Cosa fare a Roma a Capodanno

Ecco cosa fare a Roma a Capodanno tra festeggiamenti in piazza e musica e cosa fare nel resto del weekend tra mostre, eventi e feste
Fine settimana e fine dell'anno a Roma, con la Capitale pronta a offrire concerti, fiere e mostre.
La notte di Capodanno il Circo Massimo ospita una serie di festeggiamenti e musica a partire dalle 21.30 con gli artisti de La Fura dels Baus.
Per chi vuole festeggiare l’ultimo dell’anno a teatro e farsi due risate, Maurizio Battista è in scena al Teatro Olimpico mentre Gigi Proietti salirà sul palco dell’Auditorium Parco della Musica.
E poi ancora tante belle mostre come Monet al Complesso del Vittoriano, Hokusai all’Ara Pacis, Mangasia a Palazzo delle Esposizioni.
Continuate a leggere per i dettagli.
Capodanno al Circo Massimo
A inaugurare la lunga notte de “La Festa di Roma” uno spettacolare evento che trasforma uno dei luoghi più suggestivi della città, il Circo Massimo, in un grande palcoscenico naturale e dinamico, in una macchina scenica con coinvolgenti sorprese.
L’evento vede protagonisti gli artisti de la compagnia catalana La fura dels baus.
Mediapartner dell’evento è Dimensione Suono Roma che con animazione e dj set darà il benvenuto al pubblico con musica, gadget e video proiezioni sia in apertura, alle 21.30, con il “Dimensione Suono Roma Opening Party” e La Sveglia dei Gladiatori Live, con Geppo e Ignazio Failla, che dopo la mezzanotte con il VJ SET “Dimensione Suono Roma Special Party”, con Ignazio Failla e dj Mauro Zavadava Mandolesi. Guest: vj Giandomenico Pallotta.
Le Luci del Palatino
La notte del 31 dicembre si accendono di nuovo dopo 13 anni le luci del Palatino e dell’area archeologica che si affaccia sul Circo Massimo.
La nuova illuminazione di tutti gli edifici archeologici dell’area del Palatino e del Circo Massimo, in particolare di Domus Severiana, Stadium, Domus Augustana, Domus Augusteana, Domus Flavia e Pedagogium, sarà permanente e dotata di led di ultima generazione, e permetterà a cittadini e turisti di godere anche di notte della bellezza di un’area di rilevanza archeologica mondiale.
Maurizio Battista al Teatro Olimpico
Maurizio Battista sarà in scena la notte di Capodanno al Teatro Olimpico con lo show “Scegli una carta”.
Sul palco da una scatola di Chemin de Fer Battista tirerà fuori di volta in volta una carta e in ognuna di esse ci sarà un argomento che darà il via a un monologo.
Anche tutta la scenografia e la grafica dello spettacolo avrà come tema le carte francesi.
Daniele Silvestri, Carmen Consoli, Max Gazzè all’Auditorium Parco della Musica
Quando Daniele Silvestri, Carmen Consoli e Max Gazzè lo scorso luglio hanno suonato per la prima volta al Festival Collisioni a Barolo, accompagnati dalle rispettive band, è stata subito magia.
La stessa magia si ripeterà sul palco della sala Santa Cecilia all’Auditorium Parco della Musica da mercoledì a sabato.
Tre grandi musicisti con tre diversi linguaggi che comunicano e scoprono nuove strade in una vicinanza artistica e affettiva.
Gigi Proietti all’Auditorium Parco della Musica
Gigi Proietti torna in Sala Santa Cecilia la notte di Capodanno dopo il grande successo avuto dal suo spettacolo “Cavalli di Battaglia” (23 repliche sempre sold out).
“Cavalli di battaglia” è un excursus nel repertorio di Proietti: popolare, drammaturgico, canoro, mimico, poetico, parodistico, comico, umano, multiculturale.
Una contaminazione dei generi che caratterizzano i suoi spettacoli e che sono gli ingredienti del suo grande successo.
Un'occasione unica, dunque, per rivedere in scena l’artista poliedrico.
Fabbrica-Museo del Cioccolato
Alla Fiera di Roma prosegue l’evento “Fabbrica-Museo del Cioccolato”, villaggio tematico sul cioccolato declinato in tutte le sue forme.
Non mancheranno laboratori in cui imparare le tecniche di lavorazione del cioccolato, corsi di degustazione e preparazione, e numerosissime attività ludiche ed educative.
Il protagonista della manifestazione sarà presentato ai visitatori in tutte le sue fasi di lavorazione.
Ad arricchire l’offerta del parco tematico, ci sarà l’Italia del Cioccolato, ovvero, la riproduzione dello Stivale con i monumenti più importanti, e poi, la vasca di cioccolato.
Ci saranno anche concerti e spettacoli e un punto vendita con centinaia di prodotti, mentre, nello spazio caffè-cioccolateria-ristorante, sarà possibile gustare caffè e una grande varietà di cioccolato di ottima qualità.
Fabbrica-Museo del Cioccolato fino al 18 febbraio 2018, Fiera Roma – Ingresso Est. Biglietto intero 13 euro.
“Mangasia: Wonderlands of Asian Comics”
La mostra “Mangasia: Wonderlands of Asian Comics” presenta la più ampia selezione di opere originali del fumetto asiatico, esposte accanto alle loro controparti commerciali, stampate per il mercato di massa.
La mostra si concentrerà inoltre sul processo creativo che porta alla realizzazione delle storie, partendo dalle sceneggiature e passando per schizzi e layout, fino alle pagine complete.
L’esposizione esplorerà l’intero panorama del fumetto asiatico, attraverso opere provenienti da Giappone, Corea del Nord, Corea del Sud, India, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Filippine e Singapore, nonché dalle scene emergenti come quelle di Buthan, Cambogia, Timor Est, Mongolia e Vietnam.
Percorsi tematici metteranno a confronto la varietà di folklore, storia e sperimentazione di tutta la regione.
La mostra darà spazio ai precursori dei fumetti riconducibili alla tradizione asiatica delle arti visive “narrative” e al loro impatto che supera i confini della carta stampata per vivere sotto forma di prodotti animati e live-action per cinema e televisione, musica, video game, moda e arte contemporanea.
Fino al 21 gennaio; biglietto 10 euro, Palazzo delle Esposizioni.
Hokusai. Sulle orme del Maestro
Il Museo dell’Ara Pacis ospita la mostra “Hokusai. Sulle orme del Maestro”: attraverso circa 200 opere, l’esposizione racconta e confronta la produzione del Maestro con quella di alcuni tra gli artisti che hanno seguito le sue orme dando vita a nuove linee, forme ed equilibri di colore all’interno dei classici filoni dell’ukiyoe, la cosiddetta “pittura del mondo fluttuante”.
Katsushika Hokusai deve la sua fama universale alla “grande onda di Kanagawa”, parte della serie delle Trentasei vedute del monte Fuji, e all’influenza che le sue riproduzioni ebbero sugli artisti parigini di fine Ottocento, tra i quali Manet, Toulouse Lautrec, Van Gogh e Monet, protagonisti del movimento del Japonisme.
L’opera di Hokusai (1760-1849), maestro indiscusso dell’Ukiyo-e, attivo tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento, è vastissima e versatile, ed ebbe grande diffusione nel tempo grazie ai suoi numerosi seguaci.
Hokusai ha esplorato soggetti di ogni tipo: dal paesaggio alla natura, animali e fiori, dal ritratto di attori kabuki a quello di beltà femminili e di guerrieri, fino alle immagini di fantasmi e spiriti e di esseri e animali semileggendari.
Fino al 14 gennaio, biglietto intero 11 euro.
Mostra di Monet al Vittoriano
La mostra Monet, ospitata dal 19 ottobre all’11 febbraio 2018 nella sede del Complesso del Vittoriano - Ala Brasini, propone al pubblico 60 opere del padre dell’Impressionismo prevenienti dal Musée Marmottan Monet di Parigi.
Monet trasformò la pittura en plein air in rituale di vita e - tra la luce assoluta e la pioggia fitta, tra le minime variazioni atmosferiche e l’impero del sole - riuscì a tramutare i colori in tocchi purissimi di energia, riuscendo nelle sue tele a dissolvere l’unità razionale della natura in un flusso indistinto, effimero eppure abbagliante.
Il percorso espositivo rende conto, oltre che dell’evoluzione della carriera di Monet, anche delle sue molteplici sfaccettature, restituendo la ricchezza artistica della sua produzione.
Dalle celebri caricature della fine degli anni 50 dell’800 ai paesaggi rurali e urbani di Londra, Parigi, Vétheuil, Pourville - e delle sue tante dimore; dai ritratti dei figli alle tele dedicate ai fiori del suo giardino, fino alla modernissima resa dei salici piangenti, del viale delle rose o del ponticello giapponese, e poi alle monumentali Ninfee, che deflagrano nel pulviscolo violetto e nella nebbia radiosa.
Tra i capolavori in mostra: Portrait de Michel Monet bébé, Ninfee, Le Rose, Londres. Le Parlement. Reflets sur la Tamise.
Biglietto intero 15 euro.
Arcimboldo a Palazzo Barberini
Dal 20 ottobre all'11 febbraio 2018, Palazzo Barberini ospiterà la mostra Arcimboldo.
Per la prima volta nella capitale sarà possibile ammirare una ventina di capolavori autografi, disegni e dipinti, di Giuseppe Arcimboldi (Milano, 1526-1593) meglio noto come Arcimboldo, provenienti da Basilea, Denver, Houston, Monaco di Baviera, Stoccolma, Vienna, Como, Cremona, Firenze, Genova, Milano.
Formatosi alla bottega del padre, nell'ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo, pittore, ma anche poeta e filosofo, è celebre soprattutto per le famose "teste composte" di frutti e fiori.
Grazie alle sue "bizzarrie" e alle sue "pitture ridicole", è stato uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, esponente di una corrente artistica, scientifica, filosofica e umanistica lontana da quella classicheggiante della Roma dell’epoca.
Riscoperto negli anni Trenta del Novecento, l’artista venne considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.
Biglietto intero 15 euro.
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Quiz: che ruolo avresti al Festival di Sanremo? Giudice, conduttore o cantante?

C’è una settimana all’anno in cui l’Italia si sincronizza.Le chat di famiglia esplodono, le stories diventano un commento live permanente, e persino chi “non guarda la tv” improvvisamente ha un’opinione fortissima su outfit, acuti e standing ovation. È la settimana "santa" del Festival di Sanremo.
Nato nel 1951 e ospitato nello storico Teatro Ariston, il Festival è molto più di una gara canora: è uno specchio culturale, nonché un termometro emotivo e salotto pop dove si mescolano musica, moda e momenti destinati a diventare storia.
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Negli anni, il palco dell’Ariston ha consacrato carriere, rilanciato icone e generato scene impossibili da dimenticare. Da Domenico Modugno che nel 1958 fece volare “Nel blu dipinto di blu”, fino all’esplosione globale dei Måneskin dopo la vittoria e l’onda lunga dell’Eurovision.E poi le edizioni più recenti, capaci di trasformare il Festival in un evento davvero cross-generazionale e cross-piattaforma.
Con il ritorno di Carlo Conti alla conduzione e un parterre di ospiti che promette momenti memorabili - da Laura Pausini a Tiziano Ferro, passando per Pilar Fogliati e Achille Lauro, la 76ª edizione si prepara a confermare una certezza: il Festival di Sanremo non è mai solo uno show, ma un rituale che siamo pronti a vivere, ancora!
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Perché Sanremo non è solo nel cast, ma è nell’attesa, nella discussione tra amici, nella capacità di reinventarsi restando fedele a se stesso. Ed è soprattutto in una domanda che, sotto sotto, ci facciamo tutti: se fossi al Festival di Sanremo… chi saresti?
Giudice? Conduttore o Cantante? Scoprilo con il nostro quiz!
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Rispondi d’istinto e annota le tue risposte (A, B o C). Alla fine scopri il tuo alter ego sanremese.
1. Ti invitano all’Ariston. La tua prima reazione è:
A. “Ok, ma voglio avere l’ultima parola.”
B. “Perfetto, organizziamo tutto nei minimi dettagli.”
C. “Dov’è il palco? Ho già il look in mente.”
2. Sotto pressione tu:
A. Analizzi tutto e dai giudizi lucidissimi (anche se pungenti).
B. Sdrammatizzi con ironia e tieni il ritmo.
C. Ti accendi. È il tuo momento.
3. Il tuo rapporto con le critiche?
A. Le fai meglio di chiunque altro.
B. Le gestisci con diplomazia.
C. Le trasformi in energia creativa.
4. Look per la prima serata:
A. Elegante, statement, un po’ autorità.
B. Iconico ma rassicurante.
C. Wow factor. Deve far parlare.
5. La frase che ti rappresenta:
A. “Io la penso così.”
B. “Tranquilli, ci penso io.”
C. “Sentite questa.”
RISULTATI
Maggioranza di A : Il/La GIUDICE
Sei l’opinione che conta. Analitico/a, magnetico/a, non hai paura di esporti. Ti immaginiamo dietro un banco (o con una penna in mano) pronto/a a decretare il tormentone dell’anno. Ami la musica, ma ami ancora di più interpretarla. Saresti quello/a che il giorno dopo tutti citano.
Maggioranza di B : Il/La CONDUTTORE/TRICE
Sei equilibrio, ritmo e gestione del caos. Sai tenere insieme personalità diverse, momenti intensi e imprevisti in diretta. Hai il dono della presenza: quando entri in una stanza, l’energia si stabilizza. Sanremo per te è orchestrazione, non solo performance.
Maggioranza di C: Il/La CANTANTE
Il palco è casa tua. Vivi di emozioni, vibrazioni, applausi. Hai qualcosa da dire e lo dici senza filtri.
Sanremo per te non è competizione: è espressione pura. E sì, probabilmente il giorno dopo sei già in trend su tutte le piattaforme.
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Chi vincerà Sanremo 2026 (secondo oroscopo e astrologia)

Se c'è un'annata dove intercettare la vittoria a Sanremo è difficile, è proprio quest'anno. Quindi tanto vale guardare agli oroscopi.
L'edizione in onda dal 24 al 28 febbraio condotta da Carlo Conti e Laura Pausini arriva in un ritardo dovuto all'Olimpiadi e si incastra in una situazione astrale complicatissima e a suo modo unica.
Dal 25 febbraio con Mercurio retrogrado sarà necessario bilanciare per molti segni la volontà di "spaccare": la resa dei conti richiederà per loro una prova di self control non da poco.
Quest'anno al Teatro Ariston vincerà chi saprà dominare a proprio vantaggio l'emotività.
Ecco quindi, divisi per segno zodiacale, come potrebbe andare questo Festival per loro. Un consiglio generale a tutti gli oltre 30 artisti è di non rincorrere un copione ma abbandonarsi al potere della spontaneità.
Chi vince Sanremo 2026 (secondo l'oroscopo)
(Continua dopo la foto)
Ariete a Sanremo 2026
È il segno di Francesco Renga, Sayf, LDA, Sal Da Vinci, Chiello e Patty Pravo
La sfida sul palco: giù le maschere. L'invito per questo segno dal 25 febbraio è a voltare pagina, disancorandosi dal passato e da quel senso di nebbia che potrebbero percepire attorno a loro in questi giorni. Soprattutto negli artisti conosciuti da più generazioni è importante non cercare solo una conferma, ma quasi un punto di rottura che possa risultare sorprendente. I più giovani invece dovranno lasciare in camerino le apparenze e puntare sulla vulnerabilità, che a volte tendono a nascondere.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Abbastanza alte
Toro a Sanremo 2026
È il segno di Ermal Meta, Mara Sattei, Serena Brancale e Elettra Lamborghini
La sfida sul palco: abbracciare l'imprevisto. Per questo segno, il 27 febbraio potrebbe portare ad alcuni di loro qualcosa di inaspettato. Nessun problema davvero concreto, ma sarà utile la capacità di reagire a un possibile imprevisto in modo flessibile. In fondo l'imprevisto non è spesso il prologo di una leggenda? L'importante è non cullarsi nell'arrendevolezza che potrebbe colpirli di tanto in tanto: se lo spirito "urla" ferie, voi rispondete con eleganza. Sarete magnetici.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Gemelli a Sanremo 2026
È il segno di Levante e Enrico Nigiotti
La sfida sul palco: dirsi qui e ora, cambierà tutto. Tra i segni più esposti alla tempesta di questi giorni, ci sono proprio i Gemelli. Dotati di enorme intelligenza emotiva, dovranno concentrarsi sul pubblico e meno sulla stampa e sugli addetti ai lavori, focalizzandosi su chi li guarderà in teatro e a casa, per quanto difficile possa essere. È una questione di prospettiva: sarà la loro occasione per costruire un ponte fatto di sentimenti con chi non sa ancora di amarli. La vittoria magari non sarà toccando il podio, ma dopo.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Cancro a Sanremo 2026
È il segno di Tommaso Paradiso e di Cleo de Le bambole di pezza
La sfida sul palco: cavalcare l'onda senza farsi travolgere. Per quanto siano diversi questi artisti, il consiglio è univoco secondo le stelle: non trattenetevi. Per il segno del Cancro questi saranno giorni emotivamente ricchi ma non devono diventare più complessi di quello che sono. Il pubblico non è abituato a vederli in tv ma si aspettano da loro qualcosa di imprevedibile. L'atteggiamento li renderà vincenti.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Molto alte
Leone a Sanremo 2026
È il segno di J-Ax, Arisa, Tredici Pietro e Colombre
La sfida sul palco: parola d'ordine, intimità. A questo segno viene chiesto di dare i messaggi giusti con il "volume" giusto, concentrandosi tantissimo sulle intenzioni del brano. Per loro non sarà la "voce" a fare la differenza, ma quello che si leggerà "tra le righe" della loro presenza sul palco. Massima serenità e focus su quello che di loro rimarrà quando il Festival sarà giunto alla fine.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Vergine a Sanremo 2026
È il segno di Marco Masini, Fulminacci e Maria Antonietta
La sfida sul palco: puntare sull'empatia. Questa volta gli astri chiedono al segno della Vergine di lasciare per una settimana in cantina il perfezionismo puntando su una cosa che a loro non riesce benissimo: guardare con serenità all'imperfezione. L'invito è a lasciarsi andare qualsiasi cosa accada evitando come la peste ogni forma di irrigidimento. La sinergia di Marco Masini con Fedez si confermerà tale. Quella di Maria Antonietta con Colombre sarà sorprendente.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Bilancia a Sanremo 2026
È il segno di Fedez, Raf e Samurai Jay
La sfida sul palco: ritrovarsi. È invito che vale sempre, ma che con i bilancia va rinnovato perché fanno finta di dimenticarselo: vogliatevi un po' più bene, per favore. Per loro l'obbiettivo non è vincere, ma risplendere, bucare lo schermo e il modo per farlo stavolta è arrendersi al pubblico. Se lo faranno, avranno grandi soddisfazioni.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Scorpione a Sanremo 2026
È il segno di Aka 7even, Nayt e Eddie Brock
La sfida sul palco: saltare oltre il burrone. In questa settimana lo scorpione non si deve aspettare la debacle che forse dentro il loro cuore vedono. La loro sarà una sfida di fiducia nei propri mezzi. Gli astri consigliano agli scorpione di sorridere, di gettare sé stessi e il cuore oltre l'ostacolo. Sarà un'occasione enorme di crescita se riusciranno a godersi il momento senza compromessi.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Alte
Sagittario a Sanremo 2026
È il segno di Leo Gassmann, Dargen D'Amico e Michele Bravi
La sfida sul palco: ascoltarsi. Sembra incredibile detta così, ma per loro la prima volta che porteranno il loro brano su quel palco, quella canzone sarà una canzone nuova. Sarà una grande prova per loro e una prova di maturità che potrà colpire nel segno, è proprio il caso di dirlo, se sapranno "sintonizzarsi" su quel cambiamento. Da loro non aspettatevi solo "intrattenimento" ma qualcosa di più.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Nella media.
Capricorno a Sanremo 2026
È il segno di Luchè
La sfida sul palco: solidità che diventa raffinatezza. Il palco più importante d'Italia dovrà diventare per l'artista come un esordio assoluto. Ogni parola avrà un peso specifico importante se saprà in qualche modo "ammorbidirsi" rimodellando la percezione di sé. Il pubblico in quel caso, sarà dalla sua parte.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Non molto alte.
Acquario a Sanremo 2026
È il segno di Malika Ayane e Ditonellapiaga
La sfida sul palco: ribellione, ribellione, ribellione. Non c'è cosa più bella di andare oltre le convenzioni o forse una c'è, essere provocatori con un senso. Le artiste sono artiste ma anche manifesto dei loro valori e per quanto la parola "icona" possa essere scomoda, hanno tutte le carte in regola per mettere un mattone in più per costruire questo status agli occhi del pubblico.
Probabilità di vittoria secondo l'oroscopo? Piuttosto alte
Pesci a Sanremo 2026
Non ci sono artisti del segno dei Pesci e la cosa curiosa è che questa sarebbe proprio la loro settimana perfetta secondo gli astri. Chissà che musicisti, maestri d'orchestra o addetti ai lavori di questo segno possano portare ai loro artisti fortuna e le giuste "vibes".
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Ferrari, la musica e il mito della performance: a Modena le auto leggendarie delle icone della musica
Ma la performance, prima ancora di essere un dato tecnico, è un fatto culturale.
Dal 18 febbraio 2026, al Museo Enzo Ferrari, la mostra The Greatest Hits – Music Legends and their Ferraris prende questa parola e la sposta di campo. Non più solo pista, cavalli e velocità, ma palco, voce e presenza scenica. Così, un’operazione che potrebbe sembrare puramente celebrativa – rockstar e supercar, un binomio quasi automatico – diventa un’indagine sulla costruzione dell’identità pubblica.
Cosa succede quando un oggetto industriale diventa autobiografia?
La 250 GTO di Nick Mason, cofondatore e batterista dei Pink Floyd, non è soltanto una delle Ferrari più rare al mondo, è l’auto di un musicista che ha fatto del tempo, del ritmo e della tensione la propria grammatica espressiva. Nelle sue scelte collezionistiche si riconosce lo stesso approccio con cui i Pink Floyd costruivano paesaggi sonori stratificati: precisione, controllo dell’intensità, equilibrio tra potenza e misura. La GTO, con la sua aura quasi mitologica, diventa così una naturale estensione di quell’estetica.
Ferrari 250 GTO di Nick Mason
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Diversa è la traiettoria con cui, negli anni Ottanta, l’immaginario Ferrari entra in uno dei videoclip più iconici della storia del pop: Material Girl di Madonna. Qui l’automobile smette di essere semplice oggetto di lusso e diventa elemento scenico in una riflessione ironica sul rapporto tra desiderio, potere e indipendenza economica. In un universo culturale in cui la Ferrari è stata a lungo letta come simbolo di affermazione maschile, Madonna ne ribalta il codice: non è un premio da conquistare, ma uno strumento narrativo sotto il controllo dell’artista.
Con Eric Clapton il discorso cambia ancora. La SP12 commissionata a Maranello non è semplicemente una Ferrari, ma una one-off costruita su misura. Come una chitarra modificata fino a restituire il timbro desiderato, l’auto nasce da un’esigenza personale. Clapton non sceglie un modello: costruisce un progetto. E in questo gesto c’è un’idea profondamente artistica, quella per cui l’oggetto deve aderire alla propria identità, non il contrario.
Altrettanto significativo è il legame con Cher. In un percorso costruito sulla trasformazione continua, la Ferrari entra come simbolo di permanenza dentro il cambiamento, restare iconica mentre tutto muta. Se per generazioni di uomini il cavallino rampante è stato certificato di conquista e successo, per un’artista come Cher diventa superficie di autorappresentazione, parte di una regia consapevole della propria immagine.
Ferrari 250 LM di Cher
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Per decenni, del resto, la Ferrari è stata narrata come emblema di potere maschile: successo economico, controllo, dominio della velocità. La mostra non cancella questa stratificazione simbolica, ma la complica. La mette in dialogo con corpi, voci e immaginari che ne ridefiniscono il significato. L’automobile non è più soltanto un trofeo, è un linguaggio.
Ed è attraverso la narrazione che questo linguaggio prende forma.
Il percorso espositivo intreccia immagini d’archivio e contenuti sonori, e le storie delle auto e dei loro proprietari diventano suono in un podcast realizzato da Chora Media, con la partecipazione di Federico Buffa. Non semplici didascalie audio, ma racconti che restituiscono profondità e contesto emotivo. La voce – elemento centrale nella vita degli artisti – diventa così anche strumento curatoriale, un’ulteriore forma di performance.
Photo Courtesy of Ferrari Style Press Office
Ferrari così non entra nella musica per appropriarsene, ma perché riconosce un terreno comune: la tensione tra rigore e istinto. Un concerto, come una guida ad alte prestazioni, è il risultato di ore di preparazione che devono scomparire nel momento dell’esecuzione.
Non è un caso che il Museo, dopo aver chiuso il 2025 con oltre 890 mila visitatori, abbia scelto di rafforzare questo dialogo diventando premium sponsor della prima edizione italiana del Jazz Open Modena. Il jazz, più di ogni altro genere, racconta questa dialettica: struttura e improvvisazione, tecnica e libertà, la stessa logica che governa un motore ad alte prestazioni.
In fondo, il titolo The Greatest Hits non parla soltanto di canzoni celebri, ma di momenti in cui forma e intensità coincidono, di quando un oggetto supera la sua funzione e diventa segno culturale.
Una Ferrari sarà pur sempre un’auto, ma può anche essere un autoritratto. E forse è questo che la mostra mette davvero in scena: la costruzione del mito, quel territorio ambiguo in cui talento, desiderio e immaginario collettivo si intrecciano fino a trasformare la tecnica in emozione, proprio come accade con la musica.
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Come rinnovare l'armadio con micro esperimenti di upcycling domestico

Nell’epoca in cui tutto corre veloce -mode, trend, consumi - c’è un gesto che ci riporta al centro: rimettere le mani sui nostri abiti, toccarli, guardarli da vicino, reinventarli. È più di un esercizio creativo: è un modo per rallentare, riscoprire il potere della manualità e dare nuova vita alle cose che abbiamo già.
Così nasce Re-fashion Yourself, un invito contemporaneo a trasformare il proprio guardaroba attraverso micro esperimenti di upcycling domestico: piccoli interventi, zero tecnicismi, massima soddisfazione.
Perché l’upcycling è la nuova forma di self-care
Upcycling non significa soltanto riciclare: significa trasformare qualcosa in meglio, ridandogli dignità e carattere. È un atto che parla di noi: ci ricorda che possiamo cambiare, migliorare, cambiare forma senza perdere il nostro valore.
Rinnovare un capo, infatti, è anche un gesto emotivo. È il piacere di fare qualcosa con le mani, di creare qualcosa di unico, di vedere nascere bellezza da un oggetto che credevamo “finito”. È un modo per dire: non ho bisogno di comprare sempre, posso creare.
Micro esperimenti creativi (facilissimi) da provare subito
I micro esperimenti di upcycling sono piccoli gesti creativi, facili e immediati, che possono trasformare un capo dimenticato in qualcosa di nuovo e sorprendente. Basta partire da un maglione che non indossate più: potete aggiungere un bordo di pizzo, qualche punto a contrasto o una toppa colorata sul gomito per dargli un’aria poetica e vissuta.
Anche la camicia bianca, quel classico che abbiamo tutte nell’armadio, può reinventarsi con un nodo in vita, un bottone vintage o le maniche accorciate, diventando un top elegante e trasformabile. I jeans, poi, sono una tela perfetta per sperimentare: una cucitura lasciata a vista, una patch, un piccolo ricamo o un fiore disegnato con la candeggina li rendono immediatamente unici.
Lo stesso vale per accessori e t-shirt: una borsa cambia anima sostituendo la tracolla o annodando un foulard al manico, mentre una maglietta può diventare un capo speciale con una parola ricamata vicino al cuore o un dettaglio grafico fatto a mano. Sono interventi minimi, quasi istintivi, ma capaci di rinnovare completamente ciò che già avete, e di raccontare una versione più personale e creativa di voi stesse.
Upcycling domestico: reinventare un capo, reinventare se stesse
Re-fashion Yourself non è una tendenza: è una filosofia. È scegliere di creare invece di comprare, di trasformare invece di buttare, di rallentare invece di seguire l’ennesima micro-tendenza. È un atto di libertà, di autonomia e, sì, anche di stile. Perché alla fine, il capo più bello è quello che parla di noi.
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