10 cose che non sapete di poter fare con l'anguria (dallo scrub al gelato light)

L’anguria è un'alleata di bellezza in molti modi poco noti: tra scrub, gelati light e bevande anti-cellulite, eccone 10 usi alternativi da provare
L’anguria è la protagonista della tavola estiva: dolcissima ma ipocalorica, dalle proprietà dimagranti e detox, oltre a essere un gustosissimo spezza-fame, un dessert ultra leggero e un cibo che idrata in profondità grazie alla sua percentuale d’acqua pari al 95% (ed è per questo che in inglese si chiama “watermelon”), l’anguria è anche una formidabile alleata di bellezza.
Ecco 10 usi alternativi, beauty e originali dell’anguria, dal beauty-case alla dispensa.
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Bucce sul viso per un impacco idratante e tonificante
Dopo avere mangiato una fetta d’anguria ed esservi quindi idratati in profondità grazie all’alto contenuto di acqua di questo frutto prodigioso, non buttate via la scorza!
Tagliatela a pezzettini e appoggiateli nei punti strategici del viso quali la zona T e sotto gli occhi, dove pori dilatati, borse e rughe sono maggiormente presenti.
In questo modo farete impacchi rinfrescanti sulla pelle, utili soprattutto dopo una giornata di esposizione prolungata al sole e al sale marino.
Questi impacchi idratanti sul viso disseteranno la pelle, la decongestioneranno e l’effetto sarà da lifting assicurato.
Nella zona T, invece, il succo zuccherino dell’anguria avrà un effetto astringente e tonificante, eliminando lucidità causata dal sebo in eccesso e affinando la grana epidermica.
Acqua aromatizzata all’anguria
L’anguria può essere anche bevuta oltre che mangiata. Non dovete per forza sacrificare un intero cocomero ma basteranno un paio di cubetti estratti dalla polpa, da fare riposare in frigorifero in una caraffa riempita di acqua.
Il rilascio del succo gustoso (ma molto light) e delle proprietà nutritive benefiche di questo frutto renderanno l'acqua aromatizzata un vero elisir di bellezza.
Se volete aggiungere un tocco detox e drenante, qualche fogliolina di menta da aggiungere a questo “cocktail” salutare vi aiuterà a eliminare i liquidi in eccesso. E a combattere quindi l’odiosa cellulite.
Scrub con semi e polpa di anguria
Prendete un po’ di polpa grumosa, tritate i semi non troppo finemente (dovrete ottenere un composto simile allo zucchero grezzo o al sale grosso) e mescolate assieme fino a ottenere una pasta omogeneo.
Potete aggiungere un cucchiaino di miele per amalgamare meglio il tutto dopodiché massaggiate delicatamente glutei, fianchi e ventre per ottenere uno scrub naturale al 100%.
Oltre ai punti critici sul fronte della cellulite, questo scrub è perfetto per rigenerare la pelle eliminando le cellule morte in superficie, quindi benissimo passare il composto su tutto il corpo.
Non dimenticate le mani, cartina di Tornasole dell’età di una donna che spesso viene tradita proprio dalla troppa esposizione al sole.
Gelato light all’anguria
Una variante ultra naturale e ultra light del gelato è il gelato alla frutta più basic che ci sia: anguria congelata!
Il gusto all’anguria è uno dei pochi che si può preparare senza gelatiera, basta riporre in freezer per qualche ora un cocomero dopo averlo tagliato a cubetti.
Basterà poi schiacciare e tritare la polpa gelata e il vostro gustoso dessert sarà pronto.
Le calorie risulteranno pochissime perché si tratta di polpa di anguria senza nessun additivo zuccherino: basta il fruttosio del cocomero a dare il giusto sapore sweet, a calorie quasi nulle.
Oltre al gelato, l’anguria si presta bene anche per insaporire i ghiaccioli. In questo caso bisognerà però aggiungere un po’ d’acqua alla polpa di anguria e, dato che il fruttosio contenuto non basta a rendere soft come un sorbetto il ghiaccio, aggiungete mezzo cucchiaino di zucchero.
Per una ricetta che sia assolutamente ipocalorica, optate per la stevia. Questo dolcificante naturale rende molto zuccherino il sapore dei cibi senza aggiungere nemmeno una caloria.
Bucce d’anguria sott’aceto
Per ottenere una variante originale e ancora più light di sottaceti, fateli con la buccia di anguria. Il sapore sarà simile ai cetrioli sott’aceto e le calorie addirittura minori!
Gustatevi una bella fetta di anguria dopodiché abbiate l’accortezza di tagliare via quel poco di polpa rosata rimasta attaccata alla scorza. Tagliate a cubetti la buccia verde e coprite con una salamoia fatta mescolando il sale con acqua fredda.
Aggiungete un po’ di cubetti di ghiaccio e lasciate riposare dalle 3 alle 4 ore.
Scolate poi le bucce dalla salamoia e risciacquatele. Mettetele in una pentola, copritele con acqua fredda e fate cuocere per circa 10 minuti (fino a quando non risulteranno morbide infilzandole con una forchetta).
A quel punto scolatele e in un pentolino mettete zucchero, aceto, acqua e spezie a piacere, facendo bollire per 5 minuti.
Versate il liquido sulle bucce d’anguria e aggiungete qualche fetta di limone. Una volta raffreddate, lasciatele in frigorifero per una notte intera.
La mattina seguente scaldate le bucce nello sciroppo in cui si trovano immerse e portatele fino al punto di ebollizione, poi fate cuocere a fuoco lento per un’ora circa.
Adesso inserite i sottaceti ancora caldi nei barattoli, mettendo un bastoncino di cannella se ne gradite il sapore e coprendo con lo sciroppo. L’importante è eliminare le bolle d’aria con molta cura, asciugare i bordi dei barattoli con carta assorbente, chiudere con coperchi sterilizzati e fare cuocere i barattoli chiusi in un pentolone d’acqua, almeno per 20 minuti dal momento dell’ebollizione per ottenere l’effetto sottovuoto.
Confettura di scorze d’anguria
Se più che da sottaceti siete da marmellate, potete provare la confettura di bucce di anguria.
Tagliate la buccia verde del cocomero a dadini o listarelle, metteteli in una pentola capiente e aggiungete una mela tagliata a pezzettini, della vanillina e il succo di mezzo limone filtrato (senza semini insomma).
Mescolate bene e fate bollire il tutto sul fuoco per un’oretta. Una volta raffreddato il composto, frullate bene e riponete in un vasetto di vetro (da conservare in frigorifero dopo la prima apertura e consumare in pochi giorni dato che non contiene conservanti).
Su una fetta di pane tostato questa confettura sarà una delizia!
Cuscinetti termici con i semi di cocomero
Per alleviare il dolore del torcicollo, un cuscinetto termico sarà un vero toccasana. Solitamente vengono riempiti con semi di lino o noccioli di ciliegia ma se ne volete uno molto estivo fatelo con i semini di anguria!
Conservateli ogni volta che ne mangiate una fetta; non appena ne avrete ottenuti abbastanza da riempire un cuscinetto da collo basterà lavarli bene, farli asciugare e infine imbottirne una fodera.
A quel punto con un veloce giro nel microonde potrete dire addio all'incubo dei capelli bagnati d'estate.
Semi di cocomero tostati
Esattamente come i semi di zucca, anche i semi d’anguria sono ottimi da mangiare. Ottimi sia a livello di gusto sia per le sostanze nutritive che contengono.
Basta tostarli, previa asciugatura al sole. Per tostarli, inseriteli in una teglia ricoperta di carta da forno aggiungendo un filo d’olio e un pizzico di sale.
Infornate a 180° per 15 minuti circa e avrete così uno snack salutare e addirittura dimagrante. I semi di anguria infatti, a differenza dei semi in generale, non fanno minimamente ingrassare e anzi contengono sostanze che stimolano il metabolismo a bruciare più grassi.
Sono ricchi di fibre, di antiossidanti e di proteine. Un etto di semi contiene circa 35 grammi di proteine (più della stessa quantità di carne).
Sono inoltre ricchi di grassi poli-insaturi, utili per tenere a bada il colesterolo, il rischio cardiovascolare e l’iperattivazione del sistema immunitario, aiutando perfino coloro che soffrono di allergie, di asma o di autoimmunità.
Le vitamine contenute sono quelle del gruppo B (che fanno bene al fegato) e hanno anche parecchio zinco, magnesio, manganese, fosforo, potassio e rame.
Condimento speziato a base di semi di cocomero
Con i semi di anguria si può anche preparare un condimento speziato in polvere. Ai semi di anguria si possono aggiungere un po’ di peperoncino essiccato, aglio e sale.
Tostate i semi di anguria e i peperoncini in forno. Macinateli bene e alla polvere ottenuta aggiungete anche un paio di spicchi d’aglio macinati e un pizzico di sale.
Essiccate infine tutto al sole, in forno a basse temperature oppure in un essiccatore apposito.
L’aglio potete sceglierlo fresco da essiccare oppure già essiccato in polvere. A questo punto avrete un mix di spezie che insaporirà qualsiasi piatto, dando inoltre una notevole spinta al metabolismo e facendovi così dimagrire.
I semi di anguria infatti hanno capacità metabolico-stimolanti così come il peperoncino e l’aglio.
L’unica controindicazione? Se dopo il pasto avete un incontro galante, non aggiungete l’aglio.
Tè di semi freschi di cocomero
Con i “chicchi” di cocomero si può preparare anche un ottimo tè.
Servono 4 cucchiai di semi di anguria fresca e 2 litri d’acqua. Macinate bene i semi utilizzando un frullatore o un macinino da caffè.
Portate l’acqua a ebollizione e poi versarla direttamente sui semi di anguria tritati; lasciate riposare per circa 15 minuti e attendete che la miscela si raffreddi. A questo punto filtrate e dissetatevi a dovere!
Questo tè è perfetto da conservare in frigorifero e da bere freddo in qualsiasi momento della giornata, per una sferzata di energia grazie alle vitamine e ai sali minerali contenuti nei semi.
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Le fibre sono il segreto per restare in forma e in salute: vi spieghiamo come mangiarne di più

Per assicurarsi una buona salute è fondamentale sapere come mangiare più fibre.
Questo perché le fibre sono preziose per il corretto funzionamento dell’organismo: aiutano a eliminare le sostanze di scarto in eccesso che se si accumulano e favoriscono gonfiore e chili in più.
In più, hanno un’eccezionale azione saziante. Danno un maggiore senso di pienezza al pasto e di conseguenza, fanno mangiare di meno.
Prolungano inoltre la sazietà e contrastano gli attacchi di fame, a tutto vantaggio della linea e della salute.
Un consumo regolare di fibre nella dieta aiuta infatti a stare alla larga dal sovrappeso e dall'insorgenza del diabete di tipo 2, delle malattie cardiovascolari e da tanti altri disturbi.
Le fibre, in particolare quelle solubili, sono delle ottime alleate del buonumore.
Hanno un'azione prebiotica: nutrono i batteri buoni che favoriscono la salute dell'intestino, che è coinvolto a sua volta nella produzione di serotonina, l'ormone della felicità.
Ecco le dritte e gli abbinamenti migliori per mangiare più fibre
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Per mangiare più fibre non fatevi mai mancare verdura e frutta
Per consumare a tavola più fibre la prima mossa da seguire consiste nel mangiare più verdura, in particolare quella a foglia verde, come spinaci, bietola, lattuga.
Anche la frutta di stagione, meglio ancora se biologica ne è una buona fonte.
Mele e pere bio, per esempio, possono essere consumate con tutta la buccia, che ne è ricca.
Al posto dei succhi consumate frutta intera
La frutta intera rispetto a quella in versione succo contiene fibre.
Spremute ed estratti invece ne sono privi perché la polpa rimane nell'apparecchio.
Hanno poi più zuccheri semplici facilmente assimilabili dall'organismo.
Abbinate i cereali integrali ai legumi
Sono entrambi fonte di fibre che agevolano il senso di pienezza.
Rallentano infatti la velocità dello svuotamento gastrico e rallentano l’assorbimento degli zuccheri e dei grassi e gli attacchi di fame improvvisi.
Mangiate la pasta con le verdure
La pasta integrale contiene una piccola quota di fibre.
Per potenziarne l’effetto saziante abbinatela alle verdure di stagione che ne sono particolarmente ricche.
Rallentano l’assorbimento degli zuccheri e assicurano un maggiore senso di sazietà.
Aggiungete la frutta secca alle insalate
Mandorle, noci e in generale la frutta secca a guscio contengono fibre solubili e insolubili, alleate della salute.
Le prime hanno un’azione prebiotica: favoriscono la crescita dei batteri buoni intestinali.
Le fibre insolubili invece hanno effetti positivi sulla regolarità dell’intestino.
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"Se siete a dieta ma non dimagrite, probabilmente state commettendo uno di questi errori", parola di nutrizionista

Saltare i pasti, mangiare tanta frutta secca, esagerare con i cibi light, muoversi poco. La lista degli errori più comuni quando si fa una dieta è infinita. Esistono, infatti, diversi comportamenti che potrebbero rivelarsi dei passi falsi e favorire l’aumento di peso.
Per tornare in piena forma per prima cosa è necessario stare alla larga dalle diete fai da te. Per perdere peso in modo sano e mantenere i risultati nel tempo è bene farsi guidare nella scelta di cosa mangiare da un nutrizionista.
Ecco poi altri errori assai comuni quando si fa una dieta da non sottovalutare se si vuole raggiungere il proprio risultato.
**I 5 errori più comuni che ci fanno abbandonare la dieta**
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Mangiare tutto senza condimento
Eliminare completamente i condimenti e consumare tutto rigorosamente scondito non è la strategia migliore per evitare gli sgarri alimentari.
Ad esempio, l’olio extravergine d’oliva, se usato con moderazione, è un valido alleato della dieta: è ricco di acidi grassi essenziali che aiutano a sentirsi sazi più a lungo.
Via libera anche a erbe aromatiche e spezie, ottimi sostituti naturali di sale e zucchero, che rendono i piatti più gustosi senza compromettere la linea.
Sostituire i pasti con una macedonia di frutta
Consumare a pranzo o cena solo una macedonia di frutta può sembrare leggero, ma rischia di portare a sgarri successivi.
La frutta, infatti, contiene molti zuccheri semplici che forniscono energia immediata ma causano sbalzi glicemici se consumata in grandi quantità soprattutto a digiuno.
Inoltre, non si tratta di un pasto completo: mancano proteine, carboidrati complessi e grassi buoni, fondamentali per un’alimentazione equilibrata.
Mangiare solo un’insalata
Verdure come lattuga, rucola e radicchio sono salutari. Apportano vitamine, minerali, antiossidanti e fibre.Tuttavia, mangiarle da sole non basta per dimagrire.
L’ideale è abbinarle a una fonte proteica come il pesce, la carne o i legumi e a carboidrati complessi come i cereali integrali, che aumentano il senso di sazietà e forniscono l’energia necessaria al corpo.
Avere fretta a tavola
Mangiare troppo in fretta riduce la percezione di sazietà e porta spesso a esagerare con le quantità.
Al contrario, masticare lentamente e assaporare ogni boccone permette al cervello di ricevere in tempo il segnale di “stop”, aiutando a mangiare meno e meglio.
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10 ristoranti italiani da provare a Milano

Se sognate i sapori genuini dei (buoni) ristoranti italiani Milano ha di che farvi contenti.
Laboratorio gastronomico in costante movimento, Milano tiene comunque molto alle sue origini e ai sapori della tradizione e accanto ai grandi classici che hanno fatto la storia della ristorazione cittadina, nascono nuovi progetti capaci di riportare al centro il valore della cucina italiana fatta bene, delle ricette di casa e delle materie prime.
Ecco una selezione di ristoranti italiani a Milano da provare, tra locali di recente apertura e indirizzi iconici, posti da segnare in agenda per chi cerca autenticità, identità e qualità.
I ristoranti italiani a Milano da provare
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Veramente
Nel cuore di Brera nasce il progetto firmato da Gianmarco Venuto e Filippo Sironi, già founder de Il Mannarino. Il payoff “Abitudini Italiane” racconta perfettamente lo spirito del locale: un luogo pensato per far sentire gli ospiti a casa, tra atmosfere da salotto anni Settanta e Ottanta, cucina ampia a vista e piatti che parlano di memoria collettiva.
In carta si trovano grandi classici come la parmigiana di melanzane, gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco (buonissimi), i pici fatti in casa al ragù mantecati al tavolo e l’arancina alla milanese ripiena di ossobuco e gremolada. E poi i dolci, fatti in casa. Alla prima visita d'obbligo il gelato alla vaniglia servito dal carrello e personalizzabile con crunch e topping.
Via Palermo, 11
Sandì
In zona Città Studi si trova una delle aperture più interessanti e recenti di questi ultimi mesi. Un progetto coerente, curato nei dettagli e nella proposta gastronomica. La cucina attinge alle tradizioni regionali italiane con una dichiarata influenza francese. Tra i piatti più riusciti spiccano la zuppa imperiale con aringa affumicata, la tarte di cipolle con puntarelle, la verza ripiena di maiale e gamberi e il cordon bleu di lombata. La formula pranzo rende il locale particolarmente competitivo anche nei giorni feriali.
Via Francesco Hayez, 13
CreDa
CreDa nasce dall’incontro tra Crescenzo Morlando e Dario Pisani, due chef campani che hanno trasformato la cucina partenopea in un progetto gastronomico riconoscibile. L’atmosfera è informale, con banco gastronomia e sala dal gusto rétro, tra stoviglie d’epoca e dettagli recuperati nei mercatini. In menu spiccano piatti simbolo come parmigiana di melanzane, friarielli, polpette al ragù di “nonna Maria”, la celebre pasta e patate e la pasta “con voto”, arricchita dai ricci di mare. Tutto è disponibile anche da asporto, senza perdere identità e qualità.
Via Orti, 12
Trattoria all'Antica
Un nome che è già una dichiarazione d’intenti. Trattoria All’Antica riporta in primo piano la cucina italiana tradizionale, fatta di porzioni generose, ricette riconoscibili e un’atmosfera che privilegia la convivialità. Il ristorante si trova a due passi dal parco Solari, quasi ad angolo con quella via Savona che ha visto nascere e morire nel giro di poco tanti locali. La cucina di Lucio Conti, però, sa il fatto suo. Qui si viene per mangiare piatti rassicuranti, preparati con rispetto delle stagioni e delle materie prime, in un contesto che conserva il sapore delle trattorie di una volta, reinterpretato con sobrietà contemporanea. Un menù stampato ogni giorno, con alcune proposte fisse come la cotoletta - alta, con l'osso - e il risotto e altre che variano a seconda della disponibilità e qualità del prodotto. E una lista dei vini da enoteca specializzata.
Via Montevideo, 4
Al Vecchio Porco
Un’osteria lombarda dichiaratamente carnivora, dove il maiale diventa protagonista anche nell’arredo, tra oggetti a tema, scritte ironiche e atmosfera calda. Al Vecchio Porco è un'istituzione in città, qui capita spesso di incontrare volti noti che cercano un rifugio in cui sentirsi a casa. Gli ingredienti punta su piatti tradizionali ben eseguiti: salumi di qualità, risotti stagionali, paste rustiche e secondi di carne costruiscono una proposta concreta e coerente. La taverna sotterranea è ideale per cene conviviali e occasioni speciali.
Via Messina, 8
Speciale Osteria
Una trattoria in chiave contemporanea, dall'ambiente curato ma che mette subito a proprio agio. Uno staff cordiale ed efficiente e una cucina sincera e curata. Il menù è stagionale, con alcuni piatti sempre disponibili e altri che cambiano durante l'anno. Ad accomunarli, l'idea che la tradizione possa essere sempre attuale pur senza snaturarla. Dai pizzoccheri alle tagliatelle al ragù, dal galletto alla guancia - tenerissima - fino ai dolci. Nei dessert si riassume la cura per i dettagli e l'autenticità di questo locale: cannoncini alla crema serviti su un trenino di legno, il tiramisù cremosissimo portato al tavolo e servito direttamente con una sorta di cazzuola, la tarte tatin d'altri tempi.
Via Pastrengo, 11
St. Ambroeus
St. Ambroeus tra i ristoranti italiani a Milano è senza dubbio uno dei nomi simbolo della tradizione. Un indirizzo che attraversa generazioni mantenendo uno stile riconoscibile, fatto di eleganza discreta e cucina italiana borghese. Tra colazioni iconiche, pranzi di lavoro e piatti storici, resta una tappa obbligata per chi cerca un’esperienza classica, curata e senza tempo.
Corso Giacomo Matteotti, 7
Trattoria del Ciumbia
In via Fiori Chiari, nel cuore di Brera, si trova questo locale che rappresenta uno dei primi investimenti - riusciti - di Leonardo Maria Del Vecchio nella ristorazione. Un luogo che unisce design e tradizione. Il progetto di interni firmato Dimorestudio richiama le storiche trattorie milanesi degli anni Sessanta, tra boiserie in noce, bancone in peltro e dettagli rétro. In cucina l’executive chef Paolo Rollini propone una lettura contemporanea della tradizione lombarda: risotto alla monzese, costoletta alta, trippa, lumache valtellinesi, insieme a reinterpretazioni come la lasagnetta al bollito e i mondeghili in foglia di verza.
Via Fiori Chiari, 32
Autem
Gli spaghetti in bianco più buoni che vi capiterà di mangiare (a Milano, ma non solo). Autem lavora sull’equilibrio tra tecnica e identità, da sempre tratti distintivi della cucina dello chef Luca Natalini. Il progetto ruota intorno a una cucina italiana moderna, pulita nei sapori e precisa nelle esecuzioni, con grande attenzione alla qualità degli ingredienti e alla costruzione dei piatti. L’ambiente è essenziale ed elegante, con la cucina a vista e all'ingresso, ad accogliere i commensali. Un menù che, salvo alcuni piatti come gli spaghetti in bianco, appunto, cambia continuamente nel rispetto della stagionalità e reperibilità degli ingredienti. Una scelta che fa sì che ogni cena (o pranzo) da Autem possa essere un'esperienza sempre diversa.
Via Serviliano Lattuada, 2
Il Luogo di Aimo e Nadia
Un’istituzione della cucina italiana contemporanea. Il Luogo di Aimo e Nadia rappresenta uno dei massimi esempi di alta cucina legata al territorio e alla biodiversità italiana. La filosofia del ristorante si fonda sulla valorizzazione delle eccellenze regionali, raccontate attraverso piatti che uniscono ricerca, tecnica e memoria gastronomica. Una tradizione che gli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani portano avanti con consapevolezza, esperienza e passione. Un’idea di eleganza sobria e profonda, che ha reso questo indirizzo un punto di riferimento internazionale.
Via Privata Raimondo Montecuccoli, 6
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«Non tutte le barrette proteiche fanno bene, ecco come sceglierle»: parola agli esperti

Negli ultimi anni, specie per chi fa una vita sportiva, la ricerca di proteine è diventata una piacevole ossessione. Così, il mondo dei cibi a base proteica si sono diffusi enormemente, creando un'offerta vastissima di barrette proteiche dove sembra quasi impossibile trovare quelle davvero salutari.
Il loro essere in formato “snack” le ha portate con successo ovunque: dalle farmacie (che per primi le hanno adottate) ai supermercati, fino addirittura ai negozi di articoli da regalo e igiene per la casa.
Le barrette proteiche sono un oceano nel quale è facile perdersi, per questo abbiamo gettato un salvagente chiedendo a figure con grande esperienza nel campo (nella nutrizione con grande vita sportiva) per comprendere meglio cosa scegliere quando le compriamo, partendo subito a gamba tesa su tutto ciò che sarebbe meglio evitare.
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Quali sono le barrette proteiche da evitare?
«La prima importante “red flag” è il contenuto proteico» ci racconta la dietista Elisa Rosso «se navighiamo sotto i 15 grammi di proteine per barretta, non è così proteica, è quindi più che altro uno snack». L’altro aspetto da considerare sono gli zuccheri. «Se ne trovate più di 10 o 12 grammi in totale di zuccheri, che equivale già a un cucchiaio di zucchero, c’è già di certo un rapporto poco equilibrato». È concorde anche il nutrizionista sportivo Marco Tancredi, che sottolinea l’importanza di guardare sempre ai grammi totali di prodotto: «È importante fare attenzione al peso della barretta, guardando i valori percentuali, facendo occhio poi che non abbia un’alta dose di grassi, in genere sopra il 10%. Farei attenzione anche all’eccessiva presenza di sciroppi che rendono il prodotto più gustoso, ma meno utile allo scopo».
Vanno bene anche per chi non fa fitness?
Tendenzialmente sì. Ma se usati come “alternativa rapida” a spuntini in mancanza di alternative. «Chi per vari motivi ha bisogno di un surplus di proteine, può usarlo come approccio d’emergenza» racconta Elisa Rosso «ma spesso ne fanno uso persone che magari non fanno sport ma che hanno bisogno di prendere peso, magari concentrando l’uso di barrette in un periodo specifico dell'anno. Con l’aiuto di uno specialista, si va a inquadrare ogni singola posizione. «Può essere molto utile a chi è non più giovanissimo» racconta Marco Tancredi «in modo tale da tutelare la tonicità muscolare e alcuni processi fisiologici dovuti all’avanzare dell’età, a prescindere che faccia sport o meno».
Da quali valori ingredienti si riconosce una barretta di valore?
«È importante controllare l’origine delle proteine: possono essere di origine animale, come le proteine del siero del latte o dall’uovo, oppure di origine vegetale, come quelle che arrivano dai legumi e dalla frutta secca» spiega Marco Tancredi. «La barretta va guardata in base al “valore” che può dare a noi che la mangiamo: ad esempio se una persona è in definizione per "vedere" meglio la propria muscolatura, non consiglierei una barretta con più di 250 calorie o magari considererei una possibilità che molti escludono, ovvero quello di mangiarne solo metà» chiarisce Elisa Rosso.
Le barrette proteiche più “sane” sono quelle meno buone?
«Supponendo che una barretta sia come la stiamo descrivendo finora, ovvero con pochi zuccheri e pochi grassi, ecco, magari potrebbe risultare meno golosa. Ma la domanda da farsi è un’altra e la trovo più interessante» spiega Marco Tancredi «non è che forse il sapore di una barretta risulta buono o cattivo se le nostre abitudini alimentari sono buone o cattive? È chiaro che una persona abituata a ingerire cibi molto zuccherati e molti grassi, troverà alcune barrette meno buone». «Il mercato delle barrette è sconfinato, basta fare un po’ di tentativi e saper scegliere, anche perché è molto soggettivo» chiarisce invece Elisa Rosso «ormai però ci sono barrette equiparabili a dolci veramente dolci in termini di gusto, pur essendo molto più contenuti negli zuccheri, quindi basta provare».
Qual è la differenza con le barrette energetiche?
«Se parliamo di barrette energetiche» spiega Marco Tancredi «sono tendenzialmente ricche di carboidrati e spesso sono utilizzate da chi fa endurance, ovvero attività sportiva per un tempo prolungato, integrando per non avere cali di energie. Mangiarle durante l’allenamento fornisce energia sul breve e medio termine e permettono di non avere cali di zuccheri». «Consiglio di fare attenzione alle barrette non proteiche che magari si pongono come “barrette light” o “sostitutive del pasto”» racconta Elisa Rosso «spesso queste barrette “vestite per la dieta” hanno pochissimi nutrienti utili. Se bisogna fare attenzione a quelle proteiche, bisogna fare ancora più attenzione a quelle che non lo sono».
Se le barrette proteiche sono poco digeribili
«Le proteine del latte isolate o idrolizzate sono in genere quelle più assimilabili» spiega Elisa Rosso «ma la differenza vera, anche se è un discorso soggettivo, la fanno i dolcificanti. Lo dico perché alcuni tipi di dolcificanti, in base alle quantità, potrebbero diventare lassativi. Quindi io spesso prediligo quelli con zucchero o miele rispetto ai dolcificanti che finiscono in -oli, ma ovviamente è sempre personale. A quel punto meglio una barretta digeribile anche se meno “leggera”: la tolleranza intestinale è un fattore importante».
Si possono fare da soli?
«Assolutamente sì» spiega Marco Tancredi «si possono fare con fiocchi d’avena, proteine del siero del latte, burro di arachidi o mandorle, latte e miele. Ci sono parecchie ricette davvero valide on line, vale la pena fare dei tentativi». «È molto più facile fare quelle da “endurance”, da integrare negli allenamenti lunghi, fatte con avena, riso soffiato, datteri, frutta secca o essiccata, tritati con il miele e conservate in frigo» spiega Elisa Rosso «quelle proteiche possono essere fatte addirittura anche con l’albume. Diciamo che è un ottimo modo per risparmiare e avere controllo sugli ingredienti, quindi perché non provare?»
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