Vinicio Marchioni: "Apro gli occhi ai maschi fragili"

Marchioni Mostra Cinema Venezia
Un padre dispotico, un marito in lotta con l’ex, una guida saggia. L’attore Vinicio Marchioni porta a Venezia tre film in cui interpreta tre ruoli maschili molto diversi. Perché è convinto che solo facendo riflettere gli uomini sui loro comportamenti sbagliati sconfiggeremo gli errori del patriarcato

Ha compiuto 50 anni il 10 agosto e, dopo aver spento le candeline in famiglia, festeggerà alla Mostra del Cinema di Venezia, dove presenterà ben tre film. È un ritorno alle origini per Vinicio Marchioni, che venne a Venezia per il suo primo film da protagonista, 20 sigarette di Aureliano Amadei, sull’attentato del 12 novembre 2003 contro la base militare italiana di Nassiriya. Ci torna 15 anni e 40 film dopo, interpretando due padri diversissimi, un padre-padrone malavitoso in Ammazzare stanca di Daniele Vicari e un genitore vulnerabile in L’isola di Andrea di Antonio Capuano, più una guida paterna in Orfeo di Virgilio Villoresi.

Con quale emozione arriva a Venezia?
«Con la gioia di tornare in uno dei festival più importanti del mondo. Non immaginavo che tutti e tre i film che ho girato l’anno scorso venissero selezionati per la Mostra. Sono contento per i tre autori, sono artisti e grandi personalità con un’etica, uno sguardo e una visione fuori dal coro. Sono onorato, questa Venezia per me sarà una grande festa».

Partiamo da Ammazzare stanca. Chi è il suo Giacomo Zagari?
«Un boss della ’ndrangheta dagli Anni 70 agli Anni 90: il film abbraccia un trentennio. È una sorta di soldato animalesco, non ha nulla di umano e ragiona per ordini militari da eseguire a tutti i costi, senza commentare. Un padre che non dialoga non ha niente di normale. Non c’entra nulla con noi padri “aperti” del 2025 e con tutte le messe in discussione della figura maschile di oggi».

Ha scelto più volte di raccontare maschi violenti, da Romanzo Criminale Diamanti. Come mai?
«Raccontare il male serve».

A che cosa?
«Intanto, quando gli uomini violenti vanno al cinema devono vedersi rappresentati, con la speranza che, guardando gli effetti e le conseguenze di certe azioni sullo schermo, possano riflettere su quello che fanno provare alle persone intorno a loro. Poi serve anche come elemento di discussione: più parliamo di violenza di genere, meglio è. E dobbiamo parlarne noi uomini per primi, anche tra di noi. Non se ne può più di tutti questi femminicidi e io non ho mai avuto paura di macchiarmi la fedina penale cinematografica: dato che faccio l’attore, interpreto l’essere umano anche nel suo lato più oscuro».

Tutto il contrario del suo meccanico innamorato in C’è ancora domani di Paola Cortellesi, del 2023.
«Tantissimi uomini “normali” che rispettano, dialogano, collaborano e s’interrogano sul maschile grazie a quel film si sono resi conto che un atteggiamento maschilista ce l’abbiamo nel Dna, perché viene da millenni di cultura patriarcale e oscuramento del femminile. I film servono ad aprirci gli occhi».

Che cosa ha provato mettendosi nei panni di un padre che si contende il f iglio con l’ex in L’isola di Andrea?
«Mentre recitavo, ho realizzato che noi uomini siamo fragilissimi. Siamo di cristallo, basta una crepa per andare in mille pezzi e non essere più riconoscibili. Purtroppo, quando un uomo si crepa può fare cose orrende, specie se non ha gli strumenti culturali per fermarsi. Qui interpreto un padre che perde le proprie sicurezze da un giorno all’altro».

Il f ilm è incentrato sull’affidamento di un f iglio.
«Racconta i giorni in cui la coppia (lei è Teresa Saponangelo, ndr) parla con le psicologhe e il giudice minorile che deciderà a chi affidare il figlio in fase di separazione. Ho riflettuto su quanto ogni genitore debba mettere da parte gli egoismi per pensare al “noi”. Ci sono tante sfumature della coppia, quella genitoriale deve essere costruita e durare al di là di quella di amanti. Bisogna lavorarci sempre e con attenzione, perché un figlio vuole solo l’amore intorno, respirare sicurezza e serenità. Qualcosa che so- migli a una casa, di qualunque colore sia».

Inf ine c’è Orfeo di Virgilio Villoresi.
«Lì interpreto solo un piccolo ruolo, un Virgilio che traghetta Orfeo facendogli aprire porte lungo il suo viaggio. Forse anche lui potrebbe essere considerato un padre, perché gli fa vedere un altro punto di vista e accettare di non conoscere tutto nel proprio percorso di vita. Mi porto via questo dal film: accettare il rischio e andare avanti lo stesso con coraggio. Oggi abbiamo perso completamente l’idea di mistero, vogliamo conoscere tutto, essere informati su tutto, avere chiaro tutto. Mi sembra che viviamo una forma di ipnosi collettiva, abbiamo perso il contatto con il mistero della vita, della morte, della natura».

Come ha festeggiato i suoi 50 anni?
«Ho riunito i miei migliori amici e le persone più importanti della mia vita nel mio paesino di origine, Torre Melissa, con una cena in un agriturismo sperduto tra le colline calabresi. Abbiamo ballato la musica tradizionale e aspettato l’alba, salutando il sole in riva al mare dopo aver fatto un bagno. La vita va festeggiata sempre, perché non è mai scontata».

Un bilancio di questi primi 50 anni?
«Ho sempre la sensazione di scrivere sulla sabbia e di dover ancora fare tutto. Sarà che vengo dal teatro, dove ogni anno si recita in uno spettacolo senza sapere se l’anno successivo si ripeterà. Lì mi sento appagato, da 25 anni interpreto i grandi protagonisti: in settembre porterò in scena il Riccardo III di Shakespeare. Il cinema per me è l’incontro con i registi visionari, ogni ruolo mi ha permesso di riflettere su quello che sono e le dinamiche che ho dentro. I 50 anni portano maturità, anche le disillusioni aiutano a prendere le distanze e a rasserenarsi su tante cose. Poi fino ai 50 anni in questo Paese sei solo una giovane promessa».

Chi sente di essere oggi?
«Un padre per i miei figli adolescenti (Marco, 14 anni, e Marcello, 12, ndr), un compagno di vita per Milena (Mancini, attrice, ndr), un attore, uno scrittore, un regista, un figlio ancora per mia madre, un fratello per mio fratello, e chissà quante altre cose ancora. So di dover migliorare molto, nell’ottica della felicità, se esiste. Ma adesso che parlo di fronte al mare dove sono cresciuto, la sento».

Il suo romanzo Tre notti (Rizzoli) diventerà un f ilm?
«L’idea c’è, ho cominciato a scriverne un adattamento e mi piacerebbe dirigerlo».

Foto di ALESSANDRO TREVES

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

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Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

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Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.

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Grazia presenta il numero speciale "Fresh Air"

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"Grazia" cambia ritmo e rafforza il suo ecosistema. Diventa quindicinale e accelera su digital, social e progetti speciali

Grazia, primo fashion brand 100% italiano diffuso in tutto il mondo e punto di riferimento nel panorama editoriale femminile, inaugura una nuova fase della sua storia. A partire da questo numero, il magazine edito da Reworld Media Italia e diretto da Silvia Grilli evolve e passa da settimanale a quindicinale, scegliendo un ritmo più consapevole e un posizionamento ancora più premium, mentre rafforza in modo significativo la propria presenza digitale e social, oggi centrali nello sviluppo della comunicazione.

Una trasformazione che risponde a un’esigenza chiara: restituire valore al tempo, alla lettura, alla qualità dei contenuti, costruendo un’esperienza editoriale capace di integrare e convivere con l’immediatezza del digitale. Un’evoluzione coerente con la storia di un brand che da sempre interpreta e anticipa i cambiamenti della società, della moda e del ruolo delle donne.

"La nuova fase di Grazia riflette una strategia chiara: rendere ancora più distintivo il giornale di carta, un prodotto di alto profilo e di valore, e allo stesso tempo rafforzare la presenza digitale e sui social con un linguaggio contemporaneo e inclusivo. Un equilibrio che consolida l’identità del brand e ne amplia la forza sul mercato", dichiara Daniela Sola, Amministratrice Delegata Reworld Media Italia.

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Il nuovo “Grazia”: più tempo, più valore, più qualità

Con 26 uscite annue e un prezzo di 2 euro sul territorio nazionale, Grazia diventa un vero e proprio prodotto da collezionare, da sfogliare con calma, da vivere come un momento personale e privilegiato.

"Più qualità e più identità. Questo è il nuovo Grazia che rafforza il suo punto di vista con una parte iniziale di notizie veloci presentate come mini-editoriali, una parte centrale di lettura e approfondimento, grande moda e bellezza, una parte finale di lifestyle", spiega Silvia Grilli, direttrice di Grazia. "Nell'epoca della velocità dei social media, Grazia evolve in autorevolezza e ricercatezza, privilegiando l'eleganza, l'affidabilità e la competenza".

Ogni numero sarà curato nel dettaglio, con contenuti esclusivi, approfondimenti, focus su moda, bellezza, attualità, cultura, e darà ancora più spazio alle emozioni, alle passioni e allo stile come libertà di espressione, raccontando le donne che cambiano il mondo con le loro idee, ma anche quelle che scelgono di condividere fragilità, dubbi e sfide offrendo un quadro autentico sul presente.

Confermate anche nel 2026 le edizioni straordinarie della rivista con direzione ospite, affidate a voci autorevoli e personalità provenienti da mondi diversi – dalla cultura alla moda, dall’arte al cinema, dal lifestyle alla musica, fino al design – per offrire punti di vista inediti e contaminazioni creative, nel segno dell’innovazione editoriale.

Non mancheranno collaborazioni esclusive, progetti speciali e iniziative ad alto valore, che consolideranno il ruolo di Grazia come brand di riferimento per la moda, il Made in Italy e i temi dell’attualità.

La struttura del magazine

Grazia accompagnerà le lettrici e i lettori in un racconto che intreccia attualità, moda, bellezza e lifestyle, con uno sguardo autorevole e contemporaneo.

Ad aprire il magazine sarà una sezione dedicata ai temi del momento, ispirata alle Hot News delle edizioni internazionali di Grazia: uno spazio dinamico in cui si alterneranno tendenze, idee beauty, cultura ed eventi.

L’attualità del nuovo numero, in edicola e su app da domani, si aprirà con Romana Maggiora Vergano, rivelazione del film C’è ancora domani, che interpreterà il ruolo di Francesca Scopelliti, moglie di Enzo Tortora, nella miniserie Portobello. Tra le voci creative, Sarah Toscano, talento emergente della musica italiana, e Havana Rose Liu, attrice e modella americana, protagonista di un servizio moda e di un’intervista.

Accanto alle storie personali, Grazia proporrà un’inchiesta dedicata all’adolescenza e alla cosiddetta "generazione ansiosa", analizzando l’impatto delle pressioni sociali e dei social media sulla salute mentale dei più giovani.

La moda inaugurerà il primo speciale della stagione con servizi sulle tendenze primavera-estate, rubriche tematiche e backstage inediti dalle sfilate di Alta Moda di Parigi. La bellezza avrà invece come focus la dermocosmesi e le novità skincare della primavera, tra ricerca e innovazione.

Completamente rinnovate le pagine lifestyle, con una selezione di proposte su viaggi, design, letture, gusto ed esperienze, arricchite da un’agenda con gli appuntamenti da non perdere.

Un ecosistema digitale in forte accelerazione, al centro della crescita del brand

In un contesto di mercato in cui digitale e social media assumono un ruolo sempre più rilevante, Grazia accelera sullo sviluppo del proprio ecosistema digitale, uno dei principali driver di crescita del brand.

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"Il rafforzamento dell'ecosistema digital e social rappresenta un’evoluzione naturale per Grazia, oggi una community dinamica basata sul dialogo e sulla condivisione. L’obiettivo è offrire a lettrici e lettori una guida autorevole e consigli mirati all'interno del flusso costante di contenuti quotidiani", afferma Sara MoschiniHead of Fashion di Grazia.it. "Attraverso lo sviluppo di nuovi format e linguaggi pertinenti ai diversi momenti della giornata, il brand evolve mantenendo intatta la propria identità. Da sempre pioniera nel sostenere i talenti emergenti, Grazia amplia oggi lo spazio dedicato ai protagonisti della cultura digitale, con l’ambizione non di inseguire le tendenze, ma di anticiparle".

canali social, supervisionati da Sara Moschini e gestiti da Giulia Biava, nuovo ingresso nel team Grazia, assumono un ruolo fondamentale nel piano editoriale, con nuovi format nativi, un uso sempre più evoluto del video e un linguaggio pensato per le piattaforme.

Parallelamente, Grazia.it si consolida come hub editoriale e progettuale, capace di integrare informazione, intrattenimento, approfondimento e servizi, diventando il punto di raccordo tra il racconto del brand e l’esperienza quotidiana delle community digitali.

Il digitale di Grazia diventa così uno spazio di relazione e sperimentazione, in cui il brand estende la propria identità, amplifica la voce delle donne e intercetta nuovi pubblici, in coerenza con i valori e l’autorevolezza che lo contraddistinguono

Il nuovo Grazia sarà in edicola e su app a partire da oggi, giovedì 12 febbraio.

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«Se non ci importa nulla dei martiri iraniani»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Perché non ci importa nulla dell'Iran? Perché non riempiamo le piazze a favore della resistenza di un popolo che sfida con straordinario coraggio una teocrazia assassina? Perché non si manifesta nei licei e nelle università per le migliaia di giovani uccisi poiché volevano democrazia e diritti?

Le ragazze e i ragazzi iraniani sognano l’Occidente, i nostri valori, la nostra libertà. Desiderano sciogliersi i capelli, baciarsi, ascoltare musica. Ma non ci siamo commossi per loro come per altre tragedie della storia: Gaza, per esempio.

Mentre reprimeva i suoi cittadini e giustificava un agente che aveva sparato in faccia a una madre sorridente, Donald Trump incoraggiava i manifestanti iraniani a continuare le proteste. Prometteva persino di aiutarli.

Poi ha fatto marcia indietro, distratto da obiettivi più remunerativi: prendersi la Groenlandia e imporre ulteriori dazi ai Paesi europei che hanno truppe nella Terra dei Ghiacci, per esempio. In realtà il nuovo Imperatore del mondo non è mai stato molto preoccupato per le vite degli iraniani o la mancanza di democrazia tra gli ayatollah.

Forse noi non piangiamo i martiri di Teheran perché il regime islamista è avversario di Israele e dell’America, quindi il nemico del nemico diventa quasi amico? Siamo così intrisi di anti occidentalismo? O non ci impicciamo perché se la sbrighino tra loro, con la loro religione? Si liberino da soli, perché mai dovremmo manifestare contro gli ayatollah?

Perché certamente li farebbe sentire meno soli e abbandonati, dico io. Anche il velo imposto alle donne aveva scaldato poco i cuori. Per un certo femminismo, il velo è simbolo di appartenenza e di libera scelta, dimenticando che è prima di tutto strumento del potere maschile.

Ho appena visto il documentario An Eye for an Eye (Occhio per occhio) diretto dalla regista americana nata in Iran, Tanaz Eshaghian. È la storia di una donna che uccide il marito violento dopo anni di feroci abusi. Lei sconta una lunga condanna in carcere e, quando ne esce, deve raccogliere il denaro per risarcire i familiari del morto e non essere mandata al patibolo.

In Iran si applica infatti la legge della vendetta: un omicidio deve essere rimborsato con un’altra vita, fatto salvo il perdono da parte dei familiari dell’ucciso o un risarcimento economico. È un film molto bello, ma non ha neppure un distributore.

Davanti a una semplice espressione di solidarietà per il popolo iraniano, anche il Parlamento italiano si è spaccato. Il Movimento 5 Stelle si è astenuto. Il Governo, dal canto suo, ha frenato sulla proposta tedesca d’inserire le guardie islamiche nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Ma il silenzio in questi frangenti è complicità. Di fronte alle violazioni dei diritti umani non esistono zone grigie. O si sta con gli eroi iraniani o con le squadracce governative che li trucidano. I cadaveri ammassati come sacchi della spazzatura sulle strade di Teheran sono un avvertimento scritto nel sangue per ridurre al silenzio un popolo giovane che sogna la libertà.

L’arco della storia è lungo, ma tende verso la giustizia. Ricorderà chiaramente questo eccidio. Il punto non sarà se il mondo sapeva. Il mondo sapeva, ma aveva scelto di non vedere.