Georgia May Jagger: «Siamo tutte un po’ Minnie»

Che cosa hanno u2028in comune Georgia May Jagger e la fidanzata u2028di Topolino? Una mostra a Londra curata dalla modella più rock u2028che c’è. Che u2028a Grazia svela perché questo personaggio  fuori dagli schemi u2028le assomiglia

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Dentro la mia valigia per Londra questa volta metto le ballerine rosa con i pois rossi. Voglio ispirarmi anch’io allo stile fumettoso di Minnie per intervistare Georgia May Jagger, modella del momento e figlia della rockstar Mick Jagger e dell’ex top model texana Jerry Hall. È lei, infatti, la curatrice della mostra fotografica Minnie Style che rimarrà aperta dal 18 al 20 settembre, durante la settimana della moda di Londra. Quando la incontro nella suite di un hotel a Soho, mi rendo conto che anche lei, quando questa mattina si è vestita, deve averci pensato: invece dei soliti capelli biondi sciolti, ha due trecce arrotolate e puntate sul capo. Le danno un’aria sbarazzina, giocosa e ricordano le orecchie della fidanzata di Topolino.

Non è la prima volta che incontro Georgia: l’ho intervistata più di un anno fa a Hong Kong e già allora avevo dovuto difenderla dalle critiche delle mie amiche: «Con quei dentoni. Se non fosse figlia di Mick Jagger e Jerry Hall, non sarebbe lì». Lo ammetto: se la incroci per strada, non ti giri. Eppure Georgia May Jagger ha qualcosa di speciale, un talento unico: perché davanti a un obiettivo si trasforma. Riesce a dare un’anima a una gonna, un tubino, una T-shirt. Gli abiti che indossa diventano oggetti di sogno. Georgia ha quella magia che solo le grandi modelle possiedono.

Fin da quando è nata, nel 1928, Minnie è fonte di ispirazione per la moda. Lo è stata anche per lei?
«Sono sempre stata una fan di questo personaggio Disney. Sono cresciuta guardando i cartoni che piacevano alla mia mamma e Minnie, insieme con Betty Boop, è diventata per me un’icona di stile. Rappresenta la ragazza irriverente, che pensa fuori dagli schemi, con un’identità visionaria: è un modello che va oltre il tempo. E, infatti, ancora oggi resta di tendenza».

Dicono che il nome Minnie prenda spunto da Minerva, la dea della lealtà e della saggezza. Che cos’ha in comune con lei?
«Non so quali siano le mie virtù. Forse le mie affinità con la fidanzata di Topolino riguardano lo stile. Penso che la moda nasca da un passato che va reinterpretato. Anche Minnie segue questa filosofia, perché reinventa continuamente il suo look, rimanendo, però, fedele alle sue origini. È quello che faccio io, mescolando capi vintage con capi di tendenza. Ma ho anche qualcos’altro in comune con Minnie. Tutte e due amiamo i cani: lei ha vicino Pluto, il cane di Topolino, io Daisy. E nella mia casa di famiglia ce ne sono altri».

Ha sempre amato gli animali?
«Sognavo di diventare veterinaria. Ma non mi piaceva l’idea di usare il bisturi, di stendere gli animali su un tavolo operatorio per curarli. Il cane più importante della mia vita è Spot: ce l’ho da quando ero bambina. Si tratta di un animale un po’ speciale».

In che senso?
«Da piccola lo portavo ovunque. L’avevo con me anche quando ho costretto mio padre a portarmi alla prima del film sulle Spice Girls, che per me non sono state solo una band, ma una vera ossessione. E me lo sono portata dietro anche nella mia nuova casa, dove vivo con il mio fidanzato (il musicista Josh McLellan, ndr). Ai miei occhi è sempre stato un cane vero, ma in realtà è un pupazzo di stoffa».

Faccio fatica a immaginare suo padre che l’accompagna alla prima di un film sulle Spice Girls.
«Sbaglia. Per me è stato un genitore vero, che mi ha insegnato a essere responsabile e a non buttare i soldi dalla finestra».

Oggi che cosa le piace fare con lui?
«Viaggiamo molto insieme. Un po’ di tempo fa mi ha portato in India, al Jaipur Music Festival. Meraviglioso. È una manifestazione che non ha niente a che fare con i concerti o i festival britannici. Lì cammini per la città, ogni tanto ti siedi e ascolti la musica».

Porta mai i suoi amici ai concerti di suo padre?
«Praticamente sono venuti tutti, compresa Taylor Swift, che si è divertita a vederlo con me dietro le quinte e poi ha cantato con lui. Ma io consiglio a chiunque di andarci: l’ultimo tour che ha fatto è stato per me il più bello ed emozionante».

Un papà e un fidanzato musicisti: non ha mai avuto la tentazione di imparare a suonare?
«Dico sempre che vorrei cominciare a studiare chitarra. Ma appartengo alla schiera di quelli che lo dicono spesso, ma alla fine non lo fanno mai».

E il desiderio di cantare?
«Una volta, per scherzo, ho iniziato a scrivere il testo di una canzone con la mia amica Cara Delevingne. Ma poi alla fine abbiamo deciso che è più divertente fare shopping insieme o uscire».

Parliamo di pregiudizi: la gente pensa che Georgia May Jagger sia...
«Molto privilegiata. E non una grande lavoratrice. Ma si sbagliano: perché fare la modella non è un lavoro facile, essere sempre in giro per il mondo richiede tante energie e impegno».

Il più grande insegnamento di sua mamma?
«Mi ha sempre detto che la moda dev’essere divertente e che non va presa mai troppo sul serio».

Quando era piccola, “rubava” di nascosto qualche vestito dal suo armadio?
«Sì, ma con qualche eccezione. I suoi abiti Chanel non li ho mai indossati, non mi stanno bene: mia mamma è molto più alta di me. Adesso, però, succede il contrario. L’altro giorno mi ha visto con una giacca un po’ abbondante e ha detto: “Non è della tua taglia. Dalla pure a me”. Ormai sono la sua stylist: se deve comprare qualcosa, chiede a me».

Georgia, a casa quanti vestiti ha?
«Non li ho contati, ma sono sicura di averne molti di più di quanti ne potrei indossare cambiandone uno al giorno per un intero anno».

Al mattino come sceglie il suo look?
«È un incubo: come ogni donna mi sento sommersa dai vestiti e non so mai che cosa scegliere. Alla fine passo il maggior tempo possibile in pigiama».

Quali sono i suoi prossimi progetti?
«Sto disegnando una mia collezione per il marchio Mulberry e lancerò presto una linea di giacche in pelle. Cerco sempre di aggiungere qualcosa alla mia professione di modella. Non voglio solo indossare abiti, ma raccontare la mia visione della moda, esprimere la mia parte creativa».

Ha curato la mostra Minnie Style: è la prima volta che si occupa di un evento di questo tipo?
«Sì, ma ho sempre avuto la passione per la fotografia. In mostra ci sono alcuni miei scatti, ma anche immagini ormai storiche e altre arrivate via Instagram dalle blogger più famose di tutta Europa».

Con il suo fidanzato tempo fa ha posato per il marchio Sisley. Avete altri progetti insieme?
«No, ma per l’ultima campagna pubblicitaria di Sunglass Hut (una rete di negozi specializzati in occhiali da sole di cui è testimonial, ndr) ho fatto un po’ di foto con lui, i miei fratelli e mia mamma. Lavorare in famiglia è divertente».

Qual è il suo uomo ideale, a parte Josh, suo fidanzato da più di tre anni?
«I ragazzi “naturali”. Non sopporto quelli che si riempiono di profumo o si depilano le sopracciglia».

Lo spazio tra i denti è diventato il suo tratto distintivo. Perché non ha portato l’apparecchio?
«I 15 anni sono stati già abbastanza duri senza. Non voglio pensarci».

Questo “difetto” è diventata la firma della sua bellezza?
«Esatto. E a me ricorda un po’ le imperfezioni dei personaggi dei cartoni».

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Le illusioni di una coppia

Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano
Rosita Celentano è la protagonista al Teatro Franco Parenti di Milano di uno spettacolo che fa riflettere, tra ironia e cinismo, sulle difficoltà dei rapporti d’amore

Il Teatro Franco Parenti di Milano ospita L’illusione coniugale, fino all’11 gennaio, una commedia che esplora le fragilità e le contraddizioni delle relazioni di coppia. Lo spettacolo fa parte della rassegna Il teatro è donna del Franco Parenti ed è il quarto appuntamento dedicato alle protagoniste del palcoscenico, di cui Grazia è partner culturale.

Sul palco, Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch, anche regista della pièce, portano alla luce tradimenti, bugie, insicurezze, rancori e gelosie che emergono dopo una serata mondana, tra confessioni e riflessioni. Il testo, scritto da Éric Assous, più volte Premio Molière per la migliore commedia, affronta con umorismo, profondità e cinismo la complessità dei rapporti amorosi.

Alessandro Enriquez

Tutto ha inizio con una secca richiesta di lei a lui di essere onesti e leali sui tradimenti dell’altro, che diventa l’occasione per passare al setaccio la loro relazione. Desiderio, tenerezza, complicità e mistero vengono attraversati dai protagonisti con ironia, divertimento, conflitto e una certa dose di cinismo.

La relazione di coppia è sempre sotto la lente di ingrandimento in uno spettacolo che fa ridere e riflettere ed è molto profondo e complesso. Dentro ci sono rabbia, presa di coscienza, debolezza, confusione, compromessi e perdono ma anche quei segreti che non necessariamente vanno rivelati, perché possono trasformarsi in forza. I dialoghi sono autentici a tal punto che è facile immedesimarsi e riconoscersi.

Enzo Iacchetti

«In una coppia le responsabilità non sono mai completamente di una sola persona: possono essere distribuite in modo diverso, ma c’è sempre uno scambio reciproco», ha detto Rosita Celentano a Grazia. «Perdonare non significa scagionare l’altro, ma perdonare la coppia, cioè scegliere di ricostruire insieme, riconoscere che ognuno ha limiti e fragilità. Allo stesso modo, quando una relazione fallisce, non c’è un vincitore e un perdente: si vince o si perde insieme. Personalmente ho scoperto, crescendo, che qualunque delusione, dolore, problema o paura può essere un’opportunità. Ogni caduta è un'occasione di crescita interiore per capirsi meglio».

Stefano Cerveni

Gli ospiti della serata, dopo la rappresentazione, hanno festeggiato con Grazia e i protagonisti dello spettacolo teatrale gustando le delizie dello chef stellato Stefano Cerveni e i vini di Masciarelli Tenute Agricole.

Nelle foto, dall'alto:
- Attilio Fontana; Rosita Celentano; Stefano Artissunch
- Alessandro Enriquez
- Enzo Iacchetti
- Stefano Cerveni

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Dopo Squid Game vi farò ridere e pensare

No other choice (6)
Lee Byung Hun, tra i protagonisti della serie di culto coreana, è al cinema nel film No Other Choice - Non c’è altra scelta, una commedia ironica e amara su un uomo alla ricerca di riscatto. A qualsiasi costo

«Faccio questo mestiere da tanto tempo, non vivo la fama con le difficoltà con cui la vivono i nuovi idoli. Credo di esserne immune». L'ex modello e attore Lee Byung Hun, star sudcoreana della serie di successo mondiale Squid Game, torna sullo schermo per raccontare le inquietudini di chi perde il lavoro da un giorno all'altro e non riesce a ritrovarlo, finendo in una spirale di disperazione e sete di vendetta.

Accade in No Other Choice - Non c'è altra scelta, dark comedy d'autore firmata Park Chan-Wook, selezionata dalla Corea per la corsa agli Oscar e in shortlist come Miglior film internazionale.

Ora nelle sale, è la storia di un padre di famiglia licenziato senza preavviso che perde tutto ciò che aveva costruito, dalla casa fino alla stima per se stesso. Gli restano la passione per il giardinaggio e la determinazione a farsi assumere in un nuovo posto di lavoro a ogni costo, anche sbarazzarsi dei suoi concorrenti.

No other choice (4)

La performance di Byung Hun è talmente convincente da essergli valsa la candidatura come miglior attore nella categoria Commedia o film musicale ai Golden Globes 2026, dov'è il vero outsider in gara. Per vincere dovrà battere George Clooney, Leonardo DiCaprio, Ethan Hawke, Jesse Plemons e Timothée Chalamet.

Partiamo dalla sua "immunità" alla celebrità. Che cosa intende?
«Non voglio fare lo snob, tanto meno dire che mi sono abituato: intendo solo che ho sviluppato una forma di accettazione e consapevolezza, per cui ho un approccio più rilassato dei ragazzi che stanno iniziando la loro carriera».

Ha mai sentito, come accade nel film, di non avere altra scelta?
«Premetto che sono molto diverso dal mio personaggio, non potrei mai immaginare di arrivare a compiere atti così estremi, e non sono altrettanto pianificatore e meticoloso in quello che faccio. Ma sì, certo, mi è capitato mille volte, anche nello stesso giorno, di dirmi: "Non c'è altra scelta”».

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Quando, ad esempio?
«Non essendo disperato, senza casa, senza lavoro e pieno di debiti come mi vedete nel film, mi capita di usare questa espressione più come una scusa per tirarmi fuori o abbandonare una situazione».

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Non posso non chiederle di Squid Game. Che cosa pensa del suo clamoroso successo?
«Sono molto grato per l’inaspettato successo planetario che ha avuto la serie, ma sento anche grande amarezza, perché credo che il mondo intero oramai simpatizzi con la totale assenza di umanità. Spiace dirlo, ma non sono per nulla ottimista: temo che non ci siano speranze. C’è una mancanza di empatia che si diffonde in tutto il mondo, stiamo perdendo la nostra umanità».

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 Ai Golden Globes si troverà in mezzo a blasonati colleghi hollywoodiani: che effetto le fa?
«Mi fa piacere quando i miei colleghi hollywoodiani mi dicono di apprezzare il cinema coreano perché è imprevedibile e originale. Io sono cresciuto con il cinema occidentale, a 4 anni mio padre mi faceva vedere in tv quei film e mai mi sarei immaginato di ritrovarmi a interpretarli. L'esperienza più bella a Hollywood è stata girare I magnifici sette, ma mi sono divertito anche sul set di Red 2. Il mio rapporto con Hollywood è sempre stato quello di un incredulo sognatore, felice di lavorare con attori da ammirare e di riscontrare che il sistema produttivo coreano non è poi molto diverso da quello hollywoodiano, c'è giusto più flessibilità».

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Chiudiamo con un consiglio: perché andare a vedere No Other Choice - Non c'è altra scelta?
«Perché è una commedia divertente, piena di ironia, ma tratta anche temi sociali rilevanti. Così, tra una risata e l'altra, c'è modo di riflettere, che male non fa mai».

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«Se la strage in spiaggia o il saccheggio alla Stampa sono definiti "resistenza"»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

La resistenza è necessaria con ogni mezzo», «con Hamas fino alla vittoria», «ora e sempre resistenza». Sono slogan che sentiamo nelle piazze di tutto il mondo alle manifestazioni contro Israele.

Per chi li inneggia possono essere innocua teoria, opinioni a favore della Palestina o semplicemente parole urlate per non sentirsi esclusi dal gruppo, non una chiamata alle armi per massacrare i presunti oppressori. Ma c'è sempre chi prende la teoria alla lettera. Domenica 14 dicembre, quegli slogan sono stati scritti con il sangue degli ebrei.

Un padre e un figlio pachistani hanno sparato sulla folla che celebrava il primo giorno della festa religiosa ebraica dell’Hanukkah su una spiaggia famosa per le nuotate al tramonto. Quindici morti e decine di feriti sono rimasti sulla sabbia a Bondi Beach, uno dei posti più belli, pacifici e gioiosi dell’Australia. Il primo ministro Anthony Albanese ha dichiarato che non riesce a spiegarsi tutto questo male. Io credo sia molto spiegabile: per gli invasati che considerano Israele il male assoluto, massacrare gli ebrei è fare giustizia.

È la colpa dei giudei che spinge giovani ProPal a saccheggiare la redazione del quotidiano La Stampa (paradossalmente uno dei più favorevoli alla causa palestinese). Induce quel centinaio di manifestanti a scrivere e urlare slogan terroristi come “Stampa-Morta” o «giornalista sei il primo della lista», mentre una loro guru, Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite, riduce l'assalto a un «monito ai giornalisti».

Nella tradizione ebraica, Hanukkah è la festa della luce, della speranza. Colpire bambini, anziani e adulti che festeggiano la vita non è diverso da quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas fecero strage al Nova Festival. Sparare sulla spiaggia in un momento storico in cui c'è qualche passo verso la pace è voler cancellare la speranza nel futuro.

Eppure, ho ancora fiducia che l’umanità possa superare l’odio. Domenica 14 dicembre, in Australia, questa speranza aveva i gesti di un uomo: Ahmed Al Ahmed, fruttivendolo immigrato siriano, che si è precipitato su uno dei terroristi e gli ha strappato il fucile. Aveva le gambe di Jackson Doolan, il bagnino veterano della spiaggia, ex star di Baywatch in Australia, che è corso a piedi nudi per un chilometro e mezzo portando il borsone dei medicinali. Aveva le braccia di tutti coloro che si sono adoperati per salvare le vittime, sollevandole sulle tavole di soccorso che di solito vengono usate per trasportare la gente a riva.

Gli orrori si ripetono, sembrano non volersi fermare. Ma se le persone corrono ad aiutare, se ci sono solidarietà e compassione, c’è ancora speranza nell’umanità.

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Grazia è in edicola con Maya Hawke

Maya-Hawke
Ecco cosa vi aspetta nel nuovo numero di Grazia, da oggi in edicola e su app

Maya Hawke è la protagonista di copertina Grazia in edicola e app. Si è fatta conoscere con la serie Stranger Things, arrivata all’ultima stagione. Ora l’attrice newyorkese figlia delle star Uma Thurman ed Ethan Hawke, girerà il nuovo capitolo di Hunger Games dove vuole portare l’energia di chi non ha paura di crescere.

Questa settimana intervistiamo alcune icone di Hollywood. Incontriamo Zoe Saldana, al cinema nel ruolo di Neytiri, la madre combattente di Avatar. Parliamo con Ariana Grande, in corsa ai Golden Globe con Wicked e le attrici premio Oscar Jodie Foster e Laura Dern.

Il 2025 ha cambiato noi e la Storia. Grazia lo ripercorre. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca alla guerra a Gaza. Dalle vittorie di Jannik Sinner all’elezione del primo Papa americano fino alla scomparsa di icone come Ornella Vanoni e Giorgio Armani.

Grazia ha scelto i personaggi da tenere d'occhio nel 2026: le sciatrici Sofia Goggia e Lindsey Vonn attese alle Olimpiadi invernali, María Corina Machado, premio Nobel per la Pace che potrebbe cambiare le sorti del Venezuela, Lady Gaga in arrivo in concerto in Europa e molti altri. Da Can Yaman a Jacob Elordi, da Timothée Chalamet a Jeremy Allen White, che cos’hanno in comune i nuovi sex symbol? Mettono d’accordo mamme e figlie. Grazia ve li racconta.

Abiti dorati, trasparenze, ricami e dettagli preziosi. Grazia ha scelto i capi che ti rendono protagonista delle notti di festa e delle serate più speciali. Ma anche lo stile più cool per il 2026.

E nelle pagine dedicate alla bellezza trovate tutti i segreti per brillare: dalle strategie effetto freddo per una pelle più tonica alla scelta del fondotinta e del correttore giusti per illuminarla.