FLIGHT... e non è il film con Denzel Washington

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Dopo ventisette ore di sonno in sei giorni, un volo di rientro che ne dura dodici è quello che ci vuole per una bella dormita. 

Io e Anto, che all’andata eravamo vicini, al ritorno abbiamo i posti assegnati accanto al finestrino, lui è davanti, io dietro. Il capitano si annuncia, si presenta e comunica che a causa del maltempo su Milano, dei venti a sfavore e di una forte perturbazione prevista sulla Siberia, il volo durerà quattordici ore: sono disposta a tutto pur di riuscire a schiacciare un pisolino come si deve. È così sia. Sono le tre del pomeriggio e la hostess si presenta sorridente con un calice di champagne. Mi alzo in piedi, mi tolgo gli occhiali da sole e guardo con sufficienza ciò che ho davanti.
“Non farmi ridere…” vorrei dirle.
Forse non ha capito, ho bisogno di qualcosa di forte che mi faccia cadere al tappeto e un calice di quelli con ghiaccio e vodka potrebbe essere la cosa giusta. La hostess mi guarda basita, si allontana e ritorna un minuto più tardi con ciò che le ho chiesto: ammetto che è stata particolarmente generosa. La ringrazio, mi allaccio la cintura e mi faccio il primo goccetto, mentre guardo fuori dal finestrino. L’aereo si mette in marcia, le ali sono appena dietro di me, vedo i motori, vedo il personale che lavora sulla pista, tra poco arriverà il momento di decollare e mi restano pochi minuti per finire il bicchiere. Non sarà troppo? Mi chiedo guardando ciò che avanza, ma l’idea di dormire, quella del lungo viaggio e quella della perturbazione annunciata sopra la Siberia mi dicono che si può fare: quattro sorsi abbondanti e la vodka è finita. Giusto in tempo. Mentre l’aereo decolla, penso a tutte le cose belle: a Giaco, alle bimbe, mi scendono le lacrime, non riesco a frenarle, sorrido immaginando il momento in cui li rivedrò, ma quattordici ore per aria sono pur sempre quattordici ore per aria: chiudo gli occhi, prego e quando li riapro, mi sento un’altra. È come se l’alcol avesse trovato il volume dell’euforia e di colpo avesse deciso di metterlo al massimo, senza preoccuparsi delle conseguenze: lo show ha inizio. Mi slaccio la cintura e mi affaccio sul sedile che ho davanti, accarezzo la nuca di Anto che, nel frattempo, si sta complimentando con una delle hostess per l’eleganza della divisa.
“Dovresti regalarle uno dei tuoi abiti…” suggerisco ridendo.
Poi, mi rivolgo a lei: “Deve sapere che il mio amico in Italia non vende moltissimo, ma in Giappone è come Bono degli U2.”
Tutti ridono, io più di loro. Anche una coppia distinta di signori che sta seduta dietro di noi ci guarda divertita. Ci chiedono cosa vogliamo per pranzo, Anto, come al solito, cerca di trattenersi.
“Devo perdere dieci chili: questo no, questo no, questo no…”
Io lo interrompo.
“Può portargli tutto invece, perché se non glielo porta, tra dieci minuti le dirà che ci ha ripensato… io lo conosco.” dico strizzandole l’occhio.
Non può contraddirmi: sappiamo tutti e due che in merito al cibo, cambia idea ogni tre per due. L’attimo prima lo vedi dichiarare guerra al carboidrato, l’attimo dopo, è convinto che senza non si possa vivere.
“Per lei invece?” mi chiede la hostess.
“Io prendo tutto quello che c’è di vegetariano nel menu.”
“E da bere?”
Mi sta sfidando?
“Un moscow mule?”
Uso la forma interrogativa, come se implicitamente le stessi chiedendo: non ho già dato?
“Perché no…” risponde lei.
Forse ha ragione: posso dare di più. Il Moscow Mule non lo vedo nemmeno, appena mi sdraio, perdo i sensi. Mi sveglio cinque ore più tardi, non ho nemmeno il cerchio alla testa, mi sento fresca e riposata come non mi sentivo da giorni, ma appena sollevo lo sguardo per controllare Antonino, mi accorgo di una hostess che è in ginocchio di fianco a lui, che gli tiene la mano. Cosa mi sono persa?
“Non mi lasci la prego, non mi lasci…” lo sento implorare.
Cerco di slacciare la cintura per raggiungerlo, ma non ci riesco, è in quel momento che mi accorgo che la mia prontezza di riflessi lascia un po’ a desiderare. Non importa: il mio amico ha bisogno di me e devo raggiungerlo.Faccio scivolare le gambe sotto la cintura, mi libero e mi avvicino alla hostess per capire cosa sta succedendo.
“Enri…”
La sua faccia? Sembra che abbia appena visto una Madonna.
“Tesoro cosa c’è?” gli chiedo preoccupata.
“Questo aereo sta per cadere, non senti i vuoti d’aria? Le turbolenze? Io non voglio morire!”
Morire? Vuoti d’aria? Turbolenze? Io non sento niente, giusto questo strano coraggio provocato dagli effetti dell’alcol. La hostess continua a tenergli la mano, lo rassicura dicendogli che non c’è nulla da temere, ma sembrano parole buttate al vento. Credo che abbia bisogno di qualcosa di concreto per convincersi. Mi avvicino al finestrino per valutare di persona la gravità della situazione. Sotto di me, c’è una catena di montagne innevate e in quel momento ricordo l’annuncio iniziale del comandante, mi ricordo della Siberia e della perturbazione prevista che inconsciamente temevo dall’inizio. Forse ignoro che la vodka ha leggermente distorto la mia percezione della realtà, eppure mi sembra tutto normale. Mi avvicino di nuovo alla hostess con un espressione traducibile in: a bella, levate, questo è l’amico mio, ci penso io a lui. Ma il terrore che vedo negli occhi di Anto mi fa capire che devo usare un po’ di delicatezza.
“Anto, tesoro…”
“Enri aiutami…” dice disperato.
Certo: sono qui per questo.
“Le vedi quelle montagne laggiù?”
Antonino rimane ancorato ai braccioli della poltrona, ma trova il coraggio di voltarsi e di guardare in basso.”
“Sì…” risponde titubante.
“Bene: quella è la Siberia, giusto?” chiedo alla hostess per conferma.
Lei annuisce.
“Appunto, se anche l’aereo dovesse cadere su quelle montagne, la temperatura sarebbe così bassa che moriremmo sul colpo: non c’è niente di cui aver paura…” dico con un sorriso rassicurante.
Antonino butta la testa dall’altro lato con rassegnazione, la hostess mi fulmina con lo sguardo e mi intima di sedermi: e io che credevo di aver detto la cosa giusta.
Un attimo dopo, si accende una spia rossa, la hostess abbandona il suo posto da crocerossina e scompare dietro la tenda che ci separa dalla zona riservata al personale.
“Perché sta andando via? Perché mi lascia qui da solo?” chiede lui in preda al panico.
D’istinto mi concentro sulla coppia di signori che siede dietro di noi: continuano a mantenere una posizione decorosa, sembrano tranquilli e se loro sono così senza aver bevuto, credo di potermi fidare.
“Anto, stai tranquillo…” bisbiglio. “Vedrai che andrà tutto bene.”

Otto ore dopo, atterriamo sani e salvi. Sono pure riuscita a consumare la cena che avevano servito mentre stavo dormendo e dopo aver recuperato i bagagli a mano, ci mettiamo a ridere ripensando al teatrino che abbiamo messo in scena in modo del tutto involontario. Ci infialiamo la giacca e usciamo dall’aereo. Anche se non lo stiamo facendo ad alta voce, sono certa che entrambi stiamo ringraziando lui e il comandante per averci condotto fino a casa. Da questa esperienza, tutti ne abbiamo tratto beneficio: la hostess riceverà un abito di Antonino, Antonino comincerà la dieta e io ho finalmente trovato la cura infallibile con cui sbarazzarmi della paura di volare: un calice di vodka, né più, né meno.


Illustrazione: Valeria Terranova



FLIGHT…e non è il film con Denzel Washington
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«Non ce la farete a ricacciarci in casa»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Le Olimpiadi sono finite ma non riesco a smettere di ascoltare Eileen Gu, un oro e due argenti per la Cina a Milano Cortina 2026. È l’atleta più vincente nella storia dello sci acrobatico, modella, studentessa universitaria a Stanford. Dopo le tre medaglie, ha detto: «Ciò che conta è poter mostrare al mondo ciò di cui sono capaci le donne».

RIPENSO A PIERRE DE COUBERTIN, FONDATORE DEI GIOCHI OLIMPICI, SECCAMENTE CONTRARIO ALLA PARTECIPAZIONE FEMMINILE ALLE OLIMPIADI. Sosteneva che noi servissimo solo a incoronare i vincitori maschi. Vedere gareggiare i nostri corpi sarebbe stato uno spettacolo osceno e inadeguato. Con la sua bellezza e il suo talento, Gu se lo sarebbe mangiato vivo, come si è mangiata il giornalista che, dopo le sue prime due medaglie, le ha chiesto come mai avesse vinto solo l’argento. Lei gli ha riso in faccia con il suo bel viso sfrontato: «Sono la sciatrice acrobatica più decorata della storia, sto compiendo imprese mai fatte prima, mostrando lo sci migliore. La sua prospettiva è ridicola».

LA AMO. SE RICORDO COM’ERO TIMIDA IO A 22 ANNI, MI SENTO MALE. ALLA SUA ETÀ CAMMINAVO RASENTANDO I MURI. NON VOLEVO, NON PRETENDEVO. CI HO MESSO DECENNI A COMPLIMENTARMI (A VOLTE) PER CIÒ CHE FACCIO. ANZI, ANCORA SONO RILUTTANTE. E allora ascolto Gu. Sento la forza di Francesca Lollobrigida, che hanno cercato di ridurre a mamma e basta, perché «campionessa» per una donna è sempre troppo. Sento la gioia portentosa di Alysa Liu, che ha pattinato per se stessa, senza ascoltare nessuno, come voleva lei e ha vinto l’oro. Ascolto la libertà della pattinatrice Amber Glenn, che ci ha incantati al gala finale, e non ha mai smesso di esprimere le sue opinioni: «La gente ritiene che siamo solo atleti. “Pensa al tuo lavoro”, dicono. “Non parlare di politica”. Invece no, la politica ci riguarda tutti».

PERCIÒ MI DICO: AL NETTO DI TUTTO, NON VA COSÌ MALE PER NOI DONNE. La parità, con la partecipazione femminile a tutte le gare olimpiche, l’abbiamo raggiunta solo nel 2012. Ma voi avete visto quale spettacolo di forza, di consapevolezza, di autostima, non solo di grandissimo valore sportivo, ci hanno dato queste ragazze?

Sapete che c’è? Togliete pure la parola «consenso» dalla legge sullo stupro, togliete anche le quote rosa dai consigli di amministrazione come stanno facendo in America, lodateci pure solo quando siamo madri, oscurando tutti gli altri talenti. Rappresentateci pure come il vicepresidente americano J. D. Vance, che ostenta in giro la moglie alla quarta gravidanza come lezione di quello che dovrebbero fare le donne: ritirarsi dal lavoro e dare figli alla Patria. CONTINUATE PURE, MA IL SENTIERO È BEN SEGNATO. NON AVRÀ SUCCESSO LA VOSTRA RESTAURAZIONE. LE RAGAZZE NON VI ASCOLTANO PIÙ.

P.S. Gu è nata a San Francisco, ma ha scelto di competere per la Cina, il Paese di sua madre. Vance insiste che dovrebbe rappresentare l’America alle Olimpiadi. Come mai il più sfrenato dei nazionalisti improvvisamente vuole gli stranieri? Gu gli ha risposto: «Grazie J. D., ma se non vincessi non te ne importerebbe». Esatto.

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Grazia celebra Sanremo 2026 con quattro cover esclusive dedicate a Elettra Lamborghini, Malika Ayane, Arisa e Levante

apertura
In edicola dal 26 febbraio, il nuovo numero propone approfondimenti sulle protagoniste di Sanremo e Carlo Conti, con un ampio speciale moda in vista della Milano Fashion Week

Il nuovo numero di Grazia, in uscita in tutte le edicole e su app dal 26 febbraio, celebra il Festival di Sanremo con uno speciale dedicato alle protagoniste della musica italiana. La rivista diretta da Silvia Grilli propone infatti quattro cover esclusive, dedicate ad Arisa, Malika Ayane, Levante ed Elettra Lamborghini.

“Quattro servizi fotografici esclusivi, quattro interviste, quattro diverse copertine rimarcano la forza di Grazia e il talento di queste artiste. Così celebriamo il rito nazionale del Festival di Sanremo”, dichiara la direttrice Silvia Grilli.

Arisa porta sul palcoscenico la sua vita, tra gioia, dolore e l’oceano della passione, in quella che definisce la sua “favola”. Malika Ayane torna a Sanremo con una canzone d’amore che esplora la scoperta della normalità e della felicità, mentre Levante conquista con la sua passione travolgente. Elettra Lamborghini condivide invece la sua vita da Elettra, tra il cognome che porta e il desiderio costante di superare i propri limiti.

L’edizione di quest’anno è raccontata anche da Carlo Conti, tra le canzoni in gara, i grandi ospiti e le polemiche sul comico Andrea Pucci. Il direttore artistico svela poi la sua formula per lo show italiano più seguito, offrendo un punto di vista esclusivo dietro le quinte della kermesse musicale. Segue Michele Bravi, che torna sul palco dell’Ariston con la canzone Prima o Poi e lo spirito di chi, nell’ultimo anno, ha voltato pagina, andando in cerca di nuova musica e di sé stesso, senza perdere la voglia di emozionare.

Passando alla sezione 10 storie di cui parlare, Grazia affronta temi cruciali dell’attualità - dalle domande che feriscono le donne vittime di abusi al potere terapeutico dell’arte, dal coraggio civile alle riflessioni sulle quote rosa negli Stati Uniti - mentre nell’inchiesta Noi che a 30 anni siamo uniche dà voce ai trentenni di oggi, una generazione che sta ridefinendo priorità, ambizioni e modelli di riferimento, tra carriera, equilibrio personale e desiderio di autenticità.

La moda occupa uno spazio centrale nel numero, in perfetta sintonia con la Milano Fashion Week. Grazia intercetta l’energia e le aspettative di una momento cruciale per il sistema moda internazionale con uno speciale ricco di ispirazioni, tendenze e interpretazioni contemporanee. Dalle suggestioni british al ritorno dell’estetica Anni 70, dal rosso ribelle ai giochi di contrasti più sofisticati, il racconto si sviluppa tra passerelle ideali e street style, accessori e pagine shopping pensate per tradurre i trend in scelte concrete.

Chiudono l’edizione le pagine dedicate alla bellezza, con un focus sul make-up primaverile e sugli incontri che dimostrano come la collaborazione possa diventare forza condivisa.

Ma il Festival e la moda si vivono anche online: sul sito e i canali social di Grazia, i lettori e gli utenti potranno seguire tutto in tempo reale, scoprire il backstage, ammirare i look delle star, approfondire interviste e curiosità dagli eventi più esclusivi e lasciarsi ispirare dai trend della moda, per un’esperienza digitale completa che integra musica, stile e lifestyle e amplifica il dialogo con la fashion week milanese.

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Krug e Max Richter traducono in musica un'annata di emozioni

Krug e Max Richter
Il grande compositore firma per la maison tre brani musicali che celebrano il 2008. Da abbinare a tre cuvées de prestige molto speciali

Un concerto straordinario per celebrare un’annata straordinaria. Siamo nella Roundhouse di Londra, a Camden Town. È il 10 febbraio e seduto al pianoforte c’è il compositore Max Richter, uno dei talenti più acclamati della musica contemporanea.

In prima fila ad applaudirlo ci sono volti noti come gli attori Pierce Brosnan, Lily James e Kristin Scott Thomas, ma anche Olivier Krug, sesta generazione della famiglia e ambasciatore della Maison. Accanto a loro, anzi accanto a ogni componente della platea, ci sono tre calici che verranno riempiti per ogni brano di questa esibizione unica.

Krug e Max Richter (2)

Si tratta del nuovo capitolo del viaggio musicale che Krug ha chiamato Every Note Counts, ogni nota conta, affidando a un musicista di fama mondiale il compito di tradurre in musica lo spirito delle sue cuvée. 

Richter ha intrapreso un viaggio nel tempo verso un anno straordinario per tanti motivi diversi, il 2008. Ve lo ricordate? L’elezione alla Casa Bianca di Barack Obama, la grande crisi finanziaria globale, Katy Perry che impazzava nelle radio con I Kissed a Girl. Quella del 2008 fu un'annata straordinaria anche in Champagne: nelle campagne francesi l'inverno fu freddo, l'estate clemente, e il sole tornò proprio al momento giusto, in settembre, pochi giorni prima della vendemmia. 

«È molto raro assistere a un allineamento dei pianeti così perfetto da offrirci tre “movimenti” nella stessa stagione. La missione di Krug è creare ogni anno una prestige cuvée che sia come una sinfonia, ma non sempre possiamo avere altre storie da raccontare come accaduto nel 2008», dice Julie Cavil, Chef de Cave di Maison Krug. «Le condizioni fresche, i contrasti morbidi e una maturazione lenta e costante hanno permesso alle uve di svilupparsi con un equilibrio e una precisione straordinari. I vini che ne nascono incarnano eleganza, verticalità e un'austera, sottile compostezza». 

Grazie anche a quelle uve maturate in una stagione senza precedenti Cavil ha creato tre cuvées: il Krug Clos d'Ambonnay 2008, nato da un solo pregiatissimo appezzamento di Pinot Noir; il Krug 2008, il millesimato che celebra il carattere distintivo di quell'anno particolare; e il Krug Grande Cuvée 164ème Édition, assemblaggio di oltre 120 singoli vini di oltre 10 annate diverse.  

Max Richter ha risposto a queste creazioni componendo tre brani musicali originali ispirati a ciascun vino:Clarity, dove i protagonisti sono gli strumenti solisti che raccontano un solo terreno, una singola uva e un singolo anno; Ensemble, un crescendo armonico che suona come un dialogo tra più voci; e Sinfonia, dove la pienezza dell’orchestra va a riecheggiare la ricchezza che compone il Krug Grande Cuvée 164ème Édition. 

Krug e Max Richter (3)

Per dare vita a questa creazione Richter ha visitato le proprietà Krug a Reims e Ambonnay, in Francia. Ha passeggiato tra le vigne, messo le mani nella terra, osservato la curva della luce che accarezza i grappoli. Cavil ha poi fatto visita alla casa laboratorio del compositore, immerso nella natura dell'Oxfordshire, in Gran Bretagna. Nelle apparecchiature dello studio musicale, nei canali dei mixer, ha quasi riconosciuto i filari delle sue amate vigne.  

Krug e Max Richter (4)

Entrambi hanno trovato similitudini tra i loro mondi: «Il mio lavoro è fatto di materiali che sono gli stessi da secoli», dice Richter, «è una continua connessione tra il presente e il passato, ma alla fine lavoriamo tutti con ciò che non conosciamo: Julie non sa che cosa la terra darà ogni anno e questo è il prezzo della scoperta. Ed è molto stimolante». Continua Richter: «Il lavoro creativo è come metà di una conversazione. Fai una domanda e aspetti la risposta di chi hai davanti. Quello che ottieni lo chiamiamo cultura». 

Il risultato dell’incontro tra cuvées de prestige e musica è ora a disposizione di tutti con il trio di champagne chiamati Krug from Soloist to Orchestra in 2008 - Act 2. Un’armonia nuova che si può cominciare a conoscere guardando il documentario disponibile qui e ascoltare anche sulle principali piattaforme di streaming. Un invito a vivere ogni esperienza con la lentezza che merita. E immergersi nella musica con un calice in mano per sentire profumi tra le note musicali, accompagnati dalla luce che ha dato vita a un'annata indimenticabile. 

Nelle foto, dall'alto:

Max Richter in concerto a Londra
Max Richter con le tre Cuvées de Prestige Krug
Max Richter con Julie Cavil, Chef de Cave di Krug
Un'altra immagine del concerto di Londra

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«Sorridi e fa' la brava, sei una donna»: l'editoriale di Silvia Grilli

Silvia Grilli
Il nuovo numero di Grazia è ora in edicola. Ecco l'editoriale della Direttrice Silvia Grilli

Alzi la mano la donna che non si è mai sentita dire: «Dovresti sorridere di più». Kaitlan Collins, giornalista dell’emittente televisiva CNN, ha chiesto a Donald Trump: «Che cosa risponde alle vittime di Jeffrey Epstein, che chiedono giustizia?».

TRUMP, CHE COMPARE IN PIÙ DI 5.300 DOCUMENTI DELL’INCHIESTA SULLA RETE DI POTENTI CHE ABUSAVA DI RAGAZZINE MINORENNI, L’HA ATTACCATA: «Sei pessima, la peggiore reporter. Non mi stupisco che la CNN sia così svalutata. È colpa di gente come te».

Rivolgendosi al suo staff e agli altri cronisti, che assistevano senza proferire parola, il presidente ha aggiunto: «Sapete, è giovane». Poi, ancora a Collins: «Non penso di averti mai vista sorridere. Ti conosco da 10 anni. Non ho mai visto un sorriso sul tuo viso».

MENTRE GUARDAVO LA SCENA, MI SONO SENTITA RIBOLLIRE. NON PERCHÉ FOSSE SCONVOLGENTE. MA PERCHÉ NON LO ERA. Alle donne viene insegnato sin da bambine a essere docili, accoglienti, affettuose. Per tutta la vita ci fanno credere che la migliore versione di noi stesse sia fare sentire gli altri a proprio agio.

Sorridere esprime obbedienza. Il presidente avrebbe voluto che Collins lo facesse. SORRIDI, FAMMI CREDERE CHE IO TI PIACCIA. PORGIMI DOMANDE COMPIACENTI COME MI PORTERESTI LA COLAZIONE IN CAMERA.

La nostra società trova sempre giustificazioni ai peggiori comportamenti maschili. Ci sono volute più di mille vittime prima che l’America capisse che il finanziere Epstein non fosse un aitante libertino con amici influenti, tra cui lo stesso Trump. No, era un predatore seriale, con un’organizzazione finalizzata all’abuso sessuale e al traffico di minorenni.

Eppure, ancora oggi il problema non sono il pedofilo e i compagni di merende. Trump zittisce una giornalista che esige da lui la verità. INSEGNIAMO ALLE NOSTRE FIGLIE CHE AVERE UNA VOCE È PIÙ IMPORTANTE CHE ESSERE AMABILI.

Nessuno chiederebbe a un maschio perché non sorride. Un uomo austero è sinonimo di solennità. Ma Collins è una donna. DOVREMMO MOSTRARCI BELLE CONTENTE ANCHE QUANDO CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER VIOLENZE SESSUALI. E COMUNQUE NON SAREMMO MAI ABBASTANZA DOCILI DA MERITARE IL PERDONO PER AVER SFIDATO GLI UOMINI.

ALLE LETTRICI E AI LETTORI

Da questo numero, Grazia si rinnova. Rafforza il suo punto di vista, evolve in autorevolezza e ricercatezza. Nell’epoca della velocità dei social media, diventa quindicinale, privilegiando l’affidabilità e la competenza, storie vere e verificate, la moda più desiderabile, il tempo per la lettura. Cambiamo, ma non cambiamo l’anima. Resteremo quello che siamo: amanti della libertà e della bellezza. Buona lettura. Scrivetemi che cosa ne pensate. Un abbraccio.