La moda che sarà: come cambierà la fashion industry dopo il Coronavirus?

Filiere interrotte, fashion week cancellate e perdite a molti zeri: la moda si trova a fare i conti con le conseguenze, inevitabili, del Coronavirus.
Un’intera catena di sistema produttivo dal peso immenso si è improvvisamente fermata, spezzandosi, senza risparmiare davvero nessuno.
Il dramma del presente
Dai ruoli “creativi” di fotografi, truccatori e stilisti (specialmente gli indipendenti e emergenti), a quelli più operativi di commessi, impiegati e buyer, questi sono solo alcuni dei mestieri più colpiti di un settore che oggi soffre come non mai.
Pagamenti sospesi e ordini cancellati
Una delle categorie più problematiche e a rischio è quella degli operai delle industrie tessili di mezzo mondo, in particolare modo quelle del Sud Est Asiatico, che stanno subendo in modo drammatico gli effetti della pandemia.
Le cause sono per lo più i pagamenti sospesi e gli ordini cancellati o rinviati dai grossi gruppi (tranne Zara ed H&M che, annunciano, concluderanno gli ordini inviati senza rinegoziazioni di prezzi), misure di “salvataggio” adottate anche per far fronte a magazzini strapieni di invenduto.
Crollo delle vendite
Poi c’è il problema delle vendite: se da un lato il grosso dell’online market continua a garantire le spedizioni (aumentando i giorni per reso e cambio merce come stanno facendo ad esempio Zara e Asos), questo non basta perché rimane comunque una piccola percentuale del fatturato totale (si parla del 20%).
(Credits: Instagram) BoF
Secondo BoF, la vendita nel settore lusso dei negozi fisici, copriva circa il 90%, rappresentando per il consumatore più un’esperienza a 360 gradi che un semplice acquisto, che in ogni caso di questi tempi risulterebbe superfluo causa lock-down.
Di fronte a tante incertezze e paure, si pongono interrogativi da fantascienza, come quello tra provocazione e realtà del presidente della Camera Buyer Italia Francesco Tombolini, che ha proposto di saltare una stagione e riproporre le collezioni SS 20 attualmente nei negozi, nel 2021. Cancellando così anche un po’ il tempo ma ponendo incognite nuove.
(Credits: Instagram) Camera Buyer
Eventi cancellati senza scelta
La maggior parte degli eventi è stata rinviata a data da destinarsi, sicuramente fino a settembre: dalle Cruise, alla FW uomo, all’Haute Couture, al Pitti fino all’attesissimo Met Gala, sono solo alcuni degli eventi del sistema moda (che davano non poco lavoro) a saltare l’uno dopo l’altro.
(Credits: Instagram) Pitti Immagine
Cosa comunica la comunicazione?
E poi ci sono i media, carta stampata e online, costretti tra difficoltà concrete come tagli ADV e impossibilità di scattare e comporre servizi e dubbi più intellettuali legati ai contenuti con tentativi più o meno riusciti di trovare una chiave giusta cercando un difficile equilibrio tra leggerezza e intrattenimento, rimanendo in contesto con ciò che sta accadendo.
(Credits: Instagram) Grazia Italia
Ripartire prima che sia troppo tardi
A questo punto però ripartire il prima possibile non è più un auspicio ma una necessità, come dichiara il presidente della Camera della Moda Carlo Capasa in una lettera aperta al governo pubblicata su Repubblica, in cui sostiene che se le aziende non apriranno entro il 20 aprile, la moda italiana potrebbe perdere la sua preminenza europea “Se vogliamo continuare ad avere un’industria della moda in Italia dobbiamo riprendere da subito a produrre anche la Moda. Con l’orgoglio di farlo non solo per noi ma anche per le future generazioni di questo nostro meraviglioso Paese».”
(Credits: Instagram) Camera della Moda
Un’occasione per aggiustare il tiro
Ma se come diceva Paolo Coelho “l’ora più buia è quella che precede il sorgere del sole”, questo potrebbe essere il momento per la moda di riflettere e reinventarsi, magari anche imparando da errori del passato.
È difficile avere la pretesa di prevedere cosa succederà: c’è chi pensa a un cambiamento radicale e chi auspica un ritorno, sul lungo periodo, alla “normalità”, migliorati e più forti di prima.
Non senza qualche significativo aggiustamento che vede in etica, digitalizzazione ed sostenibilità le parole chiave.
Un ritmo nuovo per il settore moda?
Il settore moda non dovrà necessariamente rivoluzionarsi ma piuttosto riflettere per rinnovarsi con un ritorno al passato, come suggerisce il giovane designer Nicola Brognano (neo creative director di Blumarine) in una recente intervista a MFF, rallentando i ritmi e facendo il punto sulle attitudini di consumo.
(Credits: Instagram) Nicola Brognano
Pre, resort, collab, capsule erano solo un indizio di una moda veloce e snervante, che per alcuni non rappresentava più i consumatori ma solo il marketing e “money making”.
Una rinascita che, secondo tanti stilisti come Massimo Giorgetti, Lorenzo Serafini e Giorgio Armani, porterebbe il Made in Italy a riscoprire le proprie origini e il DNA di ogni brand con collezioni mirate, ridotte e il meno “datate” possibile, che superino il concetto di stagione. #Reset
(Credits: Instagram) Giorgio Armani
Per l’ennesima volta dallo scoppio del Covid-19, in una lettera a WWD, Armani si è poi fatto pioniere di soluzioni concrete come ottimizzare le date di consegna della produzione riducendo (o saltando) le pre-collezioni, ridurre gli eventi e renderli più local (come le costosissime Cruise) per dare un valore speciale all’autenticità e ritardare i saldi da luglio a settembre per permettere alle collezioni di rimanere in boutique ed essere vendute a prezzo pieno un po’ di più.
Avremo esigenze nuove e voglia di normalità…
Ma quando vedremo davvero la luce alla fine del tunnel, cosa faremo? Cosa vorremo veramente? Ci sarà un’impennata di spese o solo timore? E quando faremo shopping, cosa compreremo?
Se secondo Forbes, tra le ricerche principali del consumatore medio in quarantena ci sono lievito, giochi di società, salviette igienizzanti e attrezzi per lo sport, BoF suggerisce che dopo il lock-down si potrebbe voler comprare meno ma meglio.
La moda di cui avremo bisogno dopo questa pandemia sarà davvero un moda senza tempo? Desidereremo vestiti che durano e che vanno al di là dei trend passeggeri a cui eravamo abituati a cedere ogni stagione?
(Credits: Instagram) The Row
L'ipotesi potrebbe essere veritiera: saremo più propensi a compare pezzi classici e “rassicuranti”, i fondamentali del guardaroba, un po' come dopo la crisi del 2008, dove avevamo trovato nella discrezione “no logo” di Celine e Bottega Veneta una conforto stilistico. #Minimalismo
(Credits: Instagram) Bottega Veneta
E poi c’è la digitalizzazione…
Se da un lato si sentirà la necessità di rallentare, dall’altro c’è il bisogno impellente di sperimentare soluzioni sempre più interattive a prova di social distancing.
Il processo di innovazione si è improvvisamente accelerato: per le aziende grazie a fitting e sdifettamenti virtuali come fa il giovane brand GCDS, per i press office come Karla Otto e Guitar attraverso l'organizzazione di un “digital press day” via IG per mostrare i lavori dei clienti alla stampa, per gli show-room come Massimo Bonini e Riccardo Grassi con campagne vendita virtuali attraverso line-sheet.
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(Credits: Instagram) GCDS
Innovativi ed originali sono poi gli shooting “home made” tra cui spicca l’esperimento di Willy Vanderpierre per I-D magazine che ha immortalato 19 modelle via FaceTime o quello nostrano di SDF Factory, agenzia di digital marketing, che ha organizzato set fotografici casalinghi per garantire materiale social ai propri brand.
(Credits: Instagram) I-D Magazine
L’emergenza ha portato all'utilizzo di nuove forme di comunicazione come webinar e masterclass su Zoom e Instagram Live, di piattaforme social inesplorate come Weibo per Gucci e in generale una necessità di implementare attività e strategie digitali a tutto tondo.
Per non parlare delle iniziative che, per supplire alla chiusura dei musei, coniugano arte e moda come le mostre virtuali del V&A su Balenciaga e Schiapparelli, gli esperimenti d’arte contemporanea di Fondazione Prada che si è convertita in un laboratorio di idee, il MET che promuove i propri successi via social con l’hahstag #MetAnywhere e Louis Vuitton che ha lanciato la FLV From Home, un programma di mostre, concerti e talk via YouTube e Facebook per intrattenere la propria audience.
(Credits: Instagram) Victoria and Albert Museum
Sui social media viene mostrato dagli inflencer un lato più umano e comunicativo, decisamente meno commerciale, a sostegno dello #StayAtHome e #WeAreInThisToghether
Il tema sostenibilità
Infine un auspicio generale è l’occhio alla sostenibilità con azioni reali e tangibili, non come strumento di marketing da prima pagina.
(Credits: Instagram) Jacquemus
Un’ecosostenibilità fatta di dinamiche nuove come meno spostamenti e show più intimi, proprio come aveva fatto Jacquemus nell’ormai lontanissimo giugno 2019: in occasione del suo decimo anniversario la maison ha presentato la collezione “Coup de soleil” tra campi di lavanda francesi con pochi invitati e influencer local e di conseguenza con spostamenti assai ridotti.
Senza dimenticare l'esperimento ben riuscito delle sfilate in streaming su passerelle virtuali, come quelle della settimana della moda di Shanghai e Tokyo, che ridurrebbero viaggi costosissimi (ma porrebbero al tempo stesso il problema dei buyer che acquistano la collezione immediatamente dopo lo show).
(Credits: Instagram) BoF
Questa pausa obbligata mette sul tavolo interrogativi, riflessioni e nuovi spunti. Saranno forse questi ultimi che porteranno la moda post lock-down a raggiungere quegli obbiettivi che da molto tempo si era prefissata ma che finora erano per la maggior parte rimasti solo sulla carta e negli annunci via social?
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Sfilate Haute Couture: il meglio delle collezioni Primavera-Estate 2026 che hanno sfilato a Parigi

Finita l'avventura con le passerelle maschili, il gennaio parigino lascia spazio ai voli creativi dell'Alta Moda.
La settimana della moda dedicata all'Haute Couture, che oggi dura in realtà non più di quattro giornate, porta sotto i riflettori le collezioni Primavera-Estate 2026 delle Maison del lusso e dei loro atelier.
Sono stati giorni di debutti: Jonathan Anderson ha dato forma alla sua prima collezione couture non solo nei panni di direttore creativo di Dior ma di un'intera carriera; Matthieu Blazy ha firmato la sua prima prova da Chanel, mentre anche se forte di un'esperienza di lunga data, anche per Silvana Armani è arrivato il momento di lasciare la firma lì dove, per oltre cinquant'anni, si leggeva quella dello zio Giorgio scomparso lo scorso settembre.
A lavorare nella memoria di un nome e di un archivio importante si è trovato anche Alessandro Michele. Direttore creativo di Valentino, Michele ha dovuto portare avanti la sua narrazione haute couture relazionandola alla recente scomparsa di Valentino Garavani, al quale lo stilista romano ha dedicato parole e tributi da ricordare.
Tra tributi e nuovi inizi, a Parigi è andata in scena come da tradizione l'anima più creativa e senza confini della moda.
C'è chi come Daniel Roseberry, direttore creativo di Schiaparelli, ha riprodotto gli ormai celebri gioielli del Louvre sottratti al museo lo scorso ottobre durante una rapina rocambolesca e chi, come Gaurav Gupta, ha portato in passerella dei veri effetti speciali.
Scoprite con noi quali sono stati i momenti più memorabili di queste sfilate haute couture a Parigi.
Schiaparelli: l'agonia e l'estasi del creare
Schiaparelli Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office
La collezione Haute Couture ideata da Daniel Roseberry per Schiaparelli nasce da un interrogativo che il designer si è posto dopo una visita, ammaliante, alla Cappella Sistina. "Come ci si sente mentre si crea qualcosa?", spostare l'attenzione dall'osservare com'è una cosa quando è stata fatta al processo creativo, al momento della sua ideazione.
Così prendono forma creature magiche: code di scorpione, creature quasi spaventose dominano la passerella, in un equilibrio tra la struttura che la couture richiede e la libertà di seguire un processo creativo che non conosce confini, sospinto dalla fantasia e dalla voglia di liberare la propria immaginazione smettendo di pensare.
Schiaparelli Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office
Elemento memorabile della sfilata sono stati anche gli ormai celebri gioielli rubati al Louvre nell'ottobre 2025: Roseberry gli ha voluti riprodurre e, a indossarli, è stata la star Teyana Taylor, ospite in prima fila allo show.
Teyana Taylor all'arrivo alla sfilata di Schiaparelli.
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Jonathan Anderson e la sua prima couture da Dior
Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Nel primo giorno di sfilate Haute Couture a Parigi è andato in scena il primo di una serie di debutti, quello di Jonathan Anderson nel mondo dell'alta moda.
Una collezione, questa Primavera-Estate 2026, che ha trovato grande consenso e che mixa il linguaggio di Anderson, reso ormai riconoscibile dagli anni alla guida di Loewe e del proprio brand, JW Anderson, con i codici classici della Maison parigina.
Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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L'uso e l'interpretazione dell'elemento floreale è legato alla prestigiosa casa di moda: è un mondo esplorato prima di lui da Raf Simons e ancor prima da John Galliano, a lungo direttore creativo tornato a bordo passerella proprio per applaudire Anderson.
Il quale ha raccontato, pochi giorni prima della sfilata all'interno di un'intervista con The New York Times, di aver invitato proprio Galliano a visionare la sua collezione in anteprima. E la benedizione, a quanto pare, c'è stata.
Jonathan Anderson al termine della sfilata Christian Dior Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Il debutto di Matthieu Blazy da Chanel
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Attesissimo nel calendario di questa fashion week dedicata all'Alta Moda è stato il debutto di Matthieu Blazy. Anche per lui prima prova couture conclusa con grande entusiasmo. La sua narrazione si è presentata articolata e fortemente ispirata al mondo delle fiabe, tradotto però nel quotidiano.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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La passerella, disegnata da maxi funghi colorati e cascate di vegetazione di colore rosa, si apre sulle note di un classico Disney, sul canto che Aurora, protagonista de La bella addormentata nel bosco intona mentre passeggia nel bosco.
La fiaba che racconta Blazy, però, a differenza della storia di Aurora, guarda all'essenziale: spoglia le strutture della couture e le alleggerisce, trasformando le icone della Maison attraverso l'uso di materiali trasparenti e impalpabili.
Chanel Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Gaurav Gupta: abiti con effetti speciali
Gaurav Gupta Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Quella dello stilista Gaurav Gupta è un'Alta Moda condita sempre da un filo di meraviglia. L'abito a corolla, nero, che si illumina attraverso un'inedito corpetto-maschera luminoso, è stato uno dei momenti che hanno catturato maggiormente l'attenzione e lo stupore durante questa edizione della couture parigina.
Ma non è stato l'unico sempre sulla sua passerella. Sfila infatti anche l'abito che si indossa... in due! Una creazione doppia, fatta di intrecci indissolubili.
Gaurav Gupta Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Armani Privé: un passaggio di testimone che funziona
Silvana Armani posa con le modelle che indossano la collezione Armani Privé.
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Tra gli show più attesi della Paris Haute Couture Week, la collezione Primavera-Estate 2026 di Armani Privé, la prima disegnata dalla direttrice creativa Silvana Armani, nipote del fondatore scomparso lo scorso settembre. Il segno di continuità è chiaro: il DNA della casa di moda emerge a ogni uscita ma al contempo si fa strada una visione più femminile.
Armani Privé Primavera-Estate 2026.
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La palette cromatica dai riflessi acquatici, tanto cara allo zio, si sposa con il nero in un gioco di riflessi e di accenti fluidi sofisticati su tagli contemporanei e in linea con un linguaggio attuale.
Silvana Armani.
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Le notti glam degli anni Settanta da Elie Saab
Elie Saab Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Un po' nomade e un po' diva, la donna di Elie Saab mixa influenze etno-chic alle atmosfere del jet-set anni Settanta. Spirito libero e ricami preziosi che riproducono lo splendore del chiaro di luna salgono in passerella raccontando una storia che incanta, quanto la maestria con cui ogni creazione viene minuziosamente realizzata.
Elie Saab Haute Couture Primavera-Estate 2026.
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Il chiaroscuro di Zuhair Murad
Zuhair Murad Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office
Riflette sull'attualità Zuhair Murad, sui tempi bui che avvolgono il mondo: tempi che, per rischiararsi, hanno bisogno anche di bellezza. Auspica una rinascita, il fiorire di un'epoca di prosperità che possa dare nuovamente linfa alla creatività e al genio umano.
Sfilano così colori pastello che sanno di leggerezza, di gioia, mentre corsetti in stile anni Cinquanta riportano al centro il corpo nei suoi storici e romantici canoni femminili.
Zuhair Murad Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Press Office
Valentino Specula Mundi, l'attenzione sullo sguardo
Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino
Alessandro Michele, alla sua seconda sfilata couture da quando ha assunto la direzione creativa di Valentino, trasporta lo spettatore in un mondo inedito, in cui invita a riscoprire lo sguardo e l'osservare come un gesto lento, concentrato. Lo fa attraverso il set-up della sfilata stessa, fondamentale da raccontare per capire nella totalità la collezione.
All'interno della location sono state riprodotte delle versioni del Kaiserpanorama, una macchina ottica inventata verso la fine dell'Ottocento: un sistema che prevedeva una struttura circolare provvista di piccole aperture, come due lenti di binocolo, che permettevano di osservare una serie di immagini stereoscopiche che si alternavano al suo interno.
Il set-up della sfilata Haute Couture di Valentino.
Credits: Courtesy of Valentino.
All'interno di queste invece si avvicendavano le modelle, spiate dagli invitati attraverso delle piccole finestrelle. Un'impostazione speciale, antica ma allo stesso nuova, che ha offerto un modo unico e personale di osservare gli abiti e gli accessori che celebravano, con tensione teatrale, lo stile delle dive della vecchia Hollywood.
Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino
Un immaginario tanto caro al fondatore, Valentino Garavani, ricordato da Alessandro Michele sia attraverso una lettera, condivisa su Instagram poco prima dell'inizio della sfilata, sia all'inizio della stessa, attraverso la voce di Garavani ripresa dal documentario Valentino: L'ultimo Imperatore di Matt Tyrnauer che è risuonata prima dell'uscita del primo look.
Valentino Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy of Valentino
Le eroine di Robert Wun
Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Si intitola Valor: The Desire to Create, and the Courage to Carry On la sfilata di Robert Wun. In passerella, maschere gioiello, total look dorati, corone e corpetti scolpiti che non deludono chi ama le creazioni del visionario designer.
Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Robert Wun Haute Couture Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Curiosità dal front row
Nicole Kidman, Fernanda Torres e Tilda Swinton in prima fila da Chanel.
Credits: Getty Images
Non sarebbe una vera fashion week senza qualche piccolo momento virale dalle prime file, quelle popolate da celebrities e personalità note.
Uno dei nomi di queste sfilate pare essere proprio quello di Lauren Sánchez: la signora Bezos non è mancata, accompagnata dal magnate inventore di Amazon, da Schiaparelli come da Dior ed è apparsa con nientemeno che Anna Wintour, storica direttrice di Vogue America – oggi alla guida di tutte le edizioni – oltre che con lo stylist Law Roach, che pare stia curando i suoi outfit.
Lauren Sánchez Bezos e Jeff Bezos all'ingresso della sfilata Schiaparelli.
Credits: Getty Images
Un volto noto delle serie tv è stato invece ospite di Gaurav Gupta: parliamo di Jean-Christophe Bouvet che veste i panni di Pierre Cadault nella fortunata serie Netflix Emily in Paris. E anche a bordo passerella, perché alla sfilata è arrivato con tanto di ventaglio-tributo.
Dakota Johnson e Lily Allen alla sfilata Valentino.
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Rihanna alla sfilata Dior.
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Dua Lipa e A$AP Rocky in prima fila da Chanel.
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La stampa a pois non accenna a perdere appeal: ecco i nostri "never without" per la nuova stagione

Se non li amate, dovrete rassegnarvi alla loro presenza nel guardaroba. Sì, perchè la loro permanenza tra i trend di stagione non ha certo i giorni contati, anzi, tutt'altro!
Se invece li adorate, proprio come noi, sarete felicissime di non doverne fare a meno neanche nella nuova stagione in arrivo.
Parliamo dei pois, of course, l'iconica stampa a pallini che bene o male, anno più, anno meno, "milita" da diversi decenni nel comparto delle tendenze moda più interessanti.
Ma che, a dirla tutta, nelle ultime stagioni ha avuto un vero e proprio "revamp" che l'ha fatta balzare in cima ai pattern più amati dai nostri designer del cuore che puntualmente la includono nelle loro collezioni.
Non fa eccezione per l'appunto la spring summer 2026 che vede protagonisti i pois, un po' in tutte le salse. Su abiti e abitini, gonne midi o corte, camicette vaporose, abiti bon ton, pantaloni di ogni sorta e tanti accessori stilosi, dalla borsetta alle pumps, passando per l'immancabile foulard di seta.
E voi siete pronte per sfoderare i pois anche in total look o preferite puntare solo su un piccolo dettaglio? In entrambi i casi, nella nostra selezione troverete l'opzione più giusta per voi...fatevi tentare!
Polka dot mania: i capi e gli accessori a pois protagonisti della nuova stagione
Un total look della collezione Primavera-Estate 2026 di Alessandro Enriquez, in collaborazione con Rossella Jardini
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MONSOON
Credits: monsoonlondon.com
ZARA
Credits: zara.com
ROUJE
Credits: rouje.com
VALENTINO GARAVANI
Credits: valentino.com
REFORMATION
thereformation.com
RIXO LONDON
Credits: rixolondon.com
MANGO
Credits: shop.mango.com
PARFOIS
Credits: parfois.com
FERRAGAMO
Credits: ferragamo.com
MARELLA
Credits: it.marella.com
H&M
Credits: 2.hm.com
STRADIVARIUS
Credits: stradivarius.com
BERSHKA
Credits: bershka.com
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Milano Cortina 2026: quando la moda scende in pista

Il conto alla rovescia per Milano Cortina 2026 è ufficialmente iniziato e, come da tradizione, i Giochi Olimpici Invernali non sono solo una vetrina sportiva ma anche un potente catalizzatore per il mondo della moda.
I brand infatti, grandi e piccoli, hanno colto l’occasione per sviluppare collezioni dedicate, rafforzare la propria presenza sul territorio e, in molti casi, legare il proprio nome a progetti sociali, culturali e sostenibili.
In prima linea c’è naturalmente EA7 Emporio Armani, che firma le divise ufficiali della squadra italiana. Una collaborazione che va oltre la semplice sponsorizzazione: Armani rinnova il suo storico legame con lo sport proponendo capi ad alte prestazioni che uniscono tecnologia e stile.
Questi sono pensati non solo per gli atleti ma anche per raccontare un’idea di italianità contemporanea, fatta di eleganza funzionale e orgoglio nazionale.
Accanto all’Italia, anche il Canada punta su un partner che coniuga performance e valori: lululemon, che veste il Team Canada grazie alla collaborazione con il Comitato Olimpico e Paralimpico Canadese.
La collezione è costruita attorno a materiali tecnici, design inclusivo e attenzione al benessere fisico e mentale degli atleti, temi centrali nella narrazione del brand, sempre più orientato a una visione olistica dello sport.
Le Olimpiadi diventano così una piattaforma globale, sfruttata dai marchi per consolidare identità e posizionamento. Anche i brand tecnici giocano un ruolo centrale: Salomon ad esempio ha svelato modelli come le Speedcross 6 GORE-TEX, interpretando lo spirito olimpico attraverso calzature pensate per affrontare condizioni estreme.
Parallelamente, alcune maison sfruttano Milano Cortina come occasione per investire fisicamente sul territorio. Prada, ad esempio, ha inaugurato una nuova boutique nel cuore di Cortina d’Ampezzo, rafforzando il legame tra lusso, turismo e paesaggio alpino. Un segnale chiaro di come le Olimpiadi non siano solo un evento temporaneo, ma un’opportunità strategica di lungo periodo.
Nel complesso, Milano Cortina 2026 si conferma un vero e proprio laboratorio di sperimentazione per la moda: tra heritage e innovazione, tra performance sportiva e lifestyle, i brand non si limitano a “sfruttare” l’onda olimpica, ma la trasformano in uno strumento potente, capace di unire stile, identità e responsabilità sociale.
Sfogliate la gallery per scoprire tutti i capi e gli accessori ufficiali dei tanto attesi Giochi Olimpici e Paralimpici Milano Cortina 2026!
Collezioni Milano Cortina 2026
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Come abbinare i jeans: 5 look di tendenza da provare adesso

Etichettarli semplicemente come un capo “basic” sarebbe decisamente riduttivo. I jeans sono piuttosto una costante del guardaroba, uno di quei key pieces in grado di attraversare indenni epoche, mode e stagioni.
Impossibile farne a meno, soprattutto in questi giorni dell’anno scanditi da temperature glaciali e meteo capriccioso.
La vera sfida? Trovare modi sempre diversi per abbinarli con stile. Il rischio di ricadere nei soliti outfit - già visti e rivisti - quando si parla di un pezzo passepartout come i mitici pantaloni in denim è infatti dietro l’angolo. Ma basta poco per scongiurare l’effetto déjà-vu e dar vita a combinazioni interessanti e tutt’altro che banali.
Abbiamo messo a punto 5 mix & match con i jeans da cui prendere spunto, perfetti da replicare e sfoggiare in poche mosse. Scopriteli tutti!
Come abbinare i jeans: con il pullover alla marinara e le ballerine
Mixando denim e maglieria non si sbaglia mai, ma per rendere questa combo più modaiola e meno prevedibile, optate per un paio di jeans a palazzo - magari con taschine applicate sul davanti, come vogliono le tendenze - e un pullover alla marinara. Completate l’insieme con orecchini a cerchio e ballerine rasoterra colorate per un risultato dal sapore parisienne, fresco e contemporaneo.
Pullover in lana e cotone con colletto alla marinara SÉZANE, jeans a palazzo con taschine sul davanti FRAME, orecchini a cerchio in ottone placcato argento FEDERICA TOSI, ballerina in pelle REFORMATION
Credits: press office, frame-store.com, federicatosi.it, thereformation.com
Come abbinare i jeans: con la camicia a righe e gli stivaletti
L’idea look più cool della stagione è quella che vede protagonisti i jeans a palloncino (o barrel che dir si voglia) eletti all’unanimità da it girl e addetti ai lavori a nuovo feticcio fashion. Insieme a camicia a righe, stivaletti e occhiali ovali in stile librarian-chic diventano la divisa ideale per le giornate in ufficio (e non solo).
Camicia in cotone biologico con silhouette a clessidra FILIPPA K, jeans barrel fit a vita media ARKET, occhiali con montatura in acetato EYEPETIZER, stivaletto in pelle stretch con tacco kitten A.EMERY
Credits: filippa-k.com, arket.com, press office, aemery.com
Come abbinare i jeans: con il dolcevita e i mocassini
I jeans a gamba dritta sono uno di quei must presenti in ogni armadio e funzionano alla perfezione anche con un semplice dolcevita. Per un risultato ricercato e chic, il segreto sta tutto nel puntare sui complementi giusti: un giaccone in pelle scamosciata e un paio di mocassini mannish sono quello che ci vuole per dare carattere all’intero outfit.
Giubbotto double face con fodera in montone sintetico ZARA, jeans delavé a sigaretta ROUJE, pullover a collo alto in misto cashmere H&M, mocassino in pelle G.H.BASS
Credits: zara.com, rouje.com, 2.hm.com, ghbass-eu.com
Come abbinare i jeans: con la polo in maglia e le sneakers
Lo sappiamo bene, i jeans vanno d’accordissimo con la polo, che si tratti di modelli classici oppure over, in piquet o in maglia. Una “base” ideale su cui costruire look casual e quotidiani, dove a fare la differenza sono i dettagli. Qui abbiamo scelto un paio di sneakers total white e una borsa capiente dalle linee minimal, che aggiunge un tocco sofisticato all’insieme.
Polo in maglia a righe MANGO, jeans flared in denim a vita alta MISS SIXTY, maxi bag in pelle DIENÉE, sneakers MIU MIU
Credits: shop.mango.com, misssixty.com, dienee.com, miumiu.com
Come abbinare i jeans: con la blusa elegante e gli stivali
Chiudiamo in bellezza con un abbinamento jeans dal mood boho che gioca con volumi e texture differenti: jeans skinny (ebbene sì, stanno tornando!) in denim raw, blusa vaporosa in satin con fusciacca al collo e stivali con tacco bold. Il tocco finale? La borsa a secchiello in suede, da portare in spalla con nonchalance.
Blusa in tessuto jacquard con fusciacca & OTHER STORIES, jeans skinny CLOSED, bucket bag in suede con fibbia LIFFNER, stivale in pelle con plateau MIISTA
Credits: stories.com, closed.com, liffner.co, miista.com
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