Last Action Hero... e non è il film con Arnold Schwarzenegger

Last Action Hero e non è il film con Arnold SchwarzeneggerLast Action Hero e non è il film con Arnold Schwarzenegger

Febbraio 2012. La settimana della moda è  finita, torno a casa. Le bimbe sono state brave, non si sono ammalate e Giaco è sopravvissuto. Meno male. Mi metto al lavoro, inizio dalle foto. La macchina fotografica è sulla scrivania, mi siedo e do un’occhiata.

Quando trovi una foto che ti piace, sorridi: ti viene d’istinto. Anni di terapia e finalmente la soddisfazione di sentire l’effetto che produce l’autostima. Sono sempre così critica nei miei confronti, ma qui mi piaccio.
Preparo l’articolo che accompagnerà la foto, e anche se è molto diverso da quello che scriverei oggi, devo comunque cominciare con l’elenco dei pezzi che indossavo per far capire di cosa parlo. Condendolo un po’.
Sfondo: cielo grigio, palazzo sulla destra, siepe verde. Al centro ci sono io, sorrido.
Indosso una maglione nero di non mi ricordo, una giacca marrone di Marni, un cappello di Borsalino in feltro beige. A seguire, un sandalo dorato di Chanel, una stola di pelliccia ecologica di P.A.R.O.S.H e una borsa fucsia di Proenza Schouler. A concludere, una gonna di Caterina Gatta.
Caterina Gatta: che stilista geniale.
L’ho conosciuta, è una ragazza che adoro. Caterina ha la passione per i tessuti vintage, li cerca in giro per il mondo e dopo averli trovati, crea le sue collezioni fatte di pezzi unici.
La gonna della foto è a longuette, realizzata con una stoffa di Versace anni ‘90. Il tessuto particolare crea una struttura a palloncino dall’effetto cangiante, su una stampa a mosaico di colore ocra, oro, fucsia e blu.
Non è un look da tutti i giorni, di certo non lo userei per andare a scuola a prendere le bimbe, ma in fashion week a Milano, dove i look durano quanto la vita media di un moscerino: dai quindici ai diciassette minuti, si può fare.
Posto la foto e dopo qualche ora, mi accorgo che lo scatto ha catturato l’interesse generale: parecchie persone sono rimaste colpite e si sono prese un po’ di tempo per lasciare un commento: ce ne sono più di cinquanta. Inizio a leggere.

Il detto: ‘che se ne parli bene, che se ne parli male, ciò che conta è che se ne parli’, forse non tiene conto della sensibilità.
Seppure sia consapevole di non conoscere chi li ha scritti, quei pareri sembrano avere un peso.
Uno dei primi che leggo è di un ragazzo che mi chiede se mi sono vestita da Indiana Jones, mi metto a ridere: la battuta è spiritosa, quasi mi dispiace che non sia mia. Un altro mi suggerisce di buttare borsa e scarpe, vorrei rispondergli con sincerità, una cosa tipo: ‘sei pazzo? Sai che quella borsa è una Tiny di Proenza di un colore meraviglioso? E che quei sandali li ha partoriti Karl Lagerfeld insieme alla fantastica idea di farli sfilare al palazzo di Versailles, in occasione della collezione crociera dedicata al concetto ‘Coco Rock, Rococò’? Buttarli? Ma non esiste. Ma poi vado avanti.
“Gusto sotto i piedi”; “non ti si può guardare”, “terrificante”; “cattivo gusto imperante”; “bello sapere che anche le ciccione cercano di fare tendenza”; “terribile”. Per citarne alcuni.
Li leggo e li rileggo. Mi sembra chiaro che alcune persone non approvino la mia scelta, vorrei precisare che il look non è un tatuaggio, che nel frattempo, come ho cambiato mutande e reggiseno, anche la mise è diversa. E non è solo la cattiveria gratuita a rattristarmi, ma la consapevolezza che sui social, quando ci si trova di fronte agli insulti, rispondere come vorresti è un lusso che non puoi concederti. Ad aggiungersi a quello che ha tutta l’aria di essere già un vero e proprio massacro, sono un paio di persone che si accaniscono coalizzandosi, con una serie di commenti offensivi, scritti con l’intenzione di mortificarmi profondamente.

Il mio sguardo passa dallo schermo allo specchio che è di fronte alla mia scrivania, gli occhi sono gli stessi del Gatto con gli stivali di Shrek: innocenti e indifesi; l’espressione, invece, è quella di chi proprio non capisce come si metterà questa cosa: ho solo postato una foto, non ho ucciso nessuno.
Nel frattempo i commenti aumentano, qualcuno mi trova originale, qualcun altro mi difende, scrivendo che non approva i modi con cui sono espresse certe considerazioni, ma poi ne arriva un altro che mi lascia di sasso. Inizia così:
“Che ridere mi fanno tutti questi commenti...”
Deglutisco, immagino l’ennesimo attacco sviluppato in una decina di righe, che difficilmente riuscirò a digerire, ma mentre scorro, mi accorgo che ho sbagliato: sta prendendo le mie difese.
“Si vede benissimo l'autoreferenzialità che si danno tantissime persone — deduco appartenenti tutte al mondo della moda —  che si mettono a giudicare così volgarmente una ragazza sorridente che ama quello che fa. I consigli possono essere anche duri, ma la maleducazione, la volgarità e la cattiveria sono altre cose.”
La bocca è spalancata, la chiudo, ma resta aperta la questione identità: chi è costui che non conosco che si prende la briga di difendermi? Un paladino? Un giustiziere? Un cavaliere mascherato?
Corro sul suo profilo per associare un volto a questo eroe, un clic e svengo.
Un figo mondiale: moro, alto, bello.
La sua bocca fa gioco di squadra con lo sguardo, quando sorride, ha gli occhi dolci. Che bello è?
Ma soprattutto: come ha fatto a trovarmi?
Vive a Milano, ma non l’ho mai visto. Decido di chiedere a Matteo, il mio migliore amico, lui è più mondano di me, forse lo conosce.
Lo conosce.
“Enri! Ma lui è pazzesco!”
“Lo so: mi ha difeso.”
“Lui è il migliore amico di Marcelo Burlon. Frequenta dei posti super top e credo anche che faccia il modello.”
Una valanga di insulti, ma ne è valsa la pena. Lui è il mio eroe, il mio Last Action Hero: colui che è intervenuto all’ultimo per salvarmi da tutto questo.
Decido di mandargli un messaggio in privato per ringraziarlo. In mood Melissa/Jerôme: il cuore batte fortissimo.
Cerco le parole giuste, ma le notifiche continuano ad arrivare e mi distraggono: Michele è tornato all’attacco.
Devo correre a vedere che succede.
È come essere al cinema: proiettano la mia vita in diretta.
Leggo velocemente: continua a difendermi. Questa volta non si limita a un discorso generale, ma si rivolge direttamente ai commentatori più feroci.
“Dici di possedere un certo un curriculum, ma è triste aggredire una ragazza per i suoi outfit. Hai addirittura bisogno di trovarti una spalla, la tua collega, che interviene per scrivere che Enrica è orribile. Ma ti pare che una persona davvero di valore si mette a insultare le ragazze che fanno fashion blog? Nessun trascorso lavorativo ti dà l’autorevolezza di giudicare in maniera così maleducata.
Invece la mia opinione personale su Enrica: sei fantastica con la tua personalità e i tuoi vestiti. saluti.”
Sono commossa.
Un’ora più tardi, gran parte dei commenti cattivi vengono cancellati da chi li ha scritti.
Devo ringraziarlo per aver preso le mie difese. Mando il messaggio, lui mi risponde e diventiamo amici.
Gli dedico un’intervista per il mio blog.
Lui è un VFX Designer e io non so niente del mondo 3D. Mi prendo una settimana per preparare le domande: voglio fare bella figura. Ne esce una cosa carina:
Il fascino degli effetti visivi.
A buon intenditore poche parole.




Abbiamo continuato a sentirci e insieme a Matteo abbiamo realizzato un video per una collezione di Christian Louboutin.
Un progetto bellissimo.
Ci siamo visti un paio di volte, lui mi chiama pazzesca e io rido.
Credo che non lo ringrazierò mai abbastanza per il suo gesto gentile.
Oggi Michi è ancora un vfx designer, ma da un paio d’anni si dedica esclusivamente all’azienda di Marcelo, County of Milan, per cui realizza progetti pubblicitari, alcune grafiche per le nuove collezioni e collaborazioni con marchi importanti come Eastpack.
Ha sfilato per Marcelo Burlon per un paio di stagioni. Era il modello più figo.
Lui è il mio Last Action Hero.
Non ci vediamo mai, ma ci scriviamo ogni tanto, anche solo per dirci ‘ti voglio bene’.

Illustrazione di Valeria Terranova

Last Action Hero e non è il film con Arnold Schwarzenegger
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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

apertura
In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

Krug e Max Richter (3)

Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

Krug e Max Richter (4)

Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.