Armocromia & abbigliamento: i colori perfetti per ogni stagione (seguendo l'esempio delle celeb)

È uno dei trend più amati, impazza sui social e non solo: parliamo dell'Armocromia, analisi e studio dei colori della persona.
Nata agli inizi degli anni 80 negli States, grazie al volume Color me beautiful di Carole Jackson, si è arricchita e sempre più strutturata negli anni.
In Italia, ne abbiamo imparato i segreti grazie a Rossella Migliaccio, di sicuro una delle consulenti ed esperte d'immagine più famose e che hanno diffuso maggiormente i fondamenti dell'Armocromia a un pubblico sempre più vasto, anche utilizzando la forza dei social (il profilo IG di Rossella ha superato i 355mila follower e il suo libro è stato uno dei più letti dell'estate 2021)!
NAVIGAZIONE RAPIDA:
- Armocromia: come scoprire la propria stagione, test e analisi
- Armocromia: i colori dell'abbigliamento per Inverno
- Armocromia: i colori dell'abbigliamento per Autunno
- Armocromia: i colori dell'abbigliamento per Estate
- Armocromia: i colori dell'abbigliamento per Primavera
Basi dell'Armocromia: i "colori amici"
Su cosa si basa l'Armocromia? Ognuno di noi ha, tra occhi, pelle, sopracciglia e ciglia, -dei colori che ci connotano.
Questi colori possono essere caldi o freddi, brillanti oppure più tenui.
Ognuna delle quattro stagioni è caratterizzata dalla misura in cui alcune categorie (sottotono, valore, intensità e contrasto) sono presenti.
Il sottotono è la "temperatura" della pelle (attenzione, sbagliato pensare che una pelle chiara sia necessariamente fredda o che una scura sia sicuramente calda!), il valore è l'elemento predominante tra chiaro e scuro, l'intensità indica la brillantezza dei propri colori e il contrasto è identificato dalla differenza di valore tra elementi (ad esempio: pelle con occhi o pelle con i capelli)
Ogni stagione è caratterizzata da una diversa presenza e combinazione di queste 4 variabili
Come racconta Rossella Migliaccio, individuare la propria stagione è il primo step che permetterà di capire quali sono i colori in palette con noi, ovvero che sono compatibili con quelli che la natura ci ha donato.
Ciò significa che se usiamo colori in armonia con noi, il nostro incarnato e gli occhi saranno valorizzati al massimo, esaltati e resi ancora più luminosi.
Al contrario se scegliamo dei colori non amici, anche se ci piacciono alla follia, l'effetto potrebbe non essere in linea con le nostre aspettative. Potremmo apparire più "spente", grigie, addirittura potremmo notare maggiormente occhiaie, piccole rughe e discromie. In quel caso ci toccherà lavorare di più con il make up per "mascherare" la disarmonia tra i colori che Madre Natura ci ha dato e quelli che scegliamo di indossare.
Ma incredibilmente, i colori in palette ci donano un effetto "wow" anche se siamo struccate, provare per credere.
Armocromia: come scoprire la propria stagione, test e analisi
Identificare la propria stagione in certi casi non è semplicissimo. Per scoprire la propria stagione non basta un test fai da te ma è necessaria una vera e propria analisi svolta di persona da una consulente esperta (diffidate da chi promette di analizzarvi tramite fotografie o con una video chiamata), rigorosamente senza trucco, con i capelli coperti e possibilmente senza abbronzatura recente.
La consulente sarà in grado di cogliere ogni singolo mutamento dell'incarnato e dello sguardo con i vari drappi colorati: si parte da quelli per individuare il sottotono (caldo o freddo), per poi passare all'intensità (alta o bassa) e solo dopo orientarsi su quello delle varie stagioni e, successivamente alla sottocategoria.
Una volta identificata la nostra stagione, sapremo quali sono i nostri colori alleati e potremmo scegliere consapevolmente come introdurli nel nostro armadio.
Quante volte abbiamo comprato abiti e accessori sull'onda del momento ma una volta indossati ci siamo resi conto che c'era qualcosa che non "girava"? Quante volte li abbiamo relegati nel fondo del guardaroba e mai più usati?
Ecco conoscere i colori valorizzanti ci aiuterà anche a scegliere e comprare più consapevolmente, evitando sprechi.
Le basi dell'Armocromia: le quattro stagioni
Come dicevamo il sistema dell'Armocromia si basa su 4 stagioni: Inverno, Autunno, Estate e Primavera.
Ogni stagione poi si suddivide in quattro sottogruppi distinti in cui si darà rilevanza a una delle variabile di cui parlavamo sopra (sottotono, valore, intensitò e contrasto) in misura maggiore rispetto alle altre.
Nel caso in cui non ci sia una variabile che spicca sulle altre parliamo di Stagione Assoluta.
Ma non perdiamo altro tempo e scopriamo stagione per stagione le caratteristiche e soprattutto i colori più adatti grazie anche alle celeb che meglio rappresentano ciascuna stagione.
Armocromia: la stagione Inverno e i suoi colori amici
Partiamo dalla base: le persone appartenenti all'Inverno sono caratterizzate da valore scuro o medio scuro, ma non basta solo questo a identificarle! Le due variabili che ci aiutano a identificarli senza ombra di dubbio sono il sottotono freddo e l'alta intensità.
Il sottotono, come dicevamo, riguarda la temperatura della pelle e in questo caso è freddo. Non vuol dire necessariamente pallido, attenzione. Anche le persone con una carnagione olivastra sono "fredde". Pensate a Salma Hayek o a Penelope Cruz: la loro pelle, seppur scura, non ha sfumature dorate e, se si abbronza, l'incarnato assume i toni del mattone. Queste persone fanno parte del sottogruppo Deep, cioè Profondo, caratterizzate principalmente dal valore scuro.
Se invece a dominare è la caratteristica di una pelle particolarmente chiara e fredda, che non si abbronza facilmente, si arrossa e che "contrasta" molto con occhi e capelli (esempio perfetto è l'attrice Lily Collins) , ci troveremo davanti al sottogruppo Cool, ovvero Freddo.
Infine, quando a prevalere è l'intensità dei colori come degli occhi chiari e particolarmente luminosi, un contrasto molto deciso tra pelle e capelli, o anche solo la sclera dell'occhio molto bianco rispetto alla pupilla scura ci troveremo davanti a una persona Winter Bright ovvero Inverno Luminoso. Le esponenti della categoria? Megan Fox, Liv Tyler e Katy Perry, giusto per fare qualche nome.
In caso non ci sia un elemento predominante tra sottotono, valore o intensità, come dicevamo ci troveremo davanti a un Inverno Assoluto. Esempio perfetto? Amal Alamuddin Clooney!
I colori perfetti per l'Inverno? Per analogia saranno freddi e molto brillanti.
Ok al blu, ai toni dei frutti di bosco, al fucsia, al viola, al verde intenso e al giallo limone (sì anche il giallo va bene, ma mai senape)! Perfetto anche nero che anzi, colore emblema dell'Inverno, l'unica stagione che lo porta in modo naturale (non ce ne vogliano le altre stagioni, ma è così). Benissimo anche l'argento, l'ideale per valorizzare il sottotono freddo!
Da evitare: i colori caldi come il rosso corallo, l'arancione, il color senape e il marrone e l'oro.
Armocromia: le star e i colori dell’Inverno
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Armocromia: la stagione Autunno e i suoi colori amici
Cosa può avere in comune l'Autunno con l'Inverno? Non moltissimo, a parte il valore medio scuro!
Pensate a Emily Ratatowsky o la nostra Elisabetta Canalis: i loro colori sono certo scuri (e infatti si inseriscono nel sottogruppo Deep "cugino" di quello dell'Inverno) ma non così contrastati: la loro carnagione (e sottotono) è spiccatamente calda, durante i mesi freddi, lontano da tintarella & co., avrà sempre un tono dorato mai pallido (beat* loro!). I capelli avranno un riflesso più caldo e "cioccolatoso" così come i loro occhi.
Il loro livello di contrasto è spesso molto basso, come nel caso del sottogruppo Soft che ha colori più omogenei e delicati: pensate ad esempio a Nicole Ritchie o Drew Barrymore.
Infine se a dominare è il sottotono caldo allora ci troveremo davanti a un Autunno Warm. Fanno parte di questo sottogruppo soprattutto le persone con i capelli rossi o con sfumature più calde e accentuate (ad esempio Julianne Moore o Emma Watson). Gli occhi possono essere scuri ma anche nocciola o con piccole pagliuzze dorate.
Infine se tra le tre componenti nessuna predomina l'Autunno sarà Assoluto, come nel caso di Olivia Palermo!
I colori perfetti per l'Autunno? Tutti i toni dei rossi caldi, le innumerevoli sfumature del marrone (cuoio, nocciola, terra bruciata), giallo senape e l'arancione. Bene anche le sfumature del verde (perfetto quello oliva) e le nuance petrolio e pavone (che si divide con l'Inverno Deep). Perfetto l'oro e il bronzo.
Colori da evitare: primo fra tutti il nero, colore che non esalta assolutamente la stagione. Tutti i toni freddi, le tonalità particolarmente brillanti e intense (troppo "forti" per la bassa intensità della stagione) e ovviamente, l'argento!
Armocromia: le star e i colori dell’Autunno
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Armocromia: la stagione Estate e i suoi colori amici
Passiamo quindi a una stagione che con l'Autunno condivide la bassa intensità: l'Estate!
Questa stagione è caratterizzata da tonalità più soft, valore che va da medio chiaro e chiaro e sottotono freddo.
Anche qui sono tre i sottogruppi principali: Soft, Cool e Light.
Il sottogruppo Soft ha come dominante proprio una certa uniformità nei colori, contrasto basso e intensità molto affievolita. Avete presente Mischa Barton o Michelle Hunziker e Kate Moss? Ecco loro sono l'emblema perfetto della categoria.
Freddezza dell'incarnato, capelli chiari ma con base cenere, pagliuzze argento o ghiaccio degli occhi chiari sono segnali della dominate Cool che vede come rappresentante perfetta la modella Eva Riccobono. Attenzione però: della categoria fanno parte anche persone con capelli castani più o meno scuri, come Bella Hadid e Bianca Balti, caratterizzate però da una pelle molto "fredda". Infine, invece, la presenza di colori (tra capelli, occhi e pelle) particolarmente chiari sono il segnale che ci troviamo davanti una Estate Light, proprio come le sorelle Elle e Dakota Fanning, Reese Witherspoon e Bar Refaeli.
I colori perfetti per esaltare l'Estate: sono freddi sì ma non troppo intensi. Benissimo le sfumature pastello (è la stagione che regge meglio i toni "polverosi" che vanno di moda ora come il malva, il salvia e il lilla), bene i grigi e i tortora e anche il blu ma mai troppo brillante
Da evitare: tutti i colori caldi ed eccessivamente brillanti anche se freddi... tenderebbero a "sovrastare" chi ha colori più delicati.
Armocromia: le star e i colori dell’Estate
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Armocromia: la stagione Primavera e i suoi colori amici
Arriviamo infine a una delle stagioni, insieme all'Inverno, più intense e brillanti: la Primavera.
L'alta intensità è infatti la spia luminosa che meglio definisce questa stagione, insieme ovviamente al sottotono caldo e al valore che oscilla tra chiaro e medio scuro.
Le Primavera si dividono (quando non sono Assolute, come la modella Emily Di Donato) in Light, Warm e Bright.
Esempio perfetto di Light sono l'attrice Margot Robbie e Chiara Ferragni. Le accomuna infatti colori chiari e luminosi, con capelli che virano al colore del grano e la pelle comunque "calda".
Nel caso delle Warm, invece, è proprio il "calore" di pelle ma soprattutto capelli a definirle: Emma Stone, Jessica Chastain e la nostra Miriam Leone sono l'esempio perfetto della categoria. Come distinguerle dalle Autunno Warm? Semplice: hanno occhi molto più brillanti impossibile non notarli.
L'alta brillantezza e un contrasto tra pelle, occhi e capelli, importante definiscono infine le Primavera Bright come Alexa Chung, Kate Middleton e Paola Turani: i capelli sono spesso castani ma mai troppo scuri (più cioccolato che corvini), pelle "calda" e occhi estremamente luminosi.
I colori della Primavera: tutte le nuance calde e brillanti! Via libera allo smeraldo, al corallo e all'albicocca, al turchese, al verde prato e al giallo sole. Top l'oro!
I colori da evitare: quelli freddi ovviamente (anche se le Bright rubano qualche tonalità alle Inverno come i vari blu royal e bluette) ma soprattutto quelli più smorzati e polverosi. Occhio al nero: è elegante, certo, ma è davvero un peccato non concedersi nuance ben più brillanti!
Armocromia: le star e i colori della Primavera
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Tra passato, presente e futuro: 5 highlight dello show FW26 di Diesel
Una celebrazione dell’universo del brand, un racconto che è partito dal passato, ha attraversato il presente per poi proiettarsi verso il futuro: è la show FW26 di Diesel.
Il brand, che ha aperto ufficialmente questa nuova edizione della Milano Fashion Week, ha svelato le novità della prossima stagione sulla passerella più caotica e colorata di sempre.
Ed è così che, nonostante a poche ore dall’inizio della sfilata l’hype fosse già alle stelle, il marchio guidato dal direttore creativo Glenn Martens è riuscito ancora una volta a non deludere le aspettative.
Cosa ricorderemo di questo show? Ecco i 5 highlight della sfilata.
01. La location
Non è la prima volta che Diesel ci sorprende con i suoi allestimenti spettacolari, ma questa volta il brand si è davvero superato. Lo show, infatti, si è svolto all’interno di un grande spazio completamente ricoperto da oltre 50.000 memorabilia, una serie di cimeli e pezzi d’archivio provenienti da negozi, feste e uffici del brand. I look della collezione FW26 sono stati svelati tra slip, cavalli a dondolo, décolleté giganti, sexy toys, Santa Claus in miniatura, lampade, cd e altri oggetti iconici che in qualche modo raccontano la storia del brand dal 1978 ad oggi. Un’installazione che riflette l’impegno del brand verso la sostenibilità.
02. Uno special guest sulla catwalk
In passerella non è passato inosservato un volto in particolare, quello di Rema: idolo della musica afrobeat nigeriana che ha sfilato con addosso un montone smanicato dai riflessi dorati, jeans grigi e stivaletti Western.
03. Il denim
Il denim non poteva che essere il grande protagonista della collezione del brand. Per la prossima stagione lo troviamo declinato su giacche in denim spiegazzate, su lunghi trench con la cintura in vita, micro gonne a palloncino, hot pants sgambatissimi e persino sulle nuove borse a spalla.
04. La collezione FW26 di Diesel
La nuova collezione FW26 firmata da Glenn Martens è un concentrato di colore ed energia. In passerella tutto si mescola senza una logica lineare, senza un ordine preciso. Le modelle sembrano essersi appena svegliate dall’ultimo party e indossano ancora i look della sera prima, stemperati da elementi casual. I top sono cortissimi e si portano con pantaloni super stretch dalla vita altissima e chocker a catena. Le maglie e i knit dress a collo alto presentano arricciature sul davanti. Gli abiti-felpa si portano con collant colorati dall’effetto sfumato e mules con il tacco. I fiori diventano la stampa dei nuovi maxi dress, che si abbinano stivali altissimi e borse rigorosamente en pendant, e il ricamo dei nuovi co-ord in maglia.
05. Il front row
Ad assistere allo show in front row, oltre all’idolo del K-pop Yunho, membro del gruppo ATEEZ, anche Karol G e poi ancora Celeste Dalla Porta, Aurora Ramazzotti, Eugenio Franceschini e tanti altri amici del brand.
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London Fashion Week Fall/Winter 2026: il recap delle sfilate tra memoria, ribellione e nuovi inizi

Dal 19 al 23 febbraio 2026, la British Fashion Council ha acceso i riflettori su una nuova edizione della London Fashion Week, la seconda sotto la guida della CEO Laura Weir.
A posteriori, ciò che resta di questa settimana dedicata alle collezioni Autunno-Inverno 2026 è la sensazione di una città che continua a ridefinire la propria identità sottolineando l'importanza di un equilibrio tra heritage e sperimentazione.
Tra grandi nomi e nuove energie, passerelle spettacolari e presentazioni immersive, Londra per noi ha riaffermato la sua vocazione culturale più che puramente commerciale: stiamo parlando infatti di una piattaforma dove la moda si intreccia con arte e narrazione sociale.
Quest'anno il calendario è stato segnato da assenze importanti ma anche da ritorni strategici segnando una stagione diversa dalle precedenti.
Vediamo insieme tutte le novità portate sulle passerelle della London Fashion Week per la stagione Autunno/Inverno 2026!
Paul Costelloe
Credits: Getty Images
Fedele al suo linguaggio fatto di sartorialità solida e femminilità misurata, Paul Costelloe ha confermato il suo ruolo di colonna portante della settimana londinese.
Le sue silhouette, strutturate ma non rigide, hanno portato in passerella una visione classica aggiornata con sensibilità moderna.
Cappotti avvolgenti, abiti midi dalla costruzione impeccabile e un uso del colore calibrato che restituisce profondità ma non risultando eccessivo. In una fashion week attraversata da sperimentazioni e contrasti, la sua proposta resta un punto fermo, rassicurante.
Patrick McDowell
Credits: Getty Images
Per l’autunno inverno 2026, McDowell ha costruito “The Gaze”, una riflessione sulla sensualità e sullo sguardo, ispirata al fotografo americano George Platt Lynes.
La performance del danzatore Jonathan Luke Baker, semi-nudo su una roccia, ha reso esplicita la centralità del corpo come oggetto e soggetto dello sguardo pubblico.
La collezione, tuttavia, è stata sorprendentemente misurata: linee allungate, tailoring preciso, abiti da sera corsettati in stampe floreali sfumate, e una palette in bianco e nero dalle vibrazioni morbide e ovattate. McDowell evita costruzioni monumentali e punta su “abiti veri”, pronti per il mercato, segnando un momento di maturità commerciale senza rinunciare però alla sua poetica.
Natasha Zinko
Credits: Getty Images
"L’assurdo stratificato" è il cuore pulsante della proposta di Natasha Zinko. L’activewear in pile viene compresso in corsetti improvvisati, tank top rimpiccioliti diventano strutture costrittive, generando un trompe-l’œil che destabilizza le proporzioni.
La collaborazione con Havaianas produce le ironiche “Pancake Flops”: due infradito sovrapposte e unite da lacci in pelle a evocare una zeppa fai-da-te. Un gesto secondo noi nostalgico e sovversivo insieme.
Il tema della pelliccia, riletto in chiave etica, attraversa la collezione come memoria generazionale: faux-fur grigio con applicazioni tridimensionali, stivali realizzati con New Rock abitati da piccoli animali in finta pelliccia, in bilico tra trofeo e mascotte. A chiudere, l’apparizione di Melanie Brown, icona pop che incarna perfettamente lo spirito teatrale della sfilata.
Richard Quinn
Credits: Getty Images
Richard Quinn continua la sua personale battaglia contro l’effimero costruendo un “archivio del futuro”. La sua cifra floreale si fa più affilata e strutturale ma non solo decorativa.
La collezione AI 2026 è infatti un inno alla permanenza: tessuti sontuosi, silhouette che celebrano la presenza femminile, abiti pensati per momenti cruciali della vita.
Quinn eleva il prêt-à-porter attraverso codici couture, restituendo alla moda una dimensione cerimoniale anche nel quotidiano.
Simone Rocha
Credits: Getty Images
All’Alexandra Palace, Simone Rocha ha intrecciato mito celtico, adolescenza anni ’90 e suggestioni letterarie in una collezione che esplora la giovinezza come condizione mentale.
Segna la stagione il debutto davvero interessante della collaborazione con Adidas: le iconiche tre strisce rosse scorrono su abiti romantici, giacche sportive a trapezio e ibridi tra sneaker e ballerine.
Rocha lavora per contrasti, accostando shearling massicci a cristalli delicati, cappotti militari a gonne in tulle, abiti vaporosi a dettagli atletici.
Emilia Wickstead
Credits: Getty Images
La musa di stagione è Fano Messan, modella e attrice francese degli anni Venti costretta a fingersi uomo per diventare scultrice. Una figura che permette a Wickstead di indagare il confine tra uniformità e liberazione.
Cosa ne nasce? Un tailoring languido, quasi androgino, tra check maschili, denim robusto e giacche in pelle dalla costruzione smock.
La sfilata, intima e priva di fronzoli nella boutique di Sloane Street, evolve poi verso abiti più scenografici in lamé argento e pizzi lavanda, dalle qualità scultoree.
Erdem
Credits: Getty Images
Vent’anni di carriera e nessuna nostalgia. Erdem celebra l’anniversario del brand con “Impossible Conversations”, una collezione-mashup che mette in dialogo le muse del suo universo creativo.
In passerella alla Tate Britain, tra panchine ravvicinate e atmosfere sospese, convivono crinoline in pizzo, colonne ricamate fino all’eccesso, blazer maschili e jeans boyish abbinati a bra top. È un dialogo tra epoche e identità nonché tra romanticismo e irriverenza.
Erdem dimostra che la coerenza non è immobilità, al contrario, dimostra come questa sia capacità di rielaborare il proprio archivio con nuova energia.
FIORUCCI
Credits: Courtesy of Press Office
Con “MEMORIE”, Fiorucci presenta un progetto che non è una sfilata ma una riflessione immersiva sul concetto di ricordo come proiezione futura. Curata da Francesca Murri, la presentazione immagina una festa intima ambientata in uno spazio sospeso tra passato e futuro, dove l’identità del brand viene riletta con nuove chiavi creative.
Silhouette raffinate ma attraversate da dettagli incredibili come, gorgiere scolpite, borchie, maschere espressive che definiscono la collezione.
Pizzi, mesh e crêpe convivono con velluto, lattice e denim lavorato al laser; l’iconografia storica di Fiorucci torna con angeli, labbra grafiche e una palette vibrante punteggiata da stampe inedite.
Arricchisce il progetto la collaborazione con Francesco Casarotto di Agglomerati, che realizza maschere artigianali pensate come estensione dei personaggi della collezione.
Mithridate
Credits: Getty Images
A un anno dal suo arrivo alla direzione creativa, Daniel Fletcher consolida la propria visione per Mithridate con una collezione Autunno-Inverno 2026 che intreccia heritage cinese e immaginario britannico. Nella maestosa cornice della Tate Britain, un grande glicine scenografico evocava il primo esemplare cinese portato da Guangzhou a Londra nell’Ottocento, ancora oggi fiorito a Chiswick: metafora di un’identità che mette radici e prospera altrove.
La collezione si sviluppa come uno studio di personaggi lungo il Tamigi: banchieri urbani, intellettuali bohémien, habitué della notte e pescatori della domenica convivono in un guardaroba coerente e ricco di dettagli.
Peacoat e duffle coat aggiornati richiamano suggestioni marinare e countryside, tweed e maglie Aran dialogano con gonne stampate e applicazioni materiche. La sera si accende con mini abiti a due pezzi e jacquard di seta ricamati che riprendono il motivo del glicine, mentre accessori strutturati e gioielli ispirati ai cinturini degli orologi rafforzano l’anima metropolitana del brand.
Toga
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Per l’Autunno-Inverno 2026, Toga, guidato da Yasuko Furuta, esplora un’estetica fluida che nasce dalla manipolazione (quasi scultorea) del tessuto.
Cotone, seta e lana si confrontano con inserti sintetici in un dialogo di materia che riflette la contemporaneità, sospesa tra naturale e artificiale. Le silhouette risultano mobili, cangianti, pensate per adattarsi a un presente quasi instabile.
L’abito non è armatura, ma diventa un organismo vivo: una seconda pelle che assorbe contrasti e li trasforma in energia estetica.
Julien Macdonald
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Dopo tre anni di assenza, Julien Macdonald torna alla London Fashion Week scegliendo una cornice spettacolare: The Shard, l’iconico grattacielo firmato da Renzo Piano. A oltre 70 piani d’altezza, con lo skyline londinese sullo sfondo, le modelle hanno sfilato in una cascata di bagliori ispirati ai tramonti estivi che si riflettono sulla torre.
La collezione segna una nuova direzione strategica: resortwear pensato per climi caldi, silhouette sensuali, costumi audaci e abiti laminati color oro rosa, gialli vibranti e turchesi tropicali.
Frange flapper, spacchi profondi e mantelle impalpabili restituiscono il glamour teatrale che è cifra del designer, ma con un’attenzione rinnovata al ready-to-wear e a una fascia di prezzo più accessibile. In una Londra insolitamente grigia e piovosa, il suo ritorno è stato un’esplosione di luce e ottimismo.
Burberry
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A chiudere la settimana, Burberry ha trasformato la pioggia londinese in un vera scenografia. Sotto la direzione creativa di Daniel Lee, il brand ha ricreato all’Old Billingsgate un paesaggio urbano invernale, completo di una suggestiva replica del Tower Bridge illuminato e di passerella punteggiata da pozzanghere nere simulate.
Proprio il trench - capo simbolo nato come uniforme militare britannica - è stato rielaborato in chiave più femminile: colle arricciate, frange scintillanti come scie di pioggia, versioni in faux fur e nuove proporzioni hanno ampliato il vocabolario di un’icona senza tradirne l’identità.
Tra ospiti del calibro di Skepta e Kate Moss, la sfilata ha ribadito la centralità di Burberry nel raccontare l’immaginario britannico moderno.
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Grazia.it talks with: Alberto Affinito, founder di art259design

Mettere la materia al centro e costruirle intorno un universo coerente, fatto di proporzioni, materia e spazio. È l’idea, semplice ma rivoluzionaria, alla base del brand art259design, marchio nato 15 anni fa dall’intuizione di Alberto Affinito.
Nato a Potenza, città della Basilicata che ancora oggi è al centro del cuore del marchio, studi romani in Architettura, Affinito racconta attraverso le sue due collezioni all’anno, un cosmo dall’estetica onirica ma intimamente legata al corpo e alla materia.
Ed è forse il legame con l’architettura ad avergli lasciato quell’attaccamento speciale alla materia, al tessuto, capaci di guidare il processo creativo prima ancora che i tratti decisi di un bozzetto.
Toccare, tastare, modellare la stoffa giusta sul manichino e vederne l’effetto, lasciarsi guidare da una piega o dalla trama di un materiale, cambiare idea, ricominciare, tutto questo è Art259design, la sua “creatura”, il suo progetto.
Il risultato sono abiti “vissuti”, caratterizzati da volumi che dialogano con il corpo, che ridiventa protagonista e che dà una nuova dimensione al vestito.
Da questo approccio speciale e “materico” con il tessuto nasce poi anche la visione del brand basata su circolarità e riduzione dello scarto: non una strategia di marketing, ma un’evoluzione naturale di un metodo progettuale che considera il rispetto per la materia parte integrante dell’estetica.
Abbiamo intervistato Alberto Affinito per farci raccontare l’origine del brand e il suo rapporto con la moda.
Partiamo dal principio: qual è l’origine del nome art259design?
«L’idea era quella di mettere insieme, in un unico nome, le tre cose che sono di fondamentale ispirazione in ciò che faccio. Art sta per arte e artigianalità, 259 perché il progetto è nato il 25 settembre ma, soprattutto, perché adoro i numeri e nel mio processo creativo assumono un’importanza naturale, Design, infine, perché è l’altra mia grande fonte di ispirazione. Ho cercato di fondere un approccio di ricerca e di lavorazione manuale a una serialità traducendo tutto ciò in numeri, gli stessi numeri che non sono altro che i centimetri che compongono ogni capo realizzato».
Il tuo percorso formativo attraversa architettura e fashion design. Tra le due hai scelto come strada principale la moda ma in che modo questa doppia matrice continua a influenzare il tuo modo di pensare forme, volumi e corpo oggi?
«La scelta di virare da architettura a fashion design è stata dettata dalla necessità di trovare un settore più adatto a sfogare le mie idee. Facendo architettura ho capito quasi da subito che non sarei riuscito ad esprimere a pieno me stesso. Allo stesso tempo l’architettura e il design sono per me di ispirazione e sfogo in quanto una parte importante del mio lavoro consiste nella progettazione degli allestimenti dei nostri negozi e di spazi espositivi durante l’anno. Non potrei farne a meno.
È un’esternazione costante e fondamentale per trovare nuovi stimoli e per contestualizzare la collezione stessa, che senza il contenitore giusto non avrebbe lo stesso sapore. Trovo che lo spazio espositivo sia essenziale per esprimere i miei capi, assumendo un’importanza quasi paritaria rispetto alla collezione stessa. Nel posto sbagliato la collezione non è completa. Tutto deve essere coerente, solo in questo modo può esprimersi al massimo. Anche per questo abbiamo in questi anni avuto l’esigenza di ridurre la proposta di rivenditori, in quanto abbiamo notato che nel contesto sbagliato il brand non cresce e fa fatica. Al contrario, quando trova il suo ambiente naturale esprime il suo potenziale al massimo e di conseguenza performa anche in modo ottimale».
Nelle tue collezioni il tessuto è un elemento essenziale, quasi “vivo”. Cosa succede, emotivamente e progettualmente, nel momento in cui “ascolti” una materia?
«Ascolto e capisco il materiale per comprendere le sue possibilità e come vuole essere espresso al meglio. Comprare dei materiali dopo aver scelto cosa fare trovo sia una follia. Per quanto si possa, con presunzione, adattare un materiale a ciò che si ha in mente è sempre il tessuto stesso a decidere la chiave di lettura corretta e il modo migliore per esprimersi. Solo nel momento in cui tieni la materia prima tra le mani e passando ore ed ore al manichino si riesce a trovare l’interpretazione corretta. In realtà, io mi limito ad innamorarmi di alcuni materiali e passo giornate a fantasticare sulla collezione e a schizzare idee e a progettare, ma è solo quando arriva il tessuto che tutto viene messo in discussione ed è lui che sceglie ciò che vuole essere».
In un sistema moda veloce e iper-produttivo, hai costruito un approccio fondato sullo zero waste e sulla circolarità. È stata una scelta etica, estetica o una conseguenza naturale del tuo modo di progettare?
«Entrambe le cose. Per lo zero scarto ci vorrà ancora tempo perché soltanto producendo internamente il 100% della collezione si potrà, un giorno, raggiungere quest’obbiettivo ma piano piano ci stiamo lavorando. È un processo che è stato messo in atto e che non intende arrestarsi. Le prime collezioni prevedevano una spesa destinata all’approvvigionamento dei tessuti praticamente nulla e questo mi ha portato in maniera naturale a sperimentare, approcciandomi a questo modo di lavorare. Quello che è nato da una necessità affiancato da una un’esigenza morale e di rispetto della materia, è diventato il mio alleato più fedele per gli innumerevoli spunti e ispirazioni che può fornire. Credo che dopo 15 anni non sia stato un paletto ma che ad oggi sia una delle forze più grandi del brand».
La collezione Primavera/Estate 2026 nasce da un incontro casuale e quasi silenzioso: una bambina di ritorno da una lezione di danza. Cosa ti ha colpito di quell’immagine e perché hai sentito il bisogno di trasformarla in un punto di partenza creativo?
«Perché ho sempre bisogno di un punto di partenza che non sempre viene portato fino in fondo con coerenza ma è semplicemente un inizio. Ho bisogno di emozionarmi e avere una storia da raccontare proprio per trovare la forza di poterla scrivere. Quella visione mi ha innescato evidentemente dei ricordi e delle sensazioni che in quel momento mi hanno ispirato e fatto venire delle idee nell’immediato»
Dopo oltre dieci anni di percorso e una crescita strutturata del brand, come sei cambiato tu come designer e come persona rispetto agli inizi di art259design?
«Domanda difficile… Ho iniziato a 25 anni, ero giovane, forse incosciente, e art259design un bambino. A oggi credo che sia io che il brand siamo cambiati tanto. Se penso che il primo anno di art259design era cominciato con una manciata di t-shirt ed ora proponiamo un total look di circa 60 capi, una prima linea di sola pelle nata 4 anni fa ed una seconda linea nata la scorsa stagione, credo che io e il brand siamo cresciuti seguendo la strada giusta, nonostante tutto. L’uno ha fatto crescere è cambiare l’altro, in un rapporto complementare. Io sono ciò che sono grazie e per colpa di art259design. Una vita e un progetto, più che un brand, si sono sovrapposti, nel bene e nel male, nei successi e nelle catastrofi».
Il riferimento alla danza nella collezione non è mai letterale, ma si traduce in studio del movimento, dell’habitus e della postura. Come hai lavorato su volumi, costruzioni e materiali per rendere visibile questa idea di corpo in movimento?
«Ho lavorato sulla scelta dei materiali e dei colori. Ho immaginato tessuti leggeri e gradazioni che nel mio immaginario mi riportassero alla danza, o meglio, che nella mia mente mi facessero pensare a delle ballerine. Per la prima volta ho spogliato molto la mia donna, solitamente molto austera, coprendola con tessuti leggeri e trasparenti che più che vestire accompagnassero il corpo. Soluzioni sartoriali e di manipolazione del tessuto hanno celato l’intimità del corpo permettendo a chi indossa i miei capi di provare un’assoluta libertà. La sfida, ma allo stesso tempo il gioco, principale è stata manipolare la georgette crêpes di seta in modo da poterle permettere di vestire nonostante l’estrema trasparenza del tessuto. Anche un velo impercettibile e quasi impalpabile può vestire creando trasparenze, certamente audaci, ma eleganti».
Ultima domanda: se Art259design fosse una canzone o una musica quale sarebbe?
«Art259design è cambiato tanto in questi 15 anni e con lui i miei gusti musicali, ma se devo pensare ad una colonna sonora che ha accompagnato dal primo momento la nascita del brand, la sua crescita e i tanti momenti bui, penso alla discografia di Thom Yorke e, nello specifico, a Lotus Flower dei RADIOHEAD, una delle mille canzoni preferite».
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Primavera fa rima con...felpa: ecco le nostre varianti preferite della spring '26

È vero, con il giusto gioco di layering s'indossano anche nei mesi più freddi dell'anno. Ma le due stagioni ideali per sfoggiare le felpe senza troppi "tricks" sono senza dubbio l'autunno e la primavera.
Parliamo infatti di uno dei capi transeasonal per eccellenza, un must have del guardaroba casual ma anche versatile al punto da adattarsi anche agli abbinamenti più disparati.
A noi, ad esempio, piace tantissimo mixare la felpa con i capi più eleganti che abbiamo nell'armadio, per un contrasto favoloso, come un bel pantalone sartoriale o una pencil skirt di pelle.
Su quali puntare per la primavera 2026? A tinta unita o giocata su stampe colorate e cool. Con slogan, loghi o scritte funny. Con cappuccio o senza.
C'è una felpa giusta (ma anche più d'una, in realtà) per ogni occasione. Con la zip per un mood super sporty oppure munita di colletto per un tocco preppy irresistibile.
E voi di quale modello di sweatshirt siete fan? Nel dubbio abbiamo selezionato le più cute in circolazione...fatevi tentare!
Felpe per la primavera: le varianti più belle da non farsi scappare
PARFOIS
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ESSENTIEL ANTWERP
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DESTINATION HAWAY
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RUE MADAM PARIS
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PULL&BEAR
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MAX&CO.
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H&M
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ZARA
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STRADIVARIUS
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NA-KD
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POLO RALPH LAUREN
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SANDRO PARIS
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