Cos’è lo shiopan, il nuovo pane giapponese arrivato in Italia ed è già virale
Nel 2026 tra le parole più digitate dagli appassionati di bakery c’è shio pan, o shiopan: un piccolo pane giapponese che unisce impasto morbido, tanto burro e cristalli di sale in superficie. In Asia è già un fenomeno di massa, in Europa sta spuntando nelle boulangerie più attente ai trend.
Secondo diverse testate gastronomiche internazionali, lo shio pan è uno dei lievitati destinati a segnare il 2027, al pari del croissant. E in Italia, dove lo shokupan al latte è ormai di casa, i primi shiopan stanno iniziando ad apparire in bakery e programmi TV, pronti a diventare virali anche sui vostri feed.
Dallo shokupan allo shiopan: la nuova ondata di pane giapponese
Dopo anni di croissant e cornetti, le vetrine italiane hanno scoperto il fascino dei pani giapponesi. Prima è arrivato lo shokupan, pane in cassetta super soffice, adottato da coffee shop e ristoranti per toast fotogenici e sandwich gourmet.
Adesso tocca allo shiopan, che parla la stessa lingua della golosità, ma con un twist più deciso. Il nome viene dal giapponese: shio significa sale, pan pane. Traduzione letterale: pane salato, anche se in bocca succede qualcosa di più complesso di un semplice panino sapido.
Alla base c’è un impasto arricchito con burro, poco zucchero, latte e/o acqua. La vera differenza rispetto al solito panino al latte è però il cuore: una stecca di burro salato, ben visibile al morso, che trasforma ogni boccone in un concentrato di comfort food.
Dentro uno shiopan: impasto, burro, sale e quella base croccante
Il consulente panificatore Cristian Marcellin, che ha studiato lo shiopan a Parigi, riassume così le proporzioni perfette: tra 15 e 18 grammi di burro per 75-80 grammi di impasto. In pratica, un rapporto pane‑burro molto più generoso di quello a cui siete abituati.
Tecnicamente non è un croissant. L’impasto non è sfogliato: si stende una sola pasta, si avvolge il cilindro di burro freddo e si arrotola il tutto, un po’ come si farebbe con un cornetto, ma senza stratificazioni. Poi si lascia lievitare e si inforna.
In cottura il burro interno fonde lentamente, crea una cavità al centro e scende verso il fondo del panino. È qui che avviene la magia: la base praticamente “frigge” nel burro, diventando croccante e quasi caramellizzata, mentre il resto rimane soffice ed elastico.
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Sopra, qualche granello di sale grosso riequilibra la leggera dolcezza dell’impasto. Il risultato è un morso a tre livelli: crosta inferiore croccante, mollica morbida, cuore ancora leggermente umido di burro salato. Un equilibrio che gioca su contrasti netti, anche acustici, perfetti per i video ASMR che affollano i social asiatici.
Per riconoscere uno shiopan fatto bene, osservate tre cose. La base deve essere ben dorata, lucida ma non unta. L’interno, una volta spezzato, mostra una cavità pulita e una mollica soffice, non asciutta. Al gusto, burro e sale devono essere presenti ma non aggressivi, senza retrogusto di bruciato.
Dal Giappone a Parigi (e ora in Italia): il percorso del nuovo trend
La storia parte a Yawatahama, nella prefettura di Ehime, in Giappone. Qui la panetteria Pain Maison avrebbe messo a punto lo shio pan nei primi anni Duemila, con sviluppo della ricetta intorno al 2003 e vendite dal 2004, secondo i racconti della famiglia Hirata. Altre ricostruzioni indicano il 2014 come anno della vera esplosione commerciale.
Il passaggio decisivo però avviene in Corea del Sud, dove lo shio pan diventa sogeum-ppang, letteralmente “pane al sale”. Le bakery coreane lo trasformano in un piccolo gioiello iper‑condito: versioni con formaggio filante, aglio, mais, creme dolci e salate. I video del pane che si spezza rivelando la cavità lucida di burro iniziano a girare su TikTok e Instagram, spingendo la viralità fuori dall’Asia.
Da qui lo shiopan arriva in Francia, laboratorio globale dei lievitati. A Parigi, coffee shop come La Petite Manis lo propongono in versioni creative: al miele, alle alghe, al formaggio, con crema kaya al pandan. Nel Marais ha aperto Salted Boy, indirizzo quasi monografico dedicato al salted bread, sfornato tutto il giorno e servito con dip al cioccolato, al cocco o con cream cheese.
Secondo Food&Wine Italia, è proprio questa adozione da parte della bakery francese contemporanea a candidare lo shiopan a “nuovo croissant globale”. Non perché lo imiti tecnicamente, ma perché occupa lo stesso spazio mentale: un pezzo singolo, burroso, perfetto per colazione o merenda, altamente fotografabile.
E in Italia? I segnali ci sono già. A Torino, la bakery Kintsugi ha inserito lo shio pan tra le specialità giapponesi, accanto a melonpan e altri pani soffici, con clienti pronti a prenotare in anticipo. In TV, programmi come È sempre mezzogiorno hanno proposto cornetti salati giapponesi chiamati shio pan, portando il nome nel mainstream.
Per le bakery italiane artigianali lo shiopan è quasi un invito: non richiede laminatrici da croissant, ma una buona gestione degli impasti diretti e materia prima di qualità, soprattutto burro. In cambio offre un prodotto d’impatto, facilmente personalizzabile anche in chiave italiana, con idee che vanno dal burro e rosmarino alla crema di pistacchio, passando per versioni più audaci con acciughe o formaggi freschi.
Il che significa che, tra non molto, potreste trovarvi al banco del bar a scegliere non solo tra brioche vuota o alla crema, ma anche tra cornetto e shiopan. Sapere già che cos’è, come dev’essere fatto e perché sta spopolando vi metterà un passo avanti nella fila delle food addicted.
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