle 19.00
Indirizzo: viale Pietro De Coubertin 30
Sport
Roma-Ostia
Domenica 5 marzo è in programma la 48 esima edizione della mezza maratona Roma-Ostia.
La partenza, all’Eur, è prevista in via Cristoforo Colombo all’altezza del Palazzetto dello Sport alle ore 9.00 con arrivo a Ostia a Piazzale Cristoforo Colombo.
Attesi circa novemila iscritti tra atleti e atlete che si sfideranno sulla distanza di 21,097 chilometri.
Maggiori info sul sito della manifestazione.
Cultura
Musei civici gratis
Domenica 5 marzo, in quanto prima del mese, i musei civici, l’area archeologica del Circo Massimo (dalle ore 9.30 alle 16.00, ultimo ingresso alle 15.00) e quella dei Fori Imperiali (ingresso dalla Colonna Traiana dalle ore 9.00 alle 16.30, ultimo ingresso un’ora prima) saranno a ingresso gratuito per residenti e non residenti a Roma.
Ecco i musei che aderiranno all’iniziativa promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali: Musei Capitolini, Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali, Museo dell’Ara Pacis, Centrale Montemartini, Museo di Roma, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna, Musei di Villa Torlonia, Museo Civico di Zoologia, Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, Museo Napoleonico, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, Museo della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, Museo di Casal de’ Pazzi, Museo delle Mura e Villa di Massenzio.
Prenotazione obbligatoria solo per i gruppi al contact center di Roma Capitale 060608 (orario 9.00 - 19.00).
Spettacoli
Vinicio Marchioni – In vino veritas
Vinicio Marchioni arriva all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone per due appuntamenti, il 4 (ore 21.00) e il 5 marzo (ore 18.00), nel segno di racconti personali, poesie, pezzi di teatro-canzone, storie riprese dai miti classici ispirati al vino, accompagnato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Pino Marino e Alessandro D’Alessandro.
Biglietti: a partire da 29 euro
Indirizzo: via Pietro de Coubertin 30
Fabrizio Moro
Lunedì 20 marzo, alle ore 21.00, Fabrizio Moro si esibirà in Sala Santa Cecilia per uno spettacolo intimo e coinvolgente in occasione di Live 2023 - Racconti Unplugged che porterà il cantautore romano in giro per i teatri di tutta Italia.
Biglietti a partire da 35 euro
Indirizzo: via Pietro de Coubertin 30
Ristoranti da provare e nuove aperture
Clementina
Appena varcato l’ingresso si intuisce subito che da Clementina la faccenda si fa interessante: l’occhio non può che cadere sulla serie di targhe e riconoscimenti appesi alla parete come i Tre Spicchi Gambero Rosso della guida Pizzerie d’Italia 2023, oltre che segnalazioni tra I Ristoranti d'Italia 2022 de L’Espresso e Roma de La Pecora Nera Editore.
Una volta superato il corridoio si apre il regno di Luca Pezzetta, the “King of pizza romana”, per stare in sintonia (o meglio in sinfonia) con the The King of Rock 'n' Roll, Elvis Presley, la cui musica risuona nella playlist anni Cinquanta che accompagna in sottofondo questo locale aperto un paio di anni fa lungo la darsena di Fiumicino insieme al socio Jacopo Rocchi.
Prima di aprire Clementina – come il nome della strada in cui si trova, via della Torre Clementina, omaggio all’omonima rocca distrutta durante la Seconda guerra mondiale - Pezzetta (classe 1989) ha iniziato prima come cuoco nei ristoranti di famiglia per poi specializzarsi in pizza e panificazione maturando importanti esperienze da Pizzarium, al Panificio Bonci e all’Osteria di Birra del Borgo.
Per chiunque sia appassionato della materia questo è senz’altro un indirizzo da provare per due ragioni: da Clementina si può assaggiare la vera pizza tradizionale romana, stesa a mattarello e cotta nel forno a legno, con impasto realizzato con lievito madre vivo e un mix di farine macinate a pietra ideato da Pezzetta.
Inoltre le materie prime sono a km zero considerato che vengono acquistate giornalmente a due passi: all'asta del pesce di Fiumicino, da piccole barche di pescatori locali e da aziende del territorio (come Ammano a Tragliatella).
Le creazioni di Pezzetta debuttano già agli antipasti: in carta si trovano subito il Quadruccio di focaccia agricola (a lievitazione naturale con mix di farine di avena, segale e frumento e semi biologici) con mazzancolle locali lardellate e scottate al barbecue e lo Spicchio di pizza (a lievitazione naturale con mix di farine macinate a pietra con doppia cottura, prima in padellino al vapore e poi in forno statico) con topping di crudo di pesce.
Altra particolarità che caratterizza l’offerta gastronomica di Clementina sono i “salumi di mare” artigianali realizzati con materie prime freschissime e di qualità che farciscono ad esempio il Cornetto all’italiana salato (bresaola di tonno, crema di parmigiano e misticanza) e i fritti realizzati con panatura fatta in casa, come il Supplì sfera di pescato alla cacciatora panato al nero di seppia.
Venendo alle pizze, il menu si suddivide in “Classiche” e “Interpretazioni dalla terra al mare”: tra le prime da provare sono la Cosacca a Roma (pomodoro pelato, parmigiano reggiano stagionato 40 mesi, pecorino romano, basilico e olio evo) e la Marinara del futuro (pomodoro migliarese, capperi, olive, origano, alici di Fiumicino, pomodori confit e aglio nero fermentato).
Tra le seconde la Capricciosa di mare con prosciutto di tonno o ricciola, bottarga di muggine, stracotto di datterino, stracci di mozzarella, olive e carciofo alla giudia.
I dolci sono in collaborazione con la Pasticceria Rustichelli di Rocchi e in questo periodo vale davvero la pena lasciarsi uno spazio per assaggiare l’ottima colomba pasquale accompagnata da zabaione, una prelibatezza artigianale che è possibile anche acquistare.
La carta dei vini, curata dal direttore di sala e sommelier Daniele Mari, si compone di piccole cantine (con particolare riguardo all’agricoltura biodinamica) e ha un’insolita suddivisione con “sfide” Italia-Francia quanto a vitigni, tra i protagonisti, Pinot Nero, Sauvignon e Riesling, oltre che una sezione dedicata alle bottiglie del Lazio.
La passione e l’entusiasmo per questo progetto si respira anche nel servizio e nell’accoglienza riservata ai clienti che con l’arrivo della primavera potranno anche sedersi all’aperto nel dehors.
Orari: aperto a cena tutti i giorni; la domenica anche a pranzo. Si consiglia la prenotazione, specialmente nel weekend con formula doppio turno.
Indirizzo: via della Torre Clementina 158
https://www.pizzeriaclementina.it
Nodo
Piazza delle Coppelle, piccolo “salotto open air” del centro storico, si arricchisce di un nuovo indirizzo per l’aperitivo e il dopocena: Nodo, acronimo di Non-Ordinary Drinks Organization.
Luce soffusa, divani e poltrone in velluto, carta da parati in stile jungle: in questo cocktail bar di recente ristrutturazione si può scegliere se accomodarsi all’interno (una trentina di posti) oppure ai tavolini fuori che con l’arrivo della bella stagione permettono di godersi questo magnifico angolo di Roma.
La drink list è affidata al bartender sardo Maurizio Musu il cui intento è quello di proporre incontri tra aromi e sentori diversi in base alle richieste dei clienti e nei vari twist in carta: immancabili Spritz e Americano, oltre a ricette originali come i “Classici Nodo”, dal più fresco Frida (cordiale salvia e limone, tequila infusa al peperoncino, sciroppo di more) al più strutturato Regno di Nortambia (Dewar’s 12Y, Mezcal Ilegal, Martini bitter riserva, Noilly Prat e profumo di distillato di albicocca).
Le essenze di Oscar Quagliarini (bartender e profumiere di fama internazionale), il tocco di spezie (polvere di mela e ananas, noce moscata, solo per citarne alcune), la scelta accurata dei bicchieri dove servire i drink completano l’esperienza beverage da accompagnare alle tapas preparate dallo chef Francesco Giovanelli.
Non mancano piatti dalle influenze orientali, come Mister Zhang Choy (polpo marinato in salsa teriyaki home made e pack choi allo zenzero su crostino di pane ai semi) e No Rolls No Party (rolls in croccante sfoglia di riso con verza, cipolla, carote, zenzero e Cajun) e omaggi alla nostra tradizione come le focacce, in versione puntarelle e alici o mortadella e prugne, che provengono dal Forno Roscioli.
A completare l’offerta food anche taglieri, tartare, pastrami e una selezione di dolci.
A proposito, da Nodo si può venire anche per bere un tè, un infuso o un caffè da accompagnare a una selezione di biscotti oppure a tiramisù piuttosto che a una cheesecake.
Orari: aperto dal lunedì al giovedì dalle 17.00 alle 01.00; venerdì e sabato dalle 17:00 alle 02.00; chiuso la domenica.
Indirizzo: piazza delle Coppelle 52
Eventi
Formaticum
Sabato 4 e domenica 5 marzo torna il primo salone del formaggio italiano e delle rarità casearie, Formaticum, che in questa quarta edizione andrà in scena in una nuova location: la Città dell’Altra Economia (Testaccio).
L’appuntamento, ideato da La Pecora Nera Editore e dall’esperto Vincenzo Mancino, si rivolge a semplici appassionati e operatori del settore che per l’occasione potranno degustare e acquistare le specialità di piccoli produttori italiani.
In programma anche una serie di seminari (a ingresso gratuito) rivolti a grandi e piccoli, assaggi guidati e abbinamenti birra e formaggio a cura di maestri assaggiatori e mastri casari.
Orari: sabato 4 marzo dalle 10:00 alle 20:00; domenica 5 marzo dalle 10:00 alle 19:00.
Biglietto: 5 euro
Indirizzo: Largo Dino Frisullo
Londinium
Dal 2 al 5 marzo al pub Treefolk Public House di Trastevere si terrà Londinium, evento che vedrà sfidarsi birrifici italiani e britannici nel segno della tipica birra inglese Real Ale.
Una competizione tra 50 birre diverse (25 inglesi e 25 italiane) dedicata a tutti gli appassionati che avranno modo così di conoscere questa antica tecnica di produzione che vede nel cask, tipico fusto da circa 40 litri, un simbolo senza tempo che rimanda ai tradizionali pub d’oltremanica.
Tra le caratteristiche delle Real Ale, oltre al cask, l’assenza all’interno di anidride carbonica aggiunta (e quindi di schiuma) e il fatto che venga servita a temperatura ambiente per favorirne la peculiare maturazione.
E se in Italia è ancora poco conosciuta, con un numero ridotto di birrifici che vi si cimentano, Londinium sarà l’occasione giusta non solo per saperne di più ma anche per assaggiare un’ampia selezione di food tipicamente inglese: dall’English breakfast alle ribs, passando per il fish and chips.
Orari: dalle 12 alle 02.00.
Indirizzo: viale di Trastevere 192
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75 Hard Challenge: tutte le regole della sfida di 75 giorni che promette di cambiare mente e corpo

Negli ultimi mesi è tornata a circolare con forza sui social, nei podcast di self-improvement e nei video motivazionali: si chiama 75 Hard Challenge ed è una delle sfide di disciplina personale più rigide e discusse del momento.
Nata negli Stati Uniti e diventata virale soprattutto su TikTok e Instagram, promette di “rafforzare la mente prima ancora del corpo” attraverso un insieme di regole quotidiane da seguire senza eccezioni per 75 giorni consecutivi.
Capire cos’è la 75 Hard Challenge, come funziona e perché divide così tanto è il primo passo per decidere se questa sfida sia un’occasione di crescita o solo l’ennesimo trend del wellness estremo.
**3 challenge per migliorare la vostra vita in meno di un mese**
Cos’è la 75 Hard Challenge
La 75 Hard Challenge non è semplicemente una moda fitness né un programma dimagrante: è un percorso di 75 giorni pensato per allenare la resilienza mentale. Ideata dall’imprenditore Andy Frisella, si propone come una “sfida per la vita”, in cui la disciplina quotidiana diventa strumento per rafforzare fiducia, costanza e controllo su se stessi.
Cosa la distingue da altri programmi? Non si tratta di raggiungere un obiettivo estetico, ma di mantenere una serie di impegni rigorosi ogni singolo giorno per 75 giorni consecutivi. Anche saltare un giorno solo nella routine quotidiana significa dover ricominciare da capo. Proprio per questo, chi completa la sfida non parla semplicemente di cambiamento fisico, ma di un senso di conquista personale e di maggiore consapevolezza di sé.
La filosofia alla base è semplice: la disciplina costruita giorno dopo giorno si riflette in ogni ambito della vita.
Per questo motivo, la challenge non è rivolta ai soli appassionati di fitness, ma anche a chi vuole testare i propri limiti, migliorare le abitudini quotidiane o semplicemente dare una scossa alla propria routine.
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Quali sono le regole
La 75 Hard Challenge è rigida e non lascia spazio a compromessi. Per portarla a termine è necessario rispettare tutte le seguenti regole ogni singolo giorno per 75 giorni di fila:
1. Due allenamenti al giorno
Dovete completare due sessioni di allenamento di almeno 45 minuti ciascuna. Una delle due deve essere all’aperto, indipendentemente dal meteo. L’idea è abituare la mente ad adattarsi alle condizioni avverse, non solo al comfort.
2. Alimentazione rigorosa
È obbligatorio seguire una dieta salutare ben definita. La scelta specifica del regime alimentare è libera, ma non sono ammessi cheat meal né alcolici per tutta la durata della sfida. È un modo per lavorare su costanza, autocontrollo e rispetto di sé.
3. Bere molta acqua
Ogni giorno si deve bere una quantità significativa di acqua (generalmente almeno 3,8 litri), per rinforzare l’abitudine all’idratazione costante, elemento spesso trascurato nelle routine quotidiane.
4. Lettura quotidiana
Dovete leggere almeno 10 pagine di un libro non di narrativa ogni giorno. L’obiettivo non è solo accumulare conoscenze, ma allenare la concentrazione e alimentare l’intelligenza emotiva e pratica.
5. Foto giornaliera del progresso
Dovete scattare una foto ogni giorno per documentare visivamente il tuo percorso. Questo non è un modo per ossessionarsi sull’aspetto esteriore, ma per rendersi conto del proprio impegno reale e tangibile nel tempo.
Perché provare questa la 75 Hard Challenge
La 75 Hard Challenge può sembrare estrema (e in effetti lo è) ma chi l’ha completata spesso racconta benefici che vanno ben oltre il corpo.
C’è chi parla di maggiore sicurezza, capacità di gestione dello stress e più fiducia nel prendere decisioni difficili. Questo perché il valore centrale della sfida non è la perfezione, ma la disciplina quotidiana: imparare ad allenare la mente a rispettare impegni anche quando non si ha voglia.
C’è un elemento psicologico importante: la sfida crea consistenza. In un mondo in cui siamo bombardati da notifiche e distrazioni costanti, l’idea di rispettare una routine rigorosa per 75 giorni consecutivi può diventare un potente antidoto alla procrastinazione.
Tuttavia, non è di sicuro una sfida che si adatta a tutti. Professionisti della salute e del fitness ricordano che la rigida sequenza di regole non è adatta a chi ha determinate condizioni mediche o un rapporto fragile con il cibo e l’esercizio.
Prima di intraprendere un percorso così impegnativo è sempre consigliabile consultare un medico o un esperto del benessere.
Ma perché, allora, questo programma suscita tanto interesse? In parte perché parla di una verità semplice: la disciplina crea libertà. Non è il corpo perfetto che cambia la mente, ma la mente disciplinata che cambia il corpo.
Per chi cerca una sfida seria, un cambio radicale di prospettiva o semplicemente una prova di forza interiore, la 75 Hard Challenge promette proprio questo: non una trasformazione facile, ma una trasformazione profonda.
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Come funziona il metodo dei 90 minuti per svegliarsi sempre riposati

Quante volte vi siete svegliate con la sensazione di non aver dormito affatto, nonostante abbiate passato una buona dose di tempo a letto? Il segreto per alzarsi riposati non risiede tanto nella quantità di ore dormite, quanto nella qualità dei cicli del sonno: ed è qui che entra in gioco il metodo 90 minuti.
Secondo gli esperti, il nostro riposo è scandito da fasi che si susseguono in cicli di circa un’ora e mezzo, e sintonizzarsi su questi intervalli può fare la differenza tra svegliarsi stanchi o sentirsi davvero rigenerate.
Non è un trucco di magia, né l’ennesima moda di benessere: è un approccio basato sulla fisiologia del sonno, che può essere facilmente adattato alla routine quotidiana.
Il metodo 90 minuti nasce, infatti, dall’osservazione che il sonno non è un blocco uniforme, ma una successione di fasi (nello specifico dalla leggerezza al sonno profondo, fino al REM, la fase in cui sogniamo) che si ripetono ciclicamente.
Comprendere e rispettare questa dinamica può aiutarci a scegliere l’ora migliore per andare a letto e, soprattutto, per svegliarci nel momento giusto del ciclo.
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Perché dormire a cicli di 90 minuti aumenta il benessere
Il nostro sonno è suddiviso in più fasi: leggera, profonda e REM, ognuna con una funzione precisa. Queste fasi si susseguono in cicli di circa 90 minuti: un periodo biologico naturale durante il quale il cervello e il corpo passano da uno stato all’altro.
Se ci si sveglia nel bel mezzo di un ciclo, per esempio, durante il sonno profondo, è molto più probabile alzarsi con quella spiacevole sensazione di pesantezza e confusione mattutina, spesso definita “inerzia del sonno”.
Il metodo dei 90 minuti sfrutta questa conoscenza: se programmiamo il risveglio alla fine di un ciclo completo, il corpo è già in una fase più leggera e il cervello più pronto a “ripartire”.
Come applicare il metodo 90 minuti nella vita reale
Applicare questo metodo richiede un po’ di pianificazione, ma non è complicato. Il primo passo è capire a che ora volete svegliarvi, e da lì contare i cicli all’indietro. Un esempio pratico? Se vi addormentate alle 23:00:
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un ciclo da 90 minuti vi porta alle 00:30,
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tre cicli (4,5 ore) alle 03:30,
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quattro cicli (6 ore) alle 05:00,
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cinque cicli (7,5 ore) alle 06:30.
Per chi fatica ad addormentarsi, può essere utile avvicinarsi gradualmente al metodo: fissare un orario fisso per andare a letto e puntare a completare, per esempio, quattro o cinque cicli completi. Anche l’uso di app che monitorano i cicli del sonno può dare un’indicazione utile se non siete ancora in sintonia con i vostri ritmi naturali.
Un altro aspetto importante è prepararsi al meglio per un sonno regolare: ridurre l’uso di schermi prima di dormire, limitare caffeina e alcol già dal primo pomeriggio, e creare un ambiente buio, fresco e silenzioso dopo potersi riposare. Queste abitudini non solo favoriscono l’addormentamento, ma aiutano anche a mantenere cicli del sonno più coerenti e regolari.
Infine, è importante ricordare che non esiste una “formula perfetta” valida per tutti: il metodo 90 minuti è uno strumento che può aiutare molte persone a ottimizzare il proprio riposo, ma ogni organismo ha le sue differenze. Tuttavia, ascoltare il proprio corpo, rispettare i ritmi naturali e puntare a cicli di sonno completi può essere un passo concreto verso una sveglia più leggera e più energia per la giornata.
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Perché tutti stanno postando foto e trend del 2016

Il 2026 è il nuovo 2016.
Sicuramente già visto questa frase sulle vostre bacheche social, soprattutto su Instagram e TikTok. Utenti che stanno rispolverando foto, filtri, look e riferimenti dell’anno che ora sembra un’epoca d’oro digitale: il 2016.
Non si tratta solo di una semplice tendenza, di un salto nel passato per gioco, ma di una riflessone culturale, che racconta come molti stiano guardando indietro con nostalgia verso un tempo percepito come più semplice, spontaneo e autentico.
Ma cosa significa davvero il trend 2016 e perché sta prendendo piede proprio ora? Ecco la risposta.
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Che cos’è il trend del 2016
“2026 is the new 2016” è un movimento di nostalgia digitale che sta spopolando sui social da inizio anno. Gli utenti condividono foto e video risalenti a dieci anni fa, spesso con filtri vintage o estetiche che ricordano i primi anni dell’era smartphone, come effetti sgranati e selfie con filtri di Snapchat.
L’hashtag #2016 è tornato virale e conta milioni di post, mentre molte clip includono riferimenti alla cultura pop di quel periodo; dalla mania di Pokémon Go alle hit musicali che definivano l’estate, fino all’abbigliamento iconico con skinny jeans, maxi orecchini, chokers.
Come e perché è nato questo fenomeno
Alla base di questo boom nostalgico ci sono diversi fattori. In primo luogo, il 2016 segna un periodo che molti ricordano come spensierato, soprattutto rispetto all’attuale contesto globale e digitale più frenetico e complesso.
Esperti di social media e cultura digitale sottolineano che per molti utenti, soprattutto millennial e parte della Gen Z, il 2016 rappresenta un tempo precedente alla saturazione degli algoritmi, alla pubblicità invasiva e alla cooptazione dei social da parte dell’intelligenza artificiale. La piattaforma stessa (Instagram, ovviamente) era meno curata, più casual. Un luogo di condivisione semplice piuttosto che uno spazio di branding personale.
Proprio per questo, in un periodo in cui le notizie globali sembrano sempre più pesanti e le piattaforme digitali più performative che mai, guardare al passato è diventato un modo per ritrovare leggerezza e autenticità.
Una nostalgia che va oltre le immagini
Il ritorno al 2016 non è solo un tuffo nei vecchi selfie con filtri: è una risposta emotiva a un presente percepito come frammentato e iper-curato.
Secondo gli esperti di comunicazione, infatti, molti utenti ricordano quel periodo come un’epoca in cui la condivisione era spontanea, l’estetica meno meditata e l’esperienza digitale più leggera, prima delle dinamiche algoritmiche che oggi dominano ogni feed.
La nostalgia si esprime in modo lieve e giocoso, ma al tempo stesso intenso, perché non riguarda solo la memoria personale: riporta in vita un’epoca in cui i social (Instagram in particolare) erano meno performativi, meno perfezionati e più “reali”.
E mentre le conversazioni sulla nostalgia virtuale continuano a dominare i social, c’è chi invita a non dimenticare che il 2016 non era perfetto; e che ogni epoca, per quanto ricordata con affetto, ha le sue complessità. Ma forse è proprio nell’idea di semplicità che tanti stanno trovando, oggi, un piccolo spazio di conforto.
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Una nuova collezione di IKEA prova a guarirci dallo stress facendoci giocare

Storing is boring, a meno che non si usi il gioco per farlo. Lo ha dimostrato Mary Poppins schioccando le dita, lo proclama Ikea a ogni nuova collezione. E ancora di più oggi che lancia GREJSIMOJS, una linea che proprio dal gioco prende spunto per realizzare prodotti che piacciano sia ai grandi che ai piccoli.
33 pezzi dedicati all'importanza del gioco come migliore alleato contro lo stress - una ricerca dell’IKEA Play Report ha dimostrato infatti che il gioco aiuta a ridurre lo stress e stimolare creatività e curiosità anche negli adulti.
Da lì la trasformazione degli oggetti di uso comune in elementi divertenti, che si tratti di un gattino porta oggetti, un pouf che al suo interno nasconde uno spazio di archiviazione (e dei denti da mostro) o di un cactus appendiabiti su cui lanciare il cappello al rientro a casa come un cowboy nei saloon.
O, ancora: cuscini a forma di peluche o colorati e impilabili uno sull'altro, casse bluetooth a forma di porcellino, soprammobili che si montano e smontano per creare forme e animali diversi.
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La collezione è nata da un appello aperto ai designer: immaginate una casa divertente, che lo sia per i bambini ma anche per i grandi.
Hanno risposto in 20 designer, e le creazioni di 12 di loro sono poi diventate questi 33 prodotti che due anni dopo quell'appello arriveranno nei negozi Ikea di tutto il mondo.
Per realizzarla, i designer hanno reinterpretato gesti e giochi dell'infanzia trasformandoli in oggetti utili quanto divertenti.
«Le nostre giornate sono piene di cose da fare, ricordare, sbrigare. Il nostro intento è stato quello di alleggerire parte di quello stress, cercando di sostituire ai piccoli momenti stressanti piccoli momenti di svago. Tuo figlio entra in casa e butta per terra giacca e cappello? Forse se la sfida è quella di lanciare il cappello sul braccio di un cactus come fosse un cowboy non lo farà più. Riordinare ti annoia? Vedere i denti all'interno di un pouf che si rivelano potrebbe regalarti un sorriso», ci spiega Maria Törn, Range Area Manager di Ikea, «vogliamo che il gioco diventi parte integrante della casa».
E in effetti la collezione, con cui abbiamo giocato che abbiamo visto dal vivo in anteprima, ti porta davvero a giocare.
O ad accarezzare la testa di una lampada a forma di giraffa seduta, che si accende e si spegne schiacciandole il naso.
«Abbiamo visto che la collezione avrebbe funzionato quando abbiamo notato che gli stessi designer si affezionavano ai prodotti che c'erano in ufficio», racconta Akanshka Deo, una delle designer della collezione.
«Ogni prodotto Ikea viene fatto testare nelle case dei dipendenti, per verificarne la qualità, la comodità e il funzionamento, ma in questo caso anche prima di entrare nelle case il feedback era chiaro: chi passava di fianco a una scrivania dove c'era una lampada a forma di cagnolino non poteva fare a meno di accarezzarla».
In questo caso, poi, il test è stato fatto fare anche ai bambini, a cui è stato chiesto di interagire con i prodotti per verificarne la funzionalità.
«Per un adulto il gioco non è più intuitivo come lo è per un bambino mentre volevamo che questi prodotti lo fossero per consentire anche agli adulti di ottenerne i benefici», spiega Maria Törn.
«Anche la scelta dei colori rivela la doppia destinazione dei prodotti: non colori primari ma la loro variante più sabbiosa o elaborata: i cuscini impilabili hanno volontariamente dei toni che piacciono ai bambini ma che stanno bene nelle stanze degli adulti», riprende Akanshka Deo, «proprio perché la destinazione di questa collezione non è necessariamente la stanza dei bambini, ma è un invito per tutti a giocare».
La collezione GREJSIMOJS, che si pronuncia come se le J fossero I (greisimois) e che in svedese significa più o meno piccola cosa divertente, o oggettino divertente, sarà in vendita nei negozi IKEA e online a febbraio 2026
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