Per dimagrire bastano 24 ore: come funziona la dieta del giorno di magro

La dieta del giorno di magro promette di far dimagrire stando a dieta solo un giorno a settimana: ecco come funziona e perché fa bene (anche) alla salute
Si mangia ciò che si vuole per tutta la settimana e per un giorno si segue un regime alimentare magro.
Il risultato: dopo circa 16 ore senza grassi e zuccheri, l’organismo si rigenera, ripara le cellule danneggiate e attinge alle riserve energetiche accumulate durante i periodi ipercalorici.
Come a dire: brucia l’adipe depositato e il grasso in eccesso.
Ecco tutto quello che bisogna sapere su questa nuova dieta, la dieta del giorno di magro (appunto) ideata da Stefano Erzegovesi, nutrizionista e psichiatra del San Raffaele di Milano che ha appena pubblicato il libro Il digiuno per tutti (Vallardi).
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I benefici della dieta del giorno di magro
Lo dice la formula stessa: la dieta del giorno di magro è appunto un regime alimentare per cui si mangia a piacimento durante tutta la settimana seguendo però alcune limitazioni per 24 ore.
In pratica è come se si stesse a dieta solo un mese e mezzo all’anno, con i benefici fisici di chi segue un regime ipocalorico no stop nonché quelli psicologici di chi non è mai davvero a dieta.
Come funziona la dieta del giorno di magro
Per un giorno alla settimana si eviteranno zuccheri complessi, grassi, fritti e tutto ciò che va sotto l’etichetta di ipercalorico.
Si mangeranno solo ed esclusivamente verdure, brodo e cibi fermentati, sia a colazione sia a pranzo sia a cena.
Banditi invece gli spuntini fuori pasto.
Per gli altri sei giorni, si può mangiare di tutto (ma con moderazione), preferendo la dieta mediterranea classica, abbondando con legumi e ortaggi senza mai rinunciare al pane, al primo (pasta, riso, minestre, minestroni, zuppe, vellutate… tutto fa brodo, è il caso di dirlo!).
E ogni tanto anche uno strappo alla regola non guasta alla silhouette: dolci e fritti non sono da depennare dalla lista degli amici, anzi!
Il bello di questo stile alimentare è proprio il fatto di non dovere depennare niente e nessuno, senza dunque rischiare di cadere in tentazione come spesso accade nelle diete più drastiche e limitanti.
I benefici a livello fisico
La restrizione calorica, anche se osservata per un solo giorno, avrà effetti benefici sul dimagrimento corporeo davvero eccezionali.
Oltre alla silhouette, ne gioverà il corpo in generale. In assenza di pasta, carne o uova, infatti, le cellule sono in grado di eliminare le scorie, le tossine e tutto il materiale di scarto di cui è bene depurarsi.
Riusciranno anche a riparare più velocemente e con maggiore efficacia tessuti e strutture danneggiate, infine recupereranno l’energia dai depositi di grasso.
Importantissimo per l’organismo è anche imparare a mantenere lo stomaco a riposo: la pancia vuota tra un pasto e l’altro è un semi-digiuno che insegna la disciplina, tempra il corpo e addirittura stimola il sistema immunitario.
I benefici a livello psicologico
La pratica del digiuno o del semi-digiuno, alimentandosi solo con pochi cibi magri, favorirebbe una maggiore lucidità mentale.
Secondo gli studi, infatti, i sensi si affinano, questo perché l’uomo è cacciatore e quando è affamato si ingegna per procacciarsi il cibo.
Oltre alla sensibilità, anche attenzione, concentrazione, memoria, capacità logica e intuitiva aumentano.
L’importante è non mettere in allarme il corpo: fin dalla prima mattina del giorno di magro, fategli capire che qualcosa da mangiare lo avrà, poco ma buono.
In questo modo l’organismo non attiverà quei meccanismi di allerta da digiuno, importanti per la sopravvivenza della specie e quindi giustamente ineliminabili: bastano due noci, come leggerete più avanti.
Infine, il beneficio psicologico maggiore è quello di non sentirsi a dieta, senza i soliti sacrifici prolungati a cui i periodi di ristrettezza light solitamente ci sottopongono.
Digiuno e giorno di magro: i benefici accertati dalla storia
Il digiuno sta alla base di quasi tutte le confessioni religiose.
Dal cattolicesimo all’islam fino al buddismo, tutte le religioni con tradizione millenaria prevedono periodi più o meno lunghi di digiuno.
Nel 45 dopo Cristo, Plutarco scriveva: “Invece di usare medicine, digiuniamo un giorno”. E prima di lui anche i Fenici, gli Assiri, i Babilonesi e gli Egizi erano soliti mettere a riposo le fauci per 24 ore, seguiti a ruota dai filosofi greci come Pitagora e Platone.
Il motivo per cui il digiuno era caldamente consigliato era di tipo medico: mantenere l’apparato digerente in fermo per qualche ora in più aiutava ad auto-curarsi in caso di malattie in atto e a prevenirne di nuove, rafforzando le difese immunitarie.
Inoltre la lucidità mentale che va a braccetto con lo stomaco che brontola rende l’uomo più produttivo, per questo ogni società propone ai suoi membri di osservare un po’ di sacro digiuno.
Cosa mangiare nel giorno di magro
La dieta del nutrizionista Stefano Erzegovesi illustrata ne Il digiuno per tutti permette nel giorno di magro di assumere soltanto i seguenti alimenti: un paio di noci di mattina, per spezzare la fame e avere un apporto di vitamine, fibre, sali minerali e grassi vegetali buoni quali gli omega 3.
Anche il kefir, lo yogurt originario del Caucaso, è consentito, anzi: consigliato perché ricchissimo di fermenti lattici e quindi ottimo per preservare la flora batterica intestinale (che è fondamentale, una sorta di secondo cervello).
Via libera pure per le verdure fermentate, ossia i vegetali conservati in salamoia tipo giardiniera, e per il brodo vegetale.
Quest’ultimo è un vero toccasana, parola della cucina giapponese che ne prevede una tazza prima di qualsiasi pasto e in ogni stagione dell’anno.
Non solo idrata e allevia il senso di fame, riempiendo lo stomaco, ma ha anche un effetto digestivo e rimineralizzante.
Sempre rimanendo nell'ambito della cucina asiatica, chi non riesce a fare a meno della pasta può provare gli shirataki, finti spaghetti ipocalorici che in realtà sono fatti di gelatina, estratta dalla radice konjac che in Oriente viene usata per depurarsi.
La dieta di Erzegovesi ammette poi tutte le verdure, dalle carote agli spinaci e dai peperoni alle cime di rapa, da consumare sia cotte (preferibilmente al vapore o bollite) sia crude.
Come condimenti, si possono usare aceto di riso, di mele o di vino e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva.
Chi può seguire la dieta del giorno di magro e chi no
Chiunque non abbia particolari problemi di salute ed esigenze a livello nutritivo, può provare a seguire la dieta del giorno di magro, chiedendo prima il parere del proprio medico.
Invece è da evitare per bambini, anziani e donne in dolce attesa. Anche chi è sottopeso e ha avuto problemi alimentari non deve provarla.
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Le fibre sono il segreto per restare in forma e in salute: vi spieghiamo come mangiarne di più

Per assicurarsi una buona salute è fondamentale sapere come mangiare più fibre.
Questo perché le fibre sono preziose per il corretto funzionamento dell’organismo: aiutano a eliminare le sostanze di scarto in eccesso che se si accumulano e favoriscono gonfiore e chili in più.
In più, hanno un’eccezionale azione saziante. Danno un maggiore senso di pienezza al pasto e di conseguenza, fanno mangiare di meno.
Prolungano inoltre la sazietà e contrastano gli attacchi di fame, a tutto vantaggio della linea e della salute.
Un consumo regolare di fibre nella dieta aiuta infatti a stare alla larga dal sovrappeso e dall'insorgenza del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e da tanti altri disturbi.
Le fibre, in particolare quelle solubili, sono delle ottime alleate del buonumore.
Hanno un'azione prebiotica: nutrono i batteri buoni che favoriscono la salute dell'intestino, che è coinvolto a sua volta nella produzione di serotonina, l'ormone della felicità.
Ecco le dritte e gli abbinamenti migliori per mangiare più fibre
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Per mangiare più fibre non fatevi mai mancare verdura e frutta
Per consumare a tavola più fibre la prima mossa da seguire consiste nel mangiare più verdura, in particolare quella a foglia verde, come spinaci, bietola, lattuga.
Anche la frutta di stagione, meglio ancora se biologica ne è una buona fonte.
Mele e pere bio, per esempio, possono essere consumate con tutta la buccia, che ne è ricca.
Al posto dei succhi consumate frutta intera
La frutta intera rispetto a quella in versione succo contiene fibre.
Spremute ed estratti invece ne sono privi perché la polpa rimane nell'apparecchio.
Hanno poi più zuccheri semplici facilmente assimilabili dall'organismo.
Abbinate i cereali integrali ai legumi
Sono entrambi fonte di fibre che agevolano il senso di pienezza.
Rallentano infatti la velocità dello svuotamento gastrico e rallentano l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi e gli attacchi di fame improvvisi.
Mangiate la pasta con le verdure
La pasta integrale contiene una piccola quota di fibre.
Per potenziarne l’effetto saziante abbinatela alle verdure di stagione che ne sono particolarmente ricche.
Rallentano l’assorbimento degli zuccheri e assicurano un maggiore senso di sazietà.
Aggiungete la frutta secca alle insalate
Mandorle, noci e in generale la frutta secca a guscio contengono fibre solubili e insolubili, alleate della salute.
Le prime hanno un’azione prebiotica: favoriscono la crescita dei batteri buoni intestinali.
Le fibre insolubili invece hanno effetti positivi sulla regolarità dell’intestino.
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"Se siete a dieta ma non dimagrite, probabilmente state commettendo uno di questi errori", parola di nutrizionista

Saltare i pasti, mangiare tanta frutta secca, esagerare con i cibi light, muoversi poco. La lista degli errori più comuni quando si fa una dieta è infinita. Esistono, infatti, diversi comportamenti che potrebbero rivelarsi dei passi falsi e favorire l’aumento di peso.
Per tornare in piena forma per prima cosa è necessario stare alla larga dalle diete fai da te. Per perdere peso in modo sano e mantenere i risultati nel tempo è bene farsi guidare nella scelta di cosa mangiare da un nutrizionista.
Ecco poi altri errori assai comuni quando si fa una dieta da non sottovalutare se si vuole raggiungere il proprio risultato.
**I 5 errori più comuni che ci fanno abbandonare la dieta**
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Mangiare tutto senza condimento
Eliminare completamente i condimenti e consumare tutto rigorosamente scondito non è la strategia migliore per evitare gli sgarri alimentari.
Ad esempio, l’olio extravergine d’oliva, se usato con moderazione, è un valido alleato della dieta: è ricco di acidi grassi essenziali che aiutano a sentirsi sazi più a lungo.
Via libera anche a erbe aromatiche e spezie, ottimi sostituti naturali di sale e zucchero, che rendono i piatti più gustosi senza compromettere la linea.
Sostituire i pasti con una macedonia di frutta
Consumare a pranzo o cena solo una macedonia di frutta può sembrare leggero, ma rischia di portare a sgarri successivi.
La frutta, infatti, contiene molti zuccheri semplici che forniscono energia immediata ma causano sbalzi glicemici se consumata in grandi quantità soprattutto a digiuno.
Inoltre, non si tratta di un pasto completo: mancano proteine, carboidrati complessi e grassi buoni, fondamentali per un’alimentazione equilibrata.
Mangiare solo un’insalata
Verdure come lattuga, rucola e radicchio sono salutari. Apportano vitamine, minerali, antiossidanti e fibre.Tuttavia, mangiarle da sole non basta per dimagrire.
L’ideale è abbinarle a una fonte proteica come il pesce, la carne o i legumi e a carboidrati complessi come i cereali integrali, che aumentano il senso di sazietà e forniscono l’energia necessaria al corpo.
Avere fretta a tavola
Mangiare troppo in fretta riduce la percezione di sazietà e porta spesso a esagerare con le quantità.
Al contrario, masticare lentamente e assaporare ogni boccone permette al cervello di ricevere in tempo il segnale di “stop”, aiutando a mangiare meno e meglio.
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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