Creatività e cultura artigianale: incontro con Galib Gassanov, founder di Institution

Quello di Galib Gassanov è uno dei nomi più interessanti del panorama moda internazionale. Divenuto negli ultimi anni simbolo di una nuova generazione di designer, dedita a un modo di concepire la moda più affine al voler fare cultura che a un puro esercizio estetico, Gassanov ha fondato il marchio Institution nel 2024, dopo l'esperienza di Act N.1 in coppia con Luca Lin. Non un semplice brand Institution, ma un progetto creativo che vuole avere un impatto a livello etico, mettendo l'accento sulla produzione artigianale e operando per salvaguardarla. A premiarne l'impegno e offrire il suo sostegno è stato di recente Zalando, colosso e-commerce che ha premiato il designer di origini georgiane e azere con il Zalando Visionary Award 2026, riconoscimento che, giunto alla sua quarta edizione, offre il proprio sostegno ai designer emergenti e indipendenti.
Le creazioni di Institution premiate con il Zalando Visionary Award 2026.
Credits: Courtesy of Zalando
Conferitogli dalla giuria composta da Christiane Arp, ex Caporedattrice di Vogue Germania, Edward Buchanan, Direttore Creativo e promotore culturale, Jeanie Annan-Lewin, Contributing Fashion Editor di British Vogue, Sara Spännar, VP of Brand & Creative di Zalando e Sara Sozzani Maino, Direttore Creativo della Fondazione Sozzani, il Visionary Award offre non solo un supporto economico ma anche di mentoring, e porterà Institution sulle passerelle della Copenhagen Fashion Week il prossimo agosto.
Nell'ambito di questo importante riconoscimento abbiamo avuto l'occasione di incontrarlo e di farci raccontare il suo modo di creare, che non definirebbe da visionario perché per quello, ci dice, c'è «ancora molta strada da fare e tanto da imparare». Una strada che però ha già iniziato a percorrere, con una direzione molto chiara.
Un ritratto di Galib Gassanov.
Credits: Courtesy of Zalando
Il tuo brand, Institution, è il vincitore del Zalando Visionary Award 2026: cosa significa per te questo riconoscimento?
«Il Zalando Visionary Award 2026 è un riconoscimento molto importante. Alimenta la nostra determinazione a continuare come entità indipendente, esprimendo le nostre idee e facendo sentire la nostra voce in un’industria in cui molti movimenti indipendenti sono stati limitati dalle strutture di un sistema complesso, spesso arcaico».
Cosa significa essere visionari oggi, in un mondo in cui tutto si muove alla velocità dei social media e di dinamiche di mercato sempre più impattanti?
«Esiterei ad assumere il titolo di “visionario”, perché abbiamo ancora molta strada da fare e tanto da imparare. Credo che essere visionari significhi guardare oltre ciò che ci circonda nell’immediato, essere in grado di percepire bisogni emergenti e spingere per un cambiamento nella società, nell’industria e all’interno del sistema. Si tratta di abbracciare una missione nella vita».
Dettagli di una creazione di Institution.
Credits: Courtesy of Zalando
Institution supera i confini della moda contemporanea valorizzando l’artigianalità: qual è stata la sfida più grande nel rimanere fedeli alla vostra visione creativa?
«Non voglio abbellire la risposta, sarò onesto e diretto: la sfida più grande sono le finanze. L’artigianalità richiede tempo e supporto. Purtroppo, in molti settori e regioni, stiamo assistendo all’ultima generazione di artigiani e, nel giro di pochi anni, queste competenze rischiano di scomparire con loro. Dobbiamo preservare questo sapere, offrire opportunità a questi artigiani e creare un futuro in cui le nuove generazioni possano intraprendere e sostenere questi mestieri».
Con il supporto di Zalando presenterai la collezione SS 2027 di Institution il prossimo agosto durante la Copenhagen Fashion Week. Qual è il tuo prossimo obiettivo? E c’è ancora un sogno che speri di realizzare?
«Presenteremo la Collezione 06 a Copenhagen. Stiamo iniziando ora a lavorarci concretamente, anche se il concept e il messaggio sono con noi da molto tempo. Non vedo l’ora di finalizzarla e darle vita, dopo che è rimasta così a lungo nella mia immaginazione. Il nostro obiettivo è rafforzare la capacità di Institution di supportare un numero sempre maggiore di artigiani in Georgia e Azerbaigian, ed espandere ulteriormente queste collaborazioni. Il sogno è trasformare questo modo di lavorare in un sistema autosufficiente, che sia vantaggioso sia per le comunità artigianali sia per l’industria contemporanea, oggi saturata».
Institution riflette molto del tuo Paese d’origine, la Georgia, così come delle tue radici azere: come riesci a fondere i diversi contesti culturali in cui sei cresciuto nel tuo lavoro?
«Integrare la mia identità e le mie radici nel mio lavoro è qualcosa di molto naturale, quasi istintivo. Ho assorbito queste influenze in modo organico nel tempo, e vivono nella mia memoria: dalla musica alle tradizioni, dalle abitudini quotidiane alle lingue, dalla letteratura ai costumi e alle coreografie, fino ai segni lasciati dalle diverse ideologie. È un’armonia delle culture che porto dentro di me e, in realtà, va oltre solo due. Sono sempre stato in contatto con diverse aree geografiche e gruppi etnici, e questo è diventato la parte più preziosa del mio bagaglio personale e creativo, qualcosa che continua a ispirare il mio lavoro».
Dettagli di una creazione di Institution.
Credits: Courtesy of Zalando
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