Supermercato, scegliete sempre la fila sbagliata? Vi sveliamo il trucco per capire qual' è davvero la più veloce
Con quattro casse aperte avete solo una probabilità su quattro di imboccare la fila più veloce. Tre volte su quattro finite in una fila più lenta, o comunque non ottimale. È pura aritmetica, non karma post-ufficio.
Questa logica arriva dalla teoria delle code, nata all’inizio del Novecento con l’ingegnere danese Agner Krarup Erlang per gestire le centrali telefoniche. Oggi spiega le vostre serate al supermercato: quando ci sono più file parallele, le chance di azzeccare quella migliore crollano in automatico.
Perché la fila lunga a volte batte quella corta
Intuitivamente facciamo tutte la stessa cosa: guardiamo le casse e scegliamo la coda con meno persone. Regola sensata, a una condizione precisa: che ogni cliente abbia più o meno lo stesso numero di prodotti.
Secondo vari studi di calcolo delle probabilità, ripresi anche dal matematico Alexander Herzog, la musica cambia appena la quantità di articoli nei carrelli diventa molto diversa. Non conta più solo quante persone ci sono, ma quanto “pesano” in termini di passaggi sul lettore.
Herzog ha mostrato che, se siete in una fila con 5 persone e quella accanto ne ha 8, c’è circa il 19,4% di probabilità che la fila da 8 risulti più rapida. In pratica quasi una volta su cinque la coda più lunga vi supera.
Se l’altra fila arriva a 10 persone, il doppio della vostra, la probabilità scende ma resta niente affatto trascurabile: intorno al 9%, quasi una volta su dieci. Con una fila da 3 persone accanto a una da 6, la più lunga può battervi circa nel 14,5% dei casi.
Tradotto in scena reale: la vostra coda “furba” con due clienti davanti, di cui uno con carrello esplosivo e mille coupon, può rallentare molto più di una coda con quattro persone ma pochi pezzi ciascuna. Basta un solo cliente complicato per trasformare la fila ideale in un incubo.
La fila accanto sembra sempre più veloce: colpa della testa
Matematica a parte, c’è un altro attore in scena: la percezione. Gli psicologi parlano di effetto fila accanto, lo stesso che provate in autostrada quando vi sembra che l’altra corsia scorra meglio proprio dopo che avete cambiato.
Secondo diversi studi divulgati anche da Rai Cultura, la fila in cui vi trovate non è quasi mai la peggiore in assoluto. Di solito è una fila “media”. Il problema è che ricordate molto di più le volte in cui venite sorpassate rispetto a quelle, numericamente simili, in cui siete voi a scorrere più veloci delle altre.
In più il tempo in coda non è tutto uguale. I minuti passati fermi davanti a un cliente che discute uno scontrino sembrano interminabili, mentre quando la fila procede liscia non ci fate nemmeno caso. Il cervello registra l’attesa frustrante, cancella quella neutra e costruisce il mito personale della “mia fila è sempre la più lenta”.
Come scegliere (e vivere) meglio la fila al supermercato
La soluzione più efficiente, confermano numerosi modelli di teoria delle code, è la coda unica: un’unica fila centrale da cui il primo cliente libero va alla prima cassa che si apre. Così gli imprevisti di una cassa si distribuiscono su tutti e i tempi medi di attesa si uniformano. La vedete già in aeroporti, banche, a volte alla posta.
Perché nei supermercati italiani non è ovunque? Questione di spazio, abitudine e anche di percezione: una serpentina unica sembra lunghissima e scoraggia molte persone, anche se in realtà si muove più equamente delle tante file spezzettate.
Nell’attesa che il vostro supermercato adotti la coda unica, qualche trucco pratico esiste:
Primo: contate i prodotti, non le teste. Meglio una fila con quattro persone e pochi articoli che due clienti con carrelli modello “spesa mensile”.
Secondo: osservate le situazioni “a rischio”: resi, pagamenti in contanti con molte monete, buoni sconto da registrare, richieste di fattura. Una sola operazione complicata può rallentare tutta la fila.
Terzo: date un’occhiata al ritmo del cassiere. A parità di fila, una persona esperta che batte i codici a memoria vale quanto un cliente in meno.
Quarto: una volta scelta la fila, evitate il balletto continuo da una coda all’altra. Nella maggior parte dei casi perdete tempo e aumentate solo la frustrazione, alimentando l’idea che “ovunque andiamo, va peggio”.
Quinto: mettete in conto una quota di fortuna. Anche con tutte queste strategie potrete ritrovarvi dietro la signora che ripassa lo scontrino voce per voce. Sapere che non è una maledizione personale ma l’effetto combinato di probabilità e percezione aiuta, almeno un po’, a vivere la coda come un semplice fastidio logistico. E a usare quei minuti per respirare, guardare le copertine dei settimanali e, perché no, osservare la prossima fila… da lontano.
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