Milano Fashion Week: cos'è successo nel terzo giorno di sfilate Primavera-Estate 2026

Proseguono gli appuntamenti in calendario alla Milano Fashion Week e il giovedì è per tradizione il giorno che vede salire in passerella alcuni dei più grandi nomi della moda Italiana.
La sveglia suona da Max Mara, che abbandona le linee tradizionali per un esercizio di maggiore slancio, fatto di silhouette e materiali che mostrano un nuovo piglio romantico.
Una delle parole chiave della giornata è senza dubbio creare: inteso come costruire, sulla passerella di Anteprima, oppure come rivisitazione, scomporre e rimettere insieme, come sulla passerella di Boss.
A rimettere insieme le cose, specialmente quelle che pretendono l'uso di materiali di recupero, è Moschino: Adrian Appiolaza omaggia l'animo più anticonformista del marchio giocando a rendere l'ordinario straordinario.
C'era grande attesa per il nuovo capitolo firmato Miuccia Prada e Raf Simons: una collezione che, intitolata Body fo Composition, vuole dichiaratamente essere una risposta al sovraccarico della cultura contemporanea – un processo di distillazione, di selezione attraverso gli abiti.
Scoprite di seguito gli appuntamenti che hanno scandito questa terza giornata di sfilate Primavera-Estate 2026 a Milano.
Max Mara si ispira al Rococò
Max Mara Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Il primo appuntamento della giornata è come da tradizione con Max Mara, che per la Primavera-Estate 2026 si ispira al Rococò e alla figura di Madame de Pompadour, icona non solo di eleganza ma anche simbolo di intelligenza e anticonformismo. Il suo spirito libero e creativo rivive nei contrasti estetici che salgono in passerella: linee precise che incontrano volumi, balze che come foglie, piume e fiori rendono ampi e leggeri i capi. Una leggerezza che si rivede anche nella palette cromatica, fatta di grigi e verdi delicati, tocchi di bianco, avorio e cipra che si abbinano a un classico e mai noioso nero.
Max Mara Primavera-Estate 2026.
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Genny e le curve imprevedibili
Genny Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Un'estetica sensuale e naturale è alla base della collezione Primavera-Estate 2026 di Genny. Sarah Cavazza Facchini, anima creativa del brand, guarda alle forme dell'orchidea Phalaenopsis e all’opera Light Into Life di Marc Quinn che fa da sfondo alla passerella sulla quale attraverso capi morbidi e linee sinuose si instaura un dialogo sulla bellezza delle forme femminili. Curve imprevedibili è il titolo di questa sfilata, che include tessuti leggeri come organza e pizzo Chantilly, dettagli asimmetrici, plissé e colori delicati ma fermi: bianco, verde, rosa cipria, azzurro e salmone, con i quali si fonde una stampa floreale all-over intrecciata al motivo Block chain simbolo del marchio.
Genny Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Boss, l'incontro tra ordine e disordine
Boss Primavera-Estate 2026.
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Funzionalità, semplicità e precisione sono i concetti che vengono reinterpretati nella collezione Primavera-Estate 2026 di Boss, intitolata The BOSS Paradox. In che cosa consiste il paradosso? Nel creare contrasti che danno vita a un equilibrio tra ordine e disordine. L'ispirazione per Marco Falcioni, direttore creativo di Boss, arriva dal design industriale tedesco degli anni Sessanta, dal minimalismo che si riflette nelle linee geometriche e nelle silhouette sartoriali liberate però da un richiamo all'arte contemporanea e al mondo della danza. Ambiti in apparenza distanti che, mischiandosi, danno vita a una perfetta armonia.
Boss Primavera-Estate 2026.
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Anteprima e l'arte di costruire
Anteprima Primavera-Estate 2026.
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Per la collezione Primavera-Estate 2026 Izumi Ogino, direttrice creativa di Anteprima, fa coppia con lo scultore miniaturista giapponese Takahiro Iwasaki. Incentrata sul tema della fragilità e dell'atto di costruire, la sfilata indaga la capacità di trasformare le debolezze in forza, di riconoscere la bellezza nel disordine: le modelle sfilano su una passerella fatta di sassi, in un percorso accidentato, non privo di buche e abbracciato da transenne, tutti elementi che evocano appieno l'idea del work in progress. Ma non è un cantiere tradizionale, piuttosto una rivisitazione resa poetica dai colori, dalle stampe (che riproducono le opere zen di Iwasaki) e dalle texture, sulle quali c'è ampia sperimentazione con l'utilizzo di fili riciclati, filati metallici e tessuti traslucidi.
Anteprima Primavera-Estate 2026.
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Prada, dove utility wear e femminilità si incontrano
Prada Primavera-Estate 2026.
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Il guardaroba della Primavera-Estate 2026 secondo Miuccia Prada e Raf Simons è fatto di contrasti e di contaminazioni. Guardando al mondo dell'utility wear, l'ambito più giusto per trovare un vestire moderno che ben si coniughi ai tempi che stiamo vivendo, la coppia creativa più attesa di questa terza giornata di sfilate (o forse dell'intera Milano Fashion Week) punta su capi che si trasformano, che si modellano attorno al corpo svelandolo in un modo nuovo.
Prada Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Il concetto di uniforme quotidiana tanto caro a Prada si veste di citazioni molto femminili, come le ruches o i toni cromatici che ci portano in una dimensione romantica, dove l'atto di volersi vestire – divertendosi nel farlo – continua ad avere un valore.
Prada Primavera-Estate 2026.
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Emporio Armani: un applauso per Re Giorgio
Emporio Armani Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Il tema del viaggio tanto caro a Giorgio Armani torna nella prima collezione firmata Emporio che sale in passerella dalla scomparsa del proprio fondatore. Non si tratta però dell'atto di partire ma di quello di tornare: quel momento preciso in cui si rientra da una vacanza e si assaporano ancora vividi i ricordi dei momenti trascorsi. Precisa e perfettamente in stile Armani, anche nella scelta della palette cromatica neutra ma luminosa, la collezione Primavera-Estate 2026 si chiude con un finale emozionante, un lungo applauso di saluto.
Emporio Armani Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Emporio Armani Primavera-Estate 2026.
Credits: Getty Images
Moschino: il nuovo lusso? Riciclare
Moschino Primavera-Estate 2026.
Credits: Courtesy Press Office
Adrian Appiolaza, direttore creativo di Moschino, guarda ai concetti di riutilizzo e di riciclo, perfettamente in linea con la tradizione ironica e anticonformista che ha da sempre contraddistinto il marchio e il suo fondatore, Franco Moschino. Materiali umili e quotidiani, come legno, corda, plastica riciclata, diventano abiti e accessori che sorprendono come autentiche creazioni artigianali. L'ordinario diventa straordinario: un sacco di patate si trasforma in un abito elegante, pile di quotidiani in borse.
Moschino Primavera-Estate 2026.
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Sulla passerella Primavera-Estate 2026 c'è la voglia di trasformare ma non solo: c'è anche la volontà di omaggiare un pezzo di storia, attraverso la t-shirt con la scritta Niente ideata da Moschino nel 1992 che torna oggi in collezione (in collaborazione con il progetto eBay Endless Runway, i cui proventi andranno al Camera Moda Fashion Trust) come simbolo di una moda circolare.
Moschino Primavera-Estate 2026.
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Roberto Cavalli e l'ossessione per l'oro
Roberto Cavalli Primavera-Estate 2026.
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Si intitola proprio così, Gold obsession, la collezione Primavera-Estate 2026 di Roberto Cavalli, ed è dedicata non solo a un metallo, un colore, ma a un vero e proprio stile. Fausto Puglisi, direttore creativo del marchio, compie un viaggio a ritroso nelle epoche che hanno segnato l'arte mediante l'utilizzo di questa abbagliante materia che da sempre, a partire dalla figura di Cleopatra, ha incarnato un'idea di femminilità forte e libera.
Roberto Cavalli Primavera-Estate 2026.
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Lo è anche la sua donna in passerella, vestita di silhouette leggere e fluide, di plissé e dettagli lucenti oltre che simbolici. Come il serpente, icona dello stile Cavalli e sinonimo di energia vitale, che decora borse e tacchi in modo sinuoso.
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Voglia di shopping? Vi diciamo subito cosa comprare da Zara, H&M e Mango per costruire dei look super!

Le giornate si allungano, il sole tramonta sempre più tardi e quell'aria non più gelida ma "frizzantina" ci annuncia che l'inverno volge al termine.
Eh sì, è iniziato il mese che dà il via ufficiale alla primavera e ci sembra giusto fare un check al guardaroba, non solo per il tanto temuto "cambio armadio" ma anche per dare un twist ai nostri look.
Per farlo potrebbe essere un'ottima idea concedersi un pezzo nuovo, che sia un abito o un piccolo accessorio, da mixare con i nostri capi preferiti per un boost di glamour immediato.
Sono tantissime le proposte super interessanti viste sbirciando tra le nuove collezioni moda della spring-summer 2026. Ma per non pesare eccessivamente sul badget mensile ci siamo concentrate sui nostri 3 brand low cost preferiti: Zara, H&M e Mango.
Dall'immancabile trench alla giacca in similpelle, dall'abito in maglia sottile alla combo camicia bianca + pencil skirt in similpelle.
Parlando di accessori si spazia dalle ballerine in pelle intrecciata alle pumps con tacco midi da mixare con tanti outfit diversi, ma anche una borsa in suede super capiente perfetta per tutti i giorni.
Che cosa aspettate a scegliere i vostri never without di Marzo?
Cosa comprare a Marzo da ZARA
Tra le "primizie fashion" individuate sull'e-commerce del brand spagnolo ci siamo orientate su capi classy e intramontabili ma con quel tocco originale che non guasta.
Un trench beige ma con fodera color check, un blazer nero dalla vestibilità oversize, da mixare con camicia bianca e jeans flare.
Ai piedi delle décolleté a punta burgundy con tacco midi comodo e una tracolla in pelle scamosciata.
Trench con inserto check print, Zara
Blazer oversize, Zara
Camicia bianca, Zara
Jeans flare, Zara
Pumps con tacco midi, Zara
Borsa a tracolla in suede, Zara
Credits: zara.com
Cosa comprare a Marzo da H&M
Al trench preferite una giacca in pelle/similpelle più grintosa e cool e ai jeans preferite dei pantaloni eleganti? Eccovi accontentate!
Bellissime anche la polo in misto seta in un colore blu notte favoloso, la blusa con dettagli in sangallo, la minigonna in twill cammello e le ballerine in pelle intrecciata.
Giubbotto in similpelle, H&M
Polo in misto seta, H&M
Pantaloni ampi, H&M
Blusa in sangallo, H&M
Minigonna in twill, H&M
Ballerine in pelle intrecciata, H&M
Credits: 2.hm.com
Cosa comprare a Marzo da MANGO
Marzo pazzerello, dice il vecchio adagio. Il che significa che non è ancora arrivato il momento di archiviare maglie e maglioni.
Per questo motivo abbiamo puntato sul modello most wanted di stagione, ossia il cardigan chunky con la zip. Perfetto in abbinamento con una pencil skirt marrone e delle slingback con dettaglio gioiello.
Cardigan con zip, Mango
Pencil skirt in similpelle, Mango
Slingback con dettaglio gioiello, Mango
Abito in maglia sottile, Mango
Camicia con ricami floreali, Mango
Pantaloni con le pinces, Mango
Credits: shop.mango.com
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Dentro Sharra Pagano: Alessia Pellarini riscrive il linguaggio del gioiello

Dopo oltre cinquant’anni di storia, Sharra Pagano inaugura un nuovo capitolo sotto la direzione creativa di Alessia Pellarini. Designer con un percorso che attraversa alcune delle più importanti maison del lusso come Prada, Chloé, Fendi e Louis Vuitton. Pellarini porta con sé uno sguardo stratificato, che nasce dalla moda ma oggi trova nel gioiello un nuovo spazio di libertà.
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Per lei infatti, il passaggio dal prêt-à-porter al fashion jewelry non è una rottura, ma una continuità: «Ho sempre lavorato su proporzioni, equilibrio, armonia. Qui lo faccio in scala ridotta, ma con la stessa intensità».
Il risultato? La Collezione A: si tratta di una linea che rilegge l’archivio del marchio senza nostalgia, trasformandolo in un vocabolario contemporaneo fatto di catene, maglie tubolari, richiami a cinturini d’orologio e geometrie essenziali. Gioielli pensati per essere indossati ogni giorno, senza età, senza genere, senza etichette.
Credits: sharrapagano.it
Fondata a Milano da Lino Raggio e diventata negli anni un punto di riferimento per lo stile di una generazione di creativi – da Giorgio Armani a Moschino, Sharra Pagano torna oggi a essere un laboratorio di idee. Un marchio che non imita, ma interpreta: “fantasia applicata ai materiali”, come diceva il suo fondatore.
Abbiamo fatto una chiacchierata con Alessia Pellarini per farci raccontare questo nuovo inizio.
Se dovesse descrivere Sharra Pagano oggi con due parole, quali userebbe?
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«Direi Milano e libertà. Milano perché Sharra Pagano, per me, è un ritratto fedele della città in diverse epoche: dagli anni ’70 agli ’80, fino a oggi. In quel periodo Milano era una capitale creativa con una forte identità, ma anche sorprendentemente aperta, inclusiva, internazionale. Sharra Pagano incarna proprio quello spirito. Libertà perché, guardando i gioielli, non ho mai percepito confini netti: non di genere, non di età, non di stile. Sono oggetti che si trasformano a seconda di chi li indossa. Non “appartengono” a qualcuno: prendono la personalità di chi li sceglie».
Quando ha aperto per la prima volta l’archivio del brand, cosa l’ha colpita di più?
«C’è stato un vero e proprio shock positivo. Mi aspettavo un archivio ordinato, quasi museale, e invece mi sono trovata davanti a una sorta di anarchia creativa. C’erano centinaia, anzi migliaia di pezzi: gioielli monumentali accanto a forme minimal, sperimentazioni fortissime vicino a linee pulite. Era come entrare in una famiglia imperfetta, piena di caratteri diversi. Quella libertà, quell’energia, mi ha emozionata perché non era “costruita”: era istintiva, vera. È stato lì che ho capito che non dovevo copiare il passato, ma assorbirne lo spirito».
Credits: sharrapagano.it
Il nome Sharra Pagano nasce come un suono “sospeso”, senza genere. Quanto questa libertà le somiglia e quanto ha influenzato la sua visione creativa?
«Tantissimo. Non mi sono mai sentita a mio agio dentro strutture troppo rigide. Nel mio lavoro di moda ho sempre cercato di spingere oltre i limiti, anche quando c’erano regole precise su fit, silhouette, categorie. Con il gioiello questa libertà è ancora più forte: non penso mai a “per chi” è un pezzo, ma a che energia ha. Quando ho scoperto la storia del nome, ho avuto la sensazione di unire i puntini. Come se inconsciamente fossi già in sintonia con quella visione sospesa, aperta, fluida».
Se Collezione A fosse una persona, che carattere avrebbe?
«Sarebbe una persona magnetica. Non ha paura di essere notata, ma non è mai sfacciata. È bold, ma con una naturalezza sofisticata. È qualcuno che ama esprimersi, che gioca con la propria immagine, ma senza ostentazione. C’è sempre un equilibrio tra forza e misura, tra presenza e leggerezza».
Qual è, secondo lei, il gesto più bello che una persona può fare con un gioiello?
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«Dimenticarselo addosso. Quando un gioiello smette di “decorare” e diventa parte della persona. Non deve dominare chi lo indossa, ma fondersi con lui. È in quel momento che l’oggetto diventa davvero vivo».
Il brand è storicamente legato a Milano. Che rapporto ha con questa città?
«Milano per me è casa, anche se la vivo poco perché viaggio molto. Ha un rigore che adoro, ma allo stesso tempo una libertà fortissima. È una città che ti spinge a essere concreta e creativa insieme. Questo equilibrio tra struttura e slancio è qualcosa che ritrovo spesso anche nel mio lavoro».
Le nuove generazioni hanno un rapporto diverso con il gioiello. Cosa ha notato?
Credits: sharrapagano.it
«Credo oggi ci sia una ricerca di significato molto più profonda. In un momento storico in cui l’abbigliamento tende al minimalismo, il gioiello diventa il punto focale, lo “statement” che racconta chi sei. Vedo una generazione che usa il gioiello come linguaggio identitario, quasi filosofico, non solo come ornamento e mi piace davvero tantissimo».
C’è un gioiello a cui lega un ricordo personale?
«Sì, in generale sono molto legata ai gioielli regalati: amici, amori, affetti. Ho una collezione di ciondoli e amuleti che porto sempre con me. Ne ho tantissimi. Non li cambio spesso: diventano parte di me, come una seconda pelle perchè per me ogni pezzo racchiude una storia».
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Cosa sogna per questo brand? Un desiderio, non una strategia
«Vorrei davvero che Sharra Pagano restasse irregolare, imperfetto e soprattutto vivo. Che continuasse a crescere senza diventare rigido, senza perdere quell’anarchia creativa che ho trovato negli archivi. Sogno collaborazioni, pezzi unici, nuove strade. Ma soprattutto sogno un brand che non smetta mai di sperimentare».
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Giorgio Armani: 5 highlight della sfilata FW26
Cala il sipario sulla Milano Fashion Week e come, da tradizione, è stato lo show di Giorgio Armani a chiudere questa lunga settimana ricca di eventi, presentazioni e sfilate.
Dopo l’esordio con lo show di Emporio Armani, Silvana Armani ha svelato oggi in passerella “Nuovi Orizzonti”, la nuova collezione FW26, la prima da lei realizzata dopo la scomparsa dello zio. Una collezione che riprende i codici iconici del brand ma con uno sguardo verso il futuro.
Ma ripercorriamo insieme i 5 punti salienti della sfilata.
01. La location
Lo show è andato in scena come di consueto in un luogo molto caro a Giorgio Armani, il Teatro/Armani di via Borgonuovo, il quartier generale della Maison. Proprio lì, in quello stesso palazzo in cui viveva lo stilista e che recentemente ha ospitato anche la nuova campagna del brand con Vittoria Ceretti.
02. La palette
La palette della collezione è elegante e sofisticata. Pennellate delicate di bianco, grigio, verde salvia e carta da zucchero si alternano a tocchi di blu cobalto e di bordeaux, nuance che ha tutte le carte in regola per diventare il nuovo nero.
03. La collezione FW26 di Giorgio Armani
Fluidità e leggerezza sono le parole chiave della nuova collezione FW26 di Giorgio Armani. Il layering scandisce lo stile della prossima stagione: giacche, camice e maglie si sovrappongono con facilità, strati fluidi e leggeri si tolgono e si aggiungono a seconda delle occasioni. Cappotti e blouson, così come i pantaloni, hanno silhouette ampie e morbide. Il velluto è protagonista su camicie, abiti e sulle mini bag da polso. Gli abiti da sera presentano drappeggi o ricami e lavorazioni preziose che rievocano le vette delle montagne.
04. Il brano di Mina che ha chiuso lo show
A chiudere lo show, a sorpresa, “A costo di morire”, un brano inedito scritto da Fausto Leali e cantato da Mina. Una canzone che era nata per celebrare per i 50 anni di carriera di Giorgio Armani e che invece si è trasformata in un omaggio allo stilista scomparso lo scorso settembre.
05. Il front row
Ad assistere alla sfilata, tantissimi special guest come le attrici Pilar Fogliati, Andy McDowell, Margherita Buy, Vittoria Puccini insieme a molti altri amici del brand.
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Tra brutalismo e sensualità: 5 highlight dello show FW26 di Bottega Veneta
Una collezione dedicata a Milano che racconta l’essenza della milanesità in un dialogo tra brutalismo e sensualità: è la FW26 di Bottega Veneta.
Per la prossima stagione la direttrice creativa Louise Trotter ha immaginato un guardaroba contemporaneo ispirato all’architettura brutalista e austera della città, dietro la quale si nasconde però una sensualità sottile e una seduzione misurata.
La nuova collezione FW26 è infatti “una riflessione sull'intimità oltre che sulla protezione. Il modo in cui una facciata austera nasconde la bellezza che si cela al suo interno” si legge in una nota della maison.
Ma ecco 5 punti chiave dello show.
01. L'ispirazione
A ispirare la direttrice creativa è stato mosaico di suggestioni: i milanesi e i loro look dall’eleganza disinvolta, la nostalgia evocata dalla pochette della nonna e delle scarpe vissute del papà, l’arte di Maria Callas e Pierpaolo Pasolini e la loro capacità di amare e vivere al di fuori dalle convenzioni.
02. La collezione FW26 di Bottega Veneta
La collezione FW26 di Bottega Veneta interpreta gli archetipi della milanesità mescolando capi eleganti di alta sartoria e pezzi più quotidiani. Il rigore del tailoring si esprime attraverso capispalla dalle silhouette strutturate e pantaloni sartoriali dal fit impeccabile. Accanto a trench imbottiti e berretti in lana, sfilano abiti elegantissimi che le sciure milanesi sceglierebbero per la Prima della Scala.
03. La pelliccia
Per la prossima stagione Louise Trotter ha voluto mettere in luce la grande maestria del brand nell'imitare l'apparenza della pelliccia combinando tessuti in seta, fil coupé, maglieria e fibre tecniche. Un gioco di texture e materiali che si ritrova nei capispalla, negli abiti ma anche nei gioielli e nelle calzature.
04. Gli accessori
Tra gli accessori, oltre alle mules in finta pelliccia e alle ballerine borchiate, le nuove preziosissime maxi bag in pelle intrecciata che si alternano a colorate buste della spesa.
05. Il front row
Tra i tanti special guest avvistati in front row, Daisy-Edgar Jones, Claire Foy, Anna Wintour, Julienne Moore, Lux Pascal, Lauryn Hill, Miriam Leone e tanti altri.
Credits: GettyImage / Courtesy of press office
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