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«Non sono proteste, sono rapine»: l’editoriale di Silvia Grilli

«Non sono proteste, sono rapine»: l'editoriale di Silvia Grilli

foto di Silvia Grilli Silvia Grilli — 25 Ottobre 2026
Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Mi viene da piangere per come hanno sfasciato Milano. DOMENICA 18 OTTOBRE ERO IN PIAZZA DUOMO, LA CITTÀ SEMBRAVA IN GUERRA, PERVASA DA UN ODORE ACRE DI ROGHI. Gruppi di teppisti giovanissimi vestiti di nero e incappucciati sbucavano da tutte le parti, spaccavano vetrine e saccheggiavano negozi, supermercati, gelaterie. Non c’era nessuna manifestazione in corso, solo distruzione.

Per due giorni il centro è stato devastato. Sabato, al corteo contro il costo della vita, centinaia di ragazzini infiltrati tra manifestanti pacifici si sono staccati per lanciare pietre e transenne contro la polizia, appiccare incendi, sfondare gazzelle dei carabinieri, vetri delle auto. Facevano video mentre distruggevano. Sventolavano bandiere italiane, palestinesi e dei pirati.

La gente scappava alla rinfusa, i negozi chiudevano. Mia figlia era in piazza Castello, ha preso un taxi con altri sconosciuti per sfuggire alla furia dei vandali, all’aria resa irrespirabile dai lacrimogeni. La macchina si è trasformata in una navetta di fortuna, fermandosi di continuo per accompagnare ciascuno a casa.

I violenti erano ragazzini con il cappuccio sugli occhi, i video delle rivolte francesi in testa e il telefonino in mano. Partivano dalle periferie o da altre province richiamati dai filmati di TikTok e dalle chat di gruppo. SONO ARRIVATI PER CREARE IL CAOS, SFOGARE LA LORO RABBIA E ACCAPARRARSI I TROFEI DI DUE GIORNATE IN CUI ARRAFFAVANO TUTTO IN NEGOZI DI TENDENZA TRA I GIOVANISSIMI: SNEAKER, FELPE, MA ANCHE ALCOLICI, GELATI. «DAI, CHE È GRATIS!» URLAVANO E ANDAVANO ALL’INCASSO.

Vogliono la “roba” e la vita dei loro idoli. Per esempio, il rapper italo-marocchino Baby Gang, in carcere a Milano con l’accusa di far parte di una rete criminale internazionale. «Sono offline anche se sono online / metto le Air, scendo in tuta Nike / tu che ne sai quando ero in bike / a vendere la merce assieme a Mike», canta. Emulano il tunisino naturalizzato italiano Simba La Rue, in cella per sparatorie. Uno che firma questi testi: «I soldi fanno la felicità e chi dice il contrario mente / dal bus di scuola passo alla camionetta / la penitenziaria ci fa le foto con le manette / ma mi piacciono le armi, ti piace la mia Beretta?».

NON CREDO CHE SAPPIANO MOLTO DELLA PROTESTA LEGITTIMA CONTRO GLI EDIFICI SCOLASTICI FATISCENTI, I TRASPORTI INEFFICIENTI E COSTOSI, IL CARO VITA, IL CARO BENZINA O IL CARO LIBRI. MOLTI NON VANNO A SCUOLA, NON SONO NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA, SOLO FURIOSI CONTRO LE CITTÀ CHE CONSIDERANO LA CAUSA DELLA LORO EMARGINAZIONE: MILANO APPUNTO, MA ANCHE TORINO, BOLOGNA E LE ALTRE DOVE HANNO CAUSATO DEVASTAZIONE.

Degli oltre 220 giovanissimi portati in questura, l’80 per cento è minorenne: 11, 12, 13 anni. Gran parte è nata in Italia da famiglie marocchine, albanesi, pachistane, ma ci sono anche italianissimi. Sono la stessa tipologia di seminatori di caos che ha attaccato i negozi e le prefetture in Francia, saccheggiato i municipi, ribaltato le statue della Marianne, simbolo della Repubblica francese. Usano le proteste come copertura per fare razzia. Con la loro violenza finiscono per oscurare mobilitazioni lecite.

Come i “casseurs” (vandali durante i cortei) in Francia, si aggregano ai manifestanti per distruggere e attirare in trappole urbane la polizia. Molti vivono nelle periferie impoverite delle grandi città, si sentono in credito nei confronti dello Stato, delle istituzioni, del sistema e si vendicano. SPACCANO PER NON ESSERE PIÙ INVISIBILI E RISCUOTERE CIÒ CHE PENSANO SIA LORO DOVUTO. DISTRUGGONO IL BENESSERE ALTRUI PER PAREGGIARE I CONTI.

Sapevamo della loro esistenza in ogni città, ma ci siamo voltati dall’altra parte. Non abbiamo voluto guardare in faccia la realtà. Il centro ferito di Milano oggi ce la mostra in tutta la sua gravità.

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