«Gli ovuli sono i miei e li gestisco io»: l'editoriale di Silvia Grilli
Sappiamo bene che il corpo delle donne è sempre stato controllato e sottomesso. Sappiamo anche che il mondo è diventato ricco organizzandosi sul nostro sacrificio. SIAMO STATE CONSIDERATE STRUMENTI PER FARE FIGLI SECONDO TEMPI E BISOGNI NON NOSTRI, SFRUTTATE PER IL LAVORO DI CURA IN CASA, CHE NESSUNO FUORI VEDE E NESSUNO PAGA.
La deputata democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez sta raccontando dettagliatamente sui social la procedura per il congelamento dei suoi ovuli, utile ad aumentare le possibilità di avere figli in futuro, quando lo vorrà. Dopo aver chiuso una lunga storia di coppia, si mostra mentre si inietta ormoni nell’addome. «Voglio essere nel pieno controllo della mia vita», dice.
Sotto i suoi post, il maschilismo in crisi si è scatenato: «Eugenetica a quando?». «I figli si fanno quando la natura lo prevede, con qualche aperitivo in meno». Poi la pletora degli insulti volgarmente scontati: «Congela gli ovuli solo perché nessuno vuole andare a letto con lei». Infine la bugia colossale: «È un problema privato, perché renderlo pubblico?».
NON C’È NULLA DI PRIVATO. IL CORPO FEMMINILE È SEMPRE STATO PUBBLICAMENTE SOTTOMESSO. Il percorso di Ocasio-Cortez mostra, altrettanto pubblicamente, la libertà della donna di poter decidere di se stessa e delle proprie scelte riproduttive. La deputata ha anche anticipato la domanda che le porrebbero se si candidasse alla Casa Bianca. Domanda che nessuno farebbe a un uomo che rimanda la paternità. Nessuno, infatti, chiederebbe a un candidato maschio se la sua capacità riproduttiva reggerà un mandato. Il corpo maschile non viene mai processato apertamente. Quello femminile sempre.
Ma il congelamento degli ovuli come scelta personale ha un prezzo. Negli Stati Uniti, la libertà di Ocasio-Cortez è costata 9.000 dollari (7.800 euro), una cifra che molte americane non potrebbero permettersi. In Italia costa tra i 2.500 e i 7.000 euro per ogni ciclo, più 250 euro l’anno per la conservazione. Il Servizio Sanitario Nazionale non se ne fa carico, salvo per ragioni mediche, come nel caso delle pazienti in cura per un tumore.
C’è un’eccezione: la Puglia. La regione ha stanziato 600 mila euro in due anni per rimborsare il congelamento degli ovociti alle donne tra i 27 e i 37 anni con un reddito non superiore a 30 mila euro. Il fondo può coprire circa 200 donne in tutta la regione: è un aiuto per chi riesce ad accedervi, ma non una soluzione al problema di fondo. Nel resto d’Italia, il costo resta quasi interamente a carico delle donne.
La Francia paga quasi tutto tramite il sistema sanitario pubblico. Alla donna restano solo le spese di conservazione: 40 euro l’anno. In Italia c’è una proposta di legge bloccata alla Camera che prevede una sperimentazione di tre anni. Matteo Renzi vuole stanziare 100 milioni di euro nella prossima legge di bilancio per finanziare il servizio. Nel frattempo, il conto lo paga chi può permetterselo.
IL CONGELAMENTO DEGLI OVULI È TEMPO COMPRATO, NON DÀ UNA GARANZIA TOTALE DI SUCCESSO. E SE SEMPRE PIÙ DONNE LO COMPRANO PERCHÉ A 30 ANNI NON HANNO UN CONTRATTO, NON TROVANO UN ASILO NIDO O TEMONO CHE UNA GRAVIDANZA LE CANCELLI DAL LAVORO, SMETTIAMOLA DI CHIAMARLO UN PROBLEMA PRIVATO. Non è privato quando si chiede a una donna: «Perché non fai figli?». O si insiste: «Fa’ un figlio e rinuncia al lavoro». O ancora: «Lavora, i figli aspettano». Sono pressioni diverse, ma siamo sempre noi che dobbiamo adattarci, pagando di tasca nostra e subendo i pregiudizi di chi si intromette nella nostra vita.
SE LA SCELTA DI CONGELARE GLI OVULI DIVENTA L’UNICA VIA DI FUGA IN UN SISTEMA CHE NON FUNZIONA, VUOL DIRE CHE CONTINUIAMO AD ANNASPARE IN UN’ORGANIZZAZIONE SOCIALE COSTRUITA DAGLI UOMINI PER GLI UOMINI. E ora è arrivato anche Roberto Vannacci a raddoppiare il carico, con la bufala del suo patriarcato mediterraneo che farebbe tornare l’uomo cacciatore e la donna preda.
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