Linda Wikell, Concept Designer di H&M Studio, ci racconta la collezione AW25 e la nuova linea Studio Essentials
La collezione H&M Studio Autunno Inverno 2025 fa dialogare due mondi apparentemente contrastanti: la vivace e multiculturale San Paolo e la sobria e minimalista Stoccolma. Il risultato di questa unione è un’estetica inaspettatamente armoniosa, in equilibrio tra futurismo e nostalgia, modernità e tradizione, tecniche industriali e artigianalità.
Per scoprirne la genesi abbiamo parlato con Linda Wikell, Concept Designer di H&M Studio, che ci ha raccontato come nasce questa "dualità": "L’idea", come spiega "è quella di esprimere una femminilità sfaccettata, capace di coniugare rigore e delicatezza."
Oltre alla Main Collection, disponibile dal 25 settembre in selezionati punti vendita e su hm.com, H&M Studio lancia anche la nuova linea Essentials, composta da pezzi comodi, chic e intramontabili, realizzati con materiali di qualità e che vanno oltre le tendenze passeggere. Classici facili da indossare che non sfociano pertanto nella banalità, mantenendo il carattere deciso che contraddistingue le linee Studio.
Linda Wikell, dopo essersi laureata al Polimoda di Firenze nel 2006, ha lavorato nel settore della pelletteria per diversi brand italiani e francesi per poi tornare nella nativa Svezia, dove lavora per H&M dal 2012.
Linda Wikell, Concept Designer di H&M Studio
La Concept Designer ci ha illustrato le nuove collezioni e dettagliato come sono state concepite e realizzate secondo un processo collaborativo al contempo metodico e creativo.
“È tutto partito con un articolo del NYT Style Magazine sul Brutalismo Tropicale,” spiega Wikell.
Conosceva già il Brutalismo Europeo (movimento architettonico nato in Inghilterra nel dopoguerra, che rivaluta le esigenze funzionali, predilige alcuni tipi di materiali rustici ed esibisce volutamente gli elementi tecnici e strutturali della costruzione. n.d.r.) ma fu molto colpita nel leggere su come si è sviluppato in Brasile.
Al punto di organizzarsi per andare a San Paolo insieme a due colleghe. La visita durò solo 3 giorni ma rimasero affascinate da questa città enorme e multiculturale. “C’è questo senso di futurismo che cresce. È un melting pot di culture.”
I musei, costruiti da architetti rinomati come Lina Bo Bardi, sono stati una grande fonte di ispirazione. In particolare il MASP, un blocco di cemento acciaio e vetro soprelevato all’interno del quale i quadri sono esposti su lastre di vetro in modo da poter essere visti da tutti gli angoli, anche dal retro.
“Il Brutalismo è molto onesto, si lasciano le tracce del processo nel prodotto finale. Niente ornamenti,” dice Wikell, spiegando che hanno fatto lo stesso nel realizzare la collezione, lasciando cuciture, fodere e chiusure volutamente in vista.
L’ispirazione è venuta anche dalle tradizioni artigianali locali. “Abbiamo trovato un negozio vintage che aveva dei bellissimi pezzi in bobbin lace (un tipo di pizzo chiamato ‘merletto a tombolo’ in Italiano n.d.r.) che ha ispirato il colletto nero nella collezione. Un richiamo alla nostalgia, al craft.”
Un’altro elemento nostalgico è la stampa floreale vintage che si fa notare in contrasto alla palette base marrone, ruggine, navy, nero e grigio cemento.
“Quel pattern vuole evocare la carta da parati della casa della nonna. Abbiamo giocato con la tensione tra natura e costruzioni, ma anche tra il futurismo e la nostalgia.”
La collezione è piena di dettagli come questo: ricercati, ponderati, sfaccettati. Gli elementi più “severi” derivati dal Brutalismo vengono vivacizzati dagli accenti rossi, rosa lingerie, blu nebbia e azzurro cielo.
Questo dettaglio è evidente soprattutto negli accessori: i maxi stivali in pelle marrone con fibbie rimovibili, la capiente borsa in pelle burgundy, i guanti color nebbia, gli ear cuff dal design deciso e femminile. Pochi pezzi che racchiudono tutti gli elementi più salienti della collezione, giocando sempre con la tensione tra rigore e delicatezza.
Per sviluppare la collezione il team ha seguito un processo creativo ben strutturato, che parte da un moodboard accompagnato da un testo, al quale tutti sono invitati a contribuire. Wikell ha stabilito i pilastri, due categorie contrastanti, all’interno delle quali posizionare i capi: nostalgia vs brutalismo, San Paolo vs Stoccolma, soft feminine vs strict feminine, etc. Qualsiasi pezzo, indipendentemente da quanto fosse bello, che non dovesse rientrare in queste categorie, veniva scartato o modificato. “Qui è stato molto importante seguire la storia.”
Per la nuova linea Studio Essentials il processo è stato un po’ più rapido ma non per questo meno studiato. “Abbiamo cercato di individuare i ‘key garnments’, sempre con in mente la cliente Studio, ma chiedendoci specificatamente cosa si metterà tutti i giorni: per andare a lavoro, a cena fuori.”
Il team ha fatto riferimento anche alle collezioni Studio passate per mantenere una certa coerenza, producendo capi che si integrano naturalmente nel guardaroba delle loro clienti.
“Abbiamo cercato di creare pezzi che durano di più e oltre alle tendenze.“ Tutti facilmente indossabili, ma con quei piccoli dettagli in più che fanno la differenza. Facciamo già una linea base con H&M. Anche con i marchi COS o Arket. Quindi abbiamo voluto farla a modo nostro, aggiungendo un po’ di attitude, di carattere. La firma Studio.”
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GUESS annuncia Chiara Ferragni come nuovo volto della campagna Primavera/Estate 2026
Guess?, Inc ha annunciato il nome (e volto) della campagna globale per la Primavera Estate 2026: si tratta della content creator e imprenditrice digitale Chiara Ferragni, scelta come protagonista per gli scatti della nuova stagione, curati dai Morelli Brothers.
“È un grande onore per me tornare a lavorare per GUESS dopo quasi 13 anni dalla nostra prima collaborazione. Questo progetto è stato molto più di una campagna: è arrivato in un momento in cui avevo voglia di ripartire, di raccontarmi per quella che sono oggi, una persona più consapevole e serena, e lavorare con un brand iconico come GUESS, che ha fatto la storia della moda, mi ha fatto sentire accolta e libera di esprimere tutte le mie sfaccettature.” ha dichiarato Chiara Ferragni.
Le immagini riprendono l’atmosfera delle leggendarie campagne GUESS, reinterpretandole attraverso una lente moderna e social-first con una serie di ritratti intensi che raccontano la versatilità di Ferragni: sofisticata e spontanea, sicura e naturalmente cool, in un equilibrio armonioso e contemporaneo.
La collezione Primavera/Estate 2026 reinterpreta l’American Dream, tema caro al brand, ispirandosi allo spirito audace del cowboy texano e al fascino degli spazi aperti, trasformandosi in una narrazione di femminilità, indipendenza ed espressione personale.
Tra i capi chiave della stagione spiccano il ritorno dei Bellflower Pants e l’iconico abito bandage, simboli di sensualità e del glamour inconfondibile che caratterizza il DNA GUESS.
Al centro della collezione si distingue, tra gli accessori, la Camden Bag, destinata a diventare must assoluto della Primavera/Estate 2026: audace e versatile, incarna l'essenza del brand con la silhouette scolpita, le texture preziose e i dettagli raffinati. Per Ferragni è il must-have della stagione, un accessorio che definisce «il perfetto equilibrio tra carattere, eleganza e praticità quotidiana».
"Siamo entusiasti di avere Chiara Ferragni come volto della nostra nuova campagna GUESS», dichiara Paul Marciano, Co-Founder e Chief Creative Officer di GUESS?, Inc. «Fin dall’inizio abbiamo percepito una forte affinità con Chiara: la sua energia, la sua sicurezza, il suo atteggiamento e naturalmente la sua bellezza erano perfettamente in sintonia con GUESS. Rappresenta una donna che crede in sé stessa e procede con forza, uno spirito che emerge in modo naturale nella collezione SS26: moderna, versatile e ricca di personalità"
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Valentino Garavani, vita e carriera dell'Imperatore della moda in 13 immagini indimenticabili

Raccontare una vita straordinaria non è mai una missione semplice e anzi, trovare le parole giuste per descrivere i 93 anni di una personalità come Valentino Garavani, potrebbe risultare quasi impossibile. L'Imperatore della moda, l'ultimo – parafrasando il documentario The Last Emperor a lui dedicato – si è spento nella giornata di lunedì 19 gennaio lasciando un'eredità fatta di creatività, di invenzioni, di intuizioni, di momenti sempre volti verso una precisa direzione: la ricerca della bellezza.
«Cosa desiderano le donne? Essere belle» così riassumeva lo scopo del suo lavoro: esaltare la bellezza di ogni donna, farla sentire speciale, elegante. Una missione che ha iniziato a seguire sin da bambino e che, attraverso gli studi e il grande lavoro, l'hanno portato a diventare un nome di riferimento per le donne di tutto il mondo. Famiglie reali, first lady, dive del cinema: sono tanti i volti che hanno fatto la storia e che l'hanno fatta anche grazie a lui e alle sue creazioni, che le hanno vestite per oltre mezzo secolo.
Per ricordarlo, e per raccontarlo come uomo e come grande creativo, abbiamo scelto di affiancare alle parole una serie di ritratti iconici: immagini che ripercorrono la vita di Valentino dagli esordi al ritiro, avvenuto nel 2008, e che racchiudono tutta la magia che ha portato, attraverso il suo lavoro, nel mondo della moda. Un mondo che con la sua scomparsa perde un grande pezzo di storia e si risveglia, oggi, un po' più vuoto. Del resto lo aveva detto lui stesso: «Dopo di me? Il diluvio!».
Valentino Garavani diventa Valentino
Valentino Garavani al lavoro nel suo atelier a Roma, 1959.
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Nato a Voghera l'11 maggio del 1932 con il nome di Valentino Ludovico Clemente Garavani, inizia fin da giovane a seguire i giusti passi verso una carriera nella moda: la scuola di figurino a Milano e il lungo periodo a Parigi, dove studiò stilismo presso l'École de la chambre syndicale de la couture parisienne, gli diedero la possibilità di collaborare inizialmente con Jean Dessès e Guy Laroche prima di fare rientro in Italia, ma a Roma, per lavorare accanto a Emilio Schubert. È il 1957 quando Garavani fonda la sua etichetta, Valentino.
Un sodalizio e un amore... forever
Giancarlo Giammetti e Valentino Garavani, nel 1967.
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Il primo passo nella moda di Valentino Garavani non andò per il verso sperato: l'azienda fondata nel '57 rischiò infatti la bancarotta, scongiurata grazie all'arrivo di una figura chiave del suo business. Nel 1959 Valentino conobbe Giancarlo Giammetti, che da allora iniziò ad affiancarlo sull'aspetto amministrativo dell'azienda permettendogli di concentrarsi unicamente sulla parte creativa. Tra i due, che sono stati compagni anche nella vita (per circa dodici anni), nasce un sodalizio che non ha mai vacillato. Un legame lungo 60 anni, interrotto solo dalla scomparsa dello stilista, al quale Giammetti ha dedicato un post Instagram fatto di un ritratto sorridente, in bianco e nero, e di un'unica parola: "...FOREVER..."
La nascita del Rosso
Una modella posa indossano la collezione Autunno-Inverno 1964/65 di Valentino, 1964.
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Uno dei simboli di Valentino è da sempre il colore rosso, non un rosso qualunque, il rosso Valentino. La storia di questo colore ha origini remote, risale addirittura a un avvenimento legato all'adolescenza di Garavani: lo stilista raccontò che, in occasione di un viaggio con la famiglia all’Opera di Barcellona, ebbe modo di ammirare un gran numero di donne in abiti eleganti di vari colori. Tra questi, a spiccare, era il rosso. Si innamorò di questo colore, di come tendeva a enfatizzare la bellezza di ogni donna, tanto da volerne proporre una nuance sua, vibrante, calda e inconfondibile.
Il successo della White Collection
Marisa Berenson (a destra) e altri due modelli indossano la Collezione Bianca di Valentino, 1968.
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Il suo colore è da sempre il rosso, ma è al bianco che Valentino Garavani deve gran parte del suo successo. Fu infatti la sua White Collection, datata 1968, a consacrarlo a livello mondiale.
Jackie, amica e musa
Valentino Garavani e Jacqueline Kennedy Onassis insieme a Capri nel 1970.
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Valentino divenne fin dalla metà degli anni Sessanta uno dei nomi di riferimento per alcune delle donne più importanti al mondo. Tra loro c'era lei, Jacqueline Kennedy, che scelse proprio una creazione dello stilista per le seconde nozze con il magnate Aristotele Onassis. Un abito al ginocchio, con collo alto e bande di pizzo che è passato alla storia.
L'abito da sposa realizzato da Valentino per Jacqueline Kennedy Onassis.
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Il fervore degli anni Settanta
Un ritratto di Valentino Garavani, 1968.
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Quando Alessandro Michele ha debuttato nel ruolo di direttore creativo di Valentino, nel settembre 2024, in tanti hanno evidenziato un apparente "eccesso" di creatività: troppe stampe, ruches, colori, ricami. Chi negli ultimi anni aveva accomunato infatti il marchio Valentino a un insieme di linee e colori più minimali (focus del periodo creativo firmato Pierpaolo Piccioli) aveva però perso di vista le origini: la parte d'archivio anni Settanta, che vede Garavani misurarsi con una dichiarata opulenza, una ricchezza di elementi e di ispirazioni.
Imperatore della moda, e di Roma
Valentino Garavani ritratto all'interno dei Musei Capitolini nel 1991.
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A qualcuno sarà accaduto di leggere, nelle prime ore dalla scomparsa di Garavani, qualche erroneo "addio allo stilista romano". Un errore appunto, essendo lui nato a Voghera, che dà però la misura del suo forte legame con la Capitale: Roma è la città scelta da un giovane Valentino per aprire il proprio Atelier, ed è la città che ha fatto da sfondo a tutta la sua carriera, non solo come location di memorabili sfilate ma anche in termini di ispirazione artistica per le sue collezioni.
La passione per la bellezza
Valentino Garavani posa nel suo Atelier nel 1988.
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Menzionata sin dall'inizio, attraverso le sue parole e non solo, la passione di Valentino per la bellezza è sempre stata cosa nota. Un concetto da non interpretare come mera estetica, ma come un mix di cultura, personalità e buongusto, mai chiassosa, sempre raffinata.
Il legame con i suoi carlini
Ripercorrendo le immagini della vita e della carriera di Valentino Garavani non mancano mai loro, i suoi amati carlini. Lo stilista ha sempre avuto un forte attaccamento a questa razza canina, tanto da renderli parte del proprio lavoro. Emblematica fu l'idea di chiamare Oliver la celebre linea giovane del marchio, lanciata negli anni Ottanta, proprio in onore di uno dei suoi cani del cuore che lo hanno accompagnato per tutta la vita.
Una carriera in mostra
Valentino posa all'interno dell'Ara Pacis in occasione della mostra dedicata ai suoi 45 anni di carriera, 2007.
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In occasione dei 45 anni di carriera, nel 2007 Roma dedica allo stilista la mostra Valentino a Roma, una retrospettiva che ha raccolto circa 360 abiti e rari materiali d'archivio all'interno di uno scenografico allestimento nel Museo dell'Ara Pacis.
L'ultimo show
Il finale dell'ultima sfilata Haute Couture firmata da Valentino Garavani.
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Il 23 gennaio 2008 Valentino Garavani porta in passerella per l'ultima volta una collezione Haute Couture firmata a suo nome. Lo stilista, passato il testimone alla coppia creativa formata da Pierpaolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri, si ritira a vita privata dicendo addio, da un punto di vista creativo, al mondo della moda. Memorabile il finale, che vide tutte le modelle in passerella in lungo, ovviamente in rosso Valentino.
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Addio a Valentino Garavani
Il mondo della moda dice addio a uno dei suoi nomi più altisonanti, Valentino Garavani. Lo stilista si è spento nella sua dimora romana nella giornata di lunedì 19 gennaio, circondato dall'affetto dei propri cari. Aveva 93 anni.
In attesa dei funerali, che si terranno venerdì 23 gennaio alle ore 11:00 presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, verrà allestita una camera ardente presso PM23, in Piazza Mignanelli 23, sempre a Roma, aperta nelle giornate di mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio dalle ore 11:00 alle 18:00.
In apertura il ritratto condiviso con la notizia della scomparsa di Valentino Garavani.
Courtesy of Valentino.
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Abbiamo trascorso 24 ore a Roma con ALO per scoprire il suo primo flagship store in Italia
Gli addicted di yoga e welleness in generale lo conosceranno bene, così come chi segue le celeb e le trendsetter statunitensi. ALO è una vera e propria istituzione quando si parla di abbigliamento dedicato al mondo dello yoga, del pilates e, più in generale, del fitness.
Nato nel 2007 sotto il sole di Los Angeles, è celebre da sempre per i suoi capi "studio-to-street". ovvero pensati per passare con disinvoltura da una pratica di yoga alla vita quotidiana.
Kendall Jenner, Hailey Bieber e Jennifer Lopez sono solo alcune delle star paparazzate con tappetino - e matcha latte - alla mano e indosso i capi ALO.
Ora il brand, presente già in Europa con 11 negozi, celebra ora il suo 12esimo punto vendita e sbarca nel nostro paese con il suo primo flagship store italiano.
Situato in via del Babuino, a pochi passi da Piazza di Spagna, l'ALO Sanctuary è uno spazio ampio e luminoso che si sviluppa su due livelli e che integra alla perfezione elementi architettonici originali come laterizi e fregi scultorei e texture naturali che rimandano all'estetica armoniosa del marchio.
Un traguardo importante per il brand e la sua espansione globale (da poco è arrivata come CEO International Benedetta Petruzzo, un passato in ruoli chiave da Miu Miu e Dior) e che si pone come obiettivo quello di diventare sempre più un brand lifestyle e trait d'union di una community forte e coesa, che mette al centro il benessere, la consapevolezza e la connessione.
“Per noi, entrare in questo mercato non significa semplicemente aprire nuovi store — significa unirci a una cultura che vive e respira qualità, intenzione e arte del vivere bene” ci ha raccontato Summer Nacewicz, EVP of Marketing & Creative di ALO.
Il flagship romano ospita le collezioni Uomo e Donna, oltre alla linea luxury ALO Atelier, realizzata con materiali pregiati come cashmere e pellami italiani e che comprende anche la nuova selezione di borse del brand, ognuna impreziosita da speciali cristalli che infondono energie positive e rimandano alla visione olistica del marchio.
Ma l'ALO Sanctuary di Roma non si limiterà a essere un semplice meta di shopping ma diventerà anche una "casa" per la community del brand, dove partecipare a esclusivi eventi e attività come l'ALO Runners Club o la 30 giorni di programmazione immersiva dedicata al benessere guidata dai migliori istruttori locali romani.
Per l'occasione il brand ha celebrato l'apertura con un grand opening che ha richiamato il pubblico romano, oltre a un gruppo selezionato di "addetti ai lavori", tra editors di moda, beauty e lifestyle, oltre a content creator e talent, tutti giunti a Roma per esplorare gli ampi spazi dello store e scoprire da vicino l'ALO Style!
In alto: le talent Giulia Maenza e Rebecca Canovali.
Sotto: la fashion creator Veronica Ferraro
Noi di Grazia.it eravamo lì! E abbiamo avuto l'occasione di prender parte alla VIP Wellness Experience che ALO ha riservato ai suoi ospiti per vivere in prima persona la sua filosofia che unisce il benessere fisico a quello interiore, attraverso un percorso di movimento e mindfulness all'interno dell'hotel Six Senses di Roma.
Abbiamo cominciato la nostra giornata con una speciale (e molto intensa!) pratica di Yoga Sculpt con Tawny Janae, ambassador e global instructor di ALO, che ha unito momenti ad alta intensità e stretching per rinforzare la muscolatura e dare energia all'organismo.
A seguire abbiamo sperimentato il Sound Bath, una meditazione guidata dal suono delle campane tibetane, su materassini gonfiabili fluttuanti nelle piscine della Spa del Six Senses: un momento di pace e riflessione, dove riconnettere corpo e mente.
@grazia_it Il brand di moda e lifestyle @alo ha aperto il suo primo flagship store in Italia, a Roma, in via del Babuino. Nato a Los Angeles nel 2007 e celebre per i suoi capi “studio-to-street”, il brand ha celebrato l’evento con un grand opening. Sviluppato su due livelli, in uno spazio che recupera elementi architettonici originali, lo store ospita le collezioni Uomo e Donna, oltre alla linea luxury ALO Atelier, e diventerà un luogo dedicato alla community del brand dove partecipare a esclusivi eventi e attività. #alo #alowellnessclub ♬ suono originale - Grazia_it
Dopo un light lunch a base di piatti gustosi ed wealthy, ci siamo concesse un lungo massaggio rilassante per sciogliere nodi e tensioni e abbiamo concluso la nostra experience all'Alchemy Bar dov, armate di pestelli, setacci e oli essenziali, abbiamo realizzato il nostro body scrub personalizzato... Il modo migliore per concludere le nostre 24 ore romane in compagnia di ALO!
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