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Solo perché ci piace

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foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 15 Marzo 2013

La prima volta che mi si è posto il problema erano 10 anni fa e mi trovavo a Tokyo per un reportage di moda.

Silvia Grilli

La prima volta che mi si è posto il problema erano 10 anni fa e mi trovavo a Tokyo per un reportage di moda.
Un giornalista inglese mi disse: «Vedo tutti questi colleghi indossare gli abiti dello stilista che ha indetto l’evento, ma io non me la sento. Mi sembrerebbe di non fare il giornalista, bensì il groupie».

Eppure è una consuetudine non scritta nel mondo della moda di presentarsi a una sfilata o a un evento griffato omaggiando il designer con il suo total look.
Io invece ho fatto miriadi di gaffes, perché sono sempre sfasata: indosso costantemente abiti dello stilista giusto al momento sbagliato, cioè indosso caio quando vado alla sfilata di tizio, o metto la borsa firmata y quando intervisto x, perché seguo il mio istinto del mattino.

Comunque, io non faccio testo, perché non sono una star e non vivo della mia immagine, però l’attrice Kirsten Dunst sì. E Dunst si è presentata a Parigi, alla sfilata di Yves Saint Laurent, completamente vestita Rodarte.
Ciò che lega Dunst alle sorelle Kate e Laura Mulleavy, designer del marchio suddetto, è una sincera amicizia, non il galateo da prima fila alle passerelle.  

Così, mentre i fotografi si sono scatenati sulla bionda icona vestita d’altro marchio, mi sono sentita più leggera. Tutte le mie gaffes erano d’un colpo cancellate.
Quanto è chic la libertà di non omaggiare né offendere nessuno con il proprio look, ma indossare un abito piuttosto che un altro solo perché in quel momento ci fa sentire a nostro agio.
Vero Kirsten?  

© Riproduzione riservata

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