L’uomo che sussurrava ai cavalli — e non è il film con Robert Redford

Ripenso spesso a quel momento e sono certa che a innescare quel desiderio e a convincermi ad iniziare un corso di equitazione, non era stata l’attitude fascinosa delle amazzoni — che avrei disperatamente tentato di imitare — ma la necessità di dimostrare qualcosa a me stessa. Sono quella del “mai mollare”, della razza peggiore: testarda incallita e siccome per imparare uno sporto ci metto una vita, quella poteva essere una sua lezione per incentivare la mia pazienza. I risultati della mia perseveranza avrebbero avuto effetti anche sulla mia determinazione — lavorativamente parlando — o almeno, era quello che credevo succedesse.
Non voglio stress: se devo imparare ad andare a cavallo, sarà meglio che mi rivolga a qualcuno che conosco, qualcuno di cui mi fido e lì, mentre mi chiedo se il problema non sia viceversa: chi può fidarsi me?, mi sovviene che Wainer, il marito di Roberta, ammaestra cavalli e ha una piccola scuola di equitazione.
Dopo un paio di telefonate per definire il giorno della mia prima lezione e la mise della perfetta cavallerizza 2.0, mi presento alla Garrocha. Scendo dall’auto e guardo fiera la mia tenuta sportiva, ma un po’ mi dispiace di non essere venuta con un vestito a balze per cavalcare come Rossella O’Hara. Tenere le gambe sullo stesso lato del cavallo può essere anche più difficile, sarà meglio cominciare dal modo classico. Arrivo alle scuderie, sento nitrire e l’ansia mi assale. Devo tranquillizzarmi: sì insomma, è una piccola scuola di equitazione, i cavalli saranno buonissimi, Wainer avrà un occhio di riguardo... eppure, il pensiero di rimanere invalida a causa della mia cocciuta intraprendenza non mi dà pace. A distogliermi dall’immagine di Denzel Washington nel Collezionista di ossa — che la mia mente ha elaborato per mostrarmi la peggiore della ipotesi — è Wainer che esce dalla stalla con il mio destriero, salutandomi.
Non sono sicura che sia un cavallo, sembra più un dinosauro basculante, che diavolo è?
“Ti presento Burlon.” dichiara sorridendo.
Burlon come Marcelo Burlon? Incoraggiante. E allora perché vorrei sparire?
Dannazione. Io non ci salgo su quel coso.
“Roberta non c’è?” chiedo cercando di rimandare di una decina di minuti il momento in cui cavalcherò il dinosauro.
“No, torna stasera.”
Se cado mi uccido e io ho una famiglia: non posso permettermelo.
“Allora, cominciamo?”
“Be’, ecco, sarò sincera: lui è un po’ troppo alto per me, non voglio fare discriminazioni, ma se Burlon mi disarciona...”
“Dai! Non dire così: Burlon è uno stallone buonissimo!”
Ho appena deglutito.
“Vieni, iniziamo...”
Lo seguo impotente domandomi se sia miope: ha visto che sono una donna mignon? Non dico che mi servirebbe un pony, ma nemmeno un cavallo di quella stazza. Speriamo almeno che sia vecchio. Ho letto che i cavalli in età geriatrica sono più mansueti.
“Quanti anni ha?”
“Un paio.”
Appunto.
“Oggi faremo Dressage.” continua incalzante.
Dressage deriva da Dress: vestiremo il cavallo?
“Che tradotto significa?” chiedo mentre guardo le chiappe di Burlon.
“Significa che salirai a cavallo e inizierò con l’insegnarti a tenere le redini e i piedi sulle staffe.”
Wainer si ferma, si ferma anche Burlon.
“Sali!” mi incita.
Mi avvicino, guardo la bestia ed è più facile dirlo che farlo: ci vorrebbe una scala per salire. E mentre immagino la scena in cui la sottoscritta butta il caschetto per aria, mentre di corsa raggiunge la macchina con cui è venuta, Wainer si offre di aiutarmi.
Provo ad arrampicarmi su quel dorso grigio e imponente, ma i primi quattro tentativi falliscono, al quinto ce la faccio e vedo il mondo da un’altra prospettiva –– peccato che soffro di vertigini.
Passo. Trotto. Trotto e passo. Non sono mai stata una globe-trotter, ma dopo due settimane, il mio trotto era bellissimo. Non mi importava più di cavalcare come Rossella O’Hara e nemmeno avrei voluto galoppare come Russell Crowe nel Gladiatore, quando torna a casa disperato nel tentativo di salvare la sua famiglia, ero felice della mia piccola conquista, mi bastava. Wainer, invece, riponeva in me grandi speranze, o quel pomeriggio non avrebbe deciso di farmi galoppare.
“Sei pronta?”
“È proprio necessario?”
Capisco che la mia domanda è inutile, quando Burlon inizia a correre.
Difficile spiegare cosa provo: sono eccitata, impaurita. Sto volando ma stringo le palpebre per paura di vedere cosa sta succedendo. Le coronarie si aprono, respirano, ne vogliono ancora. La parte razionale di me, invece, mi impone di aprire gli occhi: anche lei vuole godersi lo spettacolo. Per un breve attimo riesco pure a rallegrarmi di quell’emozione mai provata.
“Basta, basta, basta!” urlo in preda al panico.
Wainer ordina a Burlon di fermarsi, lui obbedisce, io smetto di trattenere il respiro.
“Ti è piaciuto?” mi chiede entusiasta.
Il mio sguardo allampanato dovrebbe fargli capire che non ne voglio più sapere, ma preferisco specificarlo: il mio cuore non può reggere il bis.
“Sì però basta così.”
“Ma sei stata bravissima!”
Scommetto che lo dice a tutti.
“No, è stata solo la fortuna del principiante...”
La mia precisazione deve averlo offeso, la sua espressione è traducibile in: sai che ti stai rivolgendo all’Uomo che sussurrava ai cavalli?
“Forza, riproviamo.” dice deciso.
Non ho il tempo di dissentire, all’ordine di galoppare, magicamente espresso con un suono prodotto dallo schioccare della lingua di Wainer, Burlon riprende a galoppare.
“Non ti irrigidire”, raccomanda. “Lasciati cullare dal suo movimento…”
Cullare? Questo cavallo corre come il vento, sarò a due metri da terra… E lì, mentre ripenso alle parole della canzone di Jovanotti, realizzo che è proprio vero: La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare — su una cacca di cavallo. Stramazzo al suolo. Burlon cerca di evitarmi e mi colpisce solo di striscio tatuandomi il suo ferro sull’avambraccio. Ho appena scampato una rinoplastica ma, tutto sommato, poteva essere la mia occasione per raddrizzarmi il naso. Sarà per la prossima volta, mi dico rialzandomi come se nulla fosse. Tornai a montare Burlon fino a che non fu venduto, piansi quando fui costretta a salutarlo. Wainer mi affidò un nuovo cavallo, Valentino. Era bianco, in età geriatrica, più mansueto, eppure non funzionò, non c’era feeling. Dissi addio all’equitazione con la consapevolezza che per praticare certi sport è necessaria una buona dose di incoscienza e di spensieratezza che io, ahimè, non possedevo più. Ma ancora oggi porto con me l’insegnamento di quella lezione di vita che desideravo impartirmi. Enri, ti capiterà spesso di cadere, ma se ti sei rialzata da uno sterco di cavallo, con un po’ di coraggio e un po’ di determinazione saprai sempre come rimetterti in piedi.
Illustrazione di Valeria Terranova
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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli
Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».
RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».
LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».
PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?
Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.
P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.
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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante
Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.
“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.
Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.
L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.
Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.
La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.
Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.
Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.
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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni
Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.
In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.
Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée.
Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia.
«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza».
Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.
Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition.
Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.
Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura».
Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile.
Nelle foto, dall'alto:
Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra
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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli
Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».
TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».
Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».
MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.
Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.
La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.
Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.
Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.
ALLE LETTRICI E AI LETTORI
Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.
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