Loewe e Tessabit insieme per la capsule Paula’s Ibiza

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La boutique del lusso Tessabit e il brand spagnolo LOEWE inaugurano un pop-up store a Cernobbio dedicato alla collezione Paula’s Ibiza

Sono passati cinquant’anni da quando la boutique Paula’s ha aperto le sue porte a Ibiza diventando motore di creatività ed espressione, centro nevralgico di un mondo che con i propri abiti puntava a celebrare la vita, l’amore e l’estate. 

Lo stesso gioioso spirito, quello che il tedesco Armin Heinemann aveva trovato sull’isola, ha travolto Jonathan Anderson, l’eclettico Direttore Creativo di LOEWE che in questa corrispondenza d’intenzioni ha visto i semi della collezione Paula’s Ibiza, una capsule annuale (questo è il quinto) volta a riaccendere la fiamma degli anni Settanta portando con sé il glam e l’edonismo di quel periodo splendente.

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Alcuni degli accessori della collezione annuale Paula’s Ibiza di LOEWE

Per definizione Paula’s Ibiza non può non legarsi con forza ai luoghi che la ospitano, ed è qui che entra in gioco Tessabit, retailer di lusso che ha fatto della ricerca stilistica e dell’eleganza la sua bandiera, in sintonia con la cornice in cui si trova: il lago di Como.

È qui che trova la sua perfetta collocazione la collezione annuale di LOEWE, nella boutique di Cernobbio nella storica via Regina, a pochi passi da Villa d’Este. Una location con un’anima che si adatta perfettamente allo spirito della capsule.

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Il pop-up store dedicato a Paula’s Ibiza di LOEWE nella sede di Tessabit in via Regina a Cernobbio

In questo luogo magico prendono vita abiti che possono essere indossati a una festa in spiaggia, ma anche in città, il denim regna sovrano ma è abbinato a tessuti scintillanti, al lino fresco e a stampe dai colori sgargianti. Il crochet e le lavorazioni artigianali diventano protagonisti come succedeva nelle collezioni vendute da Paula’s anni fa e gli accessori, come gli occhiali a forma di cuore, sottolineano i sentimenti di amore totale che attraversano ogni capo.

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Una foto della campagna scattata da Gray Sorrenti

Le borse in rafia sono ricavate da materiali deadstock di precedenti collezioni e intrecciate da artigiani del Ghana, e non mancano i famosi cesti in paglia con logo maxi e le best seller: Puzzle, Goya, Hammock e Amazona nei nuovi colori estivi.

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L’interno del pop-up store di Tessabit per la capsule collection Paula’s Ibiza di LOEWE

La boutique ha inaugurato l’apertura del pop-up store con un party esclusivo per far entrare gli ospiti nello spirito di festa che Paula’s Ibiza emana, tra palloncini logati LOEWE, la celebre nail artist Unghiedellamadonna che ha portato i simboli della capsule sulle mani di tutti gli invitati (dal cactus alle nuvole) e cocktail speciali che riflettevano i colori del tramonto, concludendo il tutto con una cena sulle rive del lago.

Possiamo affermare con certezza che grazie a Tessabit e LOEWE l’estate è finalmente arrivata.

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Le atmosfere tecno-pop di Bluem alla sfilata di Etro

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La sfilata autunno-inverno 2026 di Etro diventa palcoscenico non solo per gli abiti di Marco De Vincenzo, ma anche per la musica della cantautrice Bluem. Un connubio vincente ed emozionante.

Marco De Vincenzo è un grande appassionato di musica. Non di quelli che vogliono convincerti che la versione originale del disco è meglio della riedizione o che i Geese sono il gruppo che assolutamente devi conoscere (spoiler, lo sono), ma il suo amore viene da dentro e pervade tutto quello che fa e che lo ispira. Così tanto che cinque anni fa ha iniziato un progetto che non ha un nome, non è un format, ma è il riflesso del suo lavoro in Atelier portato sulla passerella.

Il primissimo esperimento è stato con i Santamarea, conterranei di De Vincenzo che hanno creato una colonna sonora per la sfilata di Etro, e così è stato anche per Miglio, e per Daniela Pès già molto conosciuta all’estero ma esplosa poi anche in Italia. L’anno scorso c’è stata la prima performance dal vivo con La Niña che ha cantato dei brani dal suo album Furèsta e pochi giorni fa il testimone è passato a Bluem, la cantautrice sarda Chiara Floris, che si è esibita con un medley delle tracce: Lunedì; Domenica; Giovedì; Il Cavallo e Chia.

Una sola regola, lavorare a quattro mani perché la moda si possa fondere davvero con la musica e creare un’atmosfera totalmente immersiva per lo spettatore, trasportato nella creatività di De Vincenzo che prepara le sue collezioni proprio ascoltando le canzoni degli artisti e delle artiste con cui collaborerà.

Per l'autunno-inverno 2026 nasce così Etro Loop Forward che parla della continuità, della circolarità del linguaggio di Etro, che parte dal passato, dagli abiti formali e maschili che sono all'origine del brand, evolvendosi in un viaggio sempre nuovo, ma che continua a inglobare elementi riconoscibili, come la musica di Bluem, che ha rivisto pezzi del suo repertorio rendendoli nuovi in un flusso che non si ferma.


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Qual è la prima cosa che hai pensato e che hai provato quando ti ha chiamato Marco e ti ha proposto questa collaborazione?
All'inizio è stato un po' uno shock per me. Ero in un periodo di scrittura del nuovo disco, e speravo quasi di non inciampare in nessun altro impegno per potermi concentrare solo su quello. Però poi con Marco ci siamo trovati subito, è una persona meravigliosa e quando mi ha spiegato il progetto ho detto subito: sì, decisamente lo voglio fare. E poi, a sorpresa, si è trasformato in una cosa molto utile anche per il disco.

Mi sono immersa nella creazione di questa sorta di viaggio nel mio repertorio, con qualcosa di inedito e pezzi già esistenti ma rielaborati per l'occasione.

La cosa interessante per me è stato entrare in questo mondo e capire come il mio e quello di Etro potevano incontrarsi. Da quando ho mandato a Marco le prime bozze ci siamo trovati subito in sintonia, quindi è stato un lavoro abbastanza fluido.

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Due look dalla collezione Etro fw2026

La moda ha un po' lo stigma di essere molto esclusiva, soprattutto se si parla di sfilate e lontana dal mondo della musica indipendente di cui tu fai parte. Tu ti sei sentita a tuo agio?
In realtà io sono molto aperta mentalmente. Quando vivevo a Londra ho convissuto con una fashion designer partita da zero che oggi lavora per Louis Vuitton a Parigi, e lei mi ha fatto entrare in questo mondo, facendomi capire le dinamiche e il lavoro incredibile che c'è dietro.

Non mi sono sentita a disagio anche grazie all'approccio di Marco, che è una persona estremamente umana e accogliente. Ha coinvolto anche Roberto Cammarata, il suo consulente musicale, che è una persona meravigliosa.

La decisione da parte di Marco di aprire questa porta e creare questo canale, soprattutto con artisti indipendenti e, per quanto mi riguarda, artiste donne, è bellissimo. È uno spazio in cui possiamo creare e condividere con un nuovo pubblico, e non è scontato.

Nei tuoi live come ti poni con la tua immagine e con la moda, con lo stile? Ti piace pensare a cosa mettere o non ti interessa?
A me la moda piace molto. Faccio sempre molta attenzione a quello che indosso sul palco, è sempre stato un modo di esprimermi.

Per i concerti mi sento meglio quando ho un outfit studiato su di me e che mi fa stare a mio agio: approccio l'esibizione in modo diverso, sono più sicura, entro di più nella parte.

Mi è capitato di avere tour molto ravvicinati e meno tempo per organizzarmi e mi sono accorta che mi mancava un po' quel tipo di 'preparazione' e ho notato che mi sentivo più insicura sul palco.



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La collaborazione con Birkenstock per la collezione aw2026 di Etro

Ti è piaciuto mixare, non fare una cosa completamente nuova, ma reinterpretare il tuo repertorio?
A livello di produzione mi ha aiutata tantissimo. Ho selezionato diverse mie canzoni e ho pensato a come farle convivere in un'unica traccia.

Pensare alle transizioni e far funzionare tutto come un unico brano è stato molto interessante. Nei live già creo transizioni perché non amo parlare durante i concerti, ma qui dovevo concentrare tutto in un tempo molto breve: è stato un approccio nuovo per me.

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Il finale della sfilata di Etro fw2026

Secondo te quanto è difficile essere una cantante donna italiana in Italia che fa il tuo genere di musica adesso? Si riesce a trovare più spazio rispetto a qualche anno fa?
È vero che c'è un problema e probabilmente, purtroppo, ci sarà ancora per tanto tempo. Per quanto mi riguarda io ho cercato di crearmi un mondo a parte, una mia nicchia dove poter crescere lentamente.

Ho iniziato con un disco da Londra, senza che nessuno mi conoscesse, e questo mi ha dato la possibilità di seguire la mia strada non condizionata da quello che succedeva intorno.

Adesso mi prendo il tempo che mi serve e faccio la musica come piace a me, cercando di non sentire quella pressione che viene da fuori. Confido nel fatto che il risultato arrivi, come è già successo con dischi usciti in maniera indipendente che hanno trovato un pubblico.

Sicuramente il processo è più lento se lo fai da donna e da indipendente, però io continuo a fare il mio percorso e voglio essere fiduciosa!

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Tale madre, tale figlia! Matilde Lucidi grande protagonista in passerella alla Milano Fashion Week

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Da Fendi a Max Mara, da Roberto Cavalli a Boss: Matilde Lucidi, l’astro nascente della moda italiana, è la star indiscussa di questa edizione della Milano Fashion Week.

È una delle giovani promesse del mondo della moda e già lo scorso ottobre, dopo il debutto da Dior e Miu Miu, avevamo intuito che avremmo sentito molto parlare di lei. 

Ora che l’abbiamo rivista sfilare per altri grandi big della Milano Fashion Week abbiamo avuto l’ennesima conferma: Matilde Lucidi è uno dei nomi destinati a dominare le passerelle nei prossimi anni.

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La figlia di Bianca Balti e Christian Lucidi, anche se è ancora giovanissima, ha tutte le carte in regola per lasciare il segno e grazie al suo portamento e alla sua forza espressiva è già richiestissima dalle grandi maison.

Chi è Matilde Lucidi

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Matilde è cresciuta tra Milano e Los Angeles e la moda ha sempre fatto parte della sua vita. Da bambina Bianca Balti la portava sempre con sé ed è proprio il tempo trascorso sui set fotografici e nel backstage delle sfilate che ha fatto crescere ancora di più la sua passione per la moda.

Dopo qualche apparizione in front row, qualche intervista al fianco della madre e un paio di campagne, adesso la modella è pronta a fare il grande salto e a seguire sì le orme della mamma ma anche a farsi apprezzare per il suo talento e non solo in quanto “figlia di”.

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In questi giorni l’abbiamo vista tornare in passerella confermando il suo ruolo da protagonista tra i volti emergenti di questa Milano Fashion Week.

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L’abbiamo notata da Fendi, durante il debutto di Maria Grazia Chiuri. Poi è riapparsa da Max Mara e da Boss per poi calcare nuovamente la catwalk ieri sera, in occasione dello show di Roberto Cavalli.

Ma la settimana della moda milanese non è ancora giunta al termine e ci sono ottime chance di rivederla presto sfilare anche per altre maison.

Foto: GettyImage

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Il debutto di Meryll Rogge da Marni: 5 punti chiave dello show FW26

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Marni ha svelato la prima collezione realizzata dalla nuova direttrice creativa Meryll Rogge: ecco 5 highlight della sfilata.

Era uno dei momenti più attesi di questa edizione della Settimana della moda milanese e il suo debutto ha segnato uno dei passaggi più interessanti della terza giornata di sfilate: l’arrivo di Meryll Rogge alla guida di Marni ha portato con sé una grande aria di cambiamento  pur mantenendo intatta l’identità riconoscibile del marchio.

La collezione FW26 della nuova direttrice creativa rappresenta un ritorno all’essenza di Marni pur aprendo a nuove interpretazioni estetiche.

Il passato non si ripete, si reinterpreta. I segni distintivi del brand tornano in una veste rinnovata ed è così che pattern, proporzioni alterate e ornamenti diventano espressione della nuova visione contemporanea di Marni.

Ma ecco 5 punti salienti della sfilata di ieri.

01. L'allestimento

Per la sfilata Fall Winter 2026 di Marni, la Direttrice Creativa Meryll Rogge ha collaborato con Formafantasma a un allestimento che riflette un calore intrinseco, un’atmosfera familiare fatta di ambienti avvolgenti che invitano a restare. "Lo spazio è costruito attorno a una serie di superfici specchiate, parzialmente dipinte a mano con frammenti tratti dalla vita di tutti i giorni: un faro di auto, una sedia da ufficio, avanzi di cibo su un tavolo, una telecamera a circuito chiuso, una scheda aperta sul computer" si legge sul profilo Instagram del brand. 

02. La collezione FW26 di Marni

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La collezione FW26 è un omaggio alle radici del brand e una reinterpretazione delle silhouette d’archivio. Le montagne che circondano Milano suggeriscono un immaginario da alpinista ed è così che per la prossima stagione lo sportswear viene reinterpretato da Marni in chiave couture. Pelle biker insieme a ciré industriale, organza e seta accanto a materiali tecnici: sono opposti che non si annullano, ma si completano. Tessuti, volumi e dettagli funzionali si combinano con elementi più raffinati, per assumere una nuova formalità, in uno scambio sempre attuale. Ci sono le gonne a tubino tempestate di maxi paillettes, i parka sportivi indossati con le cravatte, le camicie a stampa check che si abbinano a gilet e trench in pelle. E poi ancora le maglia in lana grossa, le gonne a vita alta fissate con clip metalliche e gli abiti midi con le cuciture a vista.

03. I dettagli

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I dettagli della collezione riflettono uno spirito giocoso e raffinato: si spazia dai ricami naïf ai pois delicati e alla broderie anglaise, segni distintivi della brand. Accanto a loro, righe irregolari, check in sbieco, patchwork e poi ancora cuciture rovesciate, paillettes oversize ricamate su cotone e applicazioni in madreperla.

04. Gli accessori

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Al centro della collezione FW26, stivali stringati e décolleté con il tacco altissimo, accessori in pellami spazzolati e gioielli dipinti a mano. Insieme a due grandi icone di Marni: il sandalo Fussbett, la borsa Trunk, ripensate e riprogettate con dettagli che ridefiniscono i codici di Marni con uno sguardo nuovo.

05. Il front row

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In front row, ad assistere al debutto della nuova direttrice creativa, tanti amici del brand come Arianna Alessi e Renzo Rosso, Miyeon, Tamu McPherson, Eva Chen, Gala Gonzales, Alexandre Pato e molti altri.

Credits: GettyImage / Courtesy of press office

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WHITE riparte da “Tabula Rasa”: la nuova visione internazionale al centro della Milano Fashion Week

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Dalle Secret Rooms alla nuova area WHITE Accessories: la CEO Brenda Bellei racconta la trasformazione del salone simbolo della Milano Fashion Week.

Nel cuore del Tortona Fashion District, dal 26 febbraio al 1° marzo, WHITE torna protagonista della Milano Fashion Week con un’edizione che segna un vero cambio di paradigma. Oltre 300 brand (con una crescita del +10% rispetto allo scorso febbraio e un 46% di presenze internazionali) animano il Superstudio Più, confermando il salone come piattaforma strategica per il womenswear contemporaneo.

Con 130 nuovi marchi e un significativo potenziamento dei buyer esteri, sostenuto anche dal supporto di ICE–Agenzia e dalle istituzioni, WHITE rafforza il proprio ruolo nel processo di internazionalizzazione del Made in Italy.

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Credits: Courtesy of Press Office

Ma il dato numerico racconta solo una parte della storia. L’edizione di febbraio introduce una visione più netta e consapevole, sintetizzata nel concept “Tabula Rasa”: si tratta di un invito a ripartire dall’essenza del prodotto, dalla qualità e da un brand mix capace di coniugare ricerca estetica e concrete prospettive di business.

Dalle rinnovate Secret Rooms alla nuova area WHITE Accessories nella sala Daylight, fino allo sviluppo internazionale del progetto The Circle a Riyadh, WHITE non si limita a essere un hub espositivo, ma evolve in una piattaforma globale in dialogo con mercati emergenti e culture differenti.

Ne abbiamo parlato con Brenda Bellei, CEO di WHITE che ci ha raccontato la nuova visione del salone e le strategie per rafforzarne il posizionamento internazionale.

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Brenda Bellei

Credits: Courtesy of Press Office

WHITE torna a febbraio con una visione molto forte. In che modo questa edizione rappresenta un nuovo punto di partenza per il salone e per la sua identità internazionale?

«Questa edizione segna un nuovo punto di partenza perché abbiamo completamente ridefinito il concetto di ricerca. Non parliamo più solo di prodotti particolari, ma di collezioni molto attuali e in linea con le richieste dei buyer. Proponiamo brand innovativi, ma con il giusto rapporto qualità-prezzo, così da consentire ai retailer internazionali di trovare a Milano il meglio dei prodotti nazionali e internazionali: creazioni giuste da acquistare e rivendere, capaci di incontrare l’estetica e il prezzo richiesto dal cliente finale».

“Tabula Rasa” è il cuore narrativo della nuova campagna. Cosa significa, oggi, per WHITE “ripartire da zero” e quali cambiamenti concreti porta questa filosofia nel progetto?

«Tabula Rasa è una dichiarazione di intenti. Ripartire da zero significa liberarsi dalle sovrastrutture e tornare all’essenza: prodotto, qualità, identità, ma al giusto prezzo. Per WHITE vuol dire ampliare i format, alleggerire ciò che è superfluo e rafforzare ciò che genera valore reale. È un invito a ripensare il sistema in modo più consapevole, sia dal punto di vista creativo sia commerciale. Oggi il mondo è globale e le opportunità sono molteplici: con “Tabula Rasa” siamo pronti a coglierle tutte, senza pregiudizi».

La campagna ideata da Massimiliano Bizzi parla di essenzialità e ritorno al valore reale delle collezioni. Quanto è importante, in questa fase di mercato complessa, offrire ai buyer non solo ispirazione ma vere prospettive di business?

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Credits: Courtesy of Press Office

«In una fase di mercato complessa, l’ispirazione da sola non basta. I buyer cercano solidità, affidabilità e visione strategica. Il nostro compito è offrire un brand mix in cui la creatività sia sostenuta da una struttura commerciale concreta. Il valore di una collezione oggi non sta nell’eccesso, ma nella coerenza, nella qualità dei materiali, nella chiarezza del posizionamento. WHITE vuole essere il luogo dove l’estetica incontra il business, creando opportunità internazionali reali per i brand presenti».

Le Secret Rooms tornano con un’evoluzione significativa. Che tipo di creatività troveremo quest’anno e perché quest’area è così centrale nell’esperienza WHITE?

«Le Secret Rooms rappresentano la vetrina delle tendenze di WHITE Milano: uno spazio dedicato ai brand che incarnano l’estetica contemporanea e che, secondo la visione del salone, sono destinati a diventare protagonisti del fashion business. Nel tempo abbiamo intercettato e valorizzato marchi poi affermatisi anche in contesti prestigiosi come il LVMH Prize, tra cui KIDSUPER e BOTTER.

L’edizione di febbraio rafforza questa direzione con una selezione ancora più internazionale. Protagonisti saranno BATAKOVIC BELGRADE, fondato dalla designer Ivana Batakovic; SUSAN FANG, noto per l’estetica eterea e la fusione tra artigianato e tecnologia; LUCILLE THIEVRE, che ha fatto del jersey e del drappeggio la propria cifra stilistica; MII, ponte tra artigianalità indiana ed eleganza francese; e MADALINA CAMINSCHI, nuova realtà del lusso contemporaneo con sede a Milano.

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Credits: Courtesy of Press Office

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Credits: Courtesy of Press Office

Le Secret Rooms incarnano la missione del salone: scoprire, sostenere e accompagnare nuove energie creative, facilitando relazioni di valore e l’incontro con buyer internazionali»

Accanto alle Secret Rooms debutta anche “WHITE Accessories” nell’area DAYLIGHT. Che ruolo ha oggi l’accessorio nella strategia di crescita del salone?

«L’accessorio è sempre più strategico e con un potenziale commerciale molto forte. Con WHITE Accessories vogliamo intercettare un pubblico trasversale: dai concept store ai department store internazionali, fino ai retailer specializzati. All’interno di Superstudio, nella sala DAYLIGHT, nasce un’area interamente dedicata agli accessori, con focus sulla calzatura, pensata come una vetrina d’eccellenza ad alto impatto scenografico.

Tra i brand presenti: MORSICA, special guest con il suo design d’avanguardia; CAMPER; STEFANO MUGNAI; MEXICANA; SPERRY; oltre ai label di borse VILLA NICCOLAI e al marchio di cappelli LA STRAMBERIA».

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Credits: Courtesy of Press Office

WHITE rafforza sempre più la sua dimensione internazionale. Quanto è strategico il progetto The Circle a Riyadh?

«Il progetto The Circle a Riyadh è estremamente strategico: apre un dialogo diretto con un mercato in forte espansione e con un pubblico giovane e culturalmente dinamico. Per i brand di WHITE significa accedere a nuove opportunità distributive, partnership locali e maggiore visibilità in un contesto internazionale in evoluzione».

Guardando al futuro, quale sarà la vera sfida per le piattaforme fieristiche come WHITE?

«La vera sfida sarà continuare a essere non solo un hub espositivo, ma una piattaforma itinerante nel mondo. “Tabula Rasa” è la chiave per ripensare il modello: fare scouting e stringere accordi con piattaforme fuori dal comune, portando i brand verso un’internazionalizzazione sempre più ampia e variegata. Oggi dobbiamo guardare globale. WHITE non vuole solo adattarsi al cambiamento, ma contribuire a guidarlo».