Dieci film da vedere prima degli Oscar 2018

dekstop_film oscarmobile_film oscar

Se volete arrivare preparati alla notte degli Oscar (che è il 4 Marzo), ecco i dieci film da vedere assolutamente al cinema

Domenica 4 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles, si terrà la 90° edizione dei Premi Oscar.

Per l’Italia quella del 2018 è un’edizione speciale, visto che Luca Guadagnino e il suo Chiamami col tuo nome sono candidati a ben quattro statuette, tra cui quella per il Miglior film.

Nella stessa categoria gareggia anche Guillermo del Toro e il suo La forma dell’acqua, che ha fatto il botto di nomination: ben tredici.

Trionfatore ai Golden Globe e candidato a sette premi Oscar, 3 manifesti a Ebbing, Missouri ha un sacco di fan sia nella critica sia nel pubblico, soprattutto per la splendida interpretazione di Frances McDormand che speriamo si aggiudichi la statuetta come Miglior Attrice Protagonista.

Gli Oscar 2018 vedranno sfidarsi titoli davvero interessanti: ecco i dieci film da vedere al cinema prima degli Academy per arrivare preparati.

(Continua sotto la foto)

01

Chiamami col tuo nome, di Luca Guadagnino

Luca Guadagnino («Io sono l’amore», «A Bigger Splash») firma il suo film più emozionante.

«Chiamami col tuo nome» è candidato a quattro premi Oscar: Miglior Film, Migliore Attore Protagonista (il giovanissimo Timothée Chalamet), Miglior sceneggiatura non originale (James Ivory, tratta dall’omonimo romanzo di André Aciman) e, infine, Miglior Canzone («Mystery of love», di Sufjan Stevens).

L’unica categoria su cui abbiamo qualche dubbio ce la possa fare è la seconda: Chalamet è bravissimo, tanto da essere presente a questa edizione degli Oscar anche con «Lady Bird» di Greta Gerwig, ma si scontra con l’interpretazione magistrale di un attore straordinario come Daniel Daniel Lewis per P.T. Anderson, che crediamo non possa avere rivali.

Al cinema dal: ora in sala

02

La forma dell’acqua, di Guillermo del Toro

Sono 13 le statuette per cui Guillermo del Toro è stato nominato ai prossimi Academy Award.

Tra questi Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attrice Protagonista (Sally Hawkins). 

La bellissima favola romantica dalle tinte dark, che vede protagonisti una ragazza sordomuta e un leggendario mostro marino dai poteri sovrannaturali - e per questo conteso, in piena Guerra Fredda - è in assoluto la favorita di questa edizione.

Se l’Academy, però, dovesse decidere di perseguire la strada intrapresa negli ultimi anni, atta a favorire il valore politico contemporaneo di un film piuttosto che la sua chiave più ottimista-spettacolare (l’anno scorso «Moonlight» ha battuto il super favorito «La La Land»), «La forma dell’acqua» potrebbe rimanere un po’ a bocca asciutta dalle premiazioni.

Al cinema dal: mercoledì 14 febbraio

03

3 manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh

Trionfatore agli ultimi Golden Globe, «3 manifesti a Ebbing, Missouri» è candidato a 7 premi premi Oscar, tra cui Miglior film, Miglior attrice protagonista (Frances McDormand) e, incredibile, sia Sam Rockwell sia Woody Harrelson per il Miglior attore non protagonista.

Il film racconta di una donna che, per sollecitare la Polizia locale a fare chiarezza sullo stupro e l’omicidio di sua figlia adolescente, acquista gli spazi di di tre grossi cartelloni pubblicitari posizionati all’ingresso della cittadina in cui vive e vi pubblica alcuni provocatori interrogativi diretti agli agenti assegnati alle indagini.

Il gesto innesca una prevedibile catena di violenza e inaspettate reazioni delle parti coinvolte.

Al cinema dal: ora in sala

04

Lady Bird, di Greta Gerwig

Greta Gerwig è un talento speciale del cinema contemporaneo: lo ha già dimostrato diverse volte come attrice («Frances Ha», «20th Century Women») e ora lo conferma con il suo debutto alla regia.

«Lady Bird» è un racconto di formazione e un’inedita storia sul rapporto madre-figlia splendidamente interpretato da Saoirse Ronan, che infatti è candidata agli Oscar come Miglior attrice protagonista.

Dopo la frecciatina delle all male nominees di Natalie Portman sul palco dei Golden Globe consegnando il premio per la regia, ci aspettavamo che il film della Gerwig venisse nominato nella stessa categoria agli Academy Awards.

Riuscendo a rimanere focalizzati solo su un’analisi del film, però, non crediamo che «Lady Bird» possa vincere. Accadrà solo se l’Academy prediligerà altre motivazioni, più politiche, come criterio d’assegnazione della statuetta.

Al cinema dal: giovedì 1 marzo

05

Scappa - Get Out, di Jordan Peele

Il film di Jordan Peele candidato a quattro premi Oscar - Miglior film, Miglior regia, Migliore attore protagonista, Daniel Kaluuya, e Miglior sceneggiatura originale - è uscito in Italia a maggio dello scorso anno.

La sua presenza così massiccia in tutte le categorie principali, lo rende un caso: «Scappa - Get Out» è un horror/thriller, genere non spesso preso in considerazione dall’Academy.

Attraverso la satira, il film racconta cosa voglia dire essere neri nell’America d’oggi.

Chris e Rose (Allison Williams) sono una solida coppia interrazziale. Quando i due vanno a trovare i genitori di lei, conservatori della borghesia americana che abitano in un’isolata villa di campagna, 
Chris capisce da subito che c’è qualcosa che non va, a partire dalla servitù, interamente di colore, presente in casa. 

Al cinema dal: solo nei cinema d'essai

06

Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson

«Il filo nascosto» è l’ultima interpretazione della memorabile carriera come attore di Daniel Day- Lewis, che ha già annunciato da tempo il suo ritiro dalle scene.

Essendo l’ennesima prova della sua bravura, ci auguriamo gli venga riconosciuta in questa edizione degli Academy Awards.

D’altronde, l’unico che davvero potrebbe mettergli i bastoni tra le ruote nella corsa all'ambita statuetta come Miglior attore protagonista è Gary Oldman per «L’ora più buia».

«Il filo nascosto» esce nelle sale italiane il prossimo 22 febbraio.

È una sontuosa e morbosa love story che ha come sfondo il mondo sartoriale dell’alta moda londinese anni ’50, impersonificata dall’elegante e narcisista Reynolds Woodcock.

Al cinema dal: giovedì 22 Febbraio

07

Dunkirk, di Christopher Nolan

Sono otto le nomination agli Oscar per «Dunkirk».

Il film di Nolan è un’esperienza immersiva nel celebre episodio storico avvenuto nel maggio 1940 sulle spiagge della cittadina francese da cui il titolo, su cui si stiparono migliaia di soldati inglesi, assediati dalle forze tedesche, senza possibilità di fuga.

«Dunkirk» non crediamo possa vincere per il Miglior film, ma Nolan si meriterebbe l’Oscar per la regia.

Inoltre, siamo certi che «Dunkirk» avrà moltissimo successo nelle ‘nomination tecniche’, soprattutto quelle relative al sonoro.

Al cinema dal: solo nei cinema d'essai

08

The Post, di Steven Spielberg

L’ultimo lavoro di Steven Spielberg è il racconto del riscatto di un personaggio femminile splendido come lo è stato quello di Katherine Graham, che dopo la prematura scomparsa del marito, si trovò a dirigere il Washington Post dal 1963, diventando la prima donna editore di un grande gruppo.

La sua ascesa viene raccontata attraverso la difficile decisione di Katherine di pubblicare documenti top secret sulle implicazioni militari e politiche degli Stati Uniti nella guerra in Vietnam.

Anche se Meryl Streep, come sempre, l’Oscar come Migliore protagonista femminile se lo meriterebbe anche, quest’anno preferiamo tifare per Frances McDormand con «3 manifesti a Ebbing, Missouri» o Margot Robbie con «I, Tonya».

Al cinema dal: ora in sala

09

L’ora più buia, di Joe Wright

Il regista Joe Wright è famoso per i suoi film in costume: suoi sono «Pride & Prejudice» (2005), «Espiazione» (2007) e «Anna Karenina» (2012), tutti interpretati da Keira Knightley.

Il suo «L’ora più buia» è un thriller politico con protagonista un irriconoscibile Gary Oldman nei panni di Winston Churchill, ruolo che gli ha già valso un Golden Globe come Migliore attore in un film drammatico.

1940: mentre l’Europa si sta piegando all’avanzata di Hitler e l’esercito inglese è in balia di quello tedesco sulle spiagge di Dunkirk, la Camera britannica chiede le dimissioni del Primo Ministro Neville Chamberlain, a cui succede Winston Churchill.

Candidato a 6 primi Oscar, tra cui Miglior Film, «L’ora più buia» ha di sicuro una grande interpretazione di Oldman, che potrebbe essere l’unico a dare del filo da torcere a Daniel Day-Lewis come Migliore attore protagonista.

Al cinema dal: ora in sala

10

Coco, di Lee Unkrich e Adrian Molina

«Coco» è un film d’animazione meraviglioso che tutti dovrebbero vedere, soprattutto coi più piccoli, perché insegna quanto siano preziose la memoria e la famiglia, senza però dimenticare i sogni personali.

Miguel è un ragazzino messicano con una grande passione per la musica. Purtroppo, però, a casa sua è bandita dopo che un antenato irresponsabile, aveva abbandonato la moglie Imelda e sua figlia Coco, bisnonna di Miguel, per inseguire i suoi sogni artistici.

Il Dias de los muertos, stanco di queste restrizioni, Miguel ruba una chitarra da una tomba per partecipare a un concorso, trovandosi però catapultato nel regno dei morti, dove dovrà riuscire a saldare i conti della sua famiglia col passato.

Candidato come Miglior film d’animazione, crediamo che «Coco» non abbia rivali in questa categoria.

Al cinema dal: ora in sala

  • IN ARRIVO

John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette: la loro “Love Story” nella nuova serie su Disney+ vi piacerà, parola nostra

Love story dekstopLove story mobile
In streaming dal 13 febbraio, la serie prodotta da Ryan Murphy, ripercorre una delle storie romantiche più invidiate e tragiche d’America

Il 13 febbraio fa il suo debutto su Disney+ con i primi tre episodi Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette. Prodotta dall’uber-prolifico Ryan Murphy (American Horror Story), la serie ripercorre la storia romantica tra l’erede di casa Kennedy, figlio di John Fitzgerald e Jacqueline, interpretato da Paul Anthony Kelly, e Carolyn Bessette, carismatica e talentosa PR che a lungo ha militato al fianco di Calvin Klein. Nella serie Carolyn ha il volto della magnetica Sarah Pidgeon. 

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette inizia dalla fine, per poi tornare indietro al primo incontro tra i due e alla parabola romantica della loro invidiatissima storia. Nella serie ci sono il lavoro di lei per Calvin Klein, le sue passioni, il suo innato talento per la moda, quella spontaneità che farà breccia nel cuore di uno degli scapoli più potenti d’America. Ci sono il peso del cognome di lui, la famiglia, la pressione dei media. C’è New York, spttacolare e bellissima, vissuta nella sua frenesia creativa e nel suo benessere più invidiabile. 

Love Story debutta in streaming il 13 febbraio su Disney+ con le prime 3 puntate, seguite da un episodio alla settimana ogni venerdì. Quello dedicato a JFK Jr. e a Carolyn Bessette è il primo capitolo di una nuova serie antologica che rivive, proprio in pieno stile Ryan Murphy, le grandi storie d’America, in questo caso romantiche. La serie è tratta dal libro Once Upon a Time di Elizabeth Beller che, pubblicato ormai un paio di anni fa, ha raccontato diversi dettagli fino ad allora inediti della relazione tra i due. 

Love Story

Di cosa parla Love Story

Quella tra John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette è stata una storia romantica che ha ammaliato l’America. Lui, figura regale e scapolo d’oro, era già una vera celebrità mediatica quando conosce lei, bellissima e volto noto della New York della moda per essere passata in pochissimo tempo da venditrice a figura creativa di spicco in Calvin Klein.

Lui, assoggettato al suo nome; lei, indipendente e libera. Si conoscono a una festa e scatta subito un amore destinato a essere indissolubile. La loro storia inizia, gli occhi della nazione di catalizzano su di loro, le attenzioni dei media si intensificano rischiando di separarli.

Il tragico epilogo della loro storia romantica è noto - i due moriranno in un incidente in elicottero nel 1999 - ed è qui che il racconto inizia per poi ripercorrerla tutta.

Il peso di essere un Kennedy quando vorresti solo essere “normale”

La passione dei media per JFK Jr. è uno degli elementi su cui la serie mette l’accento. I giornali gli dedicano copertine e qualsiasi cosa faccia è sempre sotto gli occhi di tutti. Sono i media che diventano, in più casi della relazione con Carolyn, un elemento di disturbo e quasi di rottura.

Essere un Kennedy per John è un plus, per i privilegi di cui gode, ma anche un peso. La madre Jaqueline, interpretata dalla sempre eccellente Naomi Watts, suggerisce a più riprese che è una condizione con cui non si può non fare i conti ma che, gli suggerisce, non deve diventare un giogo, soprattutto in amore. 

Love Story

Carolyne Bessette, la moda, Calvin Klein e New York

La serie è una ricostruzione piuttosto fedele e accurata della storia dei due prima, durante e dopo il loro incontro. La parte che più ci coinvolge nella visione è scoprirne il dietro le quinte.

Se la storia personale e gli ambienti che frequenta John rispecchiano il suo status lasciandoci a bocca aperta, la parte più interessante è quella che riguarda Carolyn e il suo lavoro nella moda, tra mansioni, feste, la sua amicizia con Calvin Klein e un modo di vivere New York da favola.

È una serie stilosissima perché loro due lo erano e quindi la riproduzione pressoché fedele dei loro gusti in fatto d’abbigliamento è bastata. Il costumista Rudy Mance - noto collaboratore di Murphy - a proposito, ha affermato di aver cercato pezzi autentici soprattutto per i look di Carolyn, consapevole dell’importanza che gli spettatori avrebbero attribuito alla sua figura e alla coerenza estetica. 

Love Story

A chi piacerà Love Story e perché

Love Story vi piacerà perché è una meravigliosa storia romantica vera e perché racconta un pezzo di storia americana. La coppia Kennedy-Bessette è sempre stata molto in vista e chiacchierata e per questo molto riservata sul proprio lato più intimo e personale.

Rimane celebre la loro scelta di sposarsi con una cerimonia riservatissima (il 21 settembre 1996), alla presenza solo di una cinquantina di invitati a Cumberland Island in Georgia.

Anche dei loro tre anni di matrimonio, tra una passione mai estinta ma anche tanti attriti causati dalla reciproca visibilità, non si è mai saputo moltissimo e questa serie offre uno sguardo completo e senza precedenti sugli accadimenti. 

  • IN ARRIVO

Cime tempestose non è Cime tempestose. E non basta Jacob Elordi a salvarlo

Cime tempestose dekstopCime tempestose mobile
Cime tempestose di Emerald Fennell è la versione pop-hot del classico di Emily Brontë, da cui però si allontana troppo, privandolo del cuore

Lo chiameremo Cime tempestose di Emerald Fennell.

Perché se è vero che gli adattamenti cinematografici non devono di continuo essere paragonati ai romanzi da cui sono tratti, qui c’è un problema di fondo legato ai principi narrativi con cui nascono uno e l’altro.

Il Cime tempestose di Emily Brontë è un romanzo che parla di un’ossessione, di un amore “tossico”, di una relazione che non si concretizza mai portando alla distruzione i suoi protagonisti.

Quello di Emerald Fennell è un racconto erotico in stile Harmony dove i due personaggi principali, Catherine Earnshaw interpretata da Margot Robbie e Heathcliff da Jacob Elordi, inseguono l’happy end della loro attrazione in un gioco erotico che viene portato avanti dalla regista per tutto il film e ha un compimento (plurimi compimenti… quindi se ci andate perché siete fan di Jacob Elordi o di Margot Robbie, la visione avrà di sicuro un senso per voi). 

Cime tempestose è un romanzo che meriterebbe una serie. La prima parte è dedicata al rapporto tra Heathcliff e Catherine, mentre la seconda - che al momento non ha trovato posto nelle trasposizioni - è la storia delle seconde generazioni della loro famiglia.

Anche il film di Emerald Fennell si ferma alla prima parte, concentrandosi quindi su quella che trasforma in una storia romantica di due giovani che sono cresciuti insieme, imparando a conoscersi, a capirsi e ad amarsi in modo totale (“Lui è me più di me stessa” dice Catherine in una delle frasi più celebri, che a breve diventerà un meme per qualche dedica romantica). 

Catherine è una ragazza intelligente e capricciosa che sa di avere sulle spalle la parabola discendete della sua famiglia, con il padre che si è indebitato tra gioco e alcol.

Heathcliff è un trovatello che Mr. Earnshaw ha deciso di adottare e che, una volta cresciuto, lavora nella casa di famiglia, chiamata Cime tempestose, come tuttofare.

Siamo nella campagna inglese dell’Ottocento. Il loro è un rapporto impari per il tempo, ma nato da un legame così forte che, non risolto nel libro, porterà follia e violenza. Questa base narrativa nel film si dissolve completamente.

L’intento della regista quindi sembra alla fine solo quello di usare il nome, le atmosfere e la coppia cult del romanzo per costruire un’altra storia, di tormento passionale e sfortune romantiche con due attori super hype. 

Quella di Emerald Fennell non è una versione moderna del classico (Romeo+Giulietta di Luhrmann lo era e ancora oggi, a trent'anni dalla sua uscita, è un film pazzesco). È un'altra versione del classico.

È una proiezione emotiva di come probabilmente la regista, da fan, voleva sarebbe finita la storia. Ma non è Cime Tempestose

Cime tempestose

L’erotismo in Cime tempestose di Emerald Fennell

Dalla scena d’apertura dell’impiccagione - fra l’altro, una delle più belle del film, con il sottofondo musicale pazzesco di House di Charli xcx con John Cale - in avanti, il film è zeppo rimandi sessuali. Ogni inquadratura - dalla bava di lumaca alle figure rinchiuse in un libro - ci ricorda che siamo lì per quello. Sesso.

Quindi tutta la narrazione più che sulla parabola emotiva tra Catherine e Heathcliff si concentra su quella erotica. Parabola che viene traslata anche sul rapporto che Catherine ha con il marito Mr. Linton, molto casto-tradizionale, e che Heathcliff avrà con Isabella, di sottomissione di lei.

E anche se proviamo a fregarcene che nel romanzo invece nessuno di loro fa nulla, ma proprio nulla, tipo manco si toccano, e invece qui a un certo punto fanno solo quello, e che lui ha le fattezza di Jacob Elordi, arriviamo a non poterne più perché non rimane nulla nemmeno di non detto o di non visto, nemmeno a stuzzicarci la fantasia (non a caso la scena più erotica del film è quella di loro due nella stalla). 

Cime tempestose

La musica di Charli xcx, ma non solo: cosa salviamo del film di Emerald Fennell

Cime tempestose è ambientato nella campagna dello Yorkshire. Nella sua trasposizione, Emerald Fennell ricostruisce con un piglio registico originale, quasi da videoclip, i luoghi in cui si svolge la vicenda: dalle due case, Cime tempestose (residenza degli Earnshaw) e Thrushcross Grange (residenza dei Linton), alla brughiera che ritorna in tutta la sua cupa atmosfera, carica di freddo e nebbia.

** Una notte nelle brughiere di "Cime Tempestose": la camera da letto di Cathy è su Airbnb **

Molto carine anche le parti in cui Emerald Fennell racconta gli scherzi che si fanno Heathcliff e Catherine: una parte della loro infanzia che portano avanti da adulti. Interessante, inoltre, l’interpretazione netta che la regista dà alla figura di Nelly Dean (Hong Chau), la domestica di casa Earnshaw e poi Linton, che nel libro è la voce narrante. Nelly è una figura che per molti lettori non ha una collocazione precisa - è lei la responsabile dell’allontanamento di Heathcliff? - mentre nel film di Emerald Fennell è un personaggio che ha un ruolo fondamentale in tutta la storia (e per molti aspetti ci fa rivalutare anche passaggi del romanzo…). 

La colonna sonora è perfetta: dai pezzi scritti da Charli xcx per il film a cult di Kate Bush, David Bowie, Noah Cyrus, ma non solo, la musica aderisce magnificamente sulla resa visiva del film e sulle sue atmosfere. 

Cime tempestose

Cosa resterà di Cime Tempestose di Emerald Fennell?

Di sicuro Jacob Elordi e Margot Robbie, entrambi meravigliosi. Lui è un Heathcliff fin troppo bello e innamorato, a cui manca tutta quella parte di cattiveria, vendetta e grezzume che ci saremmo aspettati dal personaggio originale, ma come ormai avrete capito, il film non era quella la direzione che voleva prendere. Lei come Catherine invece è più aderente all’originale in tutto. Insieme sono pazzeschi.

Speriamo che non rimanga questa come versione di trama del titolo di Emily Brontë. In molti andranno a vederlo e il rischio è che pensino che la storia del romanzo sia questa: ci sono delle aderenze, ma finisce lì. Quello originale è un racconto cupo, violento, che non ha nulla a che fare con il romanticismo pop e i pruriti sessuali. È un classico moderno, molto disturbante, anche riletto oggi.

Non è questione di Gen Z che ha difficoltà a leggere il classico - come si è sentito su TikTok in queste settimane - o di Millennials che l’hanno letto, di chi lo amerà e di chi no “ma per fortuna c’è Jacob Elordi…”. Il problema è chiamare Cime tempestose un film che di quel titolo non ha l’essenza.

Quindi andate al cinema, godetevelo come una love story interessante da vedere a San Valentino, ma poi speriamo che nelle vostre menti rimarrà come “quel film in costume con Margot Robbie e Jacob Elordi”. Poi leggete il libro e capite che è tutta un'altra storia. 

  • IN ARRIVO

Questi 5 attori si sono rifiutati di tornare nella serie Bridgerton

Bridgerton duca di HastingsBridgerton coppia
Da Regé-Jean Page a Phoebe Dynevor, tutte le scelte che hanno cambiato il cast di Bridgerton stagione dopo stagione

Ogni stagione di Bridgerton porta con sé nuovi protagonisti, nuove storie d’amore e - inevitabilmente - nuove assenze.

Fa parte della natura stessa della serie prodotta da Shondaland: ogni stagione cambia protagonista, rimescola le dinamiche e sposta il focus narrativo all'interno della famiglia Bridgerton. Eppure, non tutte le uscite di scena vengono percepite allo stesso modo dal pubblico.

Alcuni addii sono stati silenziosi, altri annunciati con grande chiarezza, altri ancora accompagnati da dichiarazioni che hanno acceso il dibattito tra fan e addetti ai lavori. Dietro la decisione di non tornare ci sono motivazioni diverse; ma il risultato è che, stagione dopo stagione, il cast della serie si è trasformato, lasciando indietro personaggi amatissimi o controversi, ma sempre centrali nell’immaginario collettivo. 

Ecco allora cinque attori che hanno scelto di non tornare (o di farlo solo marginalmente) in Bridgerton, spiegando (più o meno apertamente) il perché.

**8 serie da vedere se vi è piaciuto Bridgerton**

**10 curiosità su Bridgerton che (probabilmente) non sapete**

(Continua sotto la foto)

Bridgerton 2 abiti festa

Regé-Jean Page, che ha interpretato Simon Basset 

È il caso più emblematico. Dopo il successo travolgente della prima stagione di Bridgerton, Regé-Jean Page è diventato una star globale nel giro di poche settimane. Il suo Simon Basset, duca di Hastings, ha catalizzato l’attenzione del pubblico (soprattutto di quello femminile), rendendo la sua assenza dalla seconda stagione impossibile da ignorare.

L’attore ha però chiarito più volte che la decisione era stata presa fin dall’inizio: «Mi ero iscritto per un arco narrativo di una stagione» ha spiegato in un’intervista. «Simon aveva una storia completa: entrava, viveva il suo conflitto, trovava l’amore ed era libero».

Nessun ripensamento, dunque, né ritorni strategici: Page ha scelto di voltare pagina e concentrarsi su nuovi progetti, da Hollywood al cinema d’autore.

Phoebe Dynevor, che ha interpretato Daphne Bridgerton

Se Simon è scomparso di colpo, Daphne ha fatto un’uscita più graduale. Phoebe Dynevor è tornata brevemente nella seconda stagione, ma ha poi confermato di non essere coinvolta nei capitoli successivi di Bridgerton. Anche in questo caso, la motivazione è narrativa prima ancora che personale.

«La storia di Daphne era completa» ha dichiarato l’attrice. «Ha avuto il suo lieto fine, ed è giusto così».

Phoebe Dynevor ha poi ammesso di essere una grande fan della serie, ma di sentirsi pronta a esplorare ruoli diversi. Un addio elegante, coerente con il personaggio che ha contribuito a rendere la serie un fenomeno globale.

Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina Sharma 

La seconda stagione ha ruotato attorno al triangolo amoroso tra Anthony, Kate ed Edwina Sharma. Ma, una volta concluso quel capitolo, Charithra Chandran, che ha interpretato Edwina, ha chiarito che non tornerà stabilmente nel mondo di Bridgerton.

«La storia di Edwina è arrivata a una conclusione naturale», ha spiegato.

L’attrice ha sottolineato come il personaggio abbia trovato una nuova consapevolezza e un nuovo inizio lontano da Londra, rendendo superfluo un ritorno. Anche qui, nessun drama: solo una scelta coerente con l’arco narrativo.

**Jonathan Bailey racconta il destino di Anthony nella quarta stagione di Bridgerton**

bridgerton marina

Ruby Barker, che ha interpretato Marina Thompson 

Più complessa e dolorosa è stata l’uscita di scena di Ruby Barker, interprete di Marina Thompson. Presente nelle prime due stagioni di Bridgerton, il suo personaggio aveva una traiettoria narrativa oscura e irrisolta, che ha diviso il pubblico.

La stessa Barker ha raccontato pubblicamente le difficoltà vissute durante e dopo l’esperienza nella serie, parlando apertamente di salute mentale. «Non mi sono sentita supportata» ha detto in un’intervista, spiegando che il periodo successivo a Bridgerton è stato particolarmente duro.

Il suo ritorno non è mai stato annunciato, e la sua storia sembra essersi chiusa definitivamente fuori scena.

Jessica Madsen, che ha interpretato Cressida Cowper 

Diverso, e più sorprendente, il caso di Cressida Cowper. Per tre stagioni è stata una presenza fissa: antagonista, provocatrice, spesso sopra le righe. Nella terza stagione, però, Bridgerton le ha regalato una backstory più profonda e ambigua, culminata in un finale amaro.

Jessica Madsen ha lasciato intendere che il suo percorso nella serie potrebbe essersi concluso, spiegando di aver dato tutto al personaggio. «Cressida è stata intensa, complessa, e raccontarla è stato un viaggio», ha detto. Un addio che lascia il segno, proprio perché arriva nel momento di massima complessità narrativa.

**4 consigli per trovare l'amore (dai personaggi di Bridgerton)**

  • IN ARRIVO

Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

marty supreme dekstopMarty Supreme mobile
Da I peccatori di Ryan Coogler a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson: in streaming o al cinema, ecco dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

Il Dolby Theatre di Los Angeles è pronto ad accogliere la sera del 15 marzo - per noi quindi sarà dalla mezzanotte del 16 marzo - la 98ma cerimonia degli Academy Awards. Per arrivare preparati, ecco dove vedere i film candidati agli Oscar 2026.

Da I peccatori di Ryan Coogler a Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, ma anche Marty Supreme di Josh Safdie e Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao sono tanti i titoli super chiacchierati su cui sono puntati i riflettori nelle categorie principali ma non solo. 

In attesa di vedere chi trionferà, per arrivare preparati alla notte più attesa del cinema, ecco una lista dei film candidati e dove è possibile vederli al momento tra streaming e sala. 

Dove vedere i film candidati agli Oscar 2026

(Continua sotto la foto)

i peccatori

I peccatori di Ryan Coogler

16 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Michael B. Jordan)

Mississippi anni ’30. In piena segregazione razziale, due fratelli tornano nella loro città natale per lasciarsi alle spalle un passato turbolento. Ad accoglierli qui una minaccia che non avrebbero mai immaginato - legata al mondo dei vampiri. Horror e folklore si mischiano in un film tra i più originali visti quest’anno.

Su Sky Cinema Uno in abbonamento. 

una battaglia dopo l’altra

Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson 

13 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Leonardo DiCaprio), Miglior attore non protagonista (Sean Penn e Benicio Del Toro)

California. Bob Ferguson è un ex rivoluzionario appartenente al gruppo “French 75” ormai in declino. Bob vive con la figlia adolescente e tutto sembra filare nella giusta direzione fino a quando un suo ex acerrimo nemico, il colonnello Lockjaw, riappare dopo 16 anni nella sua vita e rapisce la ragazza. A Bob non rimane che riunire i suoi vecchi compagni d’armi. Un Leonardo DiCaprio al suo top che speriamo si aggiudicherà la statuetta che si merita.

Su HBO Max in abbonamento o su diverse piattaforme a pagamento. 

frankenstein del toro

Frankenstein di Guillermo del Toro

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore non protagonista (Jacob Elordi)

Chi è il vero mostro in Frankenstein? Guillermo del Toro adatta l’opera di Mary Shelley al suo cinema e alla tematiche a lui care. Il suo Frankenstein rimane fedele al romanzo gotico ma ne accentua la carica filosofica. Il film segue una doppia narrazione creatore-creatura per raccontare l’ossessione di Victor Frankenstein di vincere la morte. Per questo motivo dà vita a una creatura, disperata nella sua solitudine e nella sua immortalità, alla ricerca di un suo posto nel mondo.

Su Netflix in abbonamento. 

bugonia

Bugonia di Yorgos Lanthimos

4 candidature tra cui Migliore Attrice Protagonista (Emma Stone), Miglior sceneggiatura non originale

Yorgos Lanthimos torna ancora una volta a lavorare con la sua “musa” Emma Stone e con Jesse Plemons (i tre avevano appena collaborato in Kind Of Kindness) in questo adattamento della sci-fi coreana Save the Green Planet!. Protagonisti sono due uomini che, convinti che la dirigente dell’azienda per cui lavorano sia una potente aliena incaricata di distruggere la Terra, decidono di rapirla per estorcerle la verità sui suoi piani. Quello che inizia come un piano maldestro, si trasforma in un gioco imprevedibile e pericoloso.

Solo a pagamento su Amazon Prime Video e altre piattaforme streaming.

F1

F1 di Joseph Kosinski

4 candidature: Miglior film, Miglior montaggio, Miglior sonoro, Migliori effetti speciali

Brad Pitt è Sonny Hayes, ex pilota di F1, ritiratosi negli anni ’90 in seguito a un grave incidente. Dopo trent’anni è il suo vecchio amico Ruben Cervantes (Javier Bardem), proprietario di una nota scuderia, a riportarlo in pista per fare da mentore al giovane Joshua “Noah” Pearce, talentoso ma irruente prodigio dei motori. Un film pazzesco per gli appassionati di auto, anche perché girato splendidamente durante veri weekend di gara.

Su Apple TV in abbonamento.

train dreams

Train Dreams di Clint Bentley

4 candidature: Miglior film, Miglior sceneggiatura non originale, Miglior fotografia, Miglior canzone originale

Primo Novecento, Ovest Americano. Robert Grainier (Joel Edgerton) è un lavoratore itinerante. Rimasto orfano da bambino, Grainier vive un’esistenza solitaria, nella natura isolata e incontaminata. Questo fino al giorno in cui s'innamora di Gradys (Felicity Jones). Ma un dramma torna a sconvolgere la sua vita, portando con sé gli echi di un passato mai dimenticato. Un drammone splendidamente interpretato da Edgerton, che ricorda le atmosfere e gli ambienti di un regista cult come Terrence Malick.

Su Netflix in abbonamento.

marty supreme

Marty Supreme di Josh Safdie

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Timothée Chalamet)

New York, anni ’50. Marty Reisman (Chalamet) è stato - per davvero - un prodigioso e originale campione di ping-pong. Nel film lo conosciamo che è un ambizioso venditore di scarpe di giorno, mentre di notte porta avanti il suo talento con la racchetta. Marty è ossessionato dal successo, tanto che per raggiungerlo nel più breve tempo possibile, non esita ad entrare nel mondo delle scommesse e delle truffe. Meravigliosa spalla di Timothée Chalamet nel film è Gwyneth Paltrow nei panni dell’affascinante Kay Stone.

Al cinema dal 22 gennaio.

sentimental value

Sentimental Value di Joachim Trier

9 candidature tra cui Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Renate Reinsve)

Oslo. Nora Borg (Renate Reinsve) è un’attrice di successo che, insieme alla sorella Agnes deve affrontare il ritorno a casa del padre Gustav (Steallan Skarsgård, candidato anche lui come Miglior attore non protagonista), regista. Quando Gustav propone a Nora una parte nel suo film “di ritorno”, Nora rifiuta. Gustav affida così la parte a una giovane attrice hollywoodiana (Elle Fanning), portando scompiglio in famiglia e riaprendo vecchie ferite.

Al cinema dal 22 gennaio.

Hamnet

Hamnet - Nel nome del figlio di Chloé Zhao

8 candidature tra cui Miglior film, Miglior regia, Miglior attrice protagonista (Jessie Buckley)

Tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell, il film racconta la vita di Agnes (Buckley), una donna legata alla natura da un rapporto quasi ancestrale, moglie di quello che sarà il futuro re del teatro, William Shakespeare. La storia di Hamnet, in particolare modo, si concentra su una grave malattia che colpisce la famiglia, portando via alla coppia il figlio di 11 anni: Hamnet, appunto. L’elaborazione del lutto da parte della donna e la sua innata indole creativa spingeranno in seguito il marito a scrivere quello che diventerà uno dei suoi capolavori indiscussi, l’Amleto.

Al cinema dal 5 febbraio.

L’agente segreto

L’agente segreto di Kleber Mendoça Filho

4 candidature: Miglior film, Miglior film internazionale, Miglior attore (Wagner Moura) e Miglior casting

1977. Nel corso della dittatura brasiliana, un professore universitario, Marcelo (Moura), si rifugia a Recife durante la settimana del carnevale con la speranza di far perdere le sue tracce. Tuttavia è costretto presto a scoprire che la città non è il rifugio sicuro che si aspettava e inizierà per lui un intenso gioco di sopravvivenza.

Al cinema dal 29 gennaio.