Vinicio Marchioni: "Apro gli occhi ai maschi fragili"

Marchioni Mostra Cinema Venezia
Un padre dispotico, un marito in lotta con l’ex, una guida saggia. L’attore Vinicio Marchioni porta a Venezia tre film in cui interpreta tre ruoli maschili molto diversi. Perché è convinto che solo facendo riflettere gli uomini sui loro comportamenti sbagliati sconfiggeremo gli errori del patriarcato

Ha compiuto 50 anni il 10 agosto e, dopo aver spento le candeline in famiglia, festeggerà alla Mostra del Cinema di Venezia, dove presenterà ben tre film. È un ritorno alle origini per Vinicio Marchioni, che venne a Venezia per il suo primo film da protagonista, 20 sigarette di Aureliano Amadei, sull’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nassiriya. Ci torna 15 anni e 40 film dopo, interpretando due padri diversissimi, un padre-padrone malavitoso in Ammazzare stanca di Daniele Vicari e un genitore vulnerabile in L’isola di Andrea di Antonio Capuano, più una guida paterna in Orfeo di Virgilio Villoresi.

Con quale emozione arriva a Venezia?
«Con la gioia di tornare in uno dei festival più importanti del mondo. Non immaginavo che tutti e tre i film che ho girato l’anno scorso venissero selezionati per la Mostra. Sono contento per i tre autori, sono artisti e grandi personalità con un’etica, uno sguardo e una visione fuori dal coro. Sono onorato, questa Venezia per me sarà una grande festa».

Partiamo da Ammazzare stanca. Chi è il suo Giacomo Zagari?
«Un boss della ’ndrangheta dagli Anni 70 agli Anni 90: il film abbraccia un trentennio. È una sorta di soldato animalesco, non ha nulla di umano e ragiona per ordini militari da eseguire a tutti i costi, senza commentare. Un padre che non dialoga non ha niente di normale. Non c’entra nulla con noi padri “aperti” del 2025 e con tutte le messe in discussione della figura maschile di oggi».

Ha scelto più volte di raccontare maschi violenti, da Romanzo Criminale Diamanti. Come mai?
«Raccontare il male serve».

A che cosa?
«Intanto, quando gli uomini violenti vanno al cinema devono vedersi rappresentati, con la speranza che, guardando gli effetti e le conseguenze di certe azioni sullo schermo, possano riflettere su quello che fanno provare alle persone intorno a loro. Poi serve anche come elemento di discussione: più parliamo di violenza di genere, meglio è. E dobbiamo parlarne noi uomini per primi, anche tra di noi. Non se ne può più di tutti questi femminicidi e io non ho mai avuto paura di macchiarmi la fedina penale cinematografica: dato che faccio l’attore, interpreto l’essere umano anche nel suo lato più oscuro».

Tutto il contrario del suo meccanico innamorato in C’è ancora domani di Paola Cortellesi, del 2023.
«Tantissimi uomini “normali” che rispettano, dialogano, collaborano e s’interrogano sul maschile grazie a quel film si sono resi conto che un atteggiamento maschilista ce l’abbiamo nel Dna, perché viene da millenni di cultura patriarcale e oscuramento del femminile. I film servono ad aprirci gli occhi».

Che cosa ha provato mettendosi nei panni di un padre che si contende il f iglio con l’ex in L’isola di Andrea?
«Mentre recitavo, ho realizzato che noi uomini siamo fragilissimi. Siamo di cristallo, basta una crepa per andare in mille pezzi e non essere più riconoscibili. Purtroppo, quando un uomo si crepa può fare cose orrende, specie se non ha gli strumenti culturali per fermarsi. Qui interpreto un padre che perde le proprie sicurezze da un giorno all’altro».

Il f ilm è incentrato sull’affidamento di un f iglio.
«Racconta i giorni in cui la coppia (lei è Teresa Saponangelo, ndr) parla con le psicologhe e il giudice minorile che deciderà a chi affidare il figlio in fase di separazione. Ho riflettuto su quanto ogni genitore debba mettere da parte gli egoismi per pensare al “noi”. Ci sono tante sfumature della coppia, quella genitoriale deve essere costruita e durare al di là di quella di amanti. Bisogna lavorarci sempre e con attenzione, perché un figlio vuole solo l’amore intorno, respirare sicurezza e serenità. Qualcosa che so- migli a una casa, di qualunque colore sia».

Inf ine c’è Orfeo di Virgilio Villoresi.
«Lì interpreto solo un piccolo ruolo, un Virgilio che traghetta Orfeo facendogli aprire porte lungo il suo viaggio. Forse anche lui potrebbe essere considerato un padre, perché gli fa vedere un altro punto di vista e accettare di non conoscere tutto nel proprio percorso di vita. Mi porto via questo dal film: accettare il rischio e andare avanti lo stesso con coraggio. Oggi abbiamo perso completamente l’idea di mistero, vogliamo conoscere tutto, essere informati su tutto, avere chiaro tutto. Mi sembra che viviamo una forma di ipnosi collettiva, abbiamo perso il contatto con il mistero della vita, della morte, della natura».

Come ha festeggiato i suoi 50 anni?
«Ho riunito i miei migliori amici e le persone più importanti della mia vita nel mio paesino di origine, Torre Melissa, con una cena in un agriturismo sperduto tra le colline calabresi. Abbiamo ballato la musica tradizionale e aspettato l’alba, salutando il sole in riva al mare dopo aver fatto un bagno. La vita va festeggiata sempre, perché non è mai scontata».

Un bilancio di questi primi 50 anni?
«Ho sempre la sensazione di scrivere sulla sabbia e di dover ancora fare tutto. Sarà che vengo dal teatro, dove ogni anno si recita in uno spettacolo senza sapere se l’anno successivo si ripeterà. Lì mi sento appagato, da 25 anni interpreto i grandi protagonisti: in settembre porterò in scena il Riccardo III di Shakespeare. Il cinema per me è l’incontro con i registi visionari, ogni ruolo mi ha permesso di riflettere su quello che sono e le dinamiche che ho dentro. I 50 anni portano maturità, anche le disillusioni aiutano a prendere le distanze e a rasserenarsi su tante cose. Poi fino ai 50 anni in questo Paese sei solo una giovane promessa».

Chi sente di essere oggi?
«Un padre per i miei figli adolescenti (Marco, 14 anni, e Marcello, 12, ndr), un compagno di vita per Milena (Mancini, attrice, ndr), un attore, uno scrittore, un regista, un figlio ancora per mia madre, un fratello per mio fratello, e chissà quante altre cose ancora. So di dover migliorare molto, nell’ottica della felicità, se esiste. Ma adesso che parlo di fronte al mare dove sono cresciuto, la sento».

Il suo romanzo Tre notti (Rizzoli) diventerà un f ilm?
«L’idea c’è, ho cominciato a scriverne un adattamento e mi piacerebbe dirigerlo».

Foto di ALESSANDRO TREVES

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Le illusioni di una coppia

Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano
Rosita Celentano è la protagonista al Teatro Franco Parenti di Milano di uno spettacolo che fa riflettere, tra ironia e cinismo, sulle difficoltà dei rapporti d’amore

Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.

Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.

Alessandro Enriquez

Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.

La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.

Enzo Iacchetti

«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».

Stefano Cerveni

Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.

Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni

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Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare

No other choice (6)
Lee Byung Hun, tra i protagonisti della serie di culto coreana, è al cinema nel film No Other Choice - Non c’è altra scelta, una commedia ironica e amara su un uomo alla ricerca di riscatto. A qualsiasi costo

«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.

Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.

Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.

No other choice (4)

La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.

Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».

Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».

No other choice

Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».

No other choice (2)

Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».

No other choice (5)

 Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».

No other choice (3)

Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».

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«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.

Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.

Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.

È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».

Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.

Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.

Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.

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Grazia è in edicola con Maya Hawke

Maya-Hawke
Ecco cosa vi aspetta nel nuovo numero di Grazia, da oggi in edicola e su app

Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.

Questa settimana intervistiamo alcune icone di Hollywood. Incontriamo Zoe Saldana, al cinema nel ruolo di Neytiri, la madre combattente di Avatar. Parliamo con Ariana Grande, in corsa ai Golden Globe con Wicked e le attrici premio Oscar Jodie Foster e Laura Dern.

Il 2025 ha cambiato noi e la Storia. Grazia lo ripercorre. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca alla guerra a Gaza. Dalle vittorie di Jannik Sinner all’elezione del primo Papa americano fino alla scomparsa di icone come Ornella Vanoni e Giorgio Armani.

Grazia ha scelto i personaggi da tenere d'occhio nel 2026: le sciatrici Sofia Goggia e Lindsey Vonn attese alle Olimpiadi invernali, María Corina Machado, premio Nobel per la Pace che potrebbe cambiare le sorti del Venezuela, Lady Gaga in arrivo in concerto in Europa e molti altri. Da Can Yaman a Jacob Elordi, da Timothée Chalamet a Jeremy Allen White, che cos’hanno in comune i nuovi sex symbol? Mettono d’accordo mamme e figlie. Grazia ve li racconta.

Abiti dorati, trasparenze, ricami e dettagli preziosi. Grazia ha scelto i capi che ti rendono protagonista delle notti di festa e delle serate più speciali. Ma anche lo stile più cool per il 2026.

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